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SE VI PIACE, CHIAMATEMI ANSGARIO

5 ottobre 2008

Sotto un certo aspetto, io ho avuto un’infanzia, un’adolescenza e anche un pezzo dell’età adulta difficile. Nulla di grave, ma il vedere che tutti hanno un onomastico tranne te non viene certo in aiuto della tua autostima. Peggio che peggio,  ti vengono pure a dire che l’onomastico lo puoi festeggiare a Ognissanti, sai che goduria far festa il giorno in cui si portano i crisantemi al cimitero e che da un pò è anche il giorno dopo Alloùin

A togliermi dalle peste ci pensò il destino, solitamente cinico e baro ma a volte anche provvidenziale. Esso si presentò sotto forma di un ricovero ospedaliero nel dicembre del 1988, all’incirca gli stessi giorni in cui Stielike formulò il suo ancora non sufficientemente compreso “paradosso degli scalini variamente coincidenti”.

Niente di grave neanche quella volta lì, si trattava solo di un trauma acustico che mi ero procurato un po’ suonando il basso in un gruppo punk e un po’ lavorando con una sega circolare non ben limata. Comunque cinque giorni di flebo per riacquistare udito ed equilibrio mi ci son volute, ma per fortuna quella rimane per ora la mia ultima esperienza ospedaliera con ricovero annesso.

Ma fu proprio passeggiando senza costrutto alcuno nei lugubri corridoi del reparto otorino, che trovai un senso a ciò che mi stava succedendo. Aspettando che la Iso, incazzata come una jena col suo parrucchiere di fiducia per via di una permanente a la Gimi Hendrics, mi venisse a trovare portandomi pure le sigarette, mi cadde l’occhio su una stampa appesa alla parete che raccontava la storia di San Ansgario, Oscar tra parentesi.

Buono, adesso il Santo ce l’avevo pure io, fine delle frustrazioni e dei complessi d’inferiorità, impegnandomi un attimo e con un po’ di culo (un po’ tanto, almeno abbastanza da poterlo dar via). avrei potuto anche diventare una rockstar. Non è successo, ma è comunque andata bene, e forse anche per merito di quella stampa appesa alla parete.

Oggi, nell’era di Internet, ho scoperto anche che il mio onomastico cade il 3 febbraio, troppo freddo per poterlo far coincidere con la Festa della Ciavada Foresta, una delle innovazioni che il Partito per Tutti attuerà non appena conquistato il potere. Pazienza, la organizzeremo all’onomastico di qualcun altro

HA TUTTE LE CARTE IN REGOLA PER DIVENTARE SANTO

29 giugno 2008

Scusate il titolo, è una volontaria storpiatura del titolo di una bellissima canzone di Piero Ciampi. E scusate anche gli antefatti, ma qui bisogna per forza parlarne.

Franz Pahl, il presidente del Consiglio regionale del Trentino Alto Adige (sembra tanto, ma in realtà è una carica solo onorifica, da noi la Regione non conta nulla, decidono tutto le province) ha promesso che, se entro il 23 Luglio, data dell´arrivo a Bressanone di Sua Santità il Papa  in vacanza estiva, la rana crodifissa esposta al  Museo di Bolzano non verrà tolta, inizierà lo sciopero della fame. Ed ecco il primo antefatto:

Circa un mese fa è stato inugurato in pompa magna a Bolzano il Nuovo Museo d´Arte contemporanea, un´opera architettonicamente bellissima, almeno così è stata unanimemente definita. A me pare il solito scatolone di vetro e cemento anzi, come dice Giuy , se lo dipingessero di blu con un dollarone in facciata potrebbe sembrare la copia del Deposito di Zio Paperone. Ma subito è scoppiata la polemica per via di una rana crocifissa esposta nel museo stesso, opera di Martin Kippenberger già morto e sepolto da tempo. Chi la voleva togliere, chi la voleva lasciare, tutti a parlare di questo. Con Obmann, Hauptmann e Bischof (capo della SVP, presidente della Provincia e Vescovo) schierati per la rimozione, il fatto che la rana sia ancora lì puzza un po’ di lancio pubblicitario. Alla fine, quelli del Museo sono usciti con un´idea geniale, hanno coperto la rana con dei fogli di giornale recanti gli articoli ad essa dedicati, chi la vuole vedere faccia due passi avanti e morta lì. Geniale davvero, vien solo da chiedersi cosa si aspetti uno che paga il biglietto d´ingresso per un Museo d´Arte Contemporanea, solo opere assolutamente politically correct?

Comunque la polemica sembrava finita, ma adesso Franz Pahl ( uno dei duri della SVP, paladino dei valori cristiani e della separazione etnica) la riaccende minacciando lo sciopero della fame. Ma come al solito, fa le cose a metà, quando con un piccolo supplemento d´impegno potrebbe benissimo aspirare ad un posto nella storia. Franz ascoltami che ti dico io come fare, ok?

Innanzitutto la data, lo sciopero della fame impara da Pannella e inizialo subito, non aspettare il 23 luglio, anzi già che ci sei fai anche quello della sete bevendo le tue stese urine, funziona alla grande sia a livello fisico che mediatico. Quando il Papa arriverà dovresti essere già quasi moribondo e scordati che nel frattempo tolgano la ranazza, nella SVP c´è una marea di gente che aspira al tuo posto. Se riesci a schiattare dopo qualche giorno di presenza del Papa ci saranno ondate di gente al tuo funerale con i cartelli monolingui “sofort heilig gesprochen“, e Ratzi commosso ti riserverà un onore pari se non superiore a quello concesso al suo polacco predecessore.

Franz, con sole due piccole modifiche al tuo progetto hai l´occasione per entrare nella storia, in un solo colpo diventeresti santo e martire di riferimento e supremo eroe popolare sudtirolese,  ma ti rendi conto che faresti addirittura le scarpe ad Andreas Hofer?

L´INSEMINATORE FOLLE

21 giugno 2008

 Questa mi piace sempre cantarla, è proprio un blusazzo inacidato di quelli che anche se stoni un attimo non è uno sbaglio ma una sostituzione. E poi l´argomento è sempre attuale, la sterilità maschile va alla grande. Tutta colpa degli ormoni femminili che si sparano nel cibo per far diventare le melanzane più grosse, per velocizzare la crescita degli animali, per produrre di più ad un costo più basso.

Come dice Bakunin, siamo quel che mangiamo

A PROVE COI NUOVI TORI

20 aprile 2008

Ultimamente ho perso un attimo il ritmo col blog, ma non me ne cruccio poi tanto, tanto lo so che non mi sto rincoglionendo. È che mica lo si deve prendere come un lavoro, anche se si salta un giro mica è la fine del mondo, alla fine sai sempre che c´è qualcuno che viene comunque a trovarti. E poi a me dell´avere un blog piace anche, o quasi sopratutto, andare a vedere in giro cosa scrivono gli altri e dove c`e l´occasione piazzare un commento il più acido possibile. Ma questo è anche un diario e allora vi racconto questi ultimi giorni.

Giovedì sera, a prove coi Nuovi Tori. Era parecchio che non suonavamo insieme, a parte qualche pezzo occasionale, non suonavamo il nostro repertorio almeno da un anno. Siccome il 10 Maggio abbiamo una data al Masetti, ci siamo ritrovati, strumenti alla mano, per un ripasso generale. L´inizio è stato terribile, i pezzi che li ricordavamo solo io e Sandro il batterista, il vero capo del gruppo. I primi tre o quattro brani sono stati una tortura, non ci arrivavo proprio con la voce, per stare dietro al tempo e alla melodia dovevo usare un timbro che non era il mio, una voce che sentivo non mi apparteneva. Il tutto intervallato da scatarrate ringhiottite a gogò, mica puoi sputare addosso a Cabassa, tanto per citare quello che era più a tiro.

Poi di colpo ingrano e tutto fila via liscio, la voce ritorna la mia e, specialmente sui pezzi lenti, mi trovo addirittura migliorato sotto il profilo dell´interpretazione, stimolato anche dalla presenza del pubblico femminile, composto da Mariangela, che ci ha anche fatto le foto.  Andiamo avanti e ripiglio il filing con Nando Deguitar e il Maestro Dalleluche e i brani iniziano a suonare come il disco, d´altronde era un laiv. E addirittura riesco a strappare, anche se col consenso controvogliato di tutta la band, anche il permesso di iniziare qualche pezzo alla chitarra e addirittura l´avallo per due assoli, che ovviamente preparerò con la necessaria diligenza per uscire contemporaneamente di ritmo e di melodia.

Per il resto, le solite cose, il secondo emplein di rapanelli, un concerto di Andrea Chimenti mancato per l´assenza di quest´ultimo, e una vittoria a Risiko contro quelle che dovrebbero giocare con le barbi invece di cimentarsi in questi giochi di strategia. Insomma, a parte il concerto, ottimamente sostituito con una chiacchierata con qualche sinistro deluso, tutto come dovrebbe sempre andare, se ci fosse una giustizia in questo mondo

 

GRATUITÀ CANAGLIA

18 novembre 2007

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“Qualunque cosa sia gratis, alla fine la paghi sicuramente più di quanto vale”, non mi ricordo chi abbia scritto questa frase, forse Adorno, o Woody Allen, o Stielike, non ha grande importanza saperlo. Anzi, forse non l´ho neanche mai letta, leggo talmente poco che alla fine non riesco a ricordarmi tutto. Questo post potrebbe tranquillamente finire qui, vado avanti semplicemente per dargli quel minimo di dimensione che ne possa avallare l´attendibilità.

Non è certo disquisendo supinamente e senza il necessario attaccamento alla funzione meramente sociale dell´idiosincrasia reciproca che attanaglia ogni presunta sottomissione, che si evita di avvilupparsi in un continuo saliscendi di preconcetti e volubilità che si frappongono necessariamente ad un sereno dialogo mirato a stabilire un qualunque nesso tra i germogli di soja e l´immortalità dell´anima, quest´ultima ovviamente intesa in senso contrario ed opposto a quello corrente.

E quante liti mediatiche, tremendamente inclini all´ottusità dominante, ci si potrebbe tranquillamente risparmiare se tutti tendessimo, come trappole per topi immateriali costruite con i fili strappati al proprio burattinaio, a considerare le gratuità come frivole manchevolezze messe in essere ad uso e consumo di chi se le può permettere? Qualunque sia il numero dei dadi occorrenti per fare un buon brodo nel Lago di Garda, essi non saranno mai completamente gratuiti.

Insomma, fra poco (un mesetto circa) andrò finalmente in ferie anch´io, e non so quali libri portarmi dietro. Chi è arrivato a leggere fin qui questo post potrebbe consigliarmi qualcosa?

 p.s.  il titolo c´entra pochissimo col post, ma anche il post c´entra pochissimo con se stesso