IL MIO PCI

24 gennaio 2021

Comunista lo puoi diventare, ma essere del PCI lo devi nascere“. Solo nella tarda giovinezza, questo simpatico postulato di Odoacre Chierico chiarì a me medesmo non so ancora cosa. Il primo comunista che ho visto è stato Berlinguer alla tivù e nella mia fanciullesca bolla di conoscenze, comunisti non ne ho visti fino alla terza media.

Ma anche lì, di gente del PCI non è che ne girasse parecchia, ho fatto l’ITI sezione meccanici e si era tutti fioi de operaiazzi, il PCI andava molto più forte al Classico e allo Scientifico. Non c’entra nulla col discorso, ma sono convinto che un vero punk non può mai avere fatto quelle squole.

Normale che in una situazione del genere, quelli del PCI ti sembrano gente strana, anche perchè se uno voleva essere di sinistra c’erano mille altre possibilità. A dirla alla grossa, nel flebile tentativo di ribellione della mia generazione, quelli del PCI apparivano quasi come dei Kapò. Combattevano il sistema dall’interno.

E gli occhiali, quasi tutti i comunisti portavano gli occhiali, che un minimo di soggezione te la faceva venire, era tutta gente che sicuramente leggeva molto. Mai mi sfiorò l’idea che certe dicerie sull’onanismo fossero fondate, erano solo feic niùs messe in giro dal clero reazionario e poi questi si diceva che scopassero almeno il giusto, se non qualcosina in più. Sulla gnocca del PCI di allora ci sarebbe da aprire un capitolo a parte, ma giusto per rendere un po’ l’idea, meglio star zitto.

E arriva la volta che voto PCI, dopo una trafila lastricata di radicali, schede annullate e indipendentisti sardi. Quella fu frutto per metà della morte di Berlinguer, per metà della vittoria di Francesco Moser al Giro d’Italia, e per metà al fatto che poteva anche essere l’ultima.

Non dovrei esimermi dal raccontare di quella volta che suonai alla Festa dell’Unità, con un gruppo formato per l’occasione che si chiamava “Centralità Operaia“, 42 minuti con lo stesso giro di accordi e testo inneggiante al più becero stalinismo. O di quella che cantai Bella Ciao vestito da Hitler e coi baffetti disegnati. Non dovrei ma lo faccio

VE LO DICO IO COME VA A FINIRE

14 gennaio 2021

E’ andata che in uno dei primi mercoledì del 2021, mezza Italia discuteva della crisi di governo, una crisi che non c’era e neanche ci sarebbe stata. E’ vero che Renzi aveva annunciato le dimissioni delle sue ministre, ma per fare una crisi di governo serve che il Presidente del Consiglio dei Ministri (per brevità d’ora in poi chiamato premier) si presenti dal Presidente della Repubblica (per brevità d’ora in poi chiamato Mago Zurlì), rassegnando le dimissioni sue e del governo. Tutta roba che non è mai successa.

Il premier Conte l’ha tirata lunga più che poteva, e dopo quasi una settimana è andato in Senato a chiedere la fiducia, cercando i voti di tutti quelli che non volevano elezioni anticipate, che avrebbero sicuramente messo in dubbio la loro carriera politica, oltre ovviamente al loro personale tornaconto. Obiettivo raggiunto senza grossi patemi d’animo. “Qualche responsabile lo trovi anche quando  la lavatrice ingoia i calzini“, così teorizzò Fernando Couto nei suoi memorabili taccuini adolescenziali.

Il premier ha tirato avanti, anche tenendo conto delle proteste di Renzi e adattandosi alle sue richieste. Un po’ come quando in Schindler’s List, l’ufficiale uncinato fa uccidere l’ingegnere ebrea, e poi fa seguire le sue indicazioni. Ha tirato avanti fino alle elezioni del 2023, poi ha fatto la stronzata di presentarsi con un suo partito, ignorando il fatto che di lì a poco il Mago Zurlì da lui fatto eleggere sarebbe morto, e in più ha perso anche di brutto. E per colpa sua, ha perso anche la sua coalizione.

Molto meglio è andata a Renzi,  che passato all’opposizione pian piano si  è ritagliato un ruolo da destro moderato europeista, con un paio di cene ad Arcore ha ereditato Forza Italia. Si è presentato in coalizione con il resto del centrodestra, ha preso mille voti più della Meloni, e adesso il premier è lui

GIUSTO PER SCRIVERE QUALCOSA

3 gennaio 2021

E’ una settimana che faccio il contadino smart uòrching, forse anche qualcosa in più, diciamo dalla vigilia di Natale e forse anche qualche giorno prima. Una suprema rottura di coglioni, il mio essere al mondo si limita a:

  • portare legna a casa. Niente di particolare, un paio di secchi da 15 kili l’uno, per una ventina di metri in piano e due piani di scale. Ne vale la pena, la stufa a legna ha il suo fascino, il posto più ambito della casa sono i venti centimetri vicino ad essa. Stando di schiena a turno, innumerevoli son state le discussioni storiche tra me e mia figlia. Poi, sapendo che qualcuno invece che legna si porta acqua in bottiglie di plastica, aumenta anche la mia autostima, diminuendo la possibilità di beccarmi il Covid
  • spalare neve. Nevicasse merda per me sarebbe uguale, è solo roba da spalare. La neve è quanto di meno romantico possa immaginare, è un ostacolo alla mia libertà, una cosa che puoi accettare al massimo un paio di giorni e invece questa rimane un mese. Avrei da potare gli alberi da frutto, ma mica posso farlo con gli stivali da pescatore
  • rompere i coglioni a quel coglione di lattoniere che son tre mesi che mi deve finire un lavoro
  • leggere i commenti politici sulla possibile crisi di governo. Fatela, con qualche giro di consultazioni, un paio di incarichi esplorativi e magari un governo balneare di minoranza, si arriva al semestre bianco di Mattarella e si tira avanti. Oppure che si vada al voto, in ogni caso dei soldi europei se ne incaricheranno i funzionari dei ministeri
  • sparare cagate su feisbùc

Tra una ventina di giorni si semina, giusto per scrivere qualcosa

I PENSIONATI HAN ROTTO I COGLIONI

28 dicembre 2020

era il 1976 e lo dicono i fatti, che a quei tempi erano anche parecchi. Francesco Guccini, che a quei tempi era un tentativo di Sferaebbasta adesso, uscì con questo meraviglioso disco, l’ultimo bello che ha fatto. Riuscii a procurarmelo a metà prezzo, pur conscio dell’illegalità della cosa, anzi quasi sollevato dal fatto che servisse per superare astinenze da droghe pesanti. A dirla adesso c’è da ringraziare la prescrizione, ma allora era moralmente accettabilissimo, quasi un qualcosa di sinistra. L’unico disco di quei tempi che comprai a prezzo pieno fu  quello degli Zingari Felici di Claudio Lolli, costava uguale che dal pusher.

Io allora non suonavo ancora la chitarra, ma vedevo che fra tutti i brani che il mio amico Silvano eseguiva, “Il Pensionato” era quello che di gran lunga faceva scappare di più la gnocca. Ne ebbi suprema conferma tre lustri dopo, ascoltandola dal mio fratello adottivo Leonardo Rebonato, un professionista del settore. La canzone era un ritratto struggente e realistico di come stavano messi i pensionati di allora, era gente che si era fatto due guerre e che il miracolo economico lo aveva fatto, ma senza coglierne i frutti.

Adesso è tutta un’altra cosa, ammettiamolo. I pensionati di adesso sono la generazione che più ha avuto e che meno ha dato, sono il serbatoio di consensi più ambita da partiti e sindacati, non pagano i servizi e qui da noi vanno anche gratis sull’autobus. E adesso si pigliano pure la precedenza sui vaccini, sottraendola a: taxisti e autisti d’autobus, commesse e cassiere, caldaisti e benzinai, arrotini e maniscalchi, panettieri e kebappari, carpentieri e lattonieri, pompieri e vigili urbani, antennisti e vetrai, e chi più ne ha meno ne metta, magari non escludendo gli studenti e quel che a loro intorno gira.

Chiaro che quanto ho scritto finora si presta alla grande ad insulti, confutazioni, scomuniche e maledizioni, ma come teorizzò Huntelaar nel mai abbastanza compianto 2014, “a fare il più bel gol della bandiera della storia del calcio, mica son buoni tutti”

 

RITORNO A CAROMAN

27 dicembre 2020

Tornarci era proprio d’uopo, e visto l’andazzo dei mesi a venire, quasi improcrastinabile. Caroman, l’isola della laguna veneta dove per otto anni sono andato in colonia montana è stato il luogo ideale da visitare prima della pandemia, che allora sembrava più improbabile che incipiente. Per anni avevo cercato qualcuno da convincere a venire con me.

Era il 16 febbraio e si sentiva appena parlare del paziente zero, partimmo in due ed eravamo abbastanza (cit. Venditti). Mia figlia Vera ventenne accettò di accompagnarmi, sarà pietà oppure amore, e chi lo sa (cit. Pappalardo).

Guida lei e guida bene, qualche visita a vuoto in paesini che le autoritarie circonvallazioni ci avrebbero impedito di conoscere, ma in sostanza tutto liscio fino alla prima sosta caffè, in conclamato territorio veneto dove si accorge di aver dimenticato la patente. Risolto il problema con un mero cambio d’auriga, arriviamo a Chioggia e prendiamo il traghetto per Pellestrina. Ci arriviamo guadando il Mose, l’Ottagono e i pali piantati nel mare, di cui per fortuna non mi ha chiesto la ragion d’essere.

Pellestrina è un bel posto, ma noi eravamo lì solo per mangiare e noleggiare due biciclette. Roba che alla fine ci abbiam messo tre ore e ho pure sbagliato a non prendere gli spaghetti alle vongole come ha fatto Vera. Credetemi, i fasolari sono i molluschi più sopravvalutati. Ci danno le bici e partiamo per Caroman.

I primi chilometri sono da incubo, lungo i murazzi con le onde dei vaporetti che a noi alpini impauriscono, ma stoicamente arriviamo sull’isola e ci accoglie una colonia di gatti, quasi tutti neri. Non ci curiamo di loro, ma guardiamo e passiamo e in poco tempo siamo alla Colonia, solo una rete già mezza bucata ci divide da essa.

Entriamo, e quelli che sono i ricordi di un bambino fanno improvvisamente a pugni con la realtà, tutto è più piccolo e meno distante di quello che ricordavi, le camminate che ricordavi son quattro passi. Tutto sta andando in rovina nella colonia abbandonata, anche la chiesa dove ho fatto la prima delle mie tre prime comunioni. Anche il refettorio, che allora sembrava immenso, mentre si pasteggiava a budino e mortadella, si rivela poca cosa. Nei ricordi della colonia eravamo tantissimi, ma le dimensioni smentiscono tutto perentoriamente. Per fortuna non c’è più il pennone dove issavano la bandiera delle Acciaierie Falck, al cui paternalismo aziendale debbo tutto questo. Allora sembrava il confine del cielo.

Giriamo ancora sull’isola, tra bunker antiaerei e fortini asburgici si finisce in riva al mare a raccogliere conchiglie. A onor del vero, il tragitto dalla Colonia al mare mi sembra meno rattrappito di tutto il resto, ma poi un cartello spiega che l’isola si va pian piano ingrandendo, e dolce mi è il crederci.

Poi si ritorna, si ritorna dai gatti neri, si ritorna a Pellestrina e a Chioggia, e dopo un’indigesta frittura, si torna a casa. Tutto il resto è pandemia

POESIA UCCISA DA FEISBUC

1 luglio 2020

i negri,
sono una razza bellissima,
sono più alti, sono più belli, più muscolosi.
Hanno dei corpi che sembrano statue,
sono più agili, sono più forti.
Quindi è giusto che li facciano loro
i lavori pesanti

è una mia poesia/canzone del 1992, l’ho eseguita spesso nei concerti senza che alcuno avesse da ridire, casomai da ridere. Vediamo come va adesso

…è andata che mi hanno tolto il post e messo in castigo per 24 ore. Quasi meglio aver avuto 31 anni nel 1992, che averli adesso

UNA PROPOSTA

24 febbraio 2018

pistola_rapina

 

A forza di secchiate di ottimismo e di folate di autostima, normale che uno alla propria morte ci pensa. Riguardo alla sofferenza e al dolore, abbiamo ormai raggiunto un discreto livello di civiltà che permette l’approccio all’infausto evento senza eccessive preoccupazioni. Problema risolto.

Il problema da risolvere è la destinazione del cadavere, sono tutte poco appetibili, almeno per me. Non sopporterei la sepoltura, amo troppo le piante che fioriscono e arrampicano per stare chiuso in una cassa due metri sottoterra, quando le loro radici arrivano al massimo a trenta centimetri.

Anche la cremazione è una bella rottura di coglioni, ti mettono in un’urna che alla fine o viene chiusa in un loculo, o nella migliore delle ipotesi  un soprammobile che prima o poi finirà in cantina. Per essere imbalsamati bisogna essere stati dei ViP, non è il mio caso e neanche vorrei che lo fosse. Da imbalsamati si vive male anche da morti.

Quello che vorrei sarebbe l’essere incorporato nel terreno, a dirla così sembra difficile, ma non lo è affatto.

Quello che serve è solo un limitato appezzamento agricolo (ma all’uopo possono essere utili anche giardini condominiali o aiuole spartitraffico) , e il noleggio di alcune attrezzature. Si biotritura il cadavere e si sparge il materiale in modo il più possibile uniforme sull’appezzamento designato, si procede ad una fresatura del terreno e si prosegue con la semina di cime di rapa varietà quarantina.. Dopo la loro raccolta, si valuterà l’opportunità di piantare qualcosa in memoria del concimante.

Il richiedere questa possibilità potrebbe essere l’argomento della prossima riunione del comitato laterale del Partito per Tutti. Se posso, vorrei giocare con i carrarmatini neri

 

 

HILLARY, IL REFERENDUM, TRUMP, HUNTELAAR E L’OVVIETA’ DELL’EPOCALE

4 novembre 2016

stufa

Ho appena deposto, sempre che il verbo sia quello giusto, un pezzo di legno nella stufa e sta cominciando ad ardere. Nulla d’inconsueto, un gesto che nel corso degli anni avrò ripetuto almeno altrettante le volte in cui ho spollonato le piante di solanacee, cambia solo la stagione. Un gesto che già di suo ha pochissime scians di passare alla storia quando non succede una cazzo, figuriamoci adesso che siamo in un momento storico dove fra un po’ nulla sarà come prima. Un pezzo di legno o diventa un Pinocchio, oppure non vale la pena parlarne.

Qua si stanno profilando cambiamenti epocali. Tra Trump o Hillary, il referendum, la Brexit, De Boer e chi più ne ha più se le tenga, in tutto il mondo c’è aria di sommovimento. En todo el mundo tranne che qui nel Sudtirolo. Oggi che è il 4 Novembre c’è stata la parata delle Forze Armate e puntualmente gli Heimatbundari non hanno mancato di criticarla pesantemente, paragonandoli a cani che marcano il territorio. Tranquilli che il prossimo anno va uguale.

Eppure quel pezzo di legno mica era uno qualunque, dico era ma sta ancora bruciando. Una Unterlage di Granny Smith, un nodone in prossimità dell’innesto. Questo pezzo di legno l’avrò preso in mano un sacco di volte, e un attento lettore ne potrà facilmente stabilire il numero.

L’ho tagliato sopra l’innesto con la motosega,  con la pachera l’ho estirpato. Poi l’ho caricato sul carro e l’ho scaricato. L’ho tagliato a metà con la sega circolare e ho provato a dividerlo con lo spaccazocche, ma dopo la terza volta che mi ha bloccato il macchinario ho desistito dall’intento lasciandolo intero, con solo un intaglio in stile Canyon. L’ ho stipato nella vecchia legnaia, e l’ho spostato poi un paio di volte per far posto alla legna nuova e poi l’ho trasferito nella legnaia nuova, da dove oggi l’ho prelevato. Arde ancora ma non sarà per molto, urge una conclusione.

Parafrasando al contrario il giovane Huntelaar, vieppiù mi sovviene d’affermare che l’ovvietà agguaina, divora ed incenerisce qualsiasi epocalità. Prova ne è che nella stufa adesso arde un legno anonimo, ed il cane ancora non si è accorto di niente

VOLETE LE CANZONI? ECCOLE QUA

14 gennaio 2016

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Qua dove…non abbiate timore e cliccate su quello destro

IL MUSEION HA ROTTO I COGLIONI

30 dicembre 2015

 

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Per tutti quelli che hanno accettato serenamente la sfericità della Terra, e che non considerano Bolzano e il Sudtirolo come ombelico del mondo: si parla del Museo d’arte contemporanea di Bolzano. Del postulato di Huntelaar ne parleremo un’altra volta.

Del Museion a Bolzano se ne parla spesso, ma quasi mai per motivi che abbiano un nesso con esso, inteso come veicolo di cultura. E’ successo solo per una rana crocifissa e il rumore di uno sciacquone che seguiva l’inno nazionale italiano. Dall’arte contemporanea è legittimo aspettarsi qualcosa di meglio.

Le altre volte che finisce sui giornali, o è per il rapporto costi/ricavi che ricorda gli ingaggi di molti calciatori, o è perchè le donne delle pulizie buttano via le opere d’arte che sembrano immondizia, o perchè fa da sfondo a manifestazioni umanitarie. Ha rotto i coglioni.

L’ultima, quella di questi giorni, è che il Museion ha tolto il uaifài libero, volendo in questo modo liberarsi dalla presenza dei migranti seduti sul muretto che, non contenti della connessione, usavano anche i bagni e le prese di corrente. Non erano neanche tanti, ma lo sembravano perchè pochissima altra gente frequenta quel posto.

E giù polemiche, battute acide, catarro e raucedine, qui ci vuole una soluzione. Eccheccazzo.

Si prende Ötzi, la mummia del Similaun e la si sposta al Museion, le motivazioni si trovano, non sto neanche qui ad elencarle. La gente che fa la fila per ‘sta cazzo di mummia, almeno la fa più comodamente e nel frattempo si sciroppa qualcosa che ancora non capisce, ma ci sarà tempo. Fuori dal museo i migranti nessuno li noterà, confusi tra la folla festante. E tutti vivranno felici e contenti

 

 

 

 

 

METTI CHE VADA A FINIRE COSI’

5 luglio 2015

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Allora adesso lo sappiamo, la Grecia esce dall’Europa. Piccolo bambino mantovano o leader mondiale che sta festeggiando il risultato del referendum in Grecia: cinque lettere, neanche tanto difficile. Uno tra il bambino mantovano e quell’altro, si offre di pagare il debito greco in contanti sull’unghia, e in cambio chiede solo un’isoletta in affitto per metterci qualche nave da guerra, niente di che, insomma. Operazione a costo zero, i soldi del debito della Grecia li recupera aumentando il prezzo del gas ai paesi creditori. Poi con calma arriveranno anche Bulgaria Serbia e Ungheria.

In Inghilterra (o meglio: nel Regno Unito), il rimpianto più grosso per il referendum sull’uscita dall’Europa sarà il costo dell’inchiostro per stampare il NO sulle schede.

La Germania ci rimane di merda e chiede il ruolo guida per l’Europa. Francia, Spagna e Italia glielo negano. A quel punto, la Germania esce dall’Europa e si porta dietro il suo Impero ( Austria, Slovenia, Croazia; Cechia, Slovaccia, Polonia, Danimarca e Scandinavia tutta, tranne la FInlandia). Olanda, Belgio e Lussemburgo mantengono la neutralità, tanto comunque vada verranno invasi.

La Francia limita i danni, con un po’ di Nordafrica e la Romania gli va anche di culo abbastanza. Spagna e Portogallo se ne fregano, aldilà dell’Oceano è pieno di fratelli loro e gira anche grana.

All’Italia resta solo l’Albania, magari anche con divieto di rifiuto. Una posizione indipendente sarebbe la cosa ideale, a condizione però di saperla mantenere. Nel caso dell’ Italia, meglio sarebbe dover scegliere tra Germania e Russia, tanto si può sempre tradire e la si passa liscia comunque.

Nel caso l’Italia scegliesse la Russia, qui da noi in Sudtirolo sarebbe terra sputata di confine, il luogo deve è più probalile che, in caso di conflitto, vengano commessi gli atti peggiori. Diverso sarebbe se il Sudtirolo, invece di appartenere allo Stato Italiano, fosse territorio svizzero.

Metti va vada a finire così, ci sarebbe da maledire quel misero 99,54 % di bolzanini e dintornanti che non ha votato il Partito per Tutti, l’unico propugnante l’annessione alla Svizzera

ESSERE UN SENATORE GRILLINO

26 marzo 2013

C’era un film, anzi forse erano due. Con queste aspre parole proferite quasi per caso, Stielike liquidò una volta per tutte gli infami detrattori che ritenevano il pensiero di Alex Britti inadatto alla settima arte. Nei primi due sesti dei due film che in realtà sono uno, al settimo piano e mezzo di un edificio per nulla londinese, spostando un mobile ci si infila in un tunnel alla fine del quale si entra nel cervello di John Malkovic, si vede coi suoi occhi e si palpa con le sue mani. Altro non è dato sapere.

Bello, ma forse troppo poetico per questa storia. Teniamo pure per buona la locheisciòn, ma al tunnel dietro al mobile sostituiamo il cesso alla turca dove Mark di Trainspotting si tuffa per recuperare l’ovulo d’eroina appena improvvidamente defecatovi dentro. Alla fine della nuotata in apnea nella cloaca, si riemerge e ci si ritrova seduti nello scranno di Palazzo Madama nei panni di un senatore grillino. E con un po’ di fortuna è pure il giorno in cui si vota la fiducia e magari il senatore è anche uno di quelli che ha votato perGrasso presidente disobbedendo alla regola.

Guardi coi suoi occhi e vedi gente intorno a te che ti fissa sospettosa, hai appena visto la busta paga che, pur decurtata come di circostanza è pur sempre la migliore della tua vita. Magari la cravatta ti da un po’ fastidio, ma pensi che forse non è giusto che tutto questo debba finire così presto. Facevi la tua porca onesta di una vita, andavi ogni tanto a mangiarti la pizza coi soci del Mitàp di Grillo, al quale ti eri iscritto anche per poterti ogni tanto sottrarre alle grinfie della moglie petulante e dei due mocciosi grassocci stragonfi di merendine neanche bio.

Poi ti capita la botta di culo e ti ritrovi senatore. Grillino, ma comunque senatore, e Roma è Roma per tutti. E adesso sei lì a dover decidere, per te e anche per i toui colleghi della Camera che possono tranquillamente scaricarti addosso ogni responsabilità, manco il voto segreto c’è stavolta.

Niente fiducia, niente governo e fra sei mesi si vota di nuovo, già Grillo è stato più che magnanimo a non espellerti prima , figurati se ti ricandida. E torni a quello che facevi prima, come uno che aveva il gratta e vinci da diecimila al mese e lo ha buttato nel cesso. Magari rinchiuso in un ovulo, tanto per mandare il post in loop

pipuntoessepunto   d’ora in poi i miei post li trovate anche su Salto.bz

UNO STRACCIO DI APPELLO ELETTORALE BISOGNA PUR FARLO

22 febbraio 2013

Scusate il tecnicismo che, come sosteneva Viktor Smoralek in una delle rare encicliche dedicate alla sistematica demolizione dei percorsi emozionali relativi ai personaggi citati nei racconti giovanili di Fernando Couto, a volte serve più per darsi un contegno che per rendere plausibili le teorie, ma un appello elettorale va fatto con cognizione di causa e dovizia di particolari.

Cari elettori, elettrici ed elettricisti, sono candidato nel collegio uninominale di Bolzano-Bassa Atesina-Oltradige, dove per definizione diventa senatore il candidato che riceve più voti. Ne consegue che ogni voto in più di quelli necessari per l’elezione del candidato vincente è comunque un voto buttato nel cesso. A dirla tutta, c’è anche un recupero dei voti per eleggere il miglior perdente a livello regionale, ma costui non verrà sicuramente fuori da questo collegio. E’ complicato, lo so. Ma fidatevi

Il risultato è scontato, lo sanno anche i sassi che il candidato eletto sarà Francesco Palermo, sostenuto da PD-SVP-Verdi_SEL-Monti e forse anche da qualcun altro con cui mi scuso per non averlo citato. Prenderà il 52% dei voti, così a ocio. Al secondo posto si piazzerà quello dei Freiheitlichen, che prenderà qualche voto in più del solito per via di qualche irriducibile della SVP incazzato come una bestia perchè quest’ultima ha candidato un italiano (così funziona da queste parti). Prenderà un 18%, ma di essere il miglior perdente se lo scorda, nel Trentino questi non li vota nessuno. Terzo arriva quello del PDL/Lega, col 15% paga da bere a tutto il vicinato e magari regala al suo partito il miglior perdente di cui si parlava prima, di esserlo se lo scorda pure lui.

Quarta arriva  Teresa Fortini dei Grillini, meritava di meglio ma per le regole di Grillo è capitata qua. Un 5% non glielo toglie nessuno. Come nessuno toglie lo zoccolo duro del 2% a Ines Franceschini, l’ingroiana.  Resta un misero 8% per cui siamo in lizza io e i  restanti cinque candidati, tutti di destra (Casapound, Fratellid’Italia, la Destra, Alto Adige nel cuore, Giannino). Quale potrebbe essere il voto utile lo lasciio giudicare a voi

Con stima

Oscar Ferrari

 

PARTITO PER TUTTI, PEZZI DI PROGRAMMA

2 febbraio 2013

Logo Schweiz vector

Il punto fondante, ma anche fondente, è l’annessione del sudtirolo alla svizzera.
i motivi ci sono tutti, siamo già una piccola svizzera, c’è gente che parla due lingue o anche tre, ci sono i ladini e la conformazione geografica è quella. Il tessuto socioeconomico è simile così come l’attenzione per i problemi ambientali. E anche il cioccolato che si fa da queste parti non ha niente da invidiare a quello svizzero. E pure Andreas Hofer era svizzero.

La nostra era una posizione che ci auspicavamo fosse condivisa da tutti. Dai verdi innanzitutto, se i TIR passano di qua è perchè dalla Svizzera non possono, e poi i verdi non dovevano essere tanto preoccupati, in fondo gli inceneritori ci sono anche in Svizzera.
Dalla sinistra , basta fare un confronto fra uno stipendio di un operaio svizzero e uno italiano per capire che è cosa buona e giusta. Anche il 5Stelle avrebbe potuto condividere la candidatura, in fondo Grillo continua a citare la svizzera come buon esempio, che c’è di meglio che annettersi ad essa?
Da quelli che “Südtirol ist nicht Italien“, in fondo basta che spostino il cartello dal Brennero al Tubre. E anche a quelli che piangono merenda sentendosi stranieri in patria. In svizzera gli stranieri sono un quarto della popolazione. Che non ci appoggi Giannino è addirittura scandaloso. Si esce dalla trappola dell’euro e si usa il franco svizzero, la moneta più stabile al mondo.

Che tutti questi abbiano preferito crogiolarsi in candidature puramente di testimonianza, in un collegio territoriale come quello di Bolzano, ci è incomprensibile, tanto più che non ci siamo presentati alla Camera perchè, per onestà intellettuale, non potevamo certo chiedere il voto ai Trentini. E quindi abbiamo praticato la desistenza per tutti.
L’annessione alla svizzera è la soluzione definitiva e materassabile per la questione sudtirolese, e in questo senso non ci stupisce affatto che i partiti che con la questione sempre aperta ci campano sopra da decenni non ci abbiano appoggiato.

Detto questo, sappiamo che la politica si fa anche a piccoli passi e per questo abbiamo stilato un succinto programma di avvicinamento

RIFORMA ELETTORALE: domande stile patente e le schede con una risposta sbagliata vanno a finire, insieme alle bianche e alle nulle nel PARTITO DEL CASO, dove ogni cittadino si può iscrivere (anche distratti, indifferenti e ignoranti hanno diritto alla rappresentanza)
AEROPORTO: io non lo userò e quindi si libera l’area che verrà utilizzata per rifare le semirurali, liberando così il quartiere Casanova dove sarà ubicato il nuovo carcere modello europeo. Un detenuto riabilitato al Casanova sarà più ricercato di un laureato alla Bocconi (che poi si è visto che i bocconiani non è che siano dei geni).
RIFORMA DELLE PENSIONI: si va tutti alla stessa età e con la stessa cifra
RIFORMA DEI FINALI DELLE PARTITE DI CALCIO. Al 90′ si tirano i rigori e poi la squadra che perde ha 20 minuti per fare un gol. Si rivede il catenaccio, che è un’invenzione svizzera
IL LAIVESOTT LINGUA PARIFICATA, Mez per sort e Krautwalschn gruppi linguistici riconosciuti.
In conclusione, consideriamo come avversari solo coloro che premono perchè la questione sudtirolese non abbia mai fine, in pratica PD e SVP, rappresentati dal candidato Palermo.
A chi preme perchè venga stilato il Terzo Statuto, noi rispondiamo che lo abbiamo già. Dopo il los von Trient e il los von Rom, LOS VON BRÜSSEL

SPOT ELETTORALE PER L’ELEZIONE AL SENATO

25 gennaio 2013

by Iso Wenders, a buon intenditor non si guarda in bocca