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LA PSICOPOLIZIA A CUARTACLASSE

21 gennaio 2008

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Nessun allarmismo, Cuartaclasse, il programma di chi ha perso il treno, in onda ogni lunedì alle 22.35 su Radio Tandem, a Bolzano sui 98.400 MHz e nel resto del mondo qui, non sta per il momento subendo l´attacco delle milizie al soldo del grande fratello immaginato da Orwell in 1984. La Psicopolizia è semplicemente il nome del gruppo che stasera viene a farci visita, a presentare alcuni brani e naturalmente anche a discorrere amabilmente del più e del meno, di pentole e angurie, di parroci irsuti e del senno del durante che diventa del poi.

Intendiamoci subito, lo so anch´io che non si scrive un post su di un gruppo musicale non mollando nè un video, nè uno straccio di pezzo da ascoltare, nè una foto, ma tutto quello che ho a disposizione è un failin pedeef con un articolo di giornale scritto di traverso, un testo e le mie impressioni di quando li ho visti dal vivo. E su queste ultime vedo di basarmi.

La Psicopolizia che ho visto io sono un gruppo di onesti musicisti che supportano Pietro, un frontman sbraitante che può tranquillamente incarnare la negazione di Dio elevata a cantante. Il suddetto Pietro, un allampanato quarantenne che giustamente si esibisce appollaiato su uno sgabello-trespolo, evitando in questo modo di esibire la propria andatura dinoccolata, è quel che si può tranquillamente definire, anche esteticamente, la vittima prediletta della Psicopolizia, nel senso che sarebbe il primo che prendono.

È bravo Pietro, ci sa fare col pubblico e anche i suoi testi che si sposano alla perfezione con la sua immagine, e magari neanche solo con quella, uniti alla musica ipnotica del gruppo, creano un´atmosfera a metà tra Trainspotting, 1984 e la Vecchia Romagna tanto cara a Stielike. A parte questo testo, molto mi hanno colpito anche le parole di “Cervello in fin di vita”, un brano che, lungi dal rappresentare il testamento spirituale dell´autore, può certamente spiegarne l´insorgenza di un precoce calvizie