Archive for febbraio 2009

BRAVO UÓLTER, COSÌ SI FA

18 febbraio 2009

cheveltroni

Bravo Uòlter, hai fatto veramente un bel gesto a dimetterti da segretario del PD. La situazione ormai si stava evolvendo troppo speditamente verso l’ineluttabilità distrinsecante, ben descritta da Anna Oxa o chi per lei nella sua celeberrima  “quando finisce un amore“, peraltro scritta e cantata da un imberbe Riccardo Cocciante.

Troppo speditamente attorno a te si stava facendo terra bruciata, e questo aldilà di qualche elezione andata  male che pure nel conto non poteva non esserci, era prorio l’humus culturale dell’Italia intera a rigettarti come corpo estraneo. E tu, Uòlter, con grande capacità di interpretazione, hai colto l’attimo giusto per una temporanea uscita di scena. Da grande stratega quale sei forse già da qualche giorno ti interrogavi su quanti voti ti avrebbe fatto perdere la triste storia di Eluana.

Ma la goccia di riso che ha fatto traboccare il vaso di fiele non è stata la sconfitta in Sardegna. Ammettilo Uòlter, tu non te la sentivi più di essere segretario del principale partito d’opposizione nel paese che, senza alcun sussulto di dignità, ha permesso senza batter ciglio ad Adriano di segnare uno scandaloso gol di braccio e a X-factor di eliminare la bravissima  Ambra Marie.

Certo che se aspettavi qualche giorno e ti andava di culo il giusto, ti dimettevi all’indomani della vittoria di Povia a Sanremo e avresti fatto il colpaccio. Magari non saresti diventato un mito come Che Guevara, ma un concerto di solidarietà in stile Nelson Mandela non te lo toglieva nessuno

BILLIGE LEDERJACKE

12 febbraio 2009

“Non è vero quel che è vero ma fa male, lo so“. Con queste ruvide ed inconsuetamente poetiche parole si apriva l’Elogio della collimazione partecipativa,  la cui attenta lettura è condizione necessaria ma non sufficiente per potersi abbeverare senza timori reverenziali all’inaudita saggezza del secondo Stielike, ormai scevro dai dogmi della difesa a uomo che, alla luce dell’odierno ordinamento mondiale, ne hanno inopinatamente frenato l’ascesa verso i vertici della cultura planetaria. Ma non è questo il punto.

Il punto è che, dopo aver caricato il video su iutub, vedo che ce n’è un altro con lo stesso titolo ma di un altro gruppo, lo guardo e le parole del testo sono le mie, roba da non crederci. Sensazioni contrapposte s’ invertebrano nel mio testolone, da un lato sono sicuramente contento, anche perchè il pezzo è proprio carino e l’atmosfera musicale è di quelle che mi piacciono un casino, caotica e dissonante. 

Dall’altro vien da pensare che se i larsen lombriki hanno deciso di usare un mio testo, almeno potevano citarmi.  A dirla tutta, neanche io con Annie Lennox (a cui appartiene  inconfutabilmente  la maternità melodica del ritornello) credo di averlo fatto, ma è tutta un’altra situazione a livello di riconoscibilità.

Vabbè, alla fine devo scegliere e scelgo di essere contento, sarei solo curioso come i larsen lombriki siano venuti a conoscenza di questa mia canzone, sulla cui paternità ci sono prove inconfutabili. Che poi, casomai dovessero farci i miliardi qualcosa salta fuori anche a me, altrimenti la prendo come la vendetta di Annie Lennox

CARNE DA AUDIENCE

7 febbraio 2009

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Carne da audience e da urna elettorale europea, questa è ormai diventata Eluana Englaro. Conflitti tra poteri istituzionali, intromissioni della Chiesa, il partito della morte contro quello della vita, esperti del circo televisivo chiamati a raccolta per dire la loro, l’opposizione che grida conro l’attentato alla democrazia, fra poco ci sarà Sanremo e di Eluana, in qualunque modo vadano le cose,  che resterà?

Forse solo l’immagine di una novella Maria Goretti, da poter spendere in nome delle radici cristiane europee al nobile scopo di raccattare il voto di qualche bigotto che sbaglia ancora in forza al PD. E magari anche il quasi inevitabile libro scritto dal padre che diverrà il best-seller da leggere sotto l’ombrellone

DACIA LOGAN, L’AUTO DI SINISTRA

5 febbraio 2009

A parte Mutu, l’attaccante della Fiorentina noto per la sua loquacità, per i rumeni in Italia non è un gran periodo. Nell’immaginario collettivo ormai si è radicata la convinzione che se uno è rumeno, un po’ più attento ci devi stare, e anche nei media una notizia di cronaca nera rende di più se il protagonista è originario della terra di Ungureanu rispetto ad un generico straniero. Di ciò ne consegue che anche il Made in Romania, che già di per sè non è mai stato sinonimo di assoluta qualità, in Italia si contorna di un fetido alone d’antipatia, a volte anche non completamente meritato.

Prova ne è che il nuovo spot della Dacia Logan MCV, sulle Tv italiane non l’ho ancora mai visto. Eppure è molto carino anche se non ho capito ancora chi è la canuta signora che gioca a calciobalilla con Martin Luther King, sempre che sia lui. Renderebbe anche l’auto appetibile ad una clientela di nicchia che, se l’adottasse come oggetto cult,  magari prenderebbe maggiore coscienza si sè e dello sbarramento al 4% non ne farebbe poi questo dramma.  Considerando anche il fatto che la si pagherebbe meno di una Panda, un discreto successo commerciale potrebbe anche averlo.

Anzi, quasi quasi un pensierino ce lo farei, a me il Made in Romania piace parecchio, mi rimanda inopinatamente al concetto di essenzialità antitecnocratica ben espresso nel sesto ed ultimo postulato del decalogo di Stielike. E il marchio Dacia mi ricorda il mio primo risveglio in terra di Romania, quando rimasi scioccato dal fatto che tutte le auto parcheggiate sulla strada erano uguali. Portavano il marchio Dacia, ma in realtà erano delle Renault 6,  un’auto all’epoca dei fatti  seconda come bruttezza  solo alla Ami 8 berlina

pipuntoessepunto chiedo scusa, mi son sbagliato e per fortuna me ne son reso conto da solo. Le Dacia che vedevo sulla strada a Timisoara non erano delle Renault 6, bensì delle Renault 12 color pastello. Il discorso sulla bruttezza comunque resta valido, anzi…