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AL CONCERTO DEI ZETAZEROALFA

5 settembre 2010

Alla fin fine ho quasi cinquant’anni ma sono un bambinone, più mi dicono che una cosa non è giusta e più mi vien voglia di farla. E così, dopo aver visto l’impressionante abbondanza di manifestazioni e tentativi di non farlo svolgere, al concerto degli Zetazeroalfa (chi non sa chi sono e vuole saperlo ci clicchi sopra, io di scrivere la parola neofascista mi son rotto i coglioni) ci sono andato. E mica è stato facile, ho dovuto procurarmi un invito da un amico che ho visto in faccia per la prima volta proprio lì, e che alla fine neanche è rimasto, ma che comunque ringrazio. 

Per impedire il concerto si è mobilitato praticamente tutto lo scibile bolzanino,  per aver detto che per me possono suonare tutti son stato preso a male parole su feisbuc, e quando ho scritto che la CGIL aveva cose più importanti di cui occuparsi, il commento è stato rimosso. Ma veniamo al dunque, che è ora passata.

Arrivo al concerto con lo scooter del primogenito e trovo la militarizzazione. Pattuglie di polizia, carabinieri e nelle strade adiacenti un’inquietante fila di cellulari (intesi non nel senso telefonico), che poi ho scoperto provenienti dal nucleo antisommossa del  Veneto. Parcheggio e provo ad entrare ma il servizio d’ordine mi dice che devo aspettare la presenza di chi mi ha invitato.  Ci vuole una mezz’ora e allora, conscio che il motivo di tanta solerzia è dovuto anche  al mio luc alla Dylan Dog, decido di andare a farmi una birra in città. Poi l’amico chiama e si entra.

L’andazzo lo vedo subito appena vedo al banco della birra le improvvisate bariste trafficare con bicchieri colmi di schiuma, ma non me fe faccio un problema, è successo anche in feste di provata democraticità, sono uno che si sa adattare. Salgo e sta suonando il gruppo spalla. Interessante il frontman, ma di quel che dice non si capisce un beato cazzo, e questo per merito del solito chitarrista che, per far vedere a tutti quanto è bravo, non trova di meglio da fare che l’alzare a canna il volume dell’ampli. Niente di grave, succede anche a chitarristi di comprovata fede comunista, è proprio un vizio indipendente dall’ideologia.

Al banco della birra, finalmente riesco ad averne una e noto negli avventori una spiccata pronuncia veneta. Da convinto ambientalista, mi sale in testa la proposta che al prossimo concerto questi li portino su e giù direttamente coi cellulari dell’antisommossa, fanno la stessa strada, tutto inquinamento risparmiato. Noto un’insolita abbondanza di marcantoni oltre il metro e ottanta in evidente sovrappeso, e mi compiaccio del fatto che Bolzano sia la città italiana al più basso tenore d’obesità. Ma bando alle ciance, adesso iniziano gli Zetazeroalfa.

Appena attaccano, i sovrappeso iniziano a pogare alla grande e a torso nudo, manca l’aria condizionata e nella sala temperatura e umidità iniziano a salire di pari passo. Il che, essendo abituato a lavorare in serra non dovrebbe procurami alcun problema,  ma il problema è che in serra ci sudo solo io, e quindi per mantenermi in salute è giocoforza uscire ogni tanto a fumare una sigaretta. Questi Zetazeroalfa non sono per niente malaccio, se dovessi esprimere un parere musicale direi che usano una formula vecchia ma che funziona sempre, il mischiare  rock duro alla melodia italiana,  i Vasco Rossi della destra. Ci sono cori, braccia tese e magliette non proprio politicamente corrette, ma questo fa parte del contesto, in fondo nessuno era obbligato ad andarci, anzi. 

Boccheggio ma tengo duro fino all’ultimo pezzo, mi aspetto la famigerata cinghiamattanza che, con mio sommo dispiacere, neanche arriva. Questi smettono e, cosa più rara che insolita, non si celebra neanche la ormai inevitabile liturgia dei bis. Torno a casa, mi faccio due spaghi col pomodoro fresco, prendo l’antibiotico per l’otite, guardo un po’ di Rai Storia e vado a dormire

Apdèit del giorno dopo: non so come sia potuto accadere, ma ho ignobilmente trascurato il fattore G, che in qualsiasi festa o concerto che sia, è di gran lunga la cosa più importante.  La Gnocca era, sia a livello di percentuale sui presenti che di materassabilità, più o meno sui livelli della festa di Rifo, forse anche un pelo meno. A questo punto vien da pensare che la Gnocca non sia nè di destra, nè di sinistra, ma solo che essa abbia con l’ideologia un rapporto di inversa compatibilità. Ma su questo c’è da studiare ancora

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