Posts Tagged ‘formiche rosse’

DIECI ANNI E DIECI GIORNI

12 gennaio 2009

Dieci anni dalla morte di Fabrizio de André, e la grande messa collettiva in suffragio sta per terminare, sono stati giorni in cui del grande Faber si sono occupati un po’  tutti. Radio, blog, televisioni, opinionisti e coccodrillari vari si son dati convegno al muro del pianto per il vuoto incolmabile, non tenendo in alcun modo presente la massima di Stielike (poi ripresa con successo anche da Giulio Andreotti) secondo la quale “di gente insostituibile son pieni i cimiteri” .  Il culmine della chermess lo si è probabilmente raggiunto nella serata in cui l’ormai insopportabile Fabio Fazio ha sviolinato tutta la piaggeria di cui è capace verso chiunque avesse avuto in qualche modo a che fare con De André, fosse pure il suo rammendatore di calzini.

Fazio non lo sopporto proprio, è l’emblema di una generazione che non riesce ad andare più in là del servilismo culturale a quelle precedenti, ed il suo sciòv di ieri lo ha ampiamente dimostrato. Ad essere sincero non l’ho visto neanche tutto, ma ho battezzato l’intervista a Renzo Piano come un monumento alla noia e le penose esibizioni di Lucio Dalla, di Battiato e dello Zombi Finardi mi han fatto quasi ridere. Terribile poi il rito collettivo di “Amore che vieni, amore che vai” suonata in tutte le radio, mancavano solo il conto alla rovescia, la neve finta e i tappi di sciampagn. Da mettere in galera chi ha pagato il viaggio di Jovanotti a Spoon River, da salvare Piovani, Antonella Ruggiero, e forse anche qualcuno che adesso non ricordo.

D’altronde, meglio non prendersela tanto, questa è l’Italia. Un paese dove i grandi numeri sono in mano ai vecchi e mica solo nella musica. De André era sicuramente uno che stava dalla parte degli ultimi, ma sentirselo continuamente ripetere dai soliti inamovibili soloni della canzone italiana non è  proprio il massimo. E giusto per dirne un’altra, ottima la presenza di Dori Ghezzi ma almeno una citazione per Enrica Rignon (fino al 1974 la signora de André) ci poteva anche stare, o vogliamo fare le cose alla Berlusconi?

Dieci anni per de André, dieci giorni per Valentina Giovagnini, che di diventare grande non ha avuto il tempo e la possibilità. Un incidente stradale all’inizio di quest’anno le ha chiuso le sliding doors che portano al successo, e lei lo meritava al pari di Fabrizio e di tanti altri

SE VI PIACE, CHIAMATEMI ANSGARIO

5 ottobre 2008

Sotto un certo aspetto, io ho avuto un’infanzia, un’adolescenza e anche un pezzo dell’età adulta difficile. Nulla di grave, ma il vedere che tutti hanno un onomastico tranne te non viene certo in aiuto della tua autostima. Peggio che peggio,  ti vengono pure a dire che l’onomastico lo puoi festeggiare a Ognissanti, sai che goduria far festa il giorno in cui si portano i crisantemi al cimitero e che da un pò è anche il giorno dopo Alloùin

A togliermi dalle peste ci pensò il destino, solitamente cinico e baro ma a volte anche provvidenziale. Esso si presentò sotto forma di un ricovero ospedaliero nel dicembre del 1988, all’incirca gli stessi giorni in cui Stielike formulò il suo ancora non sufficientemente compreso “paradosso degli scalini variamente coincidenti”.

Niente di grave neanche quella volta lì, si trattava solo di un trauma acustico che mi ero procurato un po’ suonando il basso in un gruppo punk e un po’ lavorando con una sega circolare non ben limata. Comunque cinque giorni di flebo per riacquistare udito ed equilibrio mi ci son volute, ma per fortuna quella rimane per ora la mia ultima esperienza ospedaliera con ricovero annesso.

Ma fu proprio passeggiando senza costrutto alcuno nei lugubri corridoi del reparto otorino, che trovai un senso a ciò che mi stava succedendo. Aspettando che la Iso, incazzata come una jena col suo parrucchiere di fiducia per via di una permanente a la Gimi Hendrics, mi venisse a trovare portandomi pure le sigarette, mi cadde l’occhio su una stampa appesa alla parete che raccontava la storia di San Ansgario, Oscar tra parentesi.

Buono, adesso il Santo ce l’avevo pure io, fine delle frustrazioni e dei complessi d’inferiorità, impegnandomi un attimo e con un po’ di culo (un po’ tanto, almeno abbastanza da poterlo dar via). avrei potuto anche diventare una rockstar. Non è successo, ma è comunque andata bene, e forse anche per merito di quella stampa appesa alla parete.

Oggi, nell’era di Internet, ho scoperto anche che il mio onomastico cade il 3 febbraio, troppo freddo per poterlo far coincidere con la Festa della Ciavada Foresta, una delle innovazioni che il Partito per Tutti attuerà non appena conquistato il potere. Pazienza, la organizzeremo all’onomastico di qualcun altro

NIENTE CONTRO GLI ANZIANI MA…

10 agosto 2008

Ci sono argomenti dove, per essere politicamente corretto, la cosa migliore è non parlarne affattto, e uno di questi sono gli anziani. È troppo instaurata l´immagine dell´anziano come vittima di una società che lo marginalizza per poterne parlar male, ma siamo proprio sicuri che le cose non stiano, neanche tanto lentamente, cambiando?.

Nel nostro Sudtirolo oggetto di imminenti elezioni, il Gran Capo Kaiser Luis Durnwalder ha magnanimemente deciso che gli ultra settantenni, ricchi o poveri che siano, viaggino gratis sui mezzi pubblici (mica solo autobus, anche treni e funivie entro i confini regionali). Chi invece ha più di 60 anni dovrà pagare 100 euro all´anno per questo. Plauso unanime all´iniziativa, solo qualche piccola rimostranza da parte degli autisti che da un giorno all´altro si ritrovano gli autobus stracolmi di vecchietti onderòd giusto per il gusto di farlo, tanto è gratis.

Giusto per fare una piccola obiezione, come mai quando c´è da pagare 100 euro (cifra abbastanza modesta per fruire del servizio) le domande sono 1620 e quando invece è aggratis sono 33mila e passa? forse che con il compimento del settantesimo anno la necessità e il desiderio di viaggiare s’ impennano così inopinatamente come se seguissero la troppo infelicemente trascurata equazione di Stielike (formulata nel recente 1983 e ancora non ben codificata neanche dall´autore medesimo)?

Giusto per farne un´altra, ormai con l´andazzo che tira sono molti i lavoratori (spesso precari nel privato) che lavorando guadagnano meno di un pensionato. È giusto che essi paghino per un servizio che ad altri viene elargito gratuitamente, solo presentando un documento che ne attesti la vetustà?

SO ISST SÜDTIROL

2 luglio 2008

A me piace parecchio essere nato e vivere in Sudtirolo, quello che non sopporto è che si dia un´enfasi esagerata a tutto quello che è rigorosamente Meid in Sauttirol, sia che siano persone, che cose, che cibi. I Sudtirolesi sono persone brave e laboriose, ma hanno il difetto di considerarsi l´ombelico del mondo e questo li fa assomigliare più agli abitanti dell´Isola di Pasqua che agli Olandesi, per me i migliori del mondo.

Sembra che l´essere sudtirolese ti dia quel po’ di più rispetto ad uno normale, e non è vero niente, è solo una questione di marketing ben fatto, e non a caso il sudtirolese che guadagna di più è quello che si occupa di promuovere il prodotto Südtirol. E pensare che c´è qualcuno che lo accusa di sfavorire l´uso della lingua italiana nella promozione, chi fa questo capisce meno di niente , il Sudtirolo meno italiano è più piace agli italiani, che sono i turisti migliori e quelli che spendono di più.

Prendete per esempio lo speck, il prodotto sudtirolese tipico che più tipico non si può. È tutto fatto coi maiali olandesi o ungheresi, o di dove costano meno, lo speck vero te lo puoi mangiare solo se conosci di persona qualcuno che ha i maiali, e anche lì occhio a che gli da da mangiare, come in tutto il resto del mondo. Le mele poi, almeno metà delle mele col marchio Südtirol vengono dal Brasile o dalla Cina, basta che il titolare abbia la residenza qui. Tu vai a mangiare in una tipica malga di montagna convinto che facciano tutto loro e ti appioppano i piatti tipici sudtirolesi confezionati da operai pachistani nella zona industriale di Bolzano, però almeno li scongelano bene.

E poi le persone, alla fine non credo siano molti quelli come me, che se vanno a ritroso nell´albero genealogico trovano al massimo una bisnonna nata fuori dai confini sudtirolesi, eppure per una strana coincludenza di sliding doors sono di madrelingua e cultura italiana, ma anche sudtirolese. Tutta questa pappardella per un meme? ebbene si.

Spaghetti mit Knödel mi invita ad una catena dove i vari blogger sudtirolesi (che palle!) devono confessare i cinque piatti che non devono mancare almeno una volta al mese. SMK, che vuoi che ti dica? mangio quello che mangia tutto il mondo, se vuoi ti faccio un elenco dei cibi tipici sudtirolesi che mi piacciono o meno.

I Leberknödel (canederli di fegato) secondo me fanno pietà ai sassi, ho  provato a mangiarli un paio di volte ma per me sono da abolire, la Sauersuppe è un buttare via le trippe che si potrebbero fare alla parmigiana, il Blutwurst (che poi altro non sarebbe che il sanguinaccio) mi fa vomitare. Alla fine la cucina è essenzialmente questione di ingredienti, quelli tipici sudtirolesi non si trovano nei market, il Beerlauch (aglio orsino), i Rübenkeim (germogli di rapa fatti al buio) e, per non smentirmi, i rapanelli di tutti i colori (bianchi, rossi e neri), che in altri posti non fanno.

Alla fine mi rendo conto che non ho neanche fatto il meme, ma faccio sempre così, anche coi blog non sudtirolesi

 

HA TUTTE LE CARTE IN REGOLA PER DIVENTARE SANTO

29 giugno 2008

Scusate il titolo, è una volontaria storpiatura del titolo di una bellissima canzone di Piero Ciampi. E scusate anche gli antefatti, ma qui bisogna per forza parlarne.

Franz Pahl, il presidente del Consiglio regionale del Trentino Alto Adige (sembra tanto, ma in realtà è una carica solo onorifica, da noi la Regione non conta nulla, decidono tutto le province) ha promesso che, se entro il 23 Luglio, data dell´arrivo a Bressanone di Sua Santità il Papa  in vacanza estiva, la rana crodifissa esposta al  Museo di Bolzano non verrà tolta, inizierà lo sciopero della fame. Ed ecco il primo antefatto:

Circa un mese fa è stato inugurato in pompa magna a Bolzano il Nuovo Museo d´Arte contemporanea, un´opera architettonicamente bellissima, almeno così è stata unanimemente definita. A me pare il solito scatolone di vetro e cemento anzi, come dice Giuy , se lo dipingessero di blu con un dollarone in facciata potrebbe sembrare la copia del Deposito di Zio Paperone. Ma subito è scoppiata la polemica per via di una rana crocifissa esposta nel museo stesso, opera di Martin Kippenberger già morto e sepolto da tempo. Chi la voleva togliere, chi la voleva lasciare, tutti a parlare di questo. Con Obmann, Hauptmann e Bischof (capo della SVP, presidente della Provincia e Vescovo) schierati per la rimozione, il fatto che la rana sia ancora lì puzza un po’ di lancio pubblicitario. Alla fine, quelli del Museo sono usciti con un´idea geniale, hanno coperto la rana con dei fogli di giornale recanti gli articoli ad essa dedicati, chi la vuole vedere faccia due passi avanti e morta lì. Geniale davvero, vien solo da chiedersi cosa si aspetti uno che paga il biglietto d´ingresso per un Museo d´Arte Contemporanea, solo opere assolutamente politically correct?

Comunque la polemica sembrava finita, ma adesso Franz Pahl ( uno dei duri della SVP, paladino dei valori cristiani e della separazione etnica) la riaccende minacciando lo sciopero della fame. Ma come al solito, fa le cose a metà, quando con un piccolo supplemento d´impegno potrebbe benissimo aspirare ad un posto nella storia. Franz ascoltami che ti dico io come fare, ok?

Innanzitutto la data, lo sciopero della fame impara da Pannella e inizialo subito, non aspettare il 23 luglio, anzi già che ci sei fai anche quello della sete bevendo le tue stese urine, funziona alla grande sia a livello fisico che mediatico. Quando il Papa arriverà dovresti essere già quasi moribondo e scordati che nel frattempo tolgano la ranazza, nella SVP c´è una marea di gente che aspira al tuo posto. Se riesci a schiattare dopo qualche giorno di presenza del Papa ci saranno ondate di gente al tuo funerale con i cartelli monolingui “sofort heilig gesprochen“, e Ratzi commosso ti riserverà un onore pari se non superiore a quello concesso al suo polacco predecessore.

Franz, con sole due piccole modifiche al tuo progetto hai l´occasione per entrare nella storia, in un solo colpo diventeresti santo e martire di riferimento e supremo eroe popolare sudtirolese,  ma ti rendi conto che faresti addirittura le scarpe ad Andreas Hofer?

L´INSEMINATORE FOLLE

21 giugno 2008

 Questa mi piace sempre cantarla, è proprio un blusazzo inacidato di quelli che anche se stoni un attimo non è uno sbaglio ma una sostituzione. E poi l´argomento è sempre attuale, la sterilità maschile va alla grande. Tutta colpa degli ormoni femminili che si sparano nel cibo per far diventare le melanzane più grosse, per velocizzare la crescita degli animali, per produrre di più ad un costo più basso.

Come dice Bakunin, siamo quel che mangiamo

IL MIO GOVERNO OMBRA

15 maggio 2008

Non che me freghi tantissimo, ma qui Uòlter non la smette di vincere, dopo aver fatto fuori i comunisti e Rutelli adesso sta buonizzando il parlamento, in cui d´ora in poi non ci saranno più scontri a base di mortadelle e champagne ma solo toni sereni e pacati, conditi da inviti a pranzo tra i due leader con cadenza settimanale, tutto all´insegna del rispetto e della buona educazione.

Che bello, persino i leghisti, quelli che una volta sventolavano il cappio da forca adesso sfodereranno un insospettabile aplòmb di stile aglosassone, ci saranno gare a chi è più gentiluomo tra il governo  vero e quello ombra.

A proposito di quest´ultimo, non è che Uòlter abbia preso alla lettera la definizione e stia seguendo, come un´ombra appunto, tutto quello che fa Berlusconi? In ogni caso il ministro ombra degli esteri, Fassino, più che un´ombra sembra uno scheletro. In ogni caso non è giusto che il governo ombra lo possa fare solo Uòlter, perchè non possiamo farlo anche noi? Qui ci scappa il meme, fratelli e sorelle.

Comincio io, indicando i ministri blogger, cercando di imbroccare in ognuno le caratteristiche che lo/a possano far risultare credibile più del ministro vero, e tenendomi l´interim dell´agricoltura. Se vi va fate altrettanto, autonominandovi Premier e tenete un ministero per voi. Ecco qua:

 – Affari EsteriBAKUNIN mi sembra proprio la persona giusta, vive all´estero e poi è uno che si interessa parecchio di quello che si mangia nel mondo

 – InternoMELANIA, lei è una che scrive sempre quello che ha dentro
 – Giustizia – ENRICO/BABILONIA se la merita. Lui vende impainti audio ai preti, diamogli una promozione: dalla tonaca alla toga   
 – Difesa – questa all´alpino VOX NOVA non gliela toglie nessuno, lui un´ombra la manda giù in un secondo
Economia e Finanze – qui vedo bene DANIELE VERZETTI IL ROCKPOETA, è genovese e questo basta e avanza 
Sviluppo EconomicoWOOD, chi se non lei?
Politiche agricole e Forestali – mi tengo l´interim 
Ambiente – MAVISERRA, il nome è beneaugurante 
Infrastrutture – senza dubbio il buon CHIT è la persona giusta nel posto giusto
Welfare – così a naso ci piazzo ROSELIA
Pubblica Istruzione – FABIO LETTERARIO è uno del mestiere, affidiamoci a lui 
Beni CulturaliBRIGIDA FRAIOLI, magari va a finire che gli piace 

Ci sarebbero anche i ministri senza portafoglio, ma mi sembra troppo. Non mi sembra neanche tanto un giochino stupido, alla fine il livello culturale e di conoscenze di noi blogger non è certo inferiore a quello dei ministri veri. Nomine non ce ne sono, ma se volete, fatevi il vostro governo ombra

CHI TI HA RIDOTTO COSÌ?

21 novembre 2007

rca_turntable.jpg

Un meme, era da mo’ che non giravano più, la pratica di inguainare la gente in catene di S.Antonio mediatiche sembrava fosse già desueta e passata di moda con la stessa velocità con cui negli anni ´70 sparirono di colpo dalla circolazione le palline clic-clac. Tutti parlano male dei meme, ma nessuno si sottrae ad essi, anche perchè i meme arrivano spesso in momenti di stasi creativa collettiva, quasi fossero  degli anticorpi naturali della blogosfera.

E come in ogni altra cosa di questo mondo tranne le spose ( avete mai sentito qualche reduce da matrimonio dire che la sposa faceva schifo?), ci sono i meme belli e quelli brutti e questo è bello, quasi direi uno dei migliori. Si chiama “come sei diventato un blogger?” e in esso mi hanno nominato Xeena e Brigida Fraioli, una bella soddisfazione per un maschio adulto di razza umana quasi quarantasettenne.

Io non volevo affatto diventare un blogger, non ci pensavo proprio. Il mio stare su internet era intervenire su qualche forum, mi divertivo ad essere uno degli animatori del Muro di Radio Tandem, tutto quel che volevo era un sito dove la gente si potesse scaricare le mie canzoni, una roba da aggiornare un paio di volte all´anno al massimo.

Ho fatto qualche tentativo abortito sul nascere, e rivolgendomi ad amici di provata capacità, mi sentivo rispondere che era una cosa abbastanza complicata ma che comunque appena avrebbero avuto tempo, mi avrebbero aiutato volentieri. Tutto questo fino all´arrivo di Ceko  e del suo “provvisoriamente ti ho preso un blog“. Provvisoriamente è la parola magica della mia vita, di solito niente mi dura più di ciò che è provvisorio.

E passo al meme: il mio primo post lo trovate nell´archivio, il post di cui mi vergogno devo ancora scriverlo, e quello di cui vado più fiero è questo su Alexander Langer, dove i commenti negativi che ho ricevuto son rose e fiori al confronto dell´ovattato silenzio di chi non ha scritto quel che sapeva.

E già che ci sono aggiungo qualcos´altro a questo meme, il primo blog che ho linkato è stato quello di nonsonounacommessa, a cui passo la patata bollente, la vendetta d´altronde è un piatto che si gusta freddo

p.s. Guressa e Joe, voi siete nominate di default, mica che pensate di passarla liscia