Posts Tagged ‘Finchè c’è lingua e dito’

CARO MARCELLO (per brevità)

4 dicembre 2009
 
Sporcarsi le mani per lavare l’altrui coscienza è, secondo l’interpretazione che Stielike ebbe a partorire nell’assai poco definito millenovecentottataequalcosa ,  “o da cagoni o da stronzi“, secondo me tralasciando volutamente il fatto che spesso gli uni generano gli altri. Ma siccome volevo scrivere per aiutare Lippi  (d’ora in poi  per brevità chiamato caro Marcello) e non per criticare gli stranieri, allora la finisco qui.

Caro Marcello, se mi dai retta vedrai che ti faccio fare un bel mondiale, parola del Segretario del Partito per Tutti. Eccoti qua tutto, data per data:

Lunedì 14 Giugno, San Hartwig : Italia-Paraguay. Caro Marcello, lo zero a zero va benissimo, occhio solo agli infortuni.

Domenica 20 Giugno, San Adalbert: Italia-Nuova Zelanda. Caro Marcello, qua devi per forza vincere segnando più gol possibile, uno lo puoi anche prendere. Magari chiedi a tuo figlio se riesce a darti una mano.

Giovedì 24 Giugno, San Joh. d.T.: Italia-Slovacchia. Meglio di tutto sarebbe passare come secondi, ma se vedi che è troppo rischioso vedi di vincere. Non è che ci voglia molto, caro Marcello

Lunedì 28 Giugno, San Ekkehard: Olanda Italia. Di meglio non ti poteva capitare, caro Marcello. Tieni lo O a O e vinci ai rigori (ma Huntelaar non sbaglia)

Venerdì 2Luglio, Santa Maria Heims.: Brasile Italia. Fuori tutti i tecnici, dentro tutti i muscolari. Tieni duro, a metà della ripresa metti dentro Pippuzzo e vai tranquillo, caro Marcello

Martedì  6 Luglio, Santa Maria Goretti: Italia Inghilterra. Caro Marcello, qua perdi, non cè niente da fare, un due a uno sarebbe già buono. Accontentati, sei arrivato alle semifinali, hai battuto il Brasile, dall’altra parte c’è Capello che è più bravo di te, e se ancora non bastasse guarda che santo è oggi.

Sabato 10 Luglio, San Erich: Italia-Australia. Non ci credo molto, ma sarebbe bello che vincessero loro con un rigore provocato da Grosso a tre minuti dalla fine

PRESCRIZIONE BREVE

15 novembre 2009

manette

Agli italiani piace la galera, come una volta piacevano la gogna, la forca e la ghigliottina. A chiederla come pena, magari aiutato dai media che si buttano a pesce sull’emegenza di turno, un bel po’ di gente riesci sempre a tirartela dietro. Certo c’è differenza, c’è la galera progressista e di sinistra invocata e ottenuta per gli evasori, i molestanti e gli stolcheri e c’è la galera reazionaria di destra contro i clandestini e i fumatori di canne.

E poi c’è quella bipartisan, succede di raro ma capita e per poco non ci cascavo dentro. Adesso sui media non le trovi più, ma qualche tempo fa non passava giorno che non ci fosse notizia dell’ubriaco al volante che aveva provocato un incidente. E la politica non tardò molto ad accontentare il popolo bue, furono varate leggi più restrittive. Per fortuna, col mio 0,7 per mille mentre andavo a 45 all’ora, me la sono cavata con due settimane di ritiro patente-corso di riabilitazione alla guida-ripetute visite di controllo con analisi del sangue-condanna penale a cinque giorni di arresto tramutati in ammenda. Era ancora la vecchia legge, ma non è di questo che volevo parlare, volevo fare un post sulla prescrizione breve.

In linea di principio sarebbe sacrosanta, lo stato per giudicarti non può avere un tempo infinito, sei anni devono bastare e strabastare anche in caso di accanimento e dovrebbe valere per qualsiasi reato, dalla strage al vilipendio delle istituzioni, senza eccezioni di alcun tipo. La rivoluzione francese (o chi per lei) ha stabilito che nessuna legge può essere retroattiva, e quindi i processi in corso si farebbero con le vecchie regole, non vedo il verme eppure c’è.

Il verme è la legge che stravolge il principio, il verme è la giustizia che non ha risorse e che perde il suo tempo in stronzate, ma il verme è anche la gente che chiede manette a vanvera

AMO I RUDERI

6 agosto 2009

Patate e pomodori 008

Quando la Iso vuol essere cattiva con me, se la prende con i oggetti di uso quotidiano che, a suo avviso, sono tutti dei catorci da rottamare al più presto. Magari un po’ di ragione la tiene pure, ma non posso certo contravvenire a quanto enunciato, magari con eccessiva scrinciogitudine data la delicatezza dell’argomento, nel celeberrimo “Finchè c’è lingua e dito, l’uomo non è finito”, col quale Tomáš Skuhravý  è entrato a buon diritto nel gotha. Finchè le cose funzionano, non vedo perchè cambiarle.

Adesso che ci penso, credo che l’ultima cosa che ho comprato nuova sia stata la Fiat Palio Weekend TD70, con la quale la Iso si sposta avegolmente da un posto all’altro con la certezza che girando la chiave la macchina si accende. Qui un post da solo non basta perchè ci sarebbe da parlare del Miscelatore Gewa, del Ciao, della pompa Wiessmann, della fresa Goldoni e delle due Pasquali, della seminatrice Urbinati, dei tunnel e della serrona, dei due Fiorini uguali, financo del pc da dove scrivo.

Puntata numero uno, il Gewa Düngemischer. Serve per aggiungere sostanze nutritive insieme all’acqua di irrigazione con precisione e costanza, evitando di concimare a vanvera e magari facendo pure il biologico. Una volta alla settimana lo faccio andare con un tre per mille di estratto d’alga e concime minerale composto. I risultati sono ottimi e quindi il miscelatore funziona, non v’è affatto la necessità di prenderne uno nuovo, anche perchè i modelli di adesso non  mi piacciono esteticamente.

Il Gewa è un autentico gioiello di lavorazione meccanica, la precisione dev’essere al millesimo di millimetro per far aderire un cono d’acciaio con feritoia alla sua sede e bloccare il flusso d’acqua senza bisogno di guarnizione. E pensate che una perla del genere l’ho salvata dalla rifusione, togliendola in tempo dl carro destinato al ferrovecchio. E dopo qualche mese, approfittando di un’assenza (lavorativa) della Iso, l’ho smontato e rimontato più volte fino a quando ha dimostrato di funzionare alla grande. Le prove le ho fatte con del vinaccio rosso da tappo a corona, e sapeste che soddisfazione il vedere che, solo girando una manopola, l’acqua passava dal rosa pallido al quasi magenta. Son passati dieci anni, ed il Gewa è ancora lì, uno nuovo dopo tre anni già lo devi cambiare. La Iso vi dirà il resto