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TARTAGLIA COME GOIKOETXEA (e come il ramo del caco)

14 dicembre 2009

A dirla un po’ alla grossa, Tartaglia che spacca la faccia a Berlusconi equivale ad  Andoni Goikoetxea che frantuma la caviglia di Maradona, non conta il contesto ma l’effetto. Tutte e due le vittime sono state colpite in quello che era il loro punto forte, quello su cui basavano il successo, e in ambetrè i casi la cosa era certamente prevedibile.

 Se sei il miglior calciatore del mondo è logico che qualcuno cerca di fermarti in ogni modo, con le buone o con le cattive. Se stai al governo, democraticamente eletto  con un ottimo consenso e vai in giro a stringere mani, prima o poi quello del formaggio lo trovi, è matematico. Sono i pericoli del mestiere, anch’io qualche settimana sono caduto dal caco e lo sapevo che prima o poi succedeva.

Maradona aveva vent’anni e si è rimesso alla grande, la mia mano fratturata è ormai quasi del tutto guarita, ma per Berlusconi immagino ci vorrà parecchio tempo prima che possa andare in giro a mostrare la faccia. E non son mica sicuro che il berlusconismo resisterà ad una troppo prolungata assenza dell’immagine del leader (fra tre mesi, chi si ricorderà di chi ha vinto X-Factor?). E se va in mona il berlusconismo, l’antiberlusconismo lo segue a ruota.

In televisione parlano d’altro, cercano il mandante e stigmatizzano il clima d’odio.  E a me vien quasi da ridere pensando che il destino di questa gente è nelle mani dei chirurghi plastici

PRESCRIZIONE BREVE

15 novembre 2009

manette

Agli italiani piace la galera, come una volta piacevano la gogna, la forca e la ghigliottina. A chiederla come pena, magari aiutato dai media che si buttano a pesce sull’emegenza di turno, un bel po’ di gente riesci sempre a tirartela dietro. Certo c’è differenza, c’è la galera progressista e di sinistra invocata e ottenuta per gli evasori, i molestanti e gli stolcheri e c’è la galera reazionaria di destra contro i clandestini e i fumatori di canne.

E poi c’è quella bipartisan, succede di raro ma capita e per poco non ci cascavo dentro. Adesso sui media non le trovi più, ma qualche tempo fa non passava giorno che non ci fosse notizia dell’ubriaco al volante che aveva provocato un incidente. E la politica non tardò molto ad accontentare il popolo bue, furono varate leggi più restrittive. Per fortuna, col mio 0,7 per mille mentre andavo a 45 all’ora, me la sono cavata con due settimane di ritiro patente-corso di riabilitazione alla guida-ripetute visite di controllo con analisi del sangue-condanna penale a cinque giorni di arresto tramutati in ammenda. Era ancora la vecchia legge, ma non è di questo che volevo parlare, volevo fare un post sulla prescrizione breve.

In linea di principio sarebbe sacrosanta, lo stato per giudicarti non può avere un tempo infinito, sei anni devono bastare e strabastare anche in caso di accanimento e dovrebbe valere per qualsiasi reato, dalla strage al vilipendio delle istituzioni, senza eccezioni di alcun tipo. La rivoluzione francese (o chi per lei) ha stabilito che nessuna legge può essere retroattiva, e quindi i processi in corso si farebbero con le vecchie regole, non vedo il verme eppure c’è.

Il verme è la legge che stravolge il principio, il verme è la giustizia che non ha risorse e che perde il suo tempo in stronzate, ma il verme è anche la gente che chiede manette a vanvera

BRAVO UÓLTER, COSÌ SI FA

18 febbraio 2009

cheveltroni

Bravo Uòlter, hai fatto veramente un bel gesto a dimetterti da segretario del PD. La situazione ormai si stava evolvendo troppo speditamente verso l’ineluttabilità distrinsecante, ben descritta da Anna Oxa o chi per lei nella sua celeberrima  “quando finisce un amore“, peraltro scritta e cantata da un imberbe Riccardo Cocciante.

Troppo speditamente attorno a te si stava facendo terra bruciata, e questo aldilà di qualche elezione andata  male che pure nel conto non poteva non esserci, era prorio l’humus culturale dell’Italia intera a rigettarti come corpo estraneo. E tu, Uòlter, con grande capacità di interpretazione, hai colto l’attimo giusto per una temporanea uscita di scena. Da grande stratega quale sei forse già da qualche giorno ti interrogavi su quanti voti ti avrebbe fatto perdere la triste storia di Eluana.

Ma la goccia di riso che ha fatto traboccare il vaso di fiele non è stata la sconfitta in Sardegna. Ammettilo Uòlter, tu non te la sentivi più di essere segretario del principale partito d’opposizione nel paese che, senza alcun sussulto di dignità, ha permesso senza batter ciglio ad Adriano di segnare uno scandaloso gol di braccio e a X-factor di eliminare la bravissima  Ambra Marie.

Certo che se aspettavi qualche giorno e ti andava di culo il giusto, ti dimettevi all’indomani della vittoria di Povia a Sanremo e avresti fatto il colpaccio. Magari non saresti diventato un mito come Che Guevara, ma un concerto di solidarietà in stile Nelson Mandela non te lo toglieva nessuno

DIECI ANNI E DIECI GIORNI

12 gennaio 2009

Dieci anni dalla morte di Fabrizio de André, e la grande messa collettiva in suffragio sta per terminare, sono stati giorni in cui del grande Faber si sono occupati un po’  tutti. Radio, blog, televisioni, opinionisti e coccodrillari vari si son dati convegno al muro del pianto per il vuoto incolmabile, non tenendo in alcun modo presente la massima di Stielike (poi ripresa con successo anche da Giulio Andreotti) secondo la quale “di gente insostituibile son pieni i cimiteri” .  Il culmine della chermess lo si è probabilmente raggiunto nella serata in cui l’ormai insopportabile Fabio Fazio ha sviolinato tutta la piaggeria di cui è capace verso chiunque avesse avuto in qualche modo a che fare con De André, fosse pure il suo rammendatore di calzini.

Fazio non lo sopporto proprio, è l’emblema di una generazione che non riesce ad andare più in là del servilismo culturale a quelle precedenti, ed il suo sciòv di ieri lo ha ampiamente dimostrato. Ad essere sincero non l’ho visto neanche tutto, ma ho battezzato l’intervista a Renzo Piano come un monumento alla noia e le penose esibizioni di Lucio Dalla, di Battiato e dello Zombi Finardi mi han fatto quasi ridere. Terribile poi il rito collettivo di “Amore che vieni, amore che vai” suonata in tutte le radio, mancavano solo il conto alla rovescia, la neve finta e i tappi di sciampagn. Da mettere in galera chi ha pagato il viaggio di Jovanotti a Spoon River, da salvare Piovani, Antonella Ruggiero, e forse anche qualcuno che adesso non ricordo.

D’altronde, meglio non prendersela tanto, questa è l’Italia. Un paese dove i grandi numeri sono in mano ai vecchi e mica solo nella musica. De André era sicuramente uno che stava dalla parte degli ultimi, ma sentirselo continuamente ripetere dai soliti inamovibili soloni della canzone italiana non è  proprio il massimo. E giusto per dirne un’altra, ottima la presenza di Dori Ghezzi ma almeno una citazione per Enrica Rignon (fino al 1974 la signora de André) ci poteva anche stare, o vogliamo fare le cose alla Berlusconi?

Dieci anni per de André, dieci giorni per Valentina Giovagnini, che di diventare grande non ha avuto il tempo e la possibilità. Un incidente stradale all’inizio di quest’anno le ha chiuso le sliding doors che portano al successo, e lei lo meritava al pari di Fabrizio e di tanti altri

ANDREAS HOFER, ALTRO CHE OBAMA

8 gennaio 2009

andreas_hofer

E insomma adesso ci siamo davvero nel 2009, cerchiamo di comportarci bene perchè questo sarà uno degli anni del secolo. Sarà l’anno di Obama e  di conseguenza il primo della rivoluzione ecosostenibile, a pensarla così è come indovinare al grammo (diciamo ai due grammi  e cinquantuno, la bilancia ha la divisione ai 5 gr.) il peso di un sacchetto di prugne,  però spesso ci riesco e quando non capita nessuno critica più di tanto. Sarà anche l’anno della pace in terra santa. È brutto e cinico dirlo, ma l’attuale situazione e le imminenti elezioni da ambedue le parti favoriranno la vittoria dei rispettivi estremisti e, come teorizzato da Stielike nel  troppo lontano percepito 1981, nessuno sa fare la pace meglio di due guerrafondai

Ma non ci sarà solo questo a rendere storico il 2009, non ho la sfera di cristallo ma posso comunque azzardare che un Testimone di Geova vincerà l’Isola dei Famosi, che l’Inter eliminerà il Mencester Iunaited, che  il 27 Agosto ci sarà la luna piena e che finalmente mi assegneranno il Nobel per la Fisica che da tempo merito per aver scoperto l’origine dell’universo.

Tutto questo in tutto il mondo, tranne che dalle mie parti. Da noi in Sudtirolo il 2009 sarà quasi esclusivamente l’anno del bicentenario della morte di Andreas Hofer che, se siete arrivati a leggere fin qui, vi chiederete senz’altro chi sia.  Tranquilli, niente di particolare, si tratta solo dell’eroe popolare sudtirolese che, nel nome dell’appartenenza di questa terra all’Austria, difendeva il feudalesimo clericale dall’assalto delle truppe napoleoniche portatrici degli ideali della rivoluzione francese (è detta un po’ alla grossa ma la sostanza è quella).

Io del Sudtirolo sinceramente mi son rotto anche un po’ i coglioni, il Partito per Tutti ha già indicato la strada maestra da seguire, che consiste nella sua annessione alla Svizzera, Guglielmo Tell al posto di Andreas Hofer. Se questi non la vogliono capire, ma che colpa abbiamo noi?