Posts Tagged ‘inceneritori’

CHE NE DITE, MI METTO A FARE COVER?

7 luglio 2008

È una storia che mi gronda in testa da parecchio, mi piacerebbe mettermi a cantare cover, anche solo giusto per vedere come viene. In vita mia avrò cantato in pubblico al massimo un paio di pezzi di altri, e non è che sia stato un gran che, anzi già che ci sono ve le racconto.

C´è stata una volta che, per una raccolta di fondi per qualche associazione di cui non prenderei la tessera neanche da morto, mi sono trovato in un contest dove una canzone la sceglievi tu e l´altra te la davano loro. Mi hanno affibbiato ” Mio fratello è figlio unico” di Rino Gaetano, l´ho cantata normalmente beccandomi applausi e complimenti per la scelta del pezzo. Vabbè, il secondo pezzo era “E io tra di voi” di Aznavour, che alla fine ha raccolto solo qualche timido battimani, ed era lo stesso pezzo col quale Battiato, un lustro dopo, ha fatto un successone. Fanculo.

L´altra volta è stata quando è morto Augusto Daolio, il cantante dei Nomadi. Anche lì, raccolta di fondi e l´importante è l´incasso. mi chiedono che pezzo voglio fare. Per me fa lo stesso, non sono mai stato un fan dei Nomadi, per me è roba da fricchettoni andati a male di testa, gli dico “fate voi” e mi propinano la “canzone per un´amica”, quella dove lei muore in un incidente stradale. Che palle di canzone, ma d´altronde le altre non è che siano meglio. Faccio il mio onesto dovere, l´importante è l´incasso.

Poi muoiono De Andrè e Battisti quasi in contemporanea e mi chiedono di partecipare ad un´altra storia del genere. Gli rispondo che no, basta, io coi morti non voglio avere più niente a che fare, al limite partecipo alla beneficenza pagando il biglietto, ma basta col far rivoltare i cadaveri nella tomba, sebbene a fin di bene. Al limite, bello sarebbe un concerto dove ognuno si porta il suo morto, chi canta una canzone di Piero Ciampi, chi una di De Andrè, chi una di Rino Gaetano. Per l´occasione farei un salto a Zocca a uccidere Vasco Rossi.

Torno allo spirito del post e vi confesso le cover che mi piacerebbe fare, se avete suggerimenti in merito ve ne sarò grato per sempre, intanto queste sono le cover che mi sentirei addosso meglio, con un cotrabbasso una batteria , un piano e io alla chitarra:

PERFECT DAY, di Lou Reed.  BRUTTA, di Alessandro Canino. GLI OCCHI DI TUA MADRE, di Sandro Giacobbe. Un pezzo qualsiasi di Barry White e poi, su tutte, MA QUALE IDEA, di Pino D´Angiò. Per farvi un´idea della voce vi posto il pezzo che sento più mio tra tutti quelli che ho scritto, specialmente per quanto riguarda il testo

LA ROGNA TATUATA

5 maggio 2008

Giornatone queste, è chiaro fino a tardi e ne approfitto per portarmi avanti col lavoro, in questa stagione qualcosa da fare c´è sempre, e il più delle volte è roba che sarebbe meglio fosse stata fatta ieri. Niente di grave, è normale che sia così, ma adesso piove che Dio la manda e sono le due di notte, quindi ho la coscienza a posto.

Oggi si parlava di tatuaggi e d´improvviso mi sono sentito un conservatore retrogrado, anche perchè mi è tornato in mente il momento in cui ho negato al mio primogenito il mio consenso per tatuarsi, gli ho detto semplicemente che, essendo il tatuaggio una cosa definitiva, è giusto che uno lo possa fare non appena compie l´eta per diventare legalmente maggiorenne. D´altronde, gli manca poco più di un anno, se è stato statuato senza grossi danni finora non vedo perchè non possa aspettare.

Per carità, niente contro i tatuaggi e che ce li ha, anzi ce ne sono in giro proprio di belli, ma io non ne ho mai voluti fare,  forse proprio a causa della loro indelibità. A me piace il provvisorio, e m´illudo che la maggior parte delle cose che faccio lo siano, anche perchè tutto quello che è definitivo generalmente porta solo rogne e responsabilità anche se ampiamente ripagate, almeno sotto l´aspetto morale.

Insomma, questi tatuaggi. Una volta, quand´ero bambino, c´erano quelli che dopo due giorni andavano via con l´acqua e il sapone, chissà se ci sono ancora, questi si che li farei. Definitivi o lavabili che siano, ci sono comunque dei tatuaggi che mi piacerebbe vedere  al posto dei soliti standard che girano.

Ad esempio, bello sarebbe vedere due gambe femminili in piena estate con la riga della calze tatuata, o in alternativa la fascia delle autoreggenti in stile Brambilla. Oppure, e questo lo farei, le stimmate a mo’ di Padre Pio sui palmi delle mani. Oppure (e qui tacciatemi pure di cattivo gusto, ma penso che si debba poter scherzare su tutto), anche un bel carcinoma sul collo o una finta caccola sotto il naso, o magari anche dei buchi sotto il gomito in stile tossicodipendente d´antan

p.s. a proposito di rogne, pare che al momento (sono le 13.30 di lunedì), non funzioni l´inserimento dei commenti, prima o poi si metterà a posto da solo, no problem)

TU CHIAMALI SE VUOI…TERMOVALORIZZATORI

9 gennaio 2008

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Le parole sono importanti, altrochè se lo sono, specialmente in questi giorni in cui sull´emergenza rifiuti in Campania ognuno dice la sua. Uno si ascolta le varie campane e poi è inevitabile che alla fine pensa che i termovalorizzatori siano l´uovo di Colombo, se dalla monnezza ci puoi addirittura ricavare energia sarebbe da idioti non farlo, basta con queste menate di riduzione dei rifiuti e raccolta differenziata, bisness is bisness.

Se invece si parla di inceneritori le cose cambiano, un leggero fastidio ci può anche stare. Eppure un termovalorizzatore, sotto l´aspetto ambientale altro non è che un inceneritore, cambia solo il fatto che si recupera (non produce) dell´energia, sempre che venga nutrito non con monnezza indifferenziata ma solo con la parte combustibile. Ma già la parola inceneritore ti evoca la montagna di schifezza abbandonata nelle strade di Napoli trasformata miracolosamente in un mucchietto di cenere, una robetta piccola piccola, quasi da mettere in un´urna e magari provare a farla liquefare a mo’ del sangue di San Gennaro.

Ho visto in TV una scena terrificante dove, per protestare contro la discarica di Pianura, qualcuno ha pensato che la cosa più opportuna fosse dar fuoco ai rotoli di plastica necessari per impermeabilizzarla. A parte la diossina e tutte le schifezze librate nell´aria, alla fine altro che cenere rimane, il prodotto finale sarà una melmazza irreversibile,  stratossica e maleodorante (e neanche poca, cira il 30% in peso), la stessa che producono i tanto celebrati termovalorizzatori. Una melmazza che da qualche parte bisognerà pur mettere.

Chiaro che di fronte ad una situazione come quella di Napoli c´è poco da andar per il sottile, ma far passare i termovalorizzatori (che poi non è che non inquinino, semplicemente non ci sono gli strumenti per misurarlo) come soluzione miracolosa è solo illudere la gente, tra l´altro mica si costruiscono in due minuti come le casette dei Lego. 

E se provassimo intanto a cambiargli il  nome, che ne direste di melmificatori?