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IL JAZZ MI PIACE SOLO QUANDO LO SUONANO MALE

7 dicembre 2007

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Il Jazz è magico, riesce a suscitare in ogni persona sentimenti e sensazioni diverse. Nel mio caso, noia e nostalgia di casa  (anche a meno di un chilometro di distanza), il rimpianto del fuoco di una stufa a legna con la porta di vetro, e il bisogno di stringere in mano un martelletto di gomma col quale percuotermi aritmicamente lo scroto. 

Questo per quanto riguarda il jazz suonato bene, quello che ho visto stasera è stato invece un gran bel concerto, almeno  emozionalmente parlando. Questi (non voglio far nomi) sembrava che stessero tenendo non un concerto, ma un saggio di ripetenti del primo anno di una scuola musicale di qualche circolo damistico, fantastici davvero.

La cantante, una giovinottona dalle tipiche forme scaturite da un´infanzia iperproteica, si esibiva in gorgheggi ed acuti calanti con la sensualità di un pezzo di gorgonzola dimenticato nel frigo, e presentava i pezzi strumentali con un perfetto slang angloveneto carico di un erotismo ecumenico che mi mandava fuori di testa. Il tutto senza un minimo di autoironia, era un piacere sapere in anticipo dove avrebbe stonato.

Il batterista, già piacevolmente arrancante di suo, mi forniva un senso di sollievo quando, dopo una rullata troppo abbondante, riusciva a riprendere gli altri dopo solo mezzo giro. I due sax, maschio e femmina, stridevano così rassicuratamente scolastici da fornirmi un senso di sicurezza che raramente mi capita di provare. Completavano il gruppo un pianista, un bassista e un chitarrista, ma questi erano quasi troppo bravi per parlarne,  erano solo mezzo gradino sopra gli altri e questo a volte già basta per essere meno interessanti.

Il pubblico, zitto, muto e plaudente a comando, era evidentemente composto, tranne me e pochi altri, da parenti ed amici. Tra un pezzo e l´altro, le uniche parole che si sono sentite in sala sono state ” Max, una birra“.

Le ho dette io, ma solo due volte.  Con tutti gli etilometri che ci sono in giro, meglio stare calmi