Posts Tagged ‘Tomáš Skuhravý’

LA TOPONOMASTICA

1 febbraio 2010

Fratelli e sorelle, cugini e cugine, qui in Sudtirolo abbiamo un problema e mica uno da poco. Abbiamo da decidere una volta per tutte che toponomastica usare per gli idronimi, gli oronimi, i poleonimi, i coronimi e i limnonimi dei nostri luoghi. A parte il fatto che sono anche brutte parole che non evocano niente di positivo, suonano come parametri delle analisi del sangue (cazzo, c’ho i limnonimi alti…), qui c’é l’aggravante che è un problema che si trascina da anni, è da quando son nato che ne sento parlare.

Sembra una cazzata, ma qui c’é gente che su questo non si dorme la notte, gente che ci studia dietro, organizza convegni, va in giro per gli angoli del mondo a vedere come fanno gli altri. E non è che non abbiano un cazzo da fare, anzi a volte, essendo pagati dalla Provincia, potrebbero veramente fare qualcosa di più utile ( a volte ci sono marciapiedi che rimangono giorni pieni di neve). Il nodo che non riescono a scogliere è se la toponomastica debba continuare ad essere bilingue o se certi nomi si debbano indicare solo in tedesco, tutto qui.

Non che anch’io non mi sia interessato alla questione, anzi nel 1993 proposi anche una soluzione. Ero candidato alle elezioni provinciali nella  Corrente dei Musicisti interna alla lista dei Verdi Alternativi e proposi la toponomastica monolingue in portoghese, Bolzano-Bozen diventava Bulsâo e via dicendo. Non fui preso tantissimo sul serio e quindi accantonai il problema e feci bene, dal momento che poi si risolse da solo, almeno a livello di progetto politico. Il Partito per Tutti, di cui sono segretario, propugna l’annessione alla Svizzera di buona parte del Sudtirolo, quindi per la toponomastica si fa come in Svizzera e morta lì

SOLO PER CHI HA VISTO MATRIX

12 dicembre 2009

Fratelli e sorelle, siamo stati gabbati di brutto, come il santo vestito d’amianto dopo la festa. In Matrix, nella scena dove Mr. Andersson (per me con due esse è più bello), doveva scegliere tra la pillola rossa e quella blu, ci hanno fatto credere che la scelta ci fosse davvero. In realtà, Mr. Andersson doveva prendere per forza la rossa, perchè in caso contrario il film finiva lì, dopo un quarto d’ora lui si dimenticava tutto e buonanotte al secchio. Sarebbe stato un capolavoro, ma commercialmente non avrebbe mai funzionato e non ci avrebbero rifilato tutto il resto del film e pure i seguiti.

Pazienza, ormai è andata così e tanto non era neanche di questo che volevo scrivere. Per chi ha la pazienza di sovraintendere ad una suddivisione sintattica non confondibile in nessun modo con un bieco e puro esercizio di dislessia, è ora passata che si inizi.

Fratelli e sorelle, ho preso un altro rudere, ma l’ho fatto a fin di bene. Uno spaccazocche autocostruito dal Sior Zelger il quale, per raggiunti limiti di età ha ritenuto opportuno disfarsene, non potevo certo farmelo scappare, sopratutto tenendo conto che l’occasione mi è capitata proprio a fagiuolo. Con un migliaio di zocche di pomaro da spaccare,  ben accetta eredità del nuovo bar, sarei stato un idiota a non prenderlo a poco più del prezzo da ferrovecchio. È un ottimo attrezzo, facilmente applicabile ad un trattore, ma anche ad una qualsiasi altra fonte di energia cinetica alimentata a motore e sicuramente ha effetti più devastanti di uno qualsiasi suo omologo andante ad elettrico (perdonatemi la scarsa eleganza nell’espressione del concetto).

A dirla tutta, quasi quasi avrei ceduto anche alle lusinghe del sopracitato Sior Zelger, quando mi proponeva di prendere anche il trattore rottamato a cui applicare lo spaccazocche.  Ma la Iso mi avrebbe ucciso, facendo pure rima baciata

TUTTI ARTISTI COL CULO DEGLI ALTRI

12 ottobre 2009

Objectstyl_CACO

Nelle uggiose giornate di un inverno che tanto incipiente non sembra, ma che sicuramente verrà e spero che non abbia occhi di Pavia, mi riprometto di approfondire le letture di Stielike, foss’anche solo per guardare le figure  tra le cui righe carpirne  il pensiero riguardo all’arte. Logica, sintassi e collegamenti ipertestuali a volte fanno a pugni tra di loro. Per cui,  se la frase precendente vi fosse risultata ostica o incomprensibile, passate tranquillamente oltre e fate finta di non averla letta.

Una rigorosa osservanza dell’ortodossia stielikiana porterebbe dritto come un fuso di pece a considerare l’arte al pari della non-arte, ma il suo matematicismo insito, anche se mai completamente espresso da alcuni dei suoi più emeriti discepoli, rende comunque necessario stabilire uno spartiacque tra ciò che è arte e ciò che non lo è, tra chi è artista e chi no. A scanso di equivoci, come nella meccanica quantistica anche qui è necessario buttarla giù alla grossa, trascurando eventuali eccezioni che, per la loro limitatezza, non inficiano più di tanto l’assioma portante di ciascuna delle enunciazioni.

In una democrazia compiuta, l’artista mai e poi mai dovrebbe essere finanziato con fondi pubblici. Quando succede, o non è un artista o non c’è democrazia

APDEIT di un paio di giorni dopo; Triste data quella odierna, per quanto riguarda la libertà di espressione. A causa di un infame complotto ordito da Wood e Xeena mi vedo costretto a cedere al vile ricatto di quest’ultima, e a sostituire la foto originaria di questo post con una ad ella sicuramente più gradita e consona. Cliccateci pure sopra

 

AMO I RUDERI

6 agosto 2009

Patate e pomodori 008

Quando la Iso vuol essere cattiva con me, se la prende con i oggetti di uso quotidiano che, a suo avviso, sono tutti dei catorci da rottamare al più presto. Magari un po’ di ragione la tiene pure, ma non posso certo contravvenire a quanto enunciato, magari con eccessiva scrinciogitudine data la delicatezza dell’argomento, nel celeberrimo “Finchè c’è lingua e dito, l’uomo non è finito”, col quale Tomáš Skuhravý  è entrato a buon diritto nel gotha. Finchè le cose funzionano, non vedo perchè cambiarle.

Adesso che ci penso, credo che l’ultima cosa che ho comprato nuova sia stata la Fiat Palio Weekend TD70, con la quale la Iso si sposta avegolmente da un posto all’altro con la certezza che girando la chiave la macchina si accende. Qui un post da solo non basta perchè ci sarebbe da parlare del Miscelatore Gewa, del Ciao, della pompa Wiessmann, della fresa Goldoni e delle due Pasquali, della seminatrice Urbinati, dei tunnel e della serrona, dei due Fiorini uguali, financo del pc da dove scrivo.

Puntata numero uno, il Gewa Düngemischer. Serve per aggiungere sostanze nutritive insieme all’acqua di irrigazione con precisione e costanza, evitando di concimare a vanvera e magari facendo pure il biologico. Una volta alla settimana lo faccio andare con un tre per mille di estratto d’alga e concime minerale composto. I risultati sono ottimi e quindi il miscelatore funziona, non v’è affatto la necessità di prenderne uno nuovo, anche perchè i modelli di adesso non  mi piacciono esteticamente.

Il Gewa è un autentico gioiello di lavorazione meccanica, la precisione dev’essere al millesimo di millimetro per far aderire un cono d’acciaio con feritoia alla sua sede e bloccare il flusso d’acqua senza bisogno di guarnizione. E pensate che una perla del genere l’ho salvata dalla rifusione, togliendola in tempo dl carro destinato al ferrovecchio. E dopo qualche mese, approfittando di un’assenza (lavorativa) della Iso, l’ho smontato e rimontato più volte fino a quando ha dimostrato di funzionare alla grande. Le prove le ho fatte con del vinaccio rosso da tappo a corona, e sapeste che soddisfazione il vedere che, solo girando una manopola, l’acqua passava dal rosa pallido al quasi magenta. Son passati dieci anni, ed il Gewa è ancora lì, uno nuovo dopo tre anni già lo devi cambiare. La Iso vi dirà il resto

RIFLESSIONI SUL VOTO

8 giugno 2009

mazza3

Una sconfitta particolarmente cocente è uno dei momenti nei quali non vorresti mai essere un segretario di partito, ma non per questo mi sottrarrò dall’ammetterla in modo sommesso ma virile, prendendo spento dalla celeberrima massima di Tomáš Skuhravý, “perso per perso, meglio perverso”.

I numeri sono impietosi, nella provincia di Bolzano solo il 28% degli aventi diritto ha seguito le  indicazioni di voto del Partito per Tutti, non recandosi alle urne per le elezioni europee ed implicitamente approvando la nostra linea politica propugnante l’annessione alla Svizzera, che dell’Unione Europea membro non è. Il restante 72% invece non ha colto la  carica innovativa della nostra proposta, che dopo decenni di stantii dibattiti rappresenta la soluzione definitiva e materassabile dell’annosa questione sudtirolese. Non l’ha colta ed è andata a votare per un’istituzione  che per forza di cose si dovrebbe abbandonare.

Noi non faremo come gli altri, che anche di fronte ad una debacle cercano sempre di far apparire il bicchiere mezzo pieno. Potremmo dire che in fin dei conti il 28% non è un pessimo risultato per un’idea politica con solo pochi mesi di vita, specialmente se raffrontato con quello che di solito ottengono quelli che da cinquant’anni si battono per il ritorno all’Austria (questa volta non si sono presentati, ma di solito oltre al 10% non vanno mai). Potremmo dare la colpa alla scarsa visibilità mediatica, al tempo piovoso, alla mancata cessione di Ibrahimovic al Servette o alla base che non ha capito. Potremmo anche dire che in fondo, rispetto allo 0,5% delle comunali di Bolzano, “abbiamo tenuto“.

Ma noi non faremo niente di tutto questo, noi ammettiamo la sconfitta e, se proprio una scusa dobbiamo trovare, la cercheremo al nostro interno. Corre infatti voce (ma è solo un “si mormora”), che Correntone Rossi, il lider maximo dell’opposizione interna al Partito per Tutti, abbia espresso pubblicamente la sua volontà di recarsi alle urne ed abbia addirittura fatto proselitismo, minando in questo modo l’unità d’intenti del PPT.

Di fronte a cotanta fronda, il Partito per Tutti assume nei confronti di Correntone Rossi l’unica posizione possibile: lo perdona