Posts Tagged ‘l’uomo non è finito’

LA TOPONOMASTICA

1 febbraio 2010

Fratelli e sorelle, cugini e cugine, qui in Sudtirolo abbiamo un problema e mica uno da poco. Abbiamo da decidere una volta per tutte che toponomastica usare per gli idronimi, gli oronimi, i poleonimi, i coronimi e i limnonimi dei nostri luoghi. A parte il fatto che sono anche brutte parole che non evocano niente di positivo, suonano come parametri delle analisi del sangue (cazzo, c’ho i limnonimi alti…), qui c’é l’aggravante che è un problema che si trascina da anni, è da quando son nato che ne sento parlare.

Sembra una cazzata, ma qui c’é gente che su questo non si dorme la notte, gente che ci studia dietro, organizza convegni, va in giro per gli angoli del mondo a vedere come fanno gli altri. E non è che non abbiano un cazzo da fare, anzi a volte, essendo pagati dalla Provincia, potrebbero veramente fare qualcosa di più utile ( a volte ci sono marciapiedi che rimangono giorni pieni di neve). Il nodo che non riescono a scogliere è se la toponomastica debba continuare ad essere bilingue o se certi nomi si debbano indicare solo in tedesco, tutto qui.

Non che anch’io non mi sia interessato alla questione, anzi nel 1993 proposi anche una soluzione. Ero candidato alle elezioni provinciali nella  Corrente dei Musicisti interna alla lista dei Verdi Alternativi e proposi la toponomastica monolingue in portoghese, Bolzano-Bozen diventava Bulsâo e via dicendo. Non fui preso tantissimo sul serio e quindi accantonai il problema e feci bene, dal momento che poi si risolse da solo, almeno a livello di progetto politico. Il Partito per Tutti, di cui sono segretario, propugna l’annessione alla Svizzera di buona parte del Sudtirolo, quindi per la toponomastica si fa come in Svizzera e morta lì

AMO I RUDERI

6 agosto 2009

Patate e pomodori 008

Quando la Iso vuol essere cattiva con me, se la prende con i oggetti di uso quotidiano che, a suo avviso, sono tutti dei catorci da rottamare al più presto. Magari un po’ di ragione la tiene pure, ma non posso certo contravvenire a quanto enunciato, magari con eccessiva scrinciogitudine data la delicatezza dell’argomento, nel celeberrimo “Finchè c’è lingua e dito, l’uomo non è finito”, col quale Tomáš Skuhravý  è entrato a buon diritto nel gotha. Finchè le cose funzionano, non vedo perchè cambiarle.

Adesso che ci penso, credo che l’ultima cosa che ho comprato nuova sia stata la Fiat Palio Weekend TD70, con la quale la Iso si sposta avegolmente da un posto all’altro con la certezza che girando la chiave la macchina si accende. Qui un post da solo non basta perchè ci sarebbe da parlare del Miscelatore Gewa, del Ciao, della pompa Wiessmann, della fresa Goldoni e delle due Pasquali, della seminatrice Urbinati, dei tunnel e della serrona, dei due Fiorini uguali, financo del pc da dove scrivo.

Puntata numero uno, il Gewa Düngemischer. Serve per aggiungere sostanze nutritive insieme all’acqua di irrigazione con precisione e costanza, evitando di concimare a vanvera e magari facendo pure il biologico. Una volta alla settimana lo faccio andare con un tre per mille di estratto d’alga e concime minerale composto. I risultati sono ottimi e quindi il miscelatore funziona, non v’è affatto la necessità di prenderne uno nuovo, anche perchè i modelli di adesso non  mi piacciono esteticamente.

Il Gewa è un autentico gioiello di lavorazione meccanica, la precisione dev’essere al millesimo di millimetro per far aderire un cono d’acciaio con feritoia alla sua sede e bloccare il flusso d’acqua senza bisogno di guarnizione. E pensate che una perla del genere l’ho salvata dalla rifusione, togliendola in tempo dl carro destinato al ferrovecchio. E dopo qualche mese, approfittando di un’assenza (lavorativa) della Iso, l’ho smontato e rimontato più volte fino a quando ha dimostrato di funzionare alla grande. Le prove le ho fatte con del vinaccio rosso da tappo a corona, e sapeste che soddisfazione il vedere che, solo girando una manopola, l’acqua passava dal rosa pallido al quasi magenta. Son passati dieci anni, ed il Gewa è ancora lì, uno nuovo dopo tre anni già lo devi cambiare. La Iso vi dirà il resto