Posts Tagged ‘pipì addosso.’

MA TAGGATE AL TRAM…

30 novembre 2010

Eh, insomma aveva proprio ragione Stielike quando, nel mai troppo inopitamente obnubilato 1979, con voce roca ma resa virile dalla consapevolezza di dover sostituire un gondoliere infartuato, affermò che “a forza de contarme la verità te me gai fato desmentegar tute le bale che te me gai contà“.

Da  Uichilìcs, o come si chiama, uno si aspettava di sapere che fine han fatto Ettore Majorana, Martin Bormann e il Dr. Mengele, o almeno la verità sui casi Calvi, Sindona, Cogne e Avetrana. O proprio priorio, almeno sapere chi teleguidò il pallone calciato da Van Basten nella porta fino allora egregiamente difesa dall’erede di Jascin agli europei dell ‘ottantotto.

 E invece no, le solite solfe su Berlusconi, Putin e Gheddafi. Sempre parlare dei soliti noti, Uichilics, per adesso, come dicono su feisbùc, taggate al tram. Aspettiamo almeno qualcosa sulle banche

GIUSTA O SBAGLIATA, L’IMPORTANTE È FARLA

6 maggio 2009

canottiera-arancione

A fare le cose giuste a volta si sbaglia, è normale. E, come postula Stielike nella sua “Interessenza dell’illogicità“,  pubblicata postuma prima ancora ch’egli nascesse,  ogni tanto conviene farne una sbagliata,  magari ti sbagli proprio quella volta lì ed allora diventa giusta, è solo questione d’osmosi.

Detto questo, la cosa giusta sarebbe aggiornarvi sul cortile, dove ormai gli pseudocubetti fanno generosa mostra di sè, e addirittura si potrebbe ipotizzarne la trasformazione in piazza, con tanto di targa col nome del personaggio ad esso dedicata (a me piacerebbe Piazza Luther Blissett, ma in presenza di un’idea migliore sarei disposto anche a cambiare idea).  Per chi avesse la pazienza di vedersi le foto, notate l’evoluzione della mini-rotonda del fico.

Giusto sarebbe anche tener fede alle promesse, in questo post vi avevo mostrato come può essere brutta una serra quando è allo stato di preparazione, di quanto poco poetica sia un’ immagine dove  i protagonisti sono piastroni cementosi, teli pacciamanti e teli protettivi. E invece adesso il tripudio di fiori previsto si è quasi realizzato,  e per almeno una terzina di settimane non potrà altro che migliorare. Ed è arrivata pure la canottiera arancione, anche se sotto le mentite (e, a mio parere riduttive) forme di una polo.

La cosa sbagliata che volevo fare la faccio nel prossimo post, se intanto volete portarvi avanti col lavoro, preparate una vostra foto di come siete adesso dove vi piacete tanto

MEN AT UÒRC

18 marzo 2009

 

pachera

Essendo anch’io stufo di veder campeggiare il pidocchio del post precedente, e resomi conto della sua non eccessiva densità di senso, cambio registro e passo ad aggiornarvi su qualcosa di più terra-terra, anzi direi terra e basta. Venerdì scorso ho affittato un bobcat, una di quelle pacherette da movimento terra con cui ci si diverte un sacco.

 Dovendo spianare una decina di camion di terra, e mettendo in conto una non eccessiva perizia nel manovrare il mezzo, avevo programmato un paio di giorni per portare a termine il compito. Ma per fortuna è andata meglio del previsto, poco dopo l’imbrunire il lavoro era compiuto. Per fortuna, perchè poi telefona il socioconcorrente che riferisce di aver trovato 500 metri quadri di pseudocubetti sagomati da pavimentazione cortili, tutto aggratis, basta caricarli e portarseli via, l’unico neo della faccenda è che bisogna farlo prima di lunedì mattina.

Nessun problema, sabato si carica il bobcat e, con l’aiuto di Daniele, il mio amico muratore italocalabrese, ci si mette di buzzo buono e si portano via i mattoncini cercando di fare il più alla svelta possibile, anche perchè per domenica mattina era già stato programmato un altro lavoro. Ma, come teorizzato da Stielike nella quarta parte della sua ancora incompiuta Trilogia del Brentòn, l’imprevisto è dietro l’angolo anche nelle situazioni tutte tonde, e quindi una foratura del bobcat ci costringe ad operare a mano.

Nel frattempo aveva chiamato la Iso per avvertire che erano arrivati i pompieri per tagliare l’alberone davanti a casa, un leccio ancora in buona salute, ma che col vento ondeggiava paurosamente, con le fronde stava già entrando sotto le tegole del tetto e con le radici nelle fondamenta. Con grande spiegamento di mezzi e di uomini, i Vigili del Fuoco di San Giacomo in poco tempo hanno ridotto l’abetone e fettoni di legna e mucchi di ramaglia (che però abbisogna di una ulteriore sramatura la quale per forza di cose va operata a roncola e olio di gomito).

men-at-work

Domenica mattina, come programmato, la collaudata tasc fors formata da dall’intellighenzia provvisoria del Partito per Tutti (segretario, lider dell’opposizione interna, apostolo del dissenso) con il determinante appoggio esterno di Claudio ed Elmar, ha dato ottima prova di sè  in quel che meglio le riesce, cambiare il telo ad una serra. Grigliata d’ordinanza organizzata dalla Iso, dialoghi sui massimi sistemi, qualche birra, rapida approvazione a maggioranza (semplice, assoluta e qualificata allo stesso tempo) della riforma pensionistica del PPT e poi di nuovo a raccattar pseudocubetti fino all’oscurità.

Lunedì cubetti al mattino e roncola al pomeriggio, martedì mercato al mattino e pomeriggio misto tra piantar rose e caricar ramaglia, oggi invece un ingaggio per una potatura di pino marittimo e taglio radicale di fico. Quest’anno è già il terzo, dopo una potatura di caco da una parrucchiera e il ripristino alla civiltà del giardino dell’Impiastrato.

Ah, dimenticavo: nel frattempo, grazie ai vostri voti, ho vinto il premio per il miglior post giornalistico del 2008 

CHE CI FACCIO SU FEISBUC

12 marzo 2009

pidocchio

Per adesso mi sto spidocchiando, come minimo ci metterò un paio di giorni e poi rifletterò sul da farsi. Ieri ho gufato contro l’Inter, ma un minimo di comprensione me la merito, era da tre giorni che mi ero fatto la pipì addosso. Mi sono permesso anche di augurare un buon 8 Marzo ai Nuovi Tori che, come si dovrebbe facilmente evincere dal nome, in teoria di femminile hanno poco o nulla.

Ho cincischiato il giusto che basta, ma dopo la vana ricerca di un martelletto di gomma col quale potermi percuotere ritmicamente  lo scroto, inopitamente come il Mago Manco, protagonista della meno nota fiaba di Fernando Couto, mi sono sentito pacatamente e serenamente scoglionato.

Non me ne sono tanto doluto quando sono stato plagiato, anche se qualche bofonchiata me la sono, forse troppo generosamente, concessa. Credendo a torto che una sigaretta durasse anche più di una settimana, non mi sono reso conto che era ora passata di seminare i pomodori cuore di bue, ma tutto questo è poca cosa rispetto a quanto stavo errando prima di allora.

Andavo a slittare, al cinema e a comprare l’albero, e non mi accorgevo che la mia vera vocazione in quei giorni era riflettere sulla episodicità passionalistica della rifrazione magnetocratica non totalmente attinente all’eventuale danno subito o solo accennato.

Per fortuna che su feisbuc racconto anche qualche balla, altrimenti sarebbero già venuti a prendermi…