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AD OGNUNO LA SUA FESTA

1 maggio 2009

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Da scrivere ne avrei parecchio d’altro, ma questa storia fra un po’ si sgonfia da sola, come quasi sempre succede dallie mie parti, Bolzano e dintorni. Son tutti imbestialiti contro il vicesindaco Ellecosta. Il buonuomo  ha detto che per lui il 25 Aprile non c’è niente da festeggiare, e che la liberazione vera porta la data dell’8 settembre, la data in cui i tedeschi si riappropriarono del Sudtirolo. Gliene hanno dette talmente tante che alla fine ha dovuto chiedere scusa, neanche avesse bestemmiato in chiesa.

Eppure per me Ellecosta, dal suo punto di vista, ha ragione. È  la prima volta che succede e credo anche l’ultima. I festeggiamenti di solito si fanno per ricordare un momento positivo, per gli altri si fanno le commemorazioni. Immaginatevi che per vent’anni vi avessero impedito di parlare la vostra lingua  e cambiato i vostri nomi, vi arrivano quelli che te lo permettono e siete all’8 settembre. Le truppe naziste sono state accolte con mazzi di fiori in Sudtirolo, ma anche fossero arrivati i bolschevichi sarebbe stato uguale, l’importante è che fossero stati tedeschi. È stata una festa.

Immaginatevi che poi fossero arrivati quelli che rimettono tutto come prima, con la generale promessa che migliorerà ma che comunque sarete sempre patrioti all’estero. Festa non si fa di sicuro, e questo è stato il 25 Aprile sudtirolese. Niente di cui festeggiare l’anniversario, la sparata di Ellecosta potrebbe magari rappresentare un nuovo concetto di unità nazionale.

Le feste andrebbero celebrate solo per ricordare i momenti positivi di un popolo, i momenti  nei quali tutta la nazione diventa una persona sola, quelli ricordare. In Italia, ad esempio, si potrebbero festeggiare la data del discorso di Mussolini con l’annuncio dell’entrata in guerra, e  l’undici luglio, quando gli azzurri vinsero il mondiale in Spagna. Se qualcuno ne sa indicare un altro lo segnali, ma bello sarebbe il poter aggiungerci la data della ricostruzione de L’Aquila, e lasciare che di feste ognuno celebri le sue

SONIA O TERESA?

12 febbraio 2008

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Dal quotidiano Alto Adige riporto due lettere apparse in questi ultimi giorni a proposito di un tema da decenni all´ordine del giorno:

Care donne, è un errore
non indossare le gonne
   Alto Adige, lettere dei lettori, Sabato 9 Febbraio 

 Camminando per la strada giorni fa, ho potuto notare che quasi tutte le donne, compresa la sottoscritta, indossano i tanto pratici pantaloni. Mi chiedo che fine hanno fatto le gonne tanto femminili e che contraddistinguono la donna dall’uomo. Se la donna vuole imitare l’uomo attraverso l’abbigliamento, si sbaglia. I diritti e i doveri sono uguali per entrambi, sia in gonna che in pantaloni. E poi che fine hanno fatto i bei vestitini anni ’60 e ’70 per la donna? Io mi auguro che ricompaiano a rendere la donna più emancipata e femminile.
Teresa Marinelli BOLZANO

Da donna dico: meglio
indossare i pantaloni
        Alto Adige, lettere dei lettori, Domenica 10 Febbraio

 In merito alla lettera scritta da Teresa Marinelli vorrei sottolineare che non sno le gonne o i vestitini che ci distinguono dagli uomini nè tanto meno che ci fanno emancipare. Io personalmente non metto nè l’una nè l’altra da più di 10 anni ma non per sembrare un uomo ma perchè sono comodi e pratici e perchè no anche femminili. L’abbigliamento deve piacere alla donna non deve mettere qualcosa saolo per piacere all’uomo deve trovare piacere anche in sè stessa e se le donne si trovano meglio coi pantaloni perchè non metterli? Io dico W i pantaloni! (pensiamo ad anni addietro quando metterli era considerata una cosa vergognosa)…..
Sonia Ianeselli

Che dire, se non che da uomo, qualunque cosa si dica è inevitabilmente sbagliata, allo stesso modo degli interventi maschili sulla legge 194 (quella sull´aborto)?

Ma se si dovesse votare per l´una o per l´altra, chi scegliereste?