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TIZZONI ARDENTI E COSE COMPLICATE

23 gennaio 2013

alto adige 21.01

se proprio devi complicarmi le cose, almeno inizia da quelle che già lo sono“. Con queste ruvide parole, pronunciate col suo tipico accento nippopolacco, Viktor Smoralek inveì contro il suo mentore che lo aveva iniziato al collezionismo di edizioni tascabili dei racconti giovanili di Fernando Couto. Ciò non spiega  alcunchè, ma è comunque accadimento essenziale per stabilire l’avvenuta o meno cessazione di pericolosità sociale di un  tizzone ardente che venga inopinatamente scagliato in un qualunque posto non sia un oceano.

E’ senz’altro vero che ogni cosa che appare complicata agli occhi, facilmente lo sarà anche agli alluci, ma non è detto che le cose prima o poi non debbano cambiare in modo repentino e forse anche inaspettato. Prendiamo come esempio le prossime elezioni nel collegio uninominale di Bolzano_Bassa Atesina, che mi vedono candidato, ovviamente con il Partito per Tutti.

I candidati sono tanti ma, scartando a priori quelli che praticano il franchising elettorale (Fratelli d’Italia, Destra, Grillo, Ingroia, Pdl-Lega, Casapound, Fermare il declino) e che quindi son lì solo per fare pura testimonianza, le cose si semplificano e non di poco.

La sfida è tra chi vuol mantenere aperta la questione sudtirolese perchè in un modo o nell’altro ci campa sopra da anni e intende continuare a farlo (SVP-PD, Freiheitlichen, Alto Adige nel cuore), e chi invece la questione sudtirolese la vuol chiudere in maniera definitiva e materassabile. Il Partito per Tutti, con l’annessione alla Svizzera

 

PARTITO PER TUTTI E PARCHEGGI

12 luglio 2011

Compito di un partito serio ( e noi lo siamo) è anche lo stabilire un, ma allo stesso tempo futile e fuorviante, tra le immensi catalessi sintattiche  che caratterizzano l’impunito svolgersi  del vacuo fottersi proprio ed altrui. Lo scrisse (a parte quanto riportato tra parentesi) Stielike nel mai abbastanza rimasto inosservato 1979, ed ancora rimane un mistero la sua formulazione avvenuta conoscendo pochissime parole d’ italiano.

Ma a parte questo ed altro, il Partito per Tutti almeno un’idea generale sul problema dei parcheggi ce la deve avere, foss’anche solo per darsi un contegno. Mica serve un’enciclica, bastano pochi punti e neanche tutti condivisibili, altrimenti diventa una rottura di coglioni e di ovaie.

PUNTO UNO E PUNTO DUE:  il parcheggio è un’occupazione di suolo pubblico, e come tale non dev’essere gratuita per soddisfare un bisogno privato. Il parcheggio si paga sempre e comunque, altrimenti chi non possiede un’automobile potrebbe tranquillamente sentirsi autorizzato a parcheggiare negli spazi pubblici il proprio box doccia, l’armadio nella nonna, la bambola gonfiabile o quant’altro.

Parcheggiare una Panda non può costare come parcheggiare una Ferrari. Il costo del parcheggio dev’essere proporzionale al valore ed all’ingombro dell’oggetto parcheggiato.

Detto questo, dichiaro aperto il dibattito

Oscar Ferrari

Segretario del Partito per Tutti

O NO?

29 marzo 2011

L’interessantezza dell’attualità è proporzionale in modo inverso al quadrato della sua persistenza, ed in modo diretto al cubo e mezzo del suo non mi ricordo più cosa. Con queste lapidarie parole, espresse in modo garbatamente polemico al cameriere bulgaro che gli servì il latte di mandorla con le cozze alla vaccinara, Stielike pose le basi per il suo, ormai universalmente accettato, postulato del 1987, secondo il quale quell’anno è effettivamente trascorso. O no?

A chiedere scusa son buoni tutti, valga per quella che si è finta terremotata, ma non per quello del CNR che ha battezzato la tragedia naturale del Giappone come castigo di Dio. A questo, che gli si deve fare? E’ vero che ha rivelato l’autore di un crimine contro l’umanità, ma non gli si possono accordare i benefici riservati ai pentiti, perchè pentito lui non è. E poi, quando si accusa qualcuno, bisogna anche in qualche modo collaborare alla sua cattura, ma per farglielo fare si dovrebbe introdurre il concetto di tortura umanitaria, che la nostra mente (forse ancora per poco) non riesce a concepire. O no?

Che poi, neanche ha detto qualcosa di originale. Qui si parla di uno è già stato accusato di aver mandato le cavallette e altre  sei sfighe agli Egizi,  che è reo confesso di aver distrutto Sodoma e Gomorra solo perchè non gli andavano a genio le abitudini sessuali della gente del posto. Insomma è come accusare Totò Riina di aver aver ucciso un paio di galline a sua suocera. O no?

Qui l’unica colpevole e Miley, la mia bovara di Stielike. Che effettivamente ha fatto fuori due galline, ma non l’ha fatto apposta, voleva solo giocare. Mica colpa sua se qualcuno crea queste cazzo di bestie con un collo così fragile. O no?

Pipuntoessepunto: son tornati i rapanelli

SE NON ORA, QUANDO?

13 febbraio 2011

MI AVETE FRAINTESO

2 febbraio 2011

Sembra la solita scusa di uno che ha appena scritto o detto una stronzata, ma potrebbe anche non esserlo. Seguendo alla lettera le indicazioni contenute nella successione numerica di Couto, la cosa può essere tranquillamente suscettibile d’esistenza. Anche se non di una cosa, bensì di una scusa stiamo cianciando. Insomma avete frainteso il mio post precedente, ma anche.

Ho solo cercato di capire le ragioni di quasi tutti. Hanno ragione quelli che vogliono che il bassorilievo del Duce resti al suo posto, sia quelli che amano i monumenti a prescindere, sia quelli che se non c’era il Duce a quest’ora spalavano la monnezza davanti alla porta di casa. Ma hanno ragione anche i sudtirolesi, in fondo se hai passato 20 anni in carcere, l’ultima cosa che vuoi è avere la foto del giudice appesa in soggiorno. Hanno ragione quasi tutti.

Quelli che non hanno ragione sono quelli che vogliono storicizzare e piazzare tabelle esplicative davanti ai monumenti. Un monumento va visto per quello che è, a suo modo una rappresentazione del tempo in cui è stato eretto (quest’ultima parola mi fa venire voglia di cambiare argomento). Storicizzare è comunque interpretare in modo univoco e quando si tratta di un’opera d’arte, almeno al fruitore sia concessa la libertà d’interpretazione, altrimenti che si storicizzino anche i testi di Mogol.

Se proprio si vuole piazzare tabelle esplicative, almeno che esse si posino dove servono. Sulle cabine telefoniche magari, che fra qualche anno nessuno si ricorderà a cosa servivano

pipuntoessepunto: come fa giustamente notare Dona, il cavallo ha la cosa bella alta. Non ho trovato altra spiegazione che il ricordino lasciato a terra, sembra anche a voi?

NON TUTTI I MEMORIAL PORTANO SFIGA

13 dicembre 2010

Lungi da me il luddismo, ma a me un po’ dispiace che i nuovi televisori li fanno piatti. Suonava poetico sintonizzare il tubo catodico sul canale austriaco. Il plasma lo associo troppo alle trasfusioni e alla respirazione difficoltosa. Ma niente muore per sempre, è tornato il vinile, tornerà anche il non digitale.

Ignorate pure il presente paragrafo, ma per me quando in un posto che si chiama Camera, sei costretto a chiedere la fiducia a uno che si chiama Bocchino, tanto lontano non vai. Meglio il classico bagno tanto caro alla sinistra preveltroniana. Dell’altra, ancora nulla si sa.

Insomma, mi fanno il Memorial, ma non è tutto loro quello che luccica. Sto imparando a suonare meglio la chitarra. Dopo cinque lustri abbondanti passati a galleggiare tra il terzo e il quarto mese di impraticatura col sopracitato strumento, nelle ultime due settimane sono quasi arrivato al terzo anno. E tutto ciò è senz’altro positivo, un Memorial preso col giusto piglio non deve per forza portar sfiga

A PARTE QUESTO, TUTTO BENE

1 novembre 2010

Ogni tanto, specorando su feisbùc, vedo che in parecchi modificano spesso il loro profilo e poi il più delle volte appaiono in faccia. Ma anche questo mi appare tremebondamente secondario rispetto al dilemma che mi attanaglia in questa piovosa ed umida serata, dove una zocca di quelle dell’anno scorso sta bruciando lentamente nella stufa. E financo il divagare sulla assoluta superiorità emozionale delle zocche rispetto a qualsiasi altro combustibile, mi parrebbe fuorviante nei confronti del dilemma che poi, neanche a farlo apposta, nel frattempo s’è risolto da solo.

Non che vi fosse molto da decidere, dovevo solo continuare a vedere di schiena la tv sul primo canale austriaco o passarla su rai tre, col rischio di ribeccarmi lo spot della lavagna di Fazio e Saviano. Roba che se non smettono di mandarlo finisce veramente che questi han rotto i coglioni ancora prima di cominciare.

Il problema vero è che sta passando da consuetudine ad ovvietà la prassi secondo la quale il soffermarsi lungamente su di un accadimento, fa di quest’ultimo un semplice mezzo per raggiungere i propri scopi, anche se non ci si rende conto che, a lungo andare,  le piccole cose erodono l’idealità che sta nelle grandi, così come la goccia d’acqua scava un incavo anche nella pietra più dura. 

Ah, dimenticavo. Quando qualcunobarraa a cui siete legati da un rapporto anche copulatorio vi dice “tu non mi basti mai“, non prendetelo per complimento Vuol solo dire che ha bisogno anche di qualcun altrobarraa

NON RIESCO PIU’ A PENSARE ALLE COSE IMPORTANTI

21 ottobre 2010

Si fa presto a dire che sono sempre i migliori quelli che se ne vanno, per essere credibili bisognerebbe poter dimostrare con accettabile approssimazione (catartica o sofistica non ha importanza, dal momento che di un’approssimazione si tratta, va bene tutto), che non sono mai i peggiori quelli che vengono.

 Da queste poche righe molti sarebbero tentati dal trarne previsioni catasfrofiche per il genere umano, senza tener conto che, casomai,  esse si sarebbero certamente avverate prima della loro comparsa su questo pianeta.

Alla prima brinata, le piante di zucchine fuori serra sono andate in malora, da piante rigogliose e scevre da mal bianco qual erano, si sono trasformate in un ammasso di fogliame vitreo e cadente, il primo passo verso l’inevitabile insecchimento al quale erano comunque destinate, vista la loro natura di piante non perenni.

Niente di grave, era evento ampiamente previsto e a breve termine anche le piante in serra seguiranno sorte medesma, è nell’ordine naturale delle cose. Poi, se unobarraa vuol mangiarsi le zucchine a gennaio che faccia pure, ma non mi chieda di essere suo complice.

Perdonatemi, ma questo mio fiorir di ragionamenti nichiloagricoli mi ha tolto dalla testa quello che più conta in questi giorni. Il sapere chi ha ucciso Sarah Scazzi e se il programma di Fazio e Saviano andrà in onda oppure no

RICEVO DAL METALLARO

14 settembre 2010

Libera chiesa in libero stato recitava Cavour, o a Cesare quel che è di Cesare a Dio quel che è di Dio se si preferisce il citare i vangeli sinottici.
Quando uno dei due attori interferisce con il campo di azione dell’altro la libertà di di questo ne risente, per fare due esempi esplicativi citerei il caso cinese e quello italiano.
In Cina, contrariamente a quello che si tende a far credere, la Chiesa cattolica non è perseguitata in quanto tale, esiste la Chiesa cattolica “ufficiale” con i suoi preti, vescovi cardinali e compagnia cantante autorizzati dal regime e da questo tenuti sotto controllo, i perseguitati sono quelli della cosiddetta chiesa “dissidente”, dissidente perché libera.
L’esempio italiano invece vede la presenza di una Chiesa cattolica che che oltre ad ottenere un finanziamento pubblico, con modalità quantomeno discutibili, con le sue molteplici attività ed interessi “secolari” (proprietà immobiliari, istituti di credito, associazioni laiche) invade anche i territori che dovrebbero essere di competenza di “Cesare”.
Quando si dice che lo Stato o “Cesare” finanzia il teatro (o qualsiasi altra attività) con il denaro del Cittadino poi va a finire che ci mette ai posti di vertice le sue persone, ne influenza le attività e lo controlla.
Il paradosso italiano si evidenzia quando; come è successo a Bolzano, la mia città, dove un teatro, il Cristallo, che prende i suoi (i nostri) contributi poi trovandosi in un edificio, ex battistero della parrocchia Regina Pacis, di proprietà della Curia si scopre che la conferenza; programmata da tempo; di Piero Odifreddi, e dico Odifreddi mica Buenaventura Durruti, non si può tenere……
Il Tibet sarà anche un territorio oppresso da un vicino arrogante, prepotente ed illiberale, ma anche l’Italia è un po’ in questa situazione nei confronti della pur piccola monarchia assoluta dello stato teocratico d’oltre Tevere, solo che la sventurata regione Himalaiana ha almeno il Dalai Lama (noi al massimo Pannella) e la Cina è un paese che da dei segni di modernizzazione.
Quando al bar da picchio pago la consumazione in monetine, il gestore buontempone mi rifila la ritrita battuta “ma sei andato a rubare in chiesa” io rispondo “rubare un cazzo mi sono preso il rimborso dell’ 8°/00”

AL CONCERTO DEI ZETAZEROALFA

5 settembre 2010

Alla fin fine ho quasi cinquant’anni ma sono un bambinone, più mi dicono che una cosa non è giusta e più mi vien voglia di farla. E così, dopo aver visto l’impressionante abbondanza di manifestazioni e tentativi di non farlo svolgere, al concerto degli Zetazeroalfa (chi non sa chi sono e vuole saperlo ci clicchi sopra, io di scrivere la parola neofascista mi son rotto i coglioni) ci sono andato. E mica è stato facile, ho dovuto procurarmi un invito da un amico che ho visto in faccia per la prima volta proprio lì, e che alla fine neanche è rimasto, ma che comunque ringrazio. 

Per impedire il concerto si è mobilitato praticamente tutto lo scibile bolzanino,  per aver detto che per me possono suonare tutti son stato preso a male parole su feisbuc, e quando ho scritto che la CGIL aveva cose più importanti di cui occuparsi, il commento è stato rimosso. Ma veniamo al dunque, che è ora passata.

Arrivo al concerto con lo scooter del primogenito e trovo la militarizzazione. Pattuglie di polizia, carabinieri e nelle strade adiacenti un’inquietante fila di cellulari (intesi non nel senso telefonico), che poi ho scoperto provenienti dal nucleo antisommossa del  Veneto. Parcheggio e provo ad entrare ma il servizio d’ordine mi dice che devo aspettare la presenza di chi mi ha invitato.  Ci vuole una mezz’ora e allora, conscio che il motivo di tanta solerzia è dovuto anche  al mio luc alla Dylan Dog, decido di andare a farmi una birra in città. Poi l’amico chiama e si entra.

L’andazzo lo vedo subito appena vedo al banco della birra le improvvisate bariste trafficare con bicchieri colmi di schiuma, ma non me fe faccio un problema, è successo anche in feste di provata democraticità, sono uno che si sa adattare. Salgo e sta suonando il gruppo spalla. Interessante il frontman, ma di quel che dice non si capisce un beato cazzo, e questo per merito del solito chitarrista che, per far vedere a tutti quanto è bravo, non trova di meglio da fare che l’alzare a canna il volume dell’ampli. Niente di grave, succede anche a chitarristi di comprovata fede comunista, è proprio un vizio indipendente dall’ideologia.

Al banco della birra, finalmente riesco ad averne una e noto negli avventori una spiccata pronuncia veneta. Da convinto ambientalista, mi sale in testa la proposta che al prossimo concerto questi li portino su e giù direttamente coi cellulari dell’antisommossa, fanno la stessa strada, tutto inquinamento risparmiato. Noto un’insolita abbondanza di marcantoni oltre il metro e ottanta in evidente sovrappeso, e mi compiaccio del fatto che Bolzano sia la città italiana al più basso tenore d’obesità. Ma bando alle ciance, adesso iniziano gli Zetazeroalfa.

Appena attaccano, i sovrappeso iniziano a pogare alla grande e a torso nudo, manca l’aria condizionata e nella sala temperatura e umidità iniziano a salire di pari passo. Il che, essendo abituato a lavorare in serra non dovrebbe procurami alcun problema,  ma il problema è che in serra ci sudo solo io, e quindi per mantenermi in salute è giocoforza uscire ogni tanto a fumare una sigaretta. Questi Zetazeroalfa non sono per niente malaccio, se dovessi esprimere un parere musicale direi che usano una formula vecchia ma che funziona sempre, il mischiare  rock duro alla melodia italiana,  i Vasco Rossi della destra. Ci sono cori, braccia tese e magliette non proprio politicamente corrette, ma questo fa parte del contesto, in fondo nessuno era obbligato ad andarci, anzi. 

Boccheggio ma tengo duro fino all’ultimo pezzo, mi aspetto la famigerata cinghiamattanza che, con mio sommo dispiacere, neanche arriva. Questi smettono e, cosa più rara che insolita, non si celebra neanche la ormai inevitabile liturgia dei bis. Torno a casa, mi faccio due spaghi col pomodoro fresco, prendo l’antibiotico per l’otite, guardo un po’ di Rai Storia e vado a dormire

Apdèit del giorno dopo: non so come sia potuto accadere, ma ho ignobilmente trascurato il fattore G, che in qualsiasi festa o concerto che sia, è di gran lunga la cosa più importante.  La Gnocca era, sia a livello di percentuale sui presenti che di materassabilità, più o meno sui livelli della festa di Rifo, forse anche un pelo meno. A questo punto vien da pensare che la Gnocca non sia nè di destra, nè di sinistra, ma solo che essa abbia con l’ideologia un rapporto di inversa compatibilità. Ma su questo c’è da studiare ancora

SCRIVO DOMANI

30 agosto 2010

Scrivo domani. Dovessi scrivere oggi, sarei indeciso se sul quale forse fosse o sarebbe il soffermarsi più opportuno, se sull’ennesimo aggiornamento sulla produzione agricola o sull’ imminente evento catastrofico che, come una spada di Sofocle, incombe sulla città di Bolzano, il ventilato ( nel senso che non si sa ancora se lo fanno, libeccio, tramontana o scirocco nulla c’entrano, meno che mai il maestrale) concerto degli Zetazeroalfa, un gruppo di impostazione neofascista.

Petizioni su feisbuc, controconcerti, manifestazioni di dissidio, financo proposte di presidio, il tutto per un concerto in cui alla fine, se va bene ci andranno un centinaio di  persone, tolti i rappresentanti delle forze dell’ordine.  Manca solo la fiaccolata e questi crederanno di essere la reincarnazione dei Sex Pistols. La stampa locale batte il chiodo su una strana abitudine che paiono avere i fans di questa band, la cinghiamattanza. La quale consiste nel percuotersi l’ un l’altro usando la cinghia delle braghe, stando ovviamente attenti che queste ultime non calino troppo, una mutazione genetica del pogare che si faceva ai concerti pan crocc.

Lasciateli suonare,m alla fine che male vi fanno? alla fine può solo venir fuori che si tratta solo di una forma di invidia da parte di quelli del PD. Quelli che le cinghiate preferiscono farsele dare dai trans (lo so che è politicamente scorrettissima, ma a me fa ridere un casino)

pipuntoessepunto: forse era davvero meglio che scrivevo domani…

 

SIAMO A POSTO

22 luglio 2010

Fratelli e sorelle, qui l’ora è grave, ma non per questo meno assolutisticamente aleatoria e fugace per ritrarsi, chini e compatti innanzi ai rudi princìpi dello stielikismo, dettati il più delle volta dal malsenso imperante, dalla lussuria e dall’ingordigia. Qua in Sudtirolo  tutto è in fermento, la tensione si avverte nell’aria, i nervi sono tesi come corde di strumenti a fiato, qui non è questione di manovre economiche, disoccupazione, libertà di stampa in pericolo, calo del potere d’acquisto. Qui a Bolzano mica abbiamo tempo per le stronzate, noi qui c’abbiamo da affrontare lo scoliotico tema della toponomastica di montagna.

Hanno sbagliato tutti. Ha sbagliato la Provincia di Bolzano a metterli, o a farli mettere solo in tedesco. Alla fine metterli in due lingue costava uguale e si risparmiava una figura di merda. Adesso sta sbagliando il governo ad intervenire d’autorità. Mica che non possa farlo, alla fine secondo le leggi ha ragione lui (esso mi sembrava che stesse lale). Ma il problema, come diceva Fernando Couto, spesso non sta nè nel merito nè nel manico ma nel metodo.

Il governo vuole mandare l’esercito a sostituire i cartelli di montagna scritti solo in tedesco con quelli bilingui. Siamo a posto, la lingua di Dante è in buone mani se a difenderla ci mandano quelli che la sanno meno

ED ERA PER FARLA BREVE…

13 luglio 2010

La sindrome di Stielike non è  un lenzuolo unto, ma l’insistita tendenza a moltiplicare i fattori d’incertezza derivati il vieppiù delle volte da malgestite sinapsi cerebrali, facendoli così assortire in un magma mauletico, portatore di un malessere umorale paragonabile a quello di un’unghia incarnita radiografata troppe volte. E tutto questo, solo per un decespugliatore o, meglio, per uno dei suoi componenti.

Io col caldo non taglio volentieri l’erba, anzi ad essere sincero il tagliare l’erba proprio non mi piace come lavoro,  ma mi rendo conto che a volte è necessario e soggiacio. A farla breve, qualche giorno fa, accingendomi ad avviare il decespugliatore, mi rimase inopinatamente in mano il cordicello dell’avviamento a strappo (per brevità d’ora in poi chiamato recoil starter).

 Per nulla preso dal panico, smontai il recoil starter e, cercando di intuirne il funzionamento, provai a porre riparo al danno nel modo più efficace e duraturo possibile. Giunsi alla conclusione che dovevo procurami un metro scarso di cordino, riavvolgere la molla fino a quanto possibile e provare ad infilarlo in due pertugi consecutivi. Difficile ma fattibile, e per oggi l’erba rimane alta.

Per puro caso passò a trovarmi un amico che da anni si candida con l’UDC e mi disse che lui sapeva come fare perchè l’aveva già fatto. Si offrì volontario di risolvere il guasto e disse che per farlo doveva smontare la molla. A me ballava un attimo  l’occhio, mi sembrava che il mio ragionamento filasse di gran lunga più liscio, ma comunque lo feci provare. Due ore di tentativi, poi si portò via i pezzi con la promessa che me li avrebbe riassemblati. Tornò due giorni dopo e disse che non ce la faceva. Cazzi miei, vedi che succede a fidarsi dell ‘Udc?

Decisi allora di sfruttare le mie conoscenze informatiche e di procurami un nuovo recoil starter già assemblato. Niente da fare, il risultato migliore è stato un sito che te lo vende, ma solo se abiti in Canada o negli Usa . Provai dai tecnici specializzati, ma o erano in ferie o del nome Tanaka (la marca del decespugliatore) ignoravano financo l’esistenza. Eppure il mio decespugliatore é uno dei migliori, mica è una ciofeca da hobbbista di quelle che trovi negli ard discaunt, è un 42 di cilidrata e fino ad adesso si è sempre acceso al primo colpo.

Provai con Macao, il mio amico provetto meccanico e fu la mia fortuna. Egli vide il problema e optò per portarsi via il recoil starter e aggiustarlo con calma. Lo fece, il giorno dopo mi chiamò e, con la tipica supponenza degli juventini, mi disse che per fare certe cose ci vuole orecchio, ma anche stile. Rimontai il recoil starter riassemblato da Macao, il motore partì subito ma la molla usci dalla sede e uil cordicello rimase a penzolòn. Decisi di tagliare l’erba fino a quando il carburante non fosse esaurito, ma ad un certo punto m’impigliai in un ramo che tirò la levetta dell’aria e il motore si arrestò. Continuai il lavoro col Mitsubishi che avevo preventivamente chiesto in prestito a Claudio il socioconcorrente, mica son segretario del Partito per Tutti per niente.

Ero ormai rassegnato all’acquisto di un nuovo decespugliatore, quando volli fare l’ultimo tentativo. In fondo, si trattava solo di svitare quattro viti e di fare un  paio di nodi. Per adesso funziona, il cordicello si riavvolge alla grande. Scusate la lunghezza, la prossima volta che sarà per farla breve manterrò la promessa

DOPPIETTA DI HUNTELAAR

5 luglio 2010

Innegabile è una parola scomoda, ma d’altronde se onnegabile non esiste e annegabile vuol dire tutta un’altra cosa, e le restanti due vocali starebbero bene solo in tedesco e francese, non ci si può esimere dal sottolinearne la giustezza dell’ uso in questo caso. Logica supporrebbe che a questo punto il lettore si chiedesse “si, ma in questo caso cosa?'”. Non cadete nel presunto tranello e passate oltre, fate vostro il diciottesimo comma dello scibile di Stielike, tanto qui si parla del caldo.

Il caldo a Luglio è inevitabile, questo lo sanno anche i sassi e probabilmente lo sapevano anche prima di noi. Bolzano è una delle città a rischio e i suoi sassi lo sanno, anche quelli portati qui dopo la grande guerra. Gli anziani sono la categoria più esposta a malori e cedimenti strutturali, ma questa è cosa normalissima, succede anche quando fa tanto freddo e poi almeno un minimo di ricambio generazionale ci vuole.

A me il caldo piace, anzi deve piacermi per forza, altrimenti come giustificherei il fatto che tengo sei serre e sono in procinto di costruirne altre? le piante in serra stanno da dio, è un piacere vederle così rigogliose grondare di ortaggi. Fagiolini modello Amazzonia, pomodori alti tre metri, cetriolini che crescono a guardarli, melanzane Nubia che spuntano da tutte le parti e altro ancora. Certo, le devi curare e difendere, ma il tubo goccia e il macerato d’ortica e d’equiseto aiutano parecchio e non molto.

E poi ci sono i mondiali. Bellissimi questi, i migliori che abbia mai visto, nell’ orto ho piazzato un televisore perennemente piazzato sulla tv austriaca che trasmette tutte le partite e di Salvatore Bagni ignora addirittura l’esistenza.  Tenevo per il Portogallo, l’Olanda, il Ghana e la Svezia che neanche c’era. Una mi è rimasta e la vedo vincente in finale. Doppietta di Huntelaar al 74 e 87simo

GIUSTO PER RICOMINCIARE

3 giugno 2010

A me la nazionale di Lippi non piace per niente, ma tanto non è neanche di questo che volevo scrivere, e quindi la cosa ai fini di una semplicefugacefatua lettura è totalmente ininfluente, al pari della presunta sordità della celeberrima lumaca di Stielike la quale, anche se avesse udito avvicinarsi la suola, mai avrebbe potuto allontanersi tanto velocemente da evitare lo stritolamento (la e al posto della a non è un errore ortografico, ma l’indicazione che finora tutto andava letto in chiave sacchiana). 

Qui tutto a posto, manca solo una nuova piscinetta gonfiabile per sostituire quella ormai consunta, un grill in muratura e una nuova macchina fotografica. Quella vecchia è perfettamente funzionante, ma col nuovo compiuter proprio non ci azzecca, nonostante siano della stessa marca non sono disponibili i draiver per Uindovs sette. Pazienza, intanto il primogenito se l’è autoereditata, e poi domani è il compleanno della Iso. Invece del classico collier di diamanti…