Posts Tagged ‘regime teocratico e feudale’

NON VOLEVO PARLARE SOLO DI CACHI

7 novembre 2010

A volte non scrivo non perchè non sappia cosa scrivere ma perchè non so di cosa scrivere. Ma poi mi passa e soprassiedo alla fittizia necessità di non mischiare gli argomenti, alla fin fine non è che frega tanto se non occupo tutto lo spazio del post con l’autoincensamento che mi vien di stomaco dal mio ruolo di indiscusso re del caco bolzanino, anzi sudtirolese. Ci occupo solo qualche riga.

Credo proprio che in tutta la millenaria storia della città di Bolzano, nessuno sia mai riuscito a vendere (al pubblico, non all’ingrosso) un quintale e mezzo di cachi in quattro ore. Se poi restringiamo il bacino di attinenza a coloro che vendono cachi di propria produzione, mi sa che il primato si all’allarga all’intera Europa, tolto il Regno delle due Sicilie. Non ho foto da mostrarvi ma, credetemi sulla parola, venerdì scorso in Piazza Municipio ho fatto fuori tredici cassette di quelle da semina e 4 di quelle da esposizione.  

A parte i schei, il bello di tutto questo è la soddisfazione che si prova quando la gente apprezza quello che fai, e anche quella che provo avendo quasi terminato la raccolta senza essermi rotto la mano come l’anno scorso. Mentre ascolto di schiena Nevruz che massacra Perfect Day di Lou Reed, faccio delle foto ad un caco che avevo riservato alla Iso. Mi rendo conto che la qualità di un caco si misura anche dal suo lasciarsi tagliare a metà senza squagliarsi e allora va da sè che alla fine me lo mangio. 

In effetti è buonissimo, si sente la maturazione lenta e naturale a contatto delle mele aromatiche di varietà ormai sparite dalla circolazione. E’ che non volevo parlare solo di cachi, volevo fare anche una disanima sul fatto che non è proprio vero che sul web si trova tutto. Cercate ad esempio un miscelatore GEWA

SCIARM E LA SUCCESSIONE DI FIBONACCI

5 aprile 2010

Magari è troppo presto, ma per non sapere nè leggere nè scrivere, una mia foto in posa da sirenetto ve la posto comunque, è una questione d’intuito. Così secsi non sono mai stato in vita mia, ma può tranquillamente essere che migliori ulteriormente, dipende tutto dal rapporto che la mia avvenenza ha con lo scorrere del tempo, se essa segua una curva controiperbolica oppure che sia legata alla successione di Fibonacci come la determinazione dell’albero genealogico di un fuco, inteso come il maschio dell’ape.

La settimana a Sciarm ci voleva proprio, e quasi la cosa più bella non è l’aver trovato un tempo ed un mare stupendo (stupendo nel senso di temperatura, pulizia, facile accessibilità e possibilità di tuffo da 3 metri, ma nient’altro), ma dal fatto che dalle mie parti ha piovuto e fatto freddo. Come quando ti dai una martellata sui coglioni e godi per aver sbagliato il colpo. A parte queste considerazioni che trovano il tempo che lasciano, tutto a posto, solo non capisco perchè le uova in Egitto sono sempre bianche  e da noi solo a Pasqua.

Dell’Italia ho solo saputo di come sono andate le elezioni, di chi è andato via dall’Isola dei famosi e della storia del cadavere di Elisa Claps, roba che appena rientrato a casa, la prima cosa che ho fatto è stato l’andare in soffitta a sincerarmi che non ci sia niente di strano, mica son sicuro che la magistratura avrebbe avuto con me la stessa comprensione che ha dimostrato con la Santissima Trinità. Ah no, ho visto anche il bellissimo gol di Huntelaar, uno che nel mio cuore rossonero potrebbe anche prendere il posto di Luther Blissett e di Pippuzzo

 

 

IL DALAI LAMA HA ROTTO I COGLIONI

19 novembre 2009

Fratelli e sorelle qui dalle mie parti non se ne può più. Puntuale come la scoreggia dopo i rapanelli, anche quest’anno il Dalai Lama è atterrato a Bolzano portando con sè il suo solito messaggio di pace e fratellanza e perorando la causa del Tibet, di cui detiene per reincarnazione la carica di capo del governo in esilio. Ormai il Dalai Lama fa parte del paesaggio sudtirolese, quasi come Paolo Fresu, un jazzista di fama mondiale che tutte le città si contendono e  che da noi viene a suonare una decina di volte l’anno. Se non è fortuna questa…

Il Dalai Lama da noi si trova bene, gli piace il cibo e la venerazione che il nostra Landeshauptmann Luis Durnwalder nutre verso di lui lo inorgoglisce. In realtà il nostro Durni, forse anche incalzato dall’età non più verdissima,  si sente alla fine della carriera politica e, non avendo ancora trovato un successore degno di lui, volentieri opterebbe per la propria reincarnazione alla guida del Sudtirolo. E il Dalai Lama qualche drittta potrebbe anche dargliela.

Dopo un paio di appassionanti dibattiti sull’autodeterminazioni dei popoli, il Dalai Lama si è spostato a Trento, dove ha incoronato con una sciarpa bianca il locale presidente Dellai, giunto recentemente agli onori delle cronache nazionali per essere uno dei co-fondatori del partito di Rutelli, una garanzia. Poi è andato a Roma  per incontrare Fini e il sindaco Alemanno (trovando anche il tempo di dire la sua sul crocifisso in aula) , e probabilmente adesso sarà in qualche altro posto dove è cittadino onorario a farsi baciare le mani, in pratica il suo mestiere.

Non male come vita, sicuramente migliore delle sua reincarnazione precedente, roba che vien da pensare che se la Cina non avesse invaso il Tibet, potrebbe tranquillamente avere  tutto un altro andazzo. Come leader di un regime teocratico e feudale, (qual era il Tibet dalaista) potrebbe già ritenersi soddisfatto che non fosse ancora arrivato nessuno ad esportargli la democrazia