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LA RIFORMA DEL REFERENDUM

5 gennaio 2013

Sorelle e fratelli, come ben sapete ogni tanto mi viene da gettare un sasso nello stagno sperando che poi qualcuno lo faccia germogliare. Solitamente mi capita nei momenti in cui, immerso nello studio semantico dei racconti giovanili di Fernando Couto, mi sovvien lo scalzare metodicamente ossessivo di una molecola che non ho ragione di dubitare sia localizzata nell’ippotalamo. Che poi per molti è quel posto dove gli stalloni copulano con le giumente dopo che il cavallo ruffiano ha espletato il suo ingrato compito.

Qua ci vuole una riforma del referendum. E’ troppo una rottura di coglioni che ci sia gente che incita a non votare perchè la proposta non gli va a genio, basandosi anche sulla naturale propensione di una parte significativa della popolazione a fregarsene di quel che succede. E, con l’attuale legge, questa parte di popolazione viene inglobata dai No al quesito referendario.

Il cosiddetto “quorum zero” non mi convince per niente, in teoria basterebbe il voto di una sola persona per stabilire l’esito della consultazione. La botta consiste nel calcolare il quorum non sul numero dei votanti ma su quello dei voti favorevoli. Di seguito la mia proposta:

Prendiamo gli aventi diritto al voto e dividiamoli in tre categorie. Disinteressati, attivi politicamente conservatori e progressisti. Di fronte ad una proposta, il 33% dei disinteressati non gliene frega un cazzo e non vota comunque. I contrari avranno l’interesse a far fallire il referendum e non voteranno. Di quel che rimane, il 17% è la maggioranza assoluta e la proposta viene approvata

Che ne dite?

UGHI, ALLEVI, JOHNNY ROTTEN

30 dicembre 2008

A me di Giovanni Allevi non è che finora me sia fregato più di tanto, è che in questi ultimo giorni l’ho visto da Lilli Gruber, ho letto un’intervista dove Uto Ughi (un altro di cui ho fatto tranquillamente a meno senza danni apparenti) lo demoliva, e non mi son fatto mancare neanche la controreplica dove Allevi bolla Ughi come difensore della casta dei vecchi musicisti.

Allevi, ti ho visto dalla Lilli e mi è ballato l’occhio quando ti sei autodefinito “simpaticamente megalomane“. Allevi, lascia che il “simpaticamente” lo decidano gli altri se aggiungerlo o no, altrimenti fai la figura di quello che quando deve indicare il suo peggior difetto se ne esce con un “sono troppo sincero“, e tutti capiscono che è vero il contrario.

Ughi, fatti i cazzi tuoi. Se Allevi davvero non ti piace, lascialo perdere, uno come te  mica deve perder tempo a parlar male degli altri, che ti frega di uno che reputi neanche degno di passare l’esame al conservatorio?  Ci fai quasi la figura del pensionato che guarda attraverso le assi dei cantieri e sbotta che a suoi tempi sì che si lavorava.

Comunque, c‘era da votare e ho votato Allevi, sono in minoranza ma questo è quasi un buon segno. Comunque, per andare sul sicuro,  meglio Johnny Rotten, anche se non si chiamava più così