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QUASI TUTTO BENE

2 settembre 2009

pala

Sarebbe quasi ora di cambiare la testata del blog, parecchio del mio tempo lo sto passando sulle piante di fico a raccoglierne i boccioli e quella faccia da deficiente non avrei alcuna difficoltà a replicarla. Per adesso soprassiedo, ma se lo doveste considerare necessario, non mi sottrarrò. Per il resto, va quasi tutto per il verso giusto.

Miley, la cucciola di Bovaro di Stielike, cresce ed impara a stare al mondo in modo più che soddisfacente. Gira tranquilla senza catene o collari o guinzagli, solo ancora deve capire la differenza fra la domenica e gli altri giorni.  A parte il sedano, la produzione agricola tien botta alla grande, c’è solo un fisiologico calo dei pomodori cuore di bue, ma fra un paio di settimane ci saranno anche quelli nuovi piantati al posto delle zucchine nella serra crisalide.

Proprio volendo cercare l’ago nell’uovo e il pelo nel pagliaio, una cosa che è andata storta ci sarebbe. Mi è saltato un concerto che dovevo tenere lunedì, si chiamava “la notte degli Oscar” ed eravamo io (accompagnato da Frenchi il flamencaro) e Felix Lalù, al secolo Oscar de Bertoldi.

 Una serata tutt’altro che rumorosa, ma a due ore dal concerto si viene a sapere che il permesso non è più concesso, ma io ci vado lo stesso. Avevo anche una mezza intenzione di suonare comunque, ma continuavano ad arrivare vigili urbani a controllare che il temuto evento non avesse luogo, e quindi ho preferito attuare un’obbedienza incivile, restandomene a bere una birra dietro l’altra. E consolandomi pensando di essere vittima del solito complotto clericalfascistagiudaicomassonicointerista e pure antielvetico, che mai non guasta.

Peccato, ma d’altronde il locale dove avrei dovuto esibirmi era già stato oggetto di vari tentativi di messa in silenzio da parte dei vicini abitanti stanziali, e non me la sento certo di condannarli, i concerti si protraevano a volte addirittura fino alle 22.30. Inammissibile per Bolzano-Bozen

DACIA LOGAN, L’AUTO DI SINISTRA

5 febbraio 2009

A parte Mutu, l’attaccante della Fiorentina noto per la sua loquacità, per i rumeni in Italia non è un gran periodo. Nell’immaginario collettivo ormai si è radicata la convinzione che se uno è rumeno, un po’ più attento ci devi stare, e anche nei media una notizia di cronaca nera rende di più se il protagonista è originario della terra di Ungureanu rispetto ad un generico straniero. Di ciò ne consegue che anche il Made in Romania, che già di per sè non è mai stato sinonimo di assoluta qualità, in Italia si contorna di un fetido alone d’antipatia, a volte anche non completamente meritato.

Prova ne è che il nuovo spot della Dacia Logan MCV, sulle Tv italiane non l’ho ancora mai visto. Eppure è molto carino anche se non ho capito ancora chi è la canuta signora che gioca a calciobalilla con Martin Luther King, sempre che sia lui. Renderebbe anche l’auto appetibile ad una clientela di nicchia che, se l’adottasse come oggetto cult,  magari prenderebbe maggiore coscienza si sè e dello sbarramento al 4% non ne farebbe poi questo dramma.  Considerando anche il fatto che la si pagherebbe meno di una Panda, un discreto successo commerciale potrebbe anche averlo.

Anzi, quasi quasi un pensierino ce lo farei, a me il Made in Romania piace parecchio, mi rimanda inopinatamente al concetto di essenzialità antitecnocratica ben espresso nel sesto ed ultimo postulato del decalogo di Stielike. E il marchio Dacia mi ricorda il mio primo risveglio in terra di Romania, quando rimasi scioccato dal fatto che tutte le auto parcheggiate sulla strada erano uguali. Portavano il marchio Dacia, ma in realtà erano delle Renault 6,  un’auto all’epoca dei fatti  seconda come bruttezza  solo alla Ami 8 berlina

pipuntoessepunto chiedo scusa, mi son sbagliato e per fortuna me ne son reso conto da solo. Le Dacia che vedevo sulla strada a Timisoara non erano delle Renault 6, bensì delle Renault 12 color pastello. Il discorso sulla bruttezza comunque resta valido, anzi…