A questo punto un post agricolo ci sarebbe stato proprio a puntino, come ilgrana sugli spaghetti allo scoglio secondo laIso che non a caso, essendo originaria del paese del Gewürztraminer, porta sulle sue efebiche e giunoniche spalle buona parte del peso della quattordicesima dicotomia di Stielike, quella che lega in modo indissolubile le autoreggenti alle infradito col tacco da otto.
Ma per un post agricolo ci vogliono le foto, e in questi utlimi giorni o dimentico di farle, o dimentico la macchinetta per farle, o dimentico di caricare le pile. Vedrò di rimediare al più presto, nel frattempo godetevi la trasposizione in musica con la mano gonfia di uno dei primi post apparsi su questo blog, l’apologia del cazzo piccolo
“Come non può piovere per sempre, qualche volta ho ragione tutti gli altri“, così esordiva Stielike in una delle più brevi encicliche, che in qusto caso si riduce alla prima frase e neanche tutta intera. La citazione è propedeutica al mio accodarmi all’ondata di riprovazione generata dalla decisione della Corte Europea riguardo alla illegittima presenza del crocifisso nelle aule scolastiche.
È abbastanza imbarazzante ammettere che la Gelmini, il Vaticano, i vertici delle istituzioni e persino Bersani hanno ragione, il crocifisso va salvato, magari non per i motivi che dicono loro, ma va salvato. Tutto il mio percorso formativo ha tratto giovamento dalla sua presenza in aula, in particolar modo in Quarta ITI Meccanici, quando in un solo anno ce ne cambiarono otto, e l’ultimo finì l’anno scolastico con le gambe amputate.
Quell’anno organizzammo il torneo di tiro al crocifisso. La distanza era ragguardevole, dal primo banco al fondo della classe, e come proiettile si usava il cancellino (più o meno un paio d’etti, corpo in legno, non come quello della foto). Un punto per il legno, due per un arto superiore, tre per gli inferiori, cinque per la testa e e lo strike da dieci se si riusciva a farlo cadere. Ero in testa quando ci fecero smettere
Ho visto uno striscione che in uno stadio chiedeva Giustizia per Stefano Cucchi, il ragazzo arrestato per qualche grammo di fumo, messo in galera e poi morto dopo una settimana senza che ai suoi familiari sia stato concesso di vederlo e neanche di poter parlare con i medici. Ma Stefano di Giustizia è morto, e infatti sul suo caso è in corso un’indagine contro ignoti.
La Giustizia con Stefano ha semplicemente seguito il suo corso, la Legge ha stabilito che il fumo nella sua tasca era troppo, il Giudice l’ha applicata e lo ha spedito in galera, i Carabinieri hanno fatto il loro dovere, secondini e medici il loro lavoro. Dell’avvocato difensore non ho trovato nessuna dichiarazione, ma sicuramente avrà anche lui fatto la sua parte e io non ho cercato abbastanza. D’altronde il caso Cucchi non sta più nelle prime pagine, lo sfogo di Cassano gli ha tolto visibilità
La Giustizia è questa, la Legge è stata rispettata e chi ha fatto la legge è presidente della Camera, voluto e votato dal popolo italiano, sempre pronto ad applaudire manette e galere. Ma per giustizia, fateci almeno sapere il colore dei calzini del giudice
Fratelli e sorelle, qui è tutto un complotto. Dalle mie parti hanno fatto unreferendum per far smettere alla Provincia di finanziare a vanvera un aeroporto, e non ha raggiunto il quorum perchè quelli che ci abitano vicini e che si lamentano dei rumori degli aerei non sono andati a votare. Giusto così, ancheTafazzi non avrebbe gradito che gli fregassero la bottiglia con la quale amava percuotersi i coglioni.
E poi ci sono i complotti dei giudici comunisti contro lo Zio Silvio, quelli dei frati benedettini contro Marrazzo, quelli dei rutelliani (che a dirla così, sembrerebbero i compagni di pianeta del cugino di Mr.Spock) contro il nuovo segretario del PD e, buon ultimo, quello dei minuti di recupero che hanno permesso al Napoli di pareggiare contro il Milan.
Ma il complotto più sordido e fetido, più cinico e bieco, è stato quello ordito dal Servizio Sanitario verso il segretario del Partito per Tutti, che poi sarei me medesmo. Dopo la caduta dal cacaro, mi hanno diagnosticato una sublussazione alla spalla ed una contusione alla mano, facendo spudoratamente finta di non vedere la frattura al metacarpo che per quasi una settimana ha mantenuto la mia mano gonfia come il pallone areostatico che molti miei concittadini hanno scambiato per un UFO nei giorni scorsi.
Quando finalmente, dopo una seconda radiografia sollecitata da me e dal mio medico di famiglia (grande estimatore delle patate del bar), si sono avveduti della frattura, altro di meglio non hanno saputo fare che applicarmi una doccia gessata che già dopo poche ore provocava indicibili dolori dovuti anche alla sua inesteticità. Che sia stato un complotto oppure l’esigenza di smaltire scorte di gesso questo ancora non lo so, ma dopo meno di 24 ore ero già nello studio di un luminare dell’ortopedia a chiedere lumi, che altro sennò?
Costui, vista la situazione, mi ha tolto il gesso e applicato un tutore che adesso mi permette di scrivere con due mani, e fra un paio abbondanti di giorni, forse anche di guidare. Nominato sul campo Ministro dell’Ortopedia nel prossimo governo del PPT
Potrebbe davvero valerne la pena, di andare a votare per Ignazio Marino alle primarie del PD. Sarebbe senz’altro una buona ragione per aiutare questo giovane partito a lanciarsi verso un suo totale rinnovamento che sarebbe certo cosa buona e giusta anche per l’intera nazione. Un rinnovamento effettivo e non di facciata, nuovi ideali ed un cambio generazionale ormai non piú differibile, una nuova classe politica spinta dalla passione e non dall’interesse personale.
Potrebbe davvero valerne la pena, tra l’altro dalle nostre parti le primarie si fanno nei circoli e nei bar, si potrebbe anche rendere il dilettevole all’utile, entrando a mo’ di torrente in piena nel crogiolo della dicotomia di Stielike, per la quale é indifferente quale sia l’uno e quale sia l’altro, e financo che l’uno o l’altro ci sia o ci siano.
Quanto vogliono? due euro senza consumazione. Troppo, non ne vale la pena
Tutti il cianciar di culi e cachi del post precedente deve aver portato con se quella che Fernando Couto indicava, nelle sue opere precedenti al periodo parmense, come la Quarta Matrona raffazzonatrice, in due parole la sfiga. Di culi se n’é discusso abbondantemente e non solo su questo blog, i cachi meritano invece una piú approfondita analisi della loro ragion d’essere.
Per quelli che come me medesmo li vendono direttamente al fruitore finale (dove l’ho giá sentita questa?), é giocoforza effettuarne la raccolta a scalare. Infatti, dopo aver venduto in mattinata quelli della prima buttata (espressione infelice ma non ho trovato di meglio), mi sono messo di buzzo buono alle prese con la terza, che fino a qualche tempo fa era la piú corposa ma che da un paio d’anni ha ceduto lo scettro alla successiva, probabilente anche in omaggio all’evoluzione senologica della Iso.
Tutto procedeva per il meglio, quando la Quarta Matrona ci ha messo lo zampino. Mentre con lo sloter (una gerla a tracolla) quasi pieno risalgo un gradino della scala, il ramo sulla quale era appoggiata all’improvviso si spezza ed io testé cado per terra, senza neanche il tempo di imprecare contro alcunché, alcunchí o alcuncosa.
Il succo é quello della foto, spalla lussata e mano gonfia come se dentro ci stesse tutta la protervia degli anticachisti, non guardate la data é proprio roba di oggi. Per fortuna la sfiga non ha infierito piú di tanto e lo sloter pieno di cachi ha attutito la caduta evitando danni peggiori. Certo, fossero stati pomodori non mi sarei fatto niente, ma la Quarta Matrona di Couto ha voluto che questi ultimi non crescessero sugli alberi
Nelle uggiose giornate di un inverno che tanto incipiente non sembra, ma che sicuramente verrà e spero che non abbia occhi di Pavia, mi riprometto di approfondire le letture di Stielike, foss’anche solo per guardare le figure tra le cui righe carpirne il pensiero riguardo all’arte. Logica, sintassi e collegamenti ipertestuali a volte fanno a pugni tra di loro. Per cui, se la frase precendente vi fosse risultata ostica o incomprensibile, passate tranquillamente oltre e fate finta di non averla letta.
Una rigorosa osservanza dell’ortodossia stielikiana porterebbe dritto come un fuso di pece a considerare l’arte al pari della non-arte, ma il suo matematicismo insito, anche se mai completamente espresso da alcuni dei suoi più emeriti discepoli, rende comunque necessario stabilire uno spartiacque tra ciò che è arte e ciò che non lo è, tra chi è artista e chi no. A scanso di equivoci, come nella meccanica quantistica anche qui è necessario buttarla giù alla grossa, trascurando eventuali eccezioni che, per la loro limitatezza, non inficiano più di tanto l’assioma portante di ciascuna delle enunciazioni.
In una democrazia compiuta, l’artista mai e poi mai dovrebbe essere finanziato con fondi pubblici. Quando succede, o non è un artista o non c’è democrazia
APDEIT di un paio di giorni dopo; Triste data quella odierna, per quanto riguarda la libertà di espressione. A causa di un infame complotto ordito da Wood e Xeena mi vedo costretto a cedere al vile ricatto di quest’ultima, e a sostituire la foto originaria di questo post con una ad ella sicuramente più gradita e consona. Cliccateci pure sopra
Fratello Obama, se hai bisogno di un portavoce te lo faccio io. Sarà anche perchè a me il Dalai Lama sta sui coglioni da tempo, però fai bene a non riceverlo. È che non devi perderti in spiegazioni assurde, tipo quella che non vuoi irritare il governo cinese o che. non credi tanto a questo tipo di incontri. Così te la giri contro, è normale che qualcuno protesti. Devi semplicemente dire ” Eccheccazzo, sono Obama, uno che è partito dal niente e col lavoro e la forza di volontà sono arrivato alla Casa Bianca. Mi arriva questo Dalai Lama, la cui autorità su uno stato che non esiste (sorry, sul mappamondo non c’è), afferma di averla ricevuta tramite reincarnazione, se devo ascoltare tutti quelli così non la finisco più”
Tutto questo era un’introduzione per parlare della libertà di stampa, ma anche questa è un’ introduzione. Con i giornali finanziati dallo stato, un ordine professionale inabrogabile (aveva fatto finta di provarci Beppe Grillo, ma era solo fumo negli occhi), un sindacato unico che in Italia se lo permettono in pochi tra i quali la Confindustria, non è che per caso i giornalisti farebbero bene a guardare anche in casa loro? E poi c’erano anche in bella mostra le bandiere del PD, che con le sue assenze ha di fatto fatto passare le scudo fiscale, ottima compagnia davvero.
La doppia introduzione serviva solo per annunciarvi che riprende cuartaclasse su Radio tandem di Bolzano, il programma di chi ha perso il treno da me condotto in compagnia dell’ineffabile Cabassae dalla dolce Stefanella. Un progranna di vero giornalismo militante che vi dà le notizie che il circuito informativo del regime vi…vi… occulta. Quest’anno andiamo in onda il martedì adalle 21 alle 22.30
È d’uopo come minimo [nel post precedente ho messo che lo era alla grande, ma pare che nessuno abbia apprezzato (stronzi che non siete altro) ] un aggiornamento su Miley, la cucciola di Bovaro di Stielike che ormai è entrata a pieno titolo come componente della famiglia Ferrari-Pichler.
Devo ammettere, suo malgrado, che Miley sta ampiamente rendendosi degna del suo ruolo di capostipite di questa nuova razza canina, sia a livello somatico che comportamentale. Ancora non riesce a dominare alcuni suoi istinti, ma il raggiungimento dell’equilibrio isologico stielikiano non pare più essere un’utopia. Giorni fa abbiamo organizzato un incontro degno di Maria de Filippi tra Miley e Shayla, sorelle separate della stessa cucciolata e relativi esseri umani affidatari. Officiante della cerimonia Tingo, il porcocane di Xeenache si è prodotto nella sua specialità, il correre a vanvera senza costrutto alcuno. Miley in quest’ occasione ha mostrato una discreta padronanza delle tecnica stielikista delle sfiancare l’avversario fino a renderselo complice, se non addirittura amico.
I suoi tratti somatici, ed in particolare le orecchie, sono certamente un indizio per stabilirne l’autoctonia,. Scorrendo nelle sue vene sangue di Bovaro Bernese e di Pastore Tedesco, Miley ha un orecchio sù ed uno giù, alternati a secondo dell’umore, del tempo atmosferico e di un’altra variabile che ancora non sono riuscito ad individuare. Una perfetta sintesi tra il “taca la bala ” di Herrera e il “Occ, pazènzia e bùs d’e cul” di Arrigo Sacchi.
Ma è nel comportanento, ed in particolare quello che attiene al momento di andare a dormire, che la ferrea logica stielikiana viene a manifestari. Miley, quando sente la frase “gheamol Haia” (ancora non sa l’italiano), va a ripararsi nel suo angolino portandosi dietro una bambolina di pezza. Logico al massimo, i cuccioli umani vanno a dormire con un Kuscheltier (un orsetto o un qualsiasi altro animale di pelùsc), lei da animale qual è, va a a nanna con un Kuschelmensch, la bambolina appunto
Fratelli e sorelle, lo so che al mondo ci sono milioni di cose più importanti ma, vivendo in Sudtirolo, è tranquillamente più che probabile che ogni tanto si venga contagiati dall’ombelicodelmondorrea, la sindrome per cui ciò che ti sta attorno ti permea quanto il resto al quadrato moltiplicato per 7,14, la costante di Stielike che ancora oggi viene universalmente riconosciuta come il terzo dei numeri primi, ovviamente escudendo la sua parte frazionaria.
È quindi d’uopo alla grande che mi debba anch’io occupare di quella che da noi sembra essere l’unica ragion d’essere del 2009, la ricorrenza del bicentenario della morte di Andreas Hofer. Ad Innsbruck(A), si è appena svolta la parata in suo onore, con tanto di governatori e loro tirapiedi in bell’evidenza sul palco e sfilate in stile militaristico con simboli e striscioni dove ognuno diceva la sua.
C’erano un po’ tutti, da quelli che “Südtirol ist nicht Italien” a quelli che il Tirolo va da Kufstein a Borghetto, da quelli di Cortina d’Ampezzo che vogliono unirsi a Bolzano ai ladini che vogliono ovviamente la Ladinia unita. E, ovviamente gli Schützen sudtirolesi, che portavano a spalla l’ormai classica corona di spine, stavolta però ornata e ingentilita da rose rosse, applicando in maniera probabilmente involontaria la proverbiale dicotomia di Fernando Couto, ” se non c’è rosa senza spina, non c’è neanche tre senza due”.
Mancavamo solo noi del Partito per Tutti, che propugnamo l’annessione alla Svizzera come unica e materassabile soluzione della questione sudtirolese. Potevamo sfilare vestiti da arcieri preceduti da bambini con la mela in testa, tanto per sottolineare che se proprio si deve avere un eroe, molto meglio Guglielmo Tell di quella mezza calzetta di Andreas Hofer.
Cazzo andiamo a commemorare il bicentenario di uno il cui martirio, fatte le debite proporzioni storiche ed etiche (Berlusconi non è Napoleone anche se è l’unico a non saperlo e la pena di morte è stata abolita da un pezzo), tanto di più non è delle dimissioni del direttore dell’Avvenire, di cui neanche ci si ricorda più il nome?
Sarebbe quasi ora di cambiare la testata del blog, parecchio del mio tempo lo sto passando sulle piante di fico a raccoglierne i boccioli e quella faccia da deficiente non avrei alcuna difficoltà a replicarla. Per adesso soprassiedo, ma se lo doveste considerare necessario, non mi sottrarrò. Per il resto, va quasi tutto per il verso giusto.
Miley, la cucciola di Bovaro di Stielike, cresce ed impara a stare al mondo in modo più che soddisfacente. Gira tranquilla senza catene o collari o guinzagli, solo ancora deve capire la differenza fra la domenica e gli altri giorni. A parte il sedano, la produzione agricola tien botta alla grande, c’è solo un fisiologico calo dei pomodori cuore di bue, ma fra un paio di settimane ci saranno anche quelli nuovi piantati al posto delle zucchine nella serra crisalide.
Proprio volendo cercare l’ago nell’uovo e il pelo nel pagliaio, una cosa che è andata storta ci sarebbe. Mi è saltato un concerto che dovevo tenere lunedì, si chiamava “la notte degli Oscar” ed eravamo io (accompagnato da Frenchi il flamencaro) e Felix Lalù, al secolo Oscar de Bertoldi.
Una serata tutt’altro che rumorosa, ma a due ore dal concerto si viene a sapere che il permesso non è più concesso, ma io ci vado lo stesso. Avevo anche una mezza intenzione di suonare comunque, ma continuavano ad arrivare vigili urbani a controllare che il temuto evento non avesse luogo, e quindi ho preferito attuare un’obbedienza incivile, restandomene a bere una birra dietro l’altra. E consolandomi pensando di essere vittima del solito complotto clericalfascistagiudaicomassonicointerista e pure antielvetico, che mai non guasta.
Peccato, ma d’altronde il locale dove avrei dovuto esibirmi era già stato oggetto di vari tentativi di messa in silenzio da parte dei vicini abitanti stanziali, e non me la sento certo di condannarli, i concerti si protraevano a volte addirittura fino alle 22.30. Inammissibile per Bolzano-Bozen
Eccheccazzo, quando si deve ti tocca, e devo ammettere che mi ero sbagliando, a me i cani piacciono. È passata solo una settimana e già mi sento di dover ringraziare quell’animale del mio socioconcorrente per avermi rifilato Miley, la cucciola di Bovaro di Alzheimer (Appenzeller, scusate) che nessuno voleva perchè troppo piccola e troppo petulante. E invece è proprio un capolavoro di cane, l’unico difetto che ha è che per essere proprio di Appenzeller DOC gli manca la coda arricciata all’indietro in senso orario. Ovvierò a questo particolare nominandola capostipite di una nuova razza canina, il Pastore di Stilieke.
Miley è veramente un cane simpatico e non rompe neanche tanto i coglioni, ormai sa quasi già tutto quel che può e non può fare e dove può e non può andare. Logico che ogni tanto sgarra, ma magari imparerà anche a non farsi beccare. Ha pianto un paio d’ore le prime due sere, ma poi adesso ha capito che nel suo recinto è al sicuro e dorme tranquilla, che tanto al mattino qualcuno arriva. È già caduta nel fosso, e la successiva lavata con acqua fredda le ha fatto alzare il livello d’attenzione quando passa da quelle parti, ottimo.
L’unica roba che mi fa imbestialire (niente di difficilissimo, tra uomo e animale mi sento proprio al limite), è la conferma empirica che se vuoi che un cane ti capisca, l’unica è parlargli in tedesco. “kim do her, Sitz, Platz, so isch di Maili brav” lo capisce. Viene, si siede e si gode le coccole. “Vei mo chi, Sentate zò, Stà ferma, Che brava la Maili” è come parlargli arabo. D’altronde, è un Pastore di Stielike, mica un Bastard Son of Dioniso
pipuntoessepunto: le cose cambiano velocemente, la foto è vecchia di qualche giorno e alla Miley abbiamo tolto il collare
Alla fin fine aveva ragione Stilieke, che nella sua Teoria umanistico-niutoniana del precocemente indimenticato 1991, pontificava che “la volontà influisce sulle circostanze in modo direttamente proporzionale alla somma della loro importanza, ed in modo inversamente proporzionale al quadrato del prodotto del doppio abbondante della loro evitabilità“. Era quindi scontato che prima o poi un cane lo dovessi avere, che lo volessi oppure no.
Mai ho avuto un cane in vita mia e mai lo avrei voluto, mai ho provato eccessiva stima per questo tipo di animale e neanche per chi, per far vedere agli altri quanto è intelligente il proprio cane si fa porgere la zampa a mo’ di saluto e lancia un legno per poi farselo riportare. Ho sempre preferito i gatti, che almeno ogni tanto qualche merlo ladro di ciliege lo tolgono dalle spese.
Ma questa volta le circostanze erano davvero troppo ineludibili per potermi sottrarre al fato, una cucciolata da otto inopinata ed inattesa da Claudio il socioconcorrente, ed il concomitante compleanno della primogenita hanno dato la prima spallata alle mie convinzioni. Le discrete pressioni della Iso ed il fatto che il posto per un cane ce l’ho, hanno fatto quasi tutto il resto.
Quando la Isovuol essere cattiva con me, se la prende con i oggetti di uso quotidiano che, a suo avviso, sono tutti dei catorci da rottamare al più presto. Magari un po’ di ragione la tiene pure, ma non posso certo contravvenire a quanto enunciato, magari con eccessiva scrinciogitudine data la delicatezza dell’argomento, nel celeberrimo “Finchè c’è lingua e dito, l’uomo non è finito”, col quale Tomáš Skuhravý è entrato a buon diritto nel gotha. Finchè le cose funzionano, non vedo perchè cambiarle.
Adesso che ci penso, credo che l’ultima cosa che ho comprato nuova sia stata la Fiat Palio Weekend TD70, con la quale la Iso si sposta avegolmente da un posto all’altro con la certezza che girando la chiave la macchina si accende. Qui un post da solo non basta perchè ci sarebbe da parlare del Miscelatore Gewa, del Ciao, della pompa Wiessmann, della fresa Goldoni e delle due Pasquali, della seminatrice Urbinati, dei tunnel e della serrona, dei due Fiorini uguali, financo del pc da dove scrivo.
Puntata numero uno, il Gewa Düngemischer. Serve per aggiungere sostanze nutritive insieme all’acqua di irrigazione con precisione e costanza, evitando di concimare a vanvera e magari facendo pure il biologico. Una volta alla settimana lo faccio andare con un tre per mille di estratto d’alga e concime minerale composto. I risultati sono ottimi e quindi il miscelatore funziona, non v’è affatto la necessità di prenderne uno nuovo, anche perchè i modelli di adesso non mi piacciono esteticamente.
Il Gewa è un autentico gioiello di lavorazione meccanica, la precisione dev’essere al millesimo di millimetro per far aderire un cono d’acciaio con feritoia alla sua sede e bloccare il flusso d’acqua senza bisogno di guarnizione. E pensate che una perla del genere l’ho salvata dalla rifusione, togliendola in tempo dl carro destinato al ferrovecchio. E dopo qualche mese, approfittando di un’assenza (lavorativa) della Iso, l’ho smontato e rimontato più volte fino a quando ha dimostrato di funzionare alla grande. Le prove le ho fatte con del vinaccio rosso da tappo a corona, e sapeste che soddisfazione il vedere che, solo girando una manopola, l’acqua passava dal rosa pallido al quasi magenta. Son passati dieci anni, ed il Gewa è ancora lì, uno nuovo dopo tre anni già lo devi cambiare. La Iso vi dirà il resto
Questo è il blog di Oscar Ferrari, cantautore bolzanino demenzialprogressista, coltivatore anarchico di ortaggi e frutti scomparsi, segretario del Partito per Tutti, conduttore radiofonico. Buona navigazione