MEGLIO SPALAR NEVE CHE MERDA

23 Dicembre 2009 di Oscar Ferrari

La neve è bella, quella poi che che è caduta in questi giorni è proprio stupenda. Cristallina e farinosa al punto giusto, nè troppo dura nè troppo melmosa, una gran bella neve insomma. A parte ovviamente quella che c’è sui marciapiedi, che quella fa schifo sempre e comunque.

È che quando la devi spalare, anche la cosa più bella del mondo diventa una rottura di coglioni. Provateci voi a passare ore a spalar Gioconde, farfalle, petali di rosa, bottigliette di Chanel Nr.5, bottiglie di Blauburgunder Villa Barthenau o pomodori Cuore di bue maturati sulla pianta. E ve lo dico senza citare quella che per fortuna non si spala.

Ovvio che sia è meglio spalar neve che merda, ma sempre di spalare si tratta. Ma almeno a spalar neve ti viene in mente qualcosa da scrivere nel blog.

Il cortile neopseudocubettato lo spalo tutto, ammucchiando la neve intorno agli alberi, che male non gli fa di sicuro, è bello anche il risultato estetico. Dietro la casa è diverso, è troppo grande per spalarlo tutto, devo per forza creare dei sentieri per  poter espletare le funzioni quotidiane ( non pensate male, a casa ho il WC e ancora non dico messa. Si tratta di andare a prendere legna, buttare i rifiuti umidi nel compostaggio, accedere al recinto del Bovaro di Stielike e al locale caldaia dove, per motivi temperaturali, è custodito il suo cibo.).

È che ogni tanto sbaglio. Preso dalla foga, inizio a spalare e poi mi accorgo che sono andato troppo avanti riguardo ad una corretta intersecazione tra i sentieri. Roba da poco, al massimo un metro e poi me ne accorgo da solo che il sentiero non va da nessuna parte e allora lo interrompo. Uno dei blog che frequento spesso si chiama appunto “Sentieri interrotti“, mi piace perchè spesso i commentatori s’incazzano fra di loro

APDÈIT DEL VORHERIGE POST

20 Dicembre 2009 di Oscar Ferrari

Eh insomma, qua è mica tutto a posto. Intanto, di due chitarre che avevo preso, ne è arrivata solo una, anche se in anticipo sulla consegna prevista. La classica a tre quarti per la primogenita è probabilmente rimasta nel camion dell’UPS, l’autista esteuropeo non si sarà accorto che i pacchi erano due e non uno, anche se bello grosso. Poco male, il problema è sicuramente risolvibilissimo, il peggio che può succedere è che non arrivi mai, ma è molto improbabile, facile che basta una telefonata e con un po’ di pazienza neanche quella.

Scartando il paccone della Behringer, mi sono quasi commosso. Bella davvero, meccaniche onestissime e il manico dritto come non dico cosa e a quali tempi, CD e manuali a gogò e pure la leva per svisare. E poi, con quel  bianco pannato mi sono scese le lacrime dal naso, fa pandan secco materassato col mio completino doppiopetto color vaniglia slavata, ci aggiungo la maglietta viola con la scritta CRODINO, le scarpe da tendenza col tacco da otto e sembro più rockstar che con l’acustica.

Ma era ora di pranzo, la giornata era serena e all’amico italocalabrese serviva la pachera il giorno dopo. E quindi ho ritenuto opportuno posticipare il primo bacio alla Behringer, dedicandomi agli ultimi ritocchi di una nuova serra che sto costruendo, tenendo anche conto del fatto che era forse l’ultima occasione per non trovare il terreno troppo gelato e  impacherabile.

Sistemate le incombenze, alle quali ultimamente si è aggiunto anche il mettere a nanna il Bovaro di Stielike, una lavata di mani e son pronto per la Behringer.

Cazzo, non va. Il Pc la riconosce ma in cuffia non si sente niente, per me non funziona la presa della cuffia. Ho comunque installato i driver e i programmi che non sarebbero neanche necessari , l’ho fatto anche sul portatile del primogenito ma il risultato è sempre quello, in cuffia non si sente niente. Poco male, il problema è sicuramente risolvibilissimo, facile che sarà solo una mancata saldatura di fili, ma intanto mi tocca rimandargliela indietro

APDÉIT dell’APDÉIT: neanche fatto in tempo a telefonare alla filiale UPS giusta, e il camionista esteuropeo era sotto casa mia con la chitarra della primogenita, che è già quasi in grado di suonare la Andreas Hofer Lied. Una telefonata in Germania e la questione Behringer è sistemata, la vengono a prendere e me ne danno una nuova. Peccato solo che nevica

VEDIAMO COME VA

19 Dicembre 2009 di Oscar Ferrari

Fratelli e sorelle, a volte i numeri sanno essesere impietosi come poche altre robe a questo mondo, anche più del vento gelido sul collo che ho preso stamattina al mercato. Un esempio: quante persone al mondo sanno che io sono un grandissimo chitarrista? al massimo due, io e Mr.Alex, la Iso no, lei crede che io faccia soltanto finta. Eppure ho le prove, le mie canzoni le ho composte quasi tutte io, e c’è anche roba neanche tanto semplice  da eseguire, per non parlare degli assoli, che a volte sono semplicemente irreseguibili.

Di chitarrre non ne ho poi avute moltissime e non è che mi sia mai affezionato a qualcuna in particolare. Potrei fare un’eccezione per quanto riguara la Ibanez che comprai ad Amsterdam da un musicista che aveva appena deciso che la sua strada maestra sarebbe stata, da allora in poi, la raccolta dell’immondizia E tra l”altro non era nenche una chitarra, bensì un basso, che ancora viene usato nei concerti dei Santo Marcio.

Da quasi vent’anni la mia chitarra è una Takamine semiacustica che suona davvero bene. Io non la amo, lei non mi ama, ma forse proprio per questo riusciamo ad andare più che d’accordo. Ottima per andare in giro a suonare, ma a casa appena la tocchi rompi i coglioni a tutti, anche se in giro ci sono solo femmine.

L’ho vista su internet e l’ho comprata, era troppo il dislivello fra quello che l’ho pagata e quello che vale. Una Behringer USB Guitar iAXE624 Centari Blonde a 95euro va presa sempre e comunque, se non altro perchè in Italia costa il doppio. E poi sai la libidine di attaccare la chitarra al pc, mettere le cuffie e suonare con gli effetti già pronti (anche se tarocchi), senza stare lì a smenartela con amplificatori, cavi e pedaliere varie?

Fra qualche giorno mi arriva, vediamo come va. Se la libidine arriva alla metà di quella che dà un pezzo di gorgonzola, è già qualcosa

SIAMO GIÀ ALLE PRIME CONSEGUENZE

15 Dicembre 2009 di Oscar Ferrari

Fratelli e sorelle, siamo già alle prime conseguenze, e questo non può che avvalorare i paradossi espressi nella celeberrima Tesi multipla di Neuchâtel, con la quale Stielike posò la prima pietra miliare di un itinerario ancora oggi sconosciuto ai più. Anche da noi in Südtirol, il ferimento di Berlusconi ha iniziato a creare i suoi strascichi, e neanche tanto corti.

Il sindaco di Bolzano, Luigi Spagnolli, ha dichiarato che,  per motivi personali, non si ricandiderà per un secondo mandato. E nessuno gli crede, tutti si arrovellano sulle probabili cause del suo gesto estremo (estremo nel senso di raro, non succede spesso una cosa del genere), ed è opinione dominante che gli stia troppo sui coglioni il dover partecipare a delle elezioni primarie.  Se fosse così avrebbe ragione da vendere, una coalizione che non ripresenta il proprio leader dopo essere stata al governo, implicitamente ammette di aver fatto non bene. Se poi vuole costringerlo a farsi le primarie, vuol dire che sa di aver fatto non bene ma vuole scaricare la colpa su di lui. E poi perchè proprio le primarie, con tutte le infermiere che ci sono in giro?

In realtà i motivi personali che hanno spinto il nostro Gigi a tal gesto, personali lo sono davvero. Gli ha preso la sghibbia che quel che è successo a Berlusconi possa accadere anche a lui. Come segretario del Partito per Tutti lo so che non dovrei, ma non me la sento a livello umano di non dover rassicurare il sindaco. Gigi stai tranquillo, qua non è mica Milano, un angioletto Thun in faccia non fa poi così male

TARTAGLIA COME GOIKOETXEA (e come il ramo del caco)

14 Dicembre 2009 di Oscar Ferrari

A dirla un po’ alla grossa, Tartaglia che spacca la faccia a Berlusconi equivale ad  Andoni Goikoetxea che frantuma la caviglia di Maradona, non conta il contesto ma l’effetto. Tutte e due le vittime sono state colpite in quello che era il loro punto forte, quello su cui basavano il successo, e in ambetrè i casi la cosa era certamente prevedibile.

 Se sei il miglior calciatore del mondo è logico che qualcuno cerca di fermarti in ogni modo, con le buone o con le cattive. Se stai al governo, democraticamente eletto  con un ottimo consenso e vai in giro a stringere mani, prima o poi quello del formaggio lo trovi, è matematico. Sono i pericoli del mestiere, anch’io qualche settimana sono caduto dal caco e lo sapevo che prima o poi succedeva.

Maradona aveva vent’anni e si è rimesso alla grande, la mia mano fratturata è ormai quasi del tutto guarita, ma per Berlusconi immagino ci vorrà parecchio tempo prima che possa andare in giro a mostrare la faccia. E non son mica sicuro che il berlusconismo resisterà ad una troppo prolungata assenza dell’immagine del leader (fra tre mesi, chi si ricorderà di chi ha vinto X-Factor?). E se va in mona il berlusconismo, l’antiberlusconismo lo segue a ruota.

In televisione parlano d’altro, cercano il mandante e stigmatizzano il clima d’odio.  E a me vien quasi da ridere pensando che il destino di questa gente è nelle mani dei chirurghi plastici

IL DOPO BERLUSCONI È ADESSO

13 Dicembre 2009 di Oscar Ferrari

Berlusconi non tornerà più lui, questo è il succo di quello che è successo oggi, senza star lì a perder tempo a commentare il gesto. Se si guardano le foto, non si ha l’impressione dell’uomo ferito, sembra molto di più un giocattolo rotto, e a livello di carisma il confronto fra le due cose appare davvero improponibile. I volti delle persone intorno a lui, finanche quello dell’aggressore, hanno espressioni umane recepibili a livello emozionale, il volto di Berlusconi è invece (probabilmente a causa dei lifting) quasi inespressivo.

Magari ce la faranno anche a rimetterlo a posto, ma sarà comunque un pessimo investimento sotto l’aspetto del puro rapporto costi-benefici. Colpito in faccia (alla quale deve il suo successo) da uno che magari non è neanche comunista,  a Milano con un modellino del Duomo di Milano nel giorno in cui il Milan ha preso due pezzi in casa dal Palermo. La gente lo ha visto debole e, come le galline, non glielo  perdonerà.

Berlusconi ci arriverà da solo a capire che è ora di togliersi dai piedi, farà approvare delle leggi che lo mettano al riparo da presenti e future rotture di coglioni giudiziarie, magari finirà anche la legislatura a livello onorifico e ci riconsegnerà l’Italia in mano alla riedizione della Democrazia Cristiana dei bei tempi andati. In sostanza, quello che voleva.

E alla fin fine, se ci sarà qualcuno che potrà lamentarsi del posto che la Storia gli consegna, non si chiamerà di certo Silvio Berlusconi. A Craxi e a Mussolini è andata molto peggio, tanto per restare in Italia

SOLO PER CHI HA VISTO MATRIX

12 Dicembre 2009 di Oscar Ferrari

Fratelli e sorelle, siamo stati gabbati di brutto, come il santo vestito d’amianto dopo la festa. In Matrix, nella scena dove Mr. Andersson (per me con due esse è più bello), doveva scegliere tra la pillola rossa e quella blu, ci hanno fatto credere che la scelta ci fosse davvero. In realtà, Mr. Andersson doveva prendere per forza la rossa, perchè in caso contrario il film finiva lì, dopo un quarto d’ora lui si dimenticava tutto e buonanotte al secchio. Sarebbe stato un capolavoro, ma commercialmente non avrebbe mai funzionato e non ci avrebbero rifilato tutto il resto del film e pure i seguiti.

Pazienza, ormai è andata così e tanto non era neanche di questo che volevo scrivere. Per chi ha la pazienza di sovraintendere ad una suddivisione sintattica non confondibile in nessun modo con un bieco e puro esercizio di dislessia, è ora passata che si inizi.

Fratelli e sorelle, ho preso un altro rudere, ma l’ho fatto a fin di bene. Uno spaccazocche autocostruito dal Sior Zelger il quale, per raggiunti limiti di età ha ritenuto opportuno disfarsene, non potevo certo farmelo scappare, sopratutto tenendo conto che l’occasione mi è capitata proprio a fagiuolo. Con un migliaio di zocche di pomaro da spaccare,  ben accetta eredità del nuovo bar, sarei stato un idiota a non prenderlo a poco più del prezzo da ferrovecchio. È un ottimo attrezzo, facilmente applicabile ad un trattore, ma anche ad una qualsiasi altra fonte di energia cinetica alimentata a motore e sicuramente ha effetti più devastanti di uno qualsiasi suo omologo andante ad elettrico (perdonatemi la scarsa eleganza nell’espressione del concetto).

A dirla tutta, quasi quasi avrei ceduto anche alle lusinghe del sopracitato Sior Zelger, quando mi proponeva di prendere anche il trattore rottamato a cui applicare lo spaccazocche.  Ma la Iso mi avrebbe ucciso, facendo pure rima baciata

CARO MARCELLO (per brevità)

4 Dicembre 2009 di Oscar Ferrari
 
Sporcarsi le mani per lavare l’altrui coscienza è, secondo l’interpretazione che Stielike ebbe a partorire nell’assai poco definito millenovecentottataequalcosa ,  “o da cagoni o da stronzi“, secondo me tralasciando volutamente il fatto che spesso gli uni generano gli altri. Ma siccome volevo scrivere per aiutare Lippi  (d’ora in poi  per brevità chiamato caro Marcello) e non per criticare gli stranieri, allora la finisco qui.

Caro Marcello, se mi dai retta vedrai che ti faccio fare un bel mondiale, parola del Segretario del Partito per Tutti. Eccoti qua tutto, data per data:

Lunedì 14 Giugno, San Hartwig : Italia-Paraguay. Caro Marcello, lo zero a zero va benissimo, occhio solo agli infortuni.

Domenica 20 Giugno, San Adalbert: Italia-Nuova Zelanda. Caro Marcello, qua devi per forza vincere segnando più gol possibile, uno lo puoi anche prendere. Magari chiedi a tuo figlio se riesce a darti una mano.

Giovedì 24 Giugno, San Joh. d.T.: Italia-Slovacchia. Meglio di tutto sarebbe passare come secondi, ma se vedi che è troppo rischioso vedi di vincere. Non è che ci voglia molto, caro Marcello

Lunedì 28 Giugno, San Ekkehard: Olanda Italia. Di meglio non ti poteva capitare, caro Marcello. Tieni lo O a O e vinci ai rigori (ma Huntelaar non sbaglia)

Venerdì 2Luglio, Santa Maria Heims.: Brasile Italia. Fuori tutti i tecnici, dentro tutti i muscolari. Tieni duro, a metà della ripresa metti dentro Pippuzzo e vai tranquillo, caro Marcello

Martedì  6 Luglio, Santa Maria Goretti: Italia Inghilterra. Caro Marcello, qua perdi, non cè niente da fare, un due a uno sarebbe già buono. Accontentati, sei arrivato alle semifinali, hai battuto il Brasile, dall’altra parte c’è Capello che è più bravo di te, e se ancora non bastasse guarda che santo è oggi.

Sabato 10 Luglio, San Erich: Italia-Australia. Non ci credo molto, ma sarebbe bello che vincessero loro con un rigore provocato da Grosso a tre minuti dalla fine

SVIZZERI, MINARETI E CAMPANILI (ma anche armi)

30 Novembre 2009 di Oscar Ferrari

E insomma, stavolta gli svizzeri  ha fatto incazzare tutto il mondo tranne i leghisti che,  prendendo bisi per fave come al solito, hanno festeggiato una vittoria del cristianesimo. Razzisti, nemici della libertà religiosa, fomentatori di odio ed altro, così sono stati definiti i cittadini elvetici, che hanno sancito il divieto di costruire minareti vicino alle moschee. E l’hanno fatto attraverso un referendum, sconfessando tra l’altro le indicazioni dei partiti, roba che in un altro contesto sarebbe stata visto come un trionfo della democrazia diretta.

Un referendum è una domanda secca alla quale si risponde con un si o un no, oppure non si va a votare e ci si rimette al giudizio degli altri. Qui non si chiedeva di limitare la libertà religiosa di nessuno, si chiedeva solamente di vietare la costruzione di nuovi minareti e, nonostante non sia un amante dei divieti, probabilmente avrei votato si. Anche perchè questo divieto non potrebbe altro che estendersi anche ai campanili, a meno di non mandare a puttane tutta la legislazione sulla libertà di religione.

È un peccato che si debba vietare quello che non andrebbe fatto per puro buonsenso. Ditemi voi che senso ha costruire minareti (ma anche campanili) nel 2009 in Svizzera. Il minareto, come il campanile, non è un luogo di culto, nessuno ci va dentro a pregare, ed infatti quasi tutte le  nuove chiese che si costruiscono non hanno il campanile. Minareti e campanili servivano nel secolo scorso a segnare i momenti della giornata, ma allora l’orologio lo avevano in pochissimi e il telefonino manco esisteva.

Adesso è tutta un’altra cosa, e sarebbe ora passata di far smettere di suonare le campane a vanvera, uno si abbona e gli mandano un sms quando è ora di andare a messa e quell’altro si mette la suoneria col muezzin quando è ora di pregare. Al posto di minareti e campanili, che si piantino alberi, ma mi raccomando non olmi, che poi bisogna abbatterli perchè prendono le cimici.

Se proprio volete dargli addosso agli svizzeri, fatelo almeno perchè hanno bocciato un altro referendum, quello che chiedeva di vietare l’esportazione di armi. Ma lì nessuno ha detto niente, chissà perchè

ANCHE QUESTA È FATTA

24 Novembre 2009 di Oscar Ferrari

Sedici file da 150 metri e una pianta (erano meli, ma chiamarli alberi è troppo) ogni metro. Fanno 2400 piante a cui togliere paletto, legaccio e gancio a mano. Per tagliare i rami secondari ad altezza uomo, una ventina di colpi col forbicione pneumatico ci vogliono tutti, e sono 48 mila tagli. Poi bisogna sdraiare le piante e per la parte alta altrettanti colpi non bastano neanche,  a ocio facciamo centomila sforbiciate e  morta lì. Arrivi all’ultimo e ci scappa la foto.

Dopo aver tolto ed arrotolato due chilometri e mezzo di fil di ferro, rimangono i tronchi degli alberi, i pali di cemento e le ancore lungo le testate e anche qualcuna in mezzo alla fila. Per i tronchi presto fatto, tre tagli di motosega a pezzo e con 7200 ce la si cava, li si carica  e una quindicina di carri si riempie come niente. La quarantina abbondante di ancore non sembravano un grosso problema, non pensavamo che fossero sotto di un metro e con la pachera del mio amico muratore italocalabrese  non vengono su, bisogna usare il muletto del trattore.

I pali di cemento, 31 per fila più altri sparsi in giro, saranno stati almeno 450. È mio personale motivo d’orgoglio essere riuscito ad estrarli tutti con la pachera  senza aver fatto del male a nessuno, ricevendo anche dei complimenti che secondo me erano la reincarnazione degli scongiuri. Sembra fatta, ma ci sono ancora le zocche (le radici e la parte emersa del tronco fino a 30 cm., che quasi sempre presenta il gnoccone dell’innesto).

A cavare una zocca son buoni tutti, il problema è che per farlo bene devi lasciarle il minino di radicette e di terra attaccato, anche per non rompere eccessivamente i coglioni a chi le deve caricarle sul carro, e sopratutto  tenendo conto del fatto che quel qualcuno è più che probabile sia te medesmo.  Estraendole e roteandole, all’ultima zocca mi sono quasi rammaricato che nessuno mi abbia chiesto di accendere un cerino con la benna della pachera, forse ci sarei anche riuscito. Quando l’ultima zocca è sul carro il lavoro è finito.

D’altronde, il contratto verbale parlava chiaro:  al bar,voi piantate le patate e quello che volete nel pezzo di terreno vuoto e in cambio mi liberate quello occupato dai pomari entro fine novembre.. Legna, pali, e tutto quel che trovate in giro sono vostri e vi faccio piantare le patate anche l’anno prossimo. 

Avreste solo dovuto vedere la faccia di Claudio, il  mio socioconcorrente , quando a due giorni dall’inizio lavori mi ha visto con la mano ingessata

IL DALAI LAMA HA ROTTO I COGLIONI

19 Novembre 2009 di Oscar Ferrari

Fratelli e sorelle qui dalle mie parti non se ne può più. Puntuale come la scoreggia dopo i rapanelli, anche quest’anno il Dalai Lama è atterrato a Bolzano portando con sè il suo solito messaggio di pace e fratellanza e perorando la causa del Tibet, di cui detiene per reincarnazione la carica di capo del governo in esilio. Ormai il Dalai Lama fa parte del paesaggio sudtirolese, quasi come Paolo Fresu, un jazzista di fama mondiale che tutte le città si contendono e  che da noi viene a suonare una decina di volte l’anno. Se non è fortuna questa…

Il Dalai Lama da noi si trova bene, gli piace il cibo e la venerazione che il nostra Landeshauptmann Luis Durnwalder nutre verso di lui lo inorgoglisce. In realtà il nostro Durni, forse anche incalzato dall’età non più verdissima,  si sente alla fine della carriera politica e, non avendo ancora trovato un successore degno di lui, volentieri opterebbe per la propria reincarnazione alla guida del Sudtirolo. E il Dalai Lama qualche drittta potrebbe anche dargliela.

Dopo un paio di appassionanti dibattiti sull’autodeterminazioni dei popoli, il Dalai Lama si è spostato a Trento, dove ha incoronato con una sciarpa bianca il locale presidente Dellai, giunto recentemente agli onori delle cronache nazionali per essere uno dei co-fondatori del partito di Rutelli, una garanzia. Poi è andato a Roma  per incontrare Fini e il sindaco Alemanno (trovando anche il tempo di dire la sua sul crocifisso in aula) , e probabilmente adesso sarà in qualche altro posto dove è cittadino onorario a farsi baciare le mani, in pratica il suo mestiere.

Non male come vita, sicuramente migliore delle sua reincarnazione precedente, roba che vien da pensare che se la Cina non avesse invaso il Tibet, potrebbe tranquillamente avere  tutto un altro andazzo. Come leader di un regime teocratico e feudale, (qual era il Tibet dalaista) potrebbe già ritenersi soddisfatto che non fosse ancora arrivato nessuno ad esportargli la democrazia

PRESCRIZIONE BREVE

15 Novembre 2009 di Oscar Ferrari

manette

Agli italiani piace la galera, come una volta piacevano la gogna, la forca e la ghigliottina. A chiederla come pena, magari aiutato dai media che si buttano a pesce sull’emegenza di turno, un bel po’ di gente riesci sempre a tirartela dietro. Certo c’è differenza, c’è la galera progressista e di sinistra invocata e ottenuta per gli evasori, i molestanti e gli stolcheri e c’è la galera reazionaria di destra contro i clandestini e i fumatori di canne.

E poi c’è quella bipartisan, succede di raro ma capita e per poco non ci cascavo dentro. Adesso sui media non le trovi più, ma qualche tempo fa non passava giorno che non ci fosse notizia dell’ubriaco al volante che aveva provocato un incidente. E la politica non tardò molto ad accontentare il popolo bue, furono varate leggi più restrittive. Per fortuna, col mio 0,7 per mille mentre andavo a 45 all’ora, me la sono cavata con due settimane di ritiro patente-corso di riabilitazione alla guida-ripetute visite di controllo con analisi del sangue-condanna penale a cinque giorni di arresto tramutati in ammenda. Era ancora la vecchia legge, ma non è di questo che volevo parlare, volevo fare un post sulla prescrizione breve.

In linea di principio sarebbe sacrosanta, lo stato per giudicarti non può avere un tempo infinito, sei anni devono bastare e strabastare anche in caso di accanimento e dovrebbe valere per qualsiasi reato, dalla strage al vilipendio delle istituzioni, senza eccezioni di alcun tipo. La rivoluzione francese (o chi per lei) ha stabilito che nessuna legge può essere retroattiva, e quindi i processi in corso si farebbero con le vecchie regole, non vedo il verme eppure c’è.

Il verme è la legge che stravolge il principio, il verme è la giustizia che non ha risorse e che perde il suo tempo in stronzate, ma il verme è anche la gente che chiede manette a vanvera

LA COERENZA DI BERLUSCONI

14 Novembre 2009 di Oscar Ferrari

Sempre i soliti disfattisti antitaliani, che non perdono occasione per diffamare il miglior presidente del consiglio della storia e che continuano a tramare congiure ed ad ordire il solito complotto bolscevicogiudaicomassonicointerista ai danni del premier legittimato dal voto popolare. Anche stavolta non hanno perso l’occasione per dileggiare il Silvio che meno male che c’è, riprendendolo mentre dormiva durante la celebrazione del ventennale della caduta del muro di Berlino.

In realtà, quello di Berlusconi è stato un grande ed encomiabile  gesto di coerenza e di amicizia verso il popolo e la nazione che tra l’altro ci mantiene a gas. Ha sentito parlare russo e gli è venuto da russare

È NATO IL PARTITO DI RUTELLI

12 Novembre 2009 di Oscar Ferrari

talpa nuda

Sarebbe anche da scriverci qualcosa, ma forse basta la foto

 

L’APOLOGIA MUSICATA

7 Novembre 2009 di Oscar Ferrari

A questo punto un post agricolo ci sarebbe stato proprio a puntino, come il grana sugli spaghetti allo scoglio secondo la Iso che non a caso,  essendo originaria del paese del Gewürztraminer, porta sulle sue  efebiche e giunoniche spalle buona parte del peso della quattordicesima dicotomia di Stielike, quella che lega in modo indissolubile le autoreggenti alle infradito col tacco da otto.

Ma per un post agricolo ci vogliono  le foto, e in questi utlimi giorni o dimentico di farle, o dimentico la macchinetta per farle, o dimentico di caricare le pile. Vedrò di rimediare al più presto, nel frattempo godetevi la trasposizione in musica con la mano gonfia di uno dei primi post apparsi su questo blog, l’apologia del cazzo piccolo