Posts Tagged ‘waschbeton’

PROVARCI BISOGNA

1 gennaio 2013

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Sorelle e fratelli, ho deciso di candidarmi al Senato nel collegio Bolzano-Bassa Atesina, con il simbolo del Partito per Tutti. Il programma è l’annessione del Sudtirolo alla Svizzera, nulla più, nulla meno. Per poterlo fare, ho bisogno di almeno 250 firme.
Come primo atto, chiedo ai membri di questo gruppo di non firmare per altre liste (o di farlo solo per la Camera) o, se già l’han fatto di allertare altre persone

IL SEGRETARIO SE NE VA A MARSA ALAM

4 marzo 2011

Se unabarrauno dice che a Bolzano ci si annoia, allora vuol dire che ha messo il calice amaro fuori dai denti (non significa niente, però suona bene). Trovatemi voi una città di piccole dimensioni che, oltre ad essere la capitale del sesso e il paradiso delle coppie scambiste, il sabato di carnevale al posto dei soliti carri allegorici si trova dua manifestazioni contrapposte.

Contrapposte per modo di dire, una la fanno per difendere la presenza di monumenti fascisti che dimostrano l’italianità di Bolzano, l’altra  per difendere monumenti fascisti che però andrebbero storicizzati con delle targhe esplicative.  Percorsi separati, polizia a tutto spiano, traffico bloccato, l’unico che vede la cosa positivamente è il pomfrittaro di Piazza Vittoria.

Già, Piazza Vittoria. Per un breve periodo si è chiamata Piazza della Pace, ma poi i bolzanini hanno richiesto e ottenuto a suon di referendum il ripristino del vecchio nome, messo in onore al glorioso 1918 nel quale il Sudtirolo venne annesso al Regno d’Italia. Figura di merda a livello europeo. Per fortuna ci salvano le statistiche del sesso.

I monumenti fascisti di Bolzano, alla fin fine non son neanche tutta questa jattura che uno crede. C’è chi li vuole abbattere o nascondere, chi li vuole tenere e ristrutturare e ci sono quelli che li vogliono storicizzare. Si sono indetti concorsi di idee sul cosa farne, ma in fondo tre/quattro manifestazioni all’anno se le riescono sempre a guadagnare, e mica è poco. Basterebbe un modesto biglietto d’ingresso e i vigili potrebbero fare meno multe per corroborare il bilancio comunale.

Detto questo, me ne vado a Marsa Alam. La giovane democrazia egiziana ha più bisogno del PPT di Bolzano, a volte è giusto soggiacere alle priorità, anche tenendo conto della temperatura atmosferica. Dovessi avere dei problemi, prego qualcuno di andare ad innaffiare i rapanelli

SVIZZERI, MINARETI E CAMPANILI (ma anche armi)

30 novembre 2009

E insomma, stavolta gli svizzeri  ha fatto incazzare tutto il mondo tranne i leghisti che,  prendendo bisi per fave come al solito, hanno festeggiato una vittoria del cristianesimo. Razzisti, nemici della libertà religiosa, fomentatori di odio ed altro, così sono stati definiti i cittadini elvetici, che hanno sancito il divieto di costruire minareti vicino alle moschee. E l’hanno fatto attraverso un referendum, sconfessando tra l’altro le indicazioni dei partiti, roba che in un altro contesto sarebbe stata visto come un trionfo della democrazia diretta.

Un referendum è una domanda secca alla quale si risponde con un si o un no, oppure non si va a votare e ci si rimette al giudizio degli altri. Qui non si chiedeva di limitare la libertà religiosa di nessuno, si chiedeva solamente di vietare la costruzione di nuovi minareti e, nonostante non sia un amante dei divieti, probabilmente avrei votato si. Anche perchè questo divieto non potrebbe altro che estendersi anche ai campanili, a meno di non mandare a puttane tutta la legislazione sulla libertà di religione.

È un peccato che si debba vietare quello che non andrebbe fatto per puro buonsenso. Ditemi voi che senso ha costruire minareti (ma anche campanili) nel 2009 in Svizzera. Il minareto, come il campanile, non è un luogo di culto, nessuno ci va dentro a pregare, ed infatti quasi tutte le  nuove chiese che si costruiscono non hanno il campanile. Minareti e campanili servivano nel secolo scorso a segnare i momenti della giornata, ma allora l’orologio lo avevano in pochissimi e il telefonino manco esisteva.

Adesso è tutta un’altra cosa, e sarebbe ora passata di far smettere di suonare le campane a vanvera, uno si abbona e gli mandano un sms quando è ora di andare a messa e quell’altro si mette la suoneria col muezzin quando è ora di pregare. Al posto di minareti e campanili, che si piantino alberi, ma mi raccomando non olmi, che poi bisogna abbatterli perchè prendono le cimici.

Se proprio volete dargli addosso agli svizzeri, fatelo almeno perchè hanno bocciato un altro referendum, quello che chiedeva di vietare l’esportazione di armi. Ma lì nessuno ha detto niente, chissà perchè

IL DALAI LAMA HA ROTTO I COGLIONI

19 novembre 2009

Fratelli e sorelle qui dalle mie parti non se ne può più. Puntuale come la scoreggia dopo i rapanelli, anche quest’anno il Dalai Lama è atterrato a Bolzano portando con sè il suo solito messaggio di pace e fratellanza e perorando la causa del Tibet, di cui detiene per reincarnazione la carica di capo del governo in esilio. Ormai il Dalai Lama fa parte del paesaggio sudtirolese, quasi come Paolo Fresu, un jazzista di fama mondiale che tutte le città si contendono e  che da noi viene a suonare una decina di volte l’anno. Se non è fortuna questa…

Il Dalai Lama da noi si trova bene, gli piace il cibo e la venerazione che il nostra Landeshauptmann Luis Durnwalder nutre verso di lui lo inorgoglisce. In realtà il nostro Durni, forse anche incalzato dall’età non più verdissima,  si sente alla fine della carriera politica e, non avendo ancora trovato un successore degno di lui, volentieri opterebbe per la propria reincarnazione alla guida del Sudtirolo. E il Dalai Lama qualche drittta potrebbe anche dargliela.

Dopo un paio di appassionanti dibattiti sull’autodeterminazioni dei popoli, il Dalai Lama si è spostato a Trento, dove ha incoronato con una sciarpa bianca il locale presidente Dellai, giunto recentemente agli onori delle cronache nazionali per essere uno dei co-fondatori del partito di Rutelli, una garanzia. Poi è andato a Roma  per incontrare Fini e il sindaco Alemanno (trovando anche il tempo di dire la sua sul crocifisso in aula) , e probabilmente adesso sarà in qualche altro posto dove è cittadino onorario a farsi baciare le mani, in pratica il suo mestiere.

Non male come vita, sicuramente migliore delle sua reincarnazione precedente, roba che vien da pensare che se la Cina non avesse invaso il Tibet, potrebbe tranquillamente avere  tutto un altro andazzo. Come leader di un regime teocratico e feudale, (qual era il Tibet dalaista) potrebbe già ritenersi soddisfatto che non fosse ancora arrivato nessuno ad esportargli la democrazia

RESTO IN PANCHINA (dall’incliccabile reditugo)

22 giugno 2009

quelo che manca

da reditugo l’incliccabile, ricevo e volentieri pubblico questo post, ringraziandolo per aver aderito a questa iniziativa che ovviamente si estende a tutti color che appaiono in nero e se sopra ci clicchi nulla accade

Arrivo che la partita è già cominciata, e da parecchio. Si può dire che il risultato sia ormai acquisito, quello che è fatto è fatto insomma, si tirano i remi in barca. Divido la panchina con un frigo portatile. Il frigo del minestrone.

Oscar mi chiede l’ora, manca un quarto alle 11.  “Manca sempre qualcosa ”  è il suo commento lapidario.E mancano ancora un bel po’ di protagonisti, che normalmente svolgono la loro azione a centrocampo; tutti di sesso femminile devo dire. Manca ancora, ma arriverà,  quella che vuole gli spinaci, e non sono ancora pronti, quell’altra che vuole i fiori di zucca,  e sono finiti, così come sono finiti i fiori ornamentali, ma come se al solo farne richiesta questi potessero immediatamente materializzarsi , non mancherà neanche quella che insiste a chiederli.

Deve ancora arrivare la ragazza che cerca dell’insalata: “Guarda che bella quella rossa”  dice Oscar; “ Questa?”  “ No, quella di colore rosso, prova a metterci  una mano dentro”. Lei già con le dita raggruppate a carciofino sta per infilarle nel cuore della pianta, poi incontra il mio sguardo perplesso e desiste. Le leggo nel pensiero la delusione per l’intenzione repressa; una volta a casa, al riparo tra le mura domestiche, sicuramente ci riproverà.

Non mancherà la signora che vuole scegliere le zucchine da se, e viene simpaticamente consigliata a cambiare mestiere. Nessuna però può sottrarsi  all’invito di assaggiare le ciliegie. Beh ciliegie. Le ciliegie vere sono già andate via. Rimangono dei frutti di colore indefinito tra il giallo-rosa-verde e di forma, quella si, simile alle ciliegie.

“Assaggia questa, senti che buona”  è la sollecitazione di Oscar “ viene chiamata zuccherina, per il suo particolare gusto. Dolcissima”. Appena un attimo per mettere in bocca il frutto, e una mano davanti alla faccia mima la parata del nocciolo che meritatamente dovrebbe venirgli sputato in un occhio. Ognuna verrà comunque rassicurata sugli effetti benefici che non mancheranno di manifestarsi di lì a poco, e salutata con un augurio di buona notte, che se va bene, per realizzarsi dovranno passare almeno dodici ore.

Le amarene andrebbero forse a finire nella marmellatrice della Iso, come probabilmente ci andranno lo stesso, se alla fine  mancasse la vecchietta in difficoltà, che se ne vuole  comprare qualche chilo, ma qui il cuore del villico ortolano viene a galla e ne sconsiglia caldamente l’acquisto,  poi si offre di custodirle il trolley con la spesa, mentre lei si avvia verso la farmacia a quasi due chilometri di distanza. La guardiamo allontanarsi con la stessa fiducia che avremmo nel vedere un cane zoppo che corre sul bordo dell’autostrada.

Sarebbe forse un’altra storia se tacessi delle fasce laterali, facendo mancare, a sinistra il produttore specializzato in asparagi e a destra quella che per il fatto di vendere formaggi, potremmo chiamare Heidi. Heidi, senza dire una parola. Quello che succede nel resto del campo invece lo ignoro, ma comunque anche per voi, mancherebbe di qualsiasi interesse.

Ora avrei qualche difficoltà a raccontare quanto sopra con una sola immagine, e per aiutarmi userò ancora le parole. Certo non le mie, ma  quelle di F.H. Simplicio che nel manoscritto privo di titolo (ma ai più noto come “Il secondo paradosso dell’assenza”), rinvenuto postumo con le prime cinque pagine strappate, alla terza, leggo testualmente: “Nulla si vede così bene come quando manca”.

 reditugo per OscarFerrari. Il Blog

ANNIVERSARIO DE CHE?

3 giugno 2009

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Oggi è il compleanno della Iso, che per la prima volta dopo tanti anni non mi potrà più chiedere come regalo il solito camion di ghiaina da spargere nel cortile che, anche se spesso le sei bottiglie di Teroldego Rotaliano arrivatole in sostituzione non lo facevano rimpiangere più di tanto, prima o poi doveva arrivare comunque. Adesso, col cortile rimesso a nuovo con tanto di rotonda del fico, la Iso sicuramente vorrà delle piastre di waschbeton per allargare il bordo piscinettagonfiabile.

 Organizzeremo una grigliata dove ognuno dei partecipanti porterà in dono due piastre del sopracitato waschbeton (per il colore fa lo stesso, ma per ragioni tecnico-organizzative è cosa buona e giusta che siano 40×40), e morta lì. Il compleanno della Iso è la nostra festa ufficiale, dell`anniversario di matrimonio a volte ce ne scordiamo alla grande, anche perchè non è stato un avvenimento di quelli da ricordare.

Innanzitutto la data, era il 22 di Agosto e non per colpa mia, al mio amico sindaco di allora avevo detto che se voleva la soddisfazione di sposarmi, doveva almeno essere il giorno di Ferragosto alle 5 di pomeriggio, io ci rimetterò tutta la vita ma almeno anche tu un ferragosto te lo giochi. E invece mi ha tirato il bidone degli impegni inderogabili precedentemente presi, spostando tutto un sabato più avanti.

Ma non è tutto qui, da noi ci sono usanze matrimoniali che noi abbiamo totalmente ignorato. La prima è quella di tagliare  la cravatta dello sposo e di venderla a pezzi, una roba infame (in pratica, fai pagare gli invitati) che mi sono rifiutato a priori di fare, decidendo di sposarmi senza cravatta. L’altra usanza che abbiamo ignorato è stata quella di rapire la sposa e portarla in giro nei bar, lasciando poi il conto da pagare al testimone dello sposo. Con la Iso, nessuno ne ha avuto il coraggio