Posts Tagged ‘spaghetti allo scoglio’

SCRIVO DOMANI

30 agosto 2010

Scrivo domani. Dovessi scrivere oggi, sarei indeciso se sul quale forse fosse o sarebbe il soffermarsi più opportuno, se sull’ennesimo aggiornamento sulla produzione agricola o sull’ imminente evento catastrofico che, come una spada di Sofocle, incombe sulla città di Bolzano, il ventilato ( nel senso che non si sa ancora se lo fanno, libeccio, tramontana o scirocco nulla c’entrano, meno che mai il maestrale) concerto degli Zetazeroalfa, un gruppo di impostazione neofascista.

Petizioni su feisbuc, controconcerti, manifestazioni di dissidio, financo proposte di presidio, il tutto per un concerto in cui alla fine, se va bene ci andranno un centinaio di  persone, tolti i rappresentanti delle forze dell’ordine.  Manca solo la fiaccolata e questi crederanno di essere la reincarnazione dei Sex Pistols. La stampa locale batte il chiodo su una strana abitudine che paiono avere i fans di questa band, la cinghiamattanza. La quale consiste nel percuotersi l’ un l’altro usando la cinghia delle braghe, stando ovviamente attenti che queste ultime non calino troppo, una mutazione genetica del pogare che si faceva ai concerti pan crocc.

Lasciateli suonare,m alla fine che male vi fanno? alla fine può solo venir fuori che si tratta solo di una forma di invidia da parte di quelli del PD. Quelli che le cinghiate preferiscono farsele dare dai trans (lo so che è politicamente scorrettissima, ma a me fa ridere un casino)

pipuntoessepunto: forse era davvero meglio che scrivevo domani…

 

SIAMO GIÀ ALLE PRIME CONSEGUENZE

15 dicembre 2009

Fratelli e sorelle, siamo già alle prime conseguenze, e questo non può che avvalorare i paradossi espressi nella celeberrima Tesi multipla di Neuchâtel, con la quale Stielike posò la prima pietra miliare di un itinerario ancora oggi sconosciuto ai più. Anche da noi in Südtirol, il ferimento di Berlusconi ha iniziato a creare i suoi strascichi, e neanche tanto corti.

Il sindaco di Bolzano, Luigi Spagnolli, ha dichiarato che,  per motivi personali, non si ricandiderà per un secondo mandato. E nessuno gli crede, tutti si arrovellano sulle probabili cause del suo gesto estremo (estremo nel senso di raro, non succede spesso una cosa del genere), ed è opinione dominante che gli stia troppo sui coglioni il dover partecipare a delle elezioni primarie.  Se fosse così avrebbe ragione da vendere, una coalizione che non ripresenta il proprio leader dopo essere stata al governo, implicitamente ammette di aver fatto non bene. Se poi vuole costringerlo a farsi le primarie, vuol dire che sa di aver fatto non bene ma vuole scaricare la colpa su di lui. E poi perchè proprio le primarie, con tutte le infermiere che ci sono in giro?

In realtà i motivi personali che hanno spinto il nostro Gigi a tal gesto, personali lo sono davvero. Gli ha preso la sghibbia che quel che è successo a Berlusconi possa accadere anche a lui. Come segretario del Partito per Tutti lo so che non dovrei, ma non me la sento a livello umano di non dover rassicurare il sindaco. Gigi stai tranquillo, qua non è mica Milano, un angioletto Thun in faccia non fa poi così male

A VOLTE RITORNANO (i pinocchietti e Paolo Fresu)

1 luglio 2009

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Ebbene si, c’eravamo illusi. I pinocchietti, quegli orribili pantaloni da uomo a tre quarti (e qui il frazionamento si può riferire tranquillamente sia all’oggetto che al bipede), che posseggono il potere di rendere ridicolo chiunque li indossi, non solo non sono spariti dalla circolazione, ma addirittura se ne vedono in giro di nuovi.

Non siamo ancora alla catastrofe, ma comunque il momento non è di quelli migliori, specialmente se teniamo conto che spesso l’impinocchiettamento dell’individuo è corroborato dalla presenza del marsupio e dei calzini nei sandali. Fa male vedere cose del genere, ma comunque non si possono tacere. Dispiace davvero, ma in questo caso non possiamo proprio seguire l’invito del presidente Napolitano, secondo il quale sarebbe opportuno mettere a tacere scandali e polemiche in concomitanza con l’imminente G8.

Sotto la guida profetica del sommo Mr.Alex, abbiamo addirittura inscenato un rogo sciamanico propiziatorio per eliminarli, ma i pinocchietti hanno resistito anche a questo, forse anche aiutati dalla crisi economica che ha convinto i loro possessori a salvarli dal termitaio. O forse è solo la dimostrazione dell’inutilità dell’agire, ben espressa da Stielike nell’ormai celeberrimo paradosso delle patate (per quante tu possa mangiarne, mai riuscirai ad eliminarne la specie). Fratelli e sorelle, i pinocchietti a volte ritornano, ma mica solo loro.

A Bolzano ad esempio, una delle cose più difficili non è trovare dello speck fatto con maiali locali, bensì lo sfuggire ad un concerto di Paolo Fresu. Negli ultimi anni sarà capitato da queste parti minimo una ventina di volte, e la cosa non può essere altro che motivo d’orgoglio per questa landa sperduta in mezzo alle Alpi, dal momento che si tratta del più celebrato gessista italiano, famoso anche a livello internazionale. Strano solo che ci capiti sempre lui, oppure forse di Paolo Fresu ce ne sono in giro più d’uno. Giusto per saperlo, dalle vostre parti ogni quanto arriva Paolo Fresu?

AD OGNUNO LA SUA FESTA

1 Mag 2009

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Da scrivere ne avrei parecchio d’altro, ma questa storia fra un po’ si sgonfia da sola, come quasi sempre succede dallie mie parti, Bolzano e dintorni. Son tutti imbestialiti contro il vicesindaco Ellecosta. Il buonuomo  ha detto che per lui il 25 Aprile non c’è niente da festeggiare, e che la liberazione vera porta la data dell’8 settembre, la data in cui i tedeschi si riappropriarono del Sudtirolo. Gliene hanno dette talmente tante che alla fine ha dovuto chiedere scusa, neanche avesse bestemmiato in chiesa.

Eppure per me Ellecosta, dal suo punto di vista, ha ragione. È  la prima volta che succede e credo anche l’ultima. I festeggiamenti di solito si fanno per ricordare un momento positivo, per gli altri si fanno le commemorazioni. Immaginatevi che per vent’anni vi avessero impedito di parlare la vostra lingua  e cambiato i vostri nomi, vi arrivano quelli che te lo permettono e siete all’8 settembre. Le truppe naziste sono state accolte con mazzi di fiori in Sudtirolo, ma anche fossero arrivati i bolschevichi sarebbe stato uguale, l’importante è che fossero stati tedeschi. È stata una festa.

Immaginatevi che poi fossero arrivati quelli che rimettono tutto come prima, con la generale promessa che migliorerà ma che comunque sarete sempre patrioti all’estero. Festa non si fa di sicuro, e questo è stato il 25 Aprile sudtirolese. Niente di cui festeggiare l’anniversario, la sparata di Ellecosta potrebbe magari rappresentare un nuovo concetto di unità nazionale.

Le feste andrebbero celebrate solo per ricordare i momenti positivi di un popolo, i momenti  nei quali tutta la nazione diventa una persona sola, quelli ricordare. In Italia, ad esempio, si potrebbero festeggiare la data del discorso di Mussolini con l’annuncio dell’entrata in guerra, e  l’undici luglio, quando gli azzurri vinsero il mondiale in Spagna. Se qualcuno ne sa indicare un altro lo segnali, ma bello sarebbe il poter aggiungerci la data della ricostruzione de L’Aquila, e lasciare che di feste ognuno celebri le sue

È PASSATA LA VERGOGNA

3 marzo 2009

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“C’è sempre una ragione per non scrivere”.  Con queste emblematiche e fetifade parole, liberamente tratte dalla postfazione delle Lettere alla madre dalla Colonia Marittima, uno dei capolavori di Fernando Couto, desidero iniziare il mio post.  Una ragione per non scrivere in questi giorni è stata la vergogna di dovervi chiedere un voto che magari neanche merito.

Non voglio farla lunga, non sopporto che intorno ad un concetto relativamente semplice si imbastisca una susseguzione di argomentazioni fritte e rifritte che assumono un mero ruolo di contorno sussegussendosi senza costrutto alcuno ed impantanandosi il più delle volte in un marasma di cinguettii adolescenziali che proprio per questo mai avranno l’età, preferisco andare subito al sodo.

Per prima cosa dovreste cliccare qui, vi si aprirà una finestra di voto e, nella categoria miglior post giornalistico, mettete il puntino di preferenza su “Il Porno, l’ultima arte rimasta vergine“, e poi il resto sono solo formalità. Dimenticavo, dovete votare un post anche in altre due categorie (se volete un consiglio, quello numero 5 nella categoria umoristici). Fatto questo, andando qui saprete ci cosa si trattava ma sarà troppo tardi per tornare indietro.

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Ma non era questa l’unica vergogna a frenarmi, questa riguardava e colpiva solo me stesso. L’altra vergogna  coinvolge il mondo intero. In brutale sfregio del senso universale di giustizia, della logica e di tutto quanto abbia contribuito allo sviluppo dell’umanità, a partire dal prossimo novembre la Fiat Palio Weekend mia e della Iso sarà sottoposta a limitazioni di circolazione. Ma questo è già il prossimo post…

PATATE SI, AZIONI NO

2 ottobre 2008

Io per le patate non ci sono mai stato tanto portato ma, come affermava il sommo Stielike nel mai abbastanza riconosciuto come simbolo dell’incoerenza costruttiva 1979, “anche un cambio automatico ha bisogno di un pelo d’occhio“. E quindi prima o poi doveva pur capitare che mi venissero bene. La scossa l’ha data il bar, il mezzo ettaro abbondante che io e Claudio abbiamo affittato quest’anno principalmente per coltivarci questo tubero, che se ce lo hai buono ti tieni il cliente alla grande.

Patate, ma anche carote. Queste erano le mie grosse pecche prima di quest’anno, colpa mia senza ombra di dubbio, ma anche colpa anche del mio terreno, eccessivamente umido e torboso.

Tutto iniziò a fine Aprile, con Claudio stavamo terminando in terrificante ritardo la potatura dei suoi meli (noi facciamo così, lui da una mano a me e io do una mano a lui), venne fuori l’idea di prendere in affitto un terreno incolto in attesa di esproprio. Detto e fatto, scolandoci una cinquina di birre una dietro l’altra elaborammo il progetto.

Innanzitutto bisognava tagliare le erbacce alte un metro, poi arare e fresare il terreno, mettere in opera uno straccio di impianto d’irrigazione e poi  si poteva iniziare a pensare a cosa farci. Era tardi, e le patate da seme erano esaurite da tutte le parti, ne avevamo la metà scarsa di quante ne servivano e sembrava che a metà Maggio per avere delle patate da seme si dovese andare in Norvegia, erano esaurite dappertutto. Proprio giusto per provarci feci una telefonata al posto più ovvio, il Consorzio Agrario di Laives. Ne avevano da buttar via e avevano addirittura perso la speranza di poterle vendere, per cui ce le diedero a metà prezzo. Colpaccio.

Nel frattempo avevamo seminato una marea di rapanelli, mais e cime di rapa. E io avevo preparato piantine di pomodori da sugo, zucchine, zucche e meloni a gogò, i due tavoli della serra erano completamente occupati. Noi lo sapevamo che non tutto ci sarebbe venuto bene, ma alla fine il risultato è comunque stato superiore alle aspettative. Con i rapanelli rossi e bianchi ci è andata discretamente bene, ne sono venuti parecchi ma si poteva fare meglio. Il mais, per quello che serviva, ha fatto il suo sacrosanto dovere, le zucchine hanno prodotto il giusto, le cime di rapa non ci hanno mai tradito e anche coi fagiolini ne è valsa la pena. Con le carote è andata di lusso, mai fatte così tante e così belle.

Le delusioni sono state i meloni e i pomodori da sugo, ma forse coi primi ci riproveremo, l’importante erano le patate, in fondo era per quello che avevamo messo in atto il progetto. La prima cavata, quella delle precoci, si è rivelata senza infamia e senza lode. Piccolette e neanche tantissime, ma i rapanelli bianchi seminati al loro posto stanno venendo su alla grande. La seconda raccolta, quella di quelle con la scorza rossa, si è invece rivelata una piacevole sorpresa, patate belle e sane e anche di una discreta pezzatura. E anche qui, una bella fresata al terreno e giù di nuovo a seminare rapanelli, è fine settembre ma provarci di deve.

Il bello è che sto scrivendo questo con Bruno Vespa e Brunetta nelle orecchie, mentre stanno dissertando di azioni, bond argentini, fallimenti bancari e crolli di borsa

GRANA SULLO SCOGLIO

31 luglio 2008

Isolde, guarda che lo so che la Nutella l´hai nascosta in quel piccolo scomparto della cucina, dietro alle salviette verdi. Lo so da domenica scorsa e non l’ ho ancora toccata e allora, visto che non ti fidi di me, mi tocca raccontare di quella volta che hai messo il grana sugli spaghetti allo scoglio.

Era una delle ultime volte che ci siamo permessi una vacanza estiva, prima che il dedicarsi principalmente allla produzione ortofrutticola ce lo impedisse. L´idea era di andare in Slovenia a godersi la bellissima terrazza sul mare della Frau Rosa, solo che arrivati al confine ci hanno fatto notare che ambedue avevamo la carta d’identitá scaduta e quindi nisba, l´unica era cercare un posto in Italia. Dopo vari giri a vuoto e tentativi andati male, avevamo trovato un grazioso appartamento a Lignano Sabbiadoro e lì ci siamo accampati, io, te e il primogenito.

Il giorno dopo, avendo saltato la colazione per mancanza di materia prima, mi propongo come cuoco per il pasto di mezzogiorno e, consapevole della sua importanza, decido di uscire e dare il meglio di me stesso per preparare un piatto di spaghetti allo scoglio fatti come Dio comanda. Il pesce lo trovo da un ambulante appena arrivato per il suo giro, un kilo di cozze e uno di vongole, una decina di scampi e delle sarde stupende appena pescate, che con lo scoglio non c’ entrano nulla ma come antipasto vanno più che bene.

Con lo stesso metodo mi procuro poi dei pomodori e della cipolla rossa oltre ad un peperoncino ricevuto in omaggio e con tutto l´occorrente torno all´appartamento, fuori tutti dalla cucina e ci vediamo in terrazza per il pranzo. Lavo e spurgo i mitili, preparo il soffrittino e li faccio aprire per poi togliere quasi tutti i gusci, qualcuno come decorazione deve rimanere, aggiungo il pomodoro, butto la pasta e adesso basta aspettare. Vien fuori un capolavoro, arrivo in terrazza, servo i piatti e mi giro un attimo aspettando i conati di piacere quando la Iso e il primogenito assaggeranno la prima forchettata.

Saranno  stati al massimo trenta secondi, mi volto e vedo una montagnola di formaggio grana depositata sugli spaghetti allo scoglio della Iso e del pargolo. Mi è caduto il mondo addosso