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LA RIFORMA DEL REFERENDUM

5 gennaio 2013

Sorelle e fratelli, come ben sapete ogni tanto mi viene da gettare un sasso nello stagno sperando che poi qualcuno lo faccia germogliare. Solitamente mi capita nei momenti in cui, immerso nello studio semantico dei racconti giovanili di Fernando Couto, mi sovvien lo scalzare metodicamente ossessivo di una molecola che non ho ragione di dubitare sia localizzata nell’ippotalamo. Che poi per molti è quel posto dove gli stalloni copulano con le giumente dopo che il cavallo ruffiano ha espletato il suo ingrato compito.

Qua ci vuole una riforma del referendum. E’ troppo una rottura di coglioni che ci sia gente che incita a non votare perchè la proposta non gli va a genio, basandosi anche sulla naturale propensione di una parte significativa della popolazione a fregarsene di quel che succede. E, con l’attuale legge, questa parte di popolazione viene inglobata dai No al quesito referendario.

Il cosiddetto “quorum zero” non mi convince per niente, in teoria basterebbe il voto di una sola persona per stabilire l’esito della consultazione. La botta consiste nel calcolare il quorum non sul numero dei votanti ma su quello dei voti favorevoli. Di seguito la mia proposta:

Prendiamo gli aventi diritto al voto e dividiamoli in tre categorie. Disinteressati, attivi politicamente conservatori e progressisti. Di fronte ad una proposta, il 33% dei disinteressati non gliene frega un cazzo e non vota comunque. I contrari avranno l’interesse a far fallire il referendum e non voteranno. Di quel che rimane, il 17% è la maggioranza assoluta e la proposta viene approvata

Che ne dite?

MANGIO TROPPI POMODORI?

2 agosto 2009

merda 02.08.09

…che poi, sarà merda oppure sugo?

FIDATEVI SULLA PAROLA, FINCHÈ NON SI ROMPE IL CELLULARE

29 maggio 2008

Finchè una cosa non si rompre, io non la cambio“. Questa massima di Stielike, contenuta nel celebre “Non so che pesci pigliare, sono vegetariano” ma risalente al mai abbastanza sottovalutato 1976, mi trova concorde, consenziente e praticante, a volte anche oltre il confine del lecito e del dovuto.

Il mio cellulare non fa le foto e della gravità di questo solo oggi mi rendo conto. Oggi avrei potuto mostrarvi la foto dell´abbondante mezzo ettaro incolto che io e Claudio (ma oggi ha dato una mano anche il primogenito) abbiamo preso per produrci la verdura umile (patate, cipolle, rape, mais), che però anche quella dev´essere buona, per mangiare bene la prima cosa da curare è la scelta degli ingredienti. Per adesso sembra solo una distesa di terra arida, ma vedrete che roba.

Avrei fatto anche una foto della serra che in marzo era piena di rapanelli e dove adesso i fagiolini sono già alti tre metri, e ben presto i cetriolini ci arriveranno ( ma la primogenita sono già tre giorni che li mangia). Oggi era anche la giornata buona, la Iso ha tolto tutta l´erba residua. Vi avrei mostrato il simpatico musetto di Luisza, il riccio che appena si fa sera viene a mangiarsi i croccantini destinati ai gatti randagi.

Ma putroppo il mio cellulare non fa le foto, e la macchina fotografica è rimasta dalla Regina, amica della Iso e compagna di Macao, quel gran genio del mio amico meccanico che oggi doveva passare a dare un´occhiata ai fusibili della Fiat Palio Weekend (non che non lo sappia fare da solo, ma lui ci mette di meno).

Pazienza, Macao passerà domani, e alla fine un giorno in più o in meno non cambia niente, metterò le foto e anche i restanti video del concerto. Intanto posto l´ultima foto disponibile, una della Iso con Roland (che un po’ mi ricorda il protagonista di 1984 ), mentre andavano alla festa per i cinquant´anni di Friedl, un ex della Iso

 

QUANDO SI DICE IL CASO…

27 marzo 2008

dove-sono.png

Io veramente lo volevo fare il memaccio dei premi “end de uinners ar…”, quello dove devi premiare 10 blog che ti ingioiscono. Ho avuto la nomineiscion da Enrico e Flavio, ma quest´ultimo non lo chiama “end de uinner ar…”, bensì  “iù meik mai dei auòrd”. Dovendo scegliere, mi piace di più “iù meik mai dei auòrd” e avrei fatto quello, se da Enrico non mi fossi imbattuto in quel test elettorale che ti fa le domandine, tu rispondi e lui ti dice qual´è il partito che più ti rappresenta.

Lo avevo visto anche nelle precedenti elezioni e alla fine la metà dei suoi suggerimenti li ho recepiti e adottati, se volete vi dico anche come ho votato, è che non volevo rendere troppo lungo questo post, e proprio mentre scrivo queste parole mi rendo conto che per dire che non volevo allungare il post lo sto allungando molto più di quanto non avessi fatto dicendovi direttamente cos´ho votato. Ma se ve lo dicessi adesso aggraverei ulteriormente la già gravosa lettura e quindi  se siete d´accordo rimandiamo tutto ai commenti. Presumendo che siate tutti d´accordo, passo oltre.

Il risultato è che i candidati premier che maggiormente mi rappresentano sono Antonio di Pietro dell´IDV e Stefano Montanari del PBC (Partito del Bene Comune, niente da eccepire).

PBC mi piace di più, non solo onomatopeichemente, ma anche e sopratutto per l´aspetto visivo della sigla espressa in lettere maiuscole, ci sono più curve ( anche di questo ne parliamo nei commenti, sempre per non rendere troppo lungo il post). Casualmente la Tv dietro la mia schiena è sintonizzata su Porta a Porta e c´è proprio lui, il Montanari. Mica scemo questo, lo avevo visto in una conferenza a Bolzano, infatti dice le sue sensate cose e fa la sua onesta figura fino quasi alla fine.

Ma alla fine il Montanari casca come un pero (una pera) quando gli rinfacciano d´aver ligato con Beppe Brillo. Il Montanari nega tutto e addirittura propone una telefonata in diretta al Beppone. Vespa gliela accorda, chiedendogli solo il tempo tecnico per stabilire il contatto, ma dopo un quarto d´ora la trasmissione finisce senza che la telefonata a Grillo divenga realtà.

Montanari te la sei cercata, così impari a vergognarti di litigare con Grillo, che tu l´abbia fatto o no