Posts Tagged ‘Filippo Inzaghi’

PARTITO PER TUTTI E PARCHEGGI

12 luglio 2011

Compito di un partito serio ( e noi lo siamo) è anche lo stabilire un, ma allo stesso tempo futile e fuorviante, tra le immensi catalessi sintattiche  che caratterizzano l’impunito svolgersi  del vacuo fottersi proprio ed altrui. Lo scrisse (a parte quanto riportato tra parentesi) Stielike nel mai abbastanza rimasto inosservato 1979, ed ancora rimane un mistero la sua formulazione avvenuta conoscendo pochissime parole d’ italiano.

Ma a parte questo ed altro, il Partito per Tutti almeno un’idea generale sul problema dei parcheggi ce la deve avere, foss’anche solo per darsi un contegno. Mica serve un’enciclica, bastano pochi punti e neanche tutti condivisibili, altrimenti diventa una rottura di coglioni e di ovaie.

PUNTO UNO E PUNTO DUE:  il parcheggio è un’occupazione di suolo pubblico, e come tale non dev’essere gratuita per soddisfare un bisogno privato. Il parcheggio si paga sempre e comunque, altrimenti chi non possiede un’automobile potrebbe tranquillamente sentirsi autorizzato a parcheggiare negli spazi pubblici il proprio box doccia, l’armadio nella nonna, la bambola gonfiabile o quant’altro.

Parcheggiare una Panda non può costare come parcheggiare una Ferrari. Il costo del parcheggio dev’essere proporzionale al valore ed all’ingombro dell’oggetto parcheggiato.

Detto questo, dichiaro aperto il dibattito

Oscar Ferrari

Segretario del Partito per Tutti

MERLI MORTI, I MIEI CACHI NON SONO STATI

5 gennaio 2011

A dire il vero, un merlo morto l’ho trovato pure io, stecchito e congelato sulle piastre di waschbeton dove d’estate si monta la piscinetta , proprio sotto le scale a pioli appena unte con l’olio cotto. E la settimana scorsa la Iso ha riferito di un pesce spiaggiato sulla riva erbosa del fosso, bello rigido anche lui. Niente a che vedere coi grandi numeri dell’Arkansas dove le vittime, tra pesci tamburo e merli dalle ali rosse si contano a migliaia, e infatti al momento non mi sovvien alcuna voglia di mettermi a suonare il banjo. Comunque sia, colpa mia non è.

Ogni tanto è anche giusto che uno di questi uccellacci malefici ci rimetta la scorza, mai provato pena per loro quando li ho visti tirare gli ultimi tra le fauci dei gatti, anche quelle del Merdòn. A vederli zompettare in giro così sfacciatamenti opulenti, il sapere che su di loro pende una spada di Damocle rincuora, quasi vien da trasporre tutto al genere umano, anche se non ci sono gatti in grado di far fuori gli arroganti e i disonesti.

Ma l’essere avvelenati no, quello non se lo meritano neanche i merli, è un gesto troppo subdolo e vile. Eppure, un paio di mesi fa ho subito un sequestro di sei kili di cachi dall’autorità sanitaria provinciale. A me sembrava impossibile, ma avevano ricevuto segnalazioni secondo le quali il 70% dei cachi controllati risultavano positivi ad un pesticida usato appunto contro i volatili. In realtà i kili dovrebbero essere stati otto, ma ho rinunciato alla quantità campione che avrei dovuto conservare per le controanalisi.

Se cliccate sulla foto, vedete tutto meglio. Ah, dimenticavo: Oskar con la kappa pure questi….

FACCIO UN PO’ IL POLITOLOGO

28 dicembre 2010

Sorelle e fratelli, faccio un po’ il politologo. Lo disse anche Fernando Couto quando, rivolgendosi ai suoi apostoli,  lambendola tra le dita strinse nella mano una sfera d’acciaio tipo quelle dei cuscinetti, e niente accadde.

 Non ci credo poi tanto, ma metti che tra poco ci siano le elezioni ( e non sarebbe giusto, sulla scheda c’era scritto Berlusconi e allora che gli italiani se lo ciuccino per cinque anni interi), un avversario bisognerà pure nominarlo prima che ci pensi l’antagonista. Taglio corto perchè mi sta scadendo lo yoghurt.

FINI: è finito, tempo due anni e il suo cognome tornerà ad essere associato ai tortellini, se non altro si batterà contro l’egemonia di Giovanni Rana

RUTELLI: uno che è riuscito a perdere contro Alemanno e che l’unica vittoria l’ha ottenuta contro quello sopra, in effetti è meglio lasciarlo perdere

CASINI: sta andando in malora, piaceva alle donne quando l’era un bel grisòn, adesso è incanutito di brutto. Scaduto

VENDOLA: non sarebbe male, ma ormai l’effetto sorpresa se l’è fottuto, e neanche per colpa tutta sua

DI PIETRO: tropo gnorante, uno che deve fare il premier almeno un po’ di tagliano lo deve sapere

BERSANI: ha troppo  la faccia da salumiere, e ormai vanno tutti nei centri commerciali o negli ardiscàunt

VELTRONI: ormai tutti sono convinti che in Africa ci sia andato davvero

ROSI BINDI: sarebbe la volta che il PD vince davvero. Ha tutte le carte in regola per fare l’Angela Merkel italiana, col giusto ritardo che divide le due nazioni (se dico popoli magari qualcuno s’incazza…). 

Non è un caso se è quella contro cui Berlusconi si accanisce di più, ma proprio questo potrebbe essere il vantaggio decisivo. Ma vallo a spiegare a quelli del PD, si perde meno tempo a cercare un bucmeicher e vedere a quanto danno Rosi Bindi premier. E meno tempo ancora a chiedere direttamente a voi se ne conoscete qualcuno

CARO MARCELLO (per brevità)

4 dicembre 2009
 
Sporcarsi le mani per lavare l’altrui coscienza è, secondo l’interpretazione che Stielike ebbe a partorire nell’assai poco definito millenovecentottataequalcosa ,  “o da cagoni o da stronzi“, secondo me tralasciando volutamente il fatto che spesso gli uni generano gli altri. Ma siccome volevo scrivere per aiutare Lippi  (d’ora in poi  per brevità chiamato caro Marcello) e non per criticare gli stranieri, allora la finisco qui.

Caro Marcello, se mi dai retta vedrai che ti faccio fare un bel mondiale, parola del Segretario del Partito per Tutti. Eccoti qua tutto, data per data:

Lunedì 14 Giugno, San Hartwig : Italia-Paraguay. Caro Marcello, lo zero a zero va benissimo, occhio solo agli infortuni.

Domenica 20 Giugno, San Adalbert: Italia-Nuova Zelanda. Caro Marcello, qua devi per forza vincere segnando più gol possibile, uno lo puoi anche prendere. Magari chiedi a tuo figlio se riesce a darti una mano.

Giovedì 24 Giugno, San Joh. d.T.: Italia-Slovacchia. Meglio di tutto sarebbe passare come secondi, ma se vedi che è troppo rischioso vedi di vincere. Non è che ci voglia molto, caro Marcello

Lunedì 28 Giugno, San Ekkehard: Olanda Italia. Di meglio non ti poteva capitare, caro Marcello. Tieni lo O a O e vinci ai rigori (ma Huntelaar non sbaglia)

Venerdì 2Luglio, Santa Maria Heims.: Brasile Italia. Fuori tutti i tecnici, dentro tutti i muscolari. Tieni duro, a metà della ripresa metti dentro Pippuzzo e vai tranquillo, caro Marcello

Martedì  6 Luglio, Santa Maria Goretti: Italia Inghilterra. Caro Marcello, qua perdi, non cè niente da fare, un due a uno sarebbe già buono. Accontentati, sei arrivato alle semifinali, hai battuto il Brasile, dall’altra parte c’è Capello che è più bravo di te, e se ancora non bastasse guarda che santo è oggi.

Sabato 10 Luglio, San Erich: Italia-Australia. Non ci credo molto, ma sarebbe bello che vincessero loro con un rigore provocato da Grosso a tre minuti dalla fine

STASERA GUFO

11 marzo 2009

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Esaurita la doverosa parentesi  ottomarzaiola dedicata al gentil sesso, torniamo a parlare di cose serie. Stasera l’Inter  si gioca l’accesso ai quarti di finale di Cempions Lig contro il Mencester Iunaited e io, da buon milanista, spero che perda. Certo che affermarlo pubblicamente ed in maniera così perentoria può apparire uno schiaffo alla sportività, un insulto al calcio italiano e, in ultima analisi, una carognata bella e buona.

Ma anch’io ho i miei argomenti, la sportività col calcio nulla ci azzecca, il calcio non è uno sport bensì un gioco e a mio parere il più illustre pedatore in attività porta il nome di Pippuzzo Inzaghi, capace di segnare con ogni parte del corpo e finora  ingiustamente privato di riconoscimenti ufficiali quali il Pallone d’oro e quant’altro. Dei destini del calcio italiano non me ne può fregare meno, tra l’altro la Cempions Lig si svolge tra squadre di club nelle quali sono presenti giocatori appartenenti alle più svariate nazionalità. Ma anche quando ci sono gli Europei o i mondiali io, oltre che per gli azzurri,  faccio il tifo per l’Olanda e il Portogallo, anzi qualche volta ci ho anche scommesso un deca.

E poi non sopporto l’ipocrisia politicamente corretta, un vero milanista mai e poi mai può assistere ad una partita dei cugini nerazzurri senza sperare che vengano sotterrati da valanghe di gol segnati con la mano e rigori inesistenti a tempo scaduto, falcidiati da espulsioni immotivate e penalizzati da scandalose decisioni arbitrali sul fuorigioco.

Se stasera l’Inter vince, fate finta di non aver mai letto questo post

CESARE BATTISTI, ANCORA LUI?

30 gennaio 2009

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Ma basta, questo Cesare Battisti non porta altro che rogne, adesso magari per colpa sua non fanno neanche la partita amichevole Italia-Brasile. E sarebbe un vero peccato, non si sa mai che potremmo vedere  Pippuzzo Inzaghi conto Kakà, il vero vincitore del Pallone d’oro 2007 contro il suo usurpatore. E poi non sarebbe neanche una cosa risolvibile alla svelta, l’ultima volta che un Cesare Battisti si è messo in mezzo, sono passati sei anni dalla sua esecuzione capitale prima che Italia e Austria si affrontassero di nuovo su un campo di calcio.

E poi parliamoci chiaro, è tutta una questione geografica, il Cesare Battisti antico che in Italia è un eroe irredentista martirizzato, sopra Trento è un comune disertore, così come il Battisti Cesare moderno che in Brasile fa il rifugiato politico, in Italia è un terrorista criminale. E andate in Russia a chiedere che ne pensano del grande statista Gorbaciov premio Nobel per la pace, o a Hiroshima a chiedere un parere su Harry Truman che sganciò l’atomica per il bene dell’umanità.

È solo una questione geografica e, come afferma l’oracolo focomelico spesso presente negli ingiustamente sottovalutati racconti giovanili di Fernando Couto, “a buon intenditor non si guarda in bocca”

TIENI DURO, PANCHO VILLARI

24 novembre 2008

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Quando tutto sembra perduto, è il momento di crederci di più“. Questo era lo slogan di Michaela Biancofiore, la capolista del PDL alle elezioni provinciali di Bolzano, nel manifesto che la ritraeva a mo’ di Scarlett O’Hara in Vom Winde verweht del 1939, anno sufficientemente importante dal punto di vista storico, ma non tale da contemplare alcuna delle numerose encicliche di Stielike.

Anche se lo slogan non ha partorito grandi frutti (il PDL ha perso un seggio su quattro), questo non vuol dire che esso non possa essere opportunamente riciclato, e magari anche per cause più nobili, come per esempio la ribellione al sistema dei partiti.

L’occasione sarebbe quella giusta e la persona anche, si tratta dell’eroe  rivoluzionario antipartitocratico Riccardo Villari, che da giorni sta resistendo alle immani pressioni dei partiti e delle istituzioni affinchè egli si dimetta da presidente della Commissione Vigilanza sulla Rai. Mancano solo il Presidente della Repubblica, il CT della Nazionale e Pippo Baudo e poi di andarsene gliel’han detto tutti, ma lui tira dritto come un treno, mica è un ex democristiano per niente, la parola “dimissioni” è come l’aglio per le streghe.

Raccontare ed interpretare tutta la faccenda Villari sarebbe anche divertente, ma troppo lungo, vado dritto al giudizio, Uòlter ha fatto una figura di merda. Ma peggio ancora sta facendo Sergio Zavoli, il designato successore strabipartisan di Villari, un’ottantaseienne mostro sacro del giornalismo italiano che adesso si trova a fare la figura dello stallone impotente

pipuntoessepunto: e comunque, secondo me l’Isola dei Famosi doveva vincerla il bidello

IL CACO DI XEENA

18 novembre 2008

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In tempi come questi, dove la sovrainformazione che ci bombarda sopisce l’effetto contrario, a mo’ di mela che che dalla testa di Newton cade sull’albero, l’introspezione al di fuori di noi stessi diventa una necessità categorica, anche se non perfettamente protesa verso la soddisfazione dei puri e semplici interessi primari e di categoria. Non è essenziale entrarne completamente nel merito, anche perchè la cosa si ridurrebbe in modo inopinatamente lieve ad una mera contrapposizione ideologica tra i fautori della stoicità condivisa di Stielike e coloro che fanno riferimento al resto dello scibile umano.

Noi non siamo solo quello che mangiamo, siamo anch quello che abbiamo mangiato da piccoli, alcuni traumi alimentari infantili possono condizionare la nostra esistenza in modo irreversibile, anche un caco può rivelarsi determinante, aprire e chiudere le sliding doors che quotidianamente segnano il destino di ognuno, ma a volte si può tornare indietro senza rompere il vetro.

Xeena è una brava persona, ma non mangia cachi. Se questa gravissima carenza fosse dovuta alla sua atavica avversione per gli alimenti d’origine vegetale ci si potrebbe tranquillamente mettere un pietra sopra (alla Xeena e anche al caco), ma in questo caso l’ortodossia stielikiana può certamente aiutare il soggetto a riportare il rapporto tra sensazioni gustative e cerebrali entro il recinto del libero arbitrio.

Xeena non mangia cachi perchè da piccola, quando frequentava la scuola dalle Suore Marcelline, queste non le permettevano di lasciare il tavolo del refettorio se non aveva terminato di cibarsi di tutto quello che c’era nel piatto, frutta compresa. E allora la piccola, ma già scaltra Xeena, nascondeva i frutti nella tasca del grembiulino. Le andò bene fino a quando si trattava di pere e di mele, ma quando furono maturi i cachi delle Marcelline, la spiaccicamento di uno si essi nella tasca del grembiulino fu inevitabile, e di qui il trauma.

Ora che Xeena è adulta, è ora di liberarsi del trauma, anche perchè è già un mese che vende i miei cachi al mercato magnificandone le doti. Mancano ancora pochi gorni e Xeena mangerà il caco che ho all’uopo predisposto, circondato da mele Champagner, Calvill e Lederer (sembra strano, ma anche la varietà delle mele accanto alle quali influisce sul gusto, mica l’etene è tutto uguale), i cachi si devono poter tagliare col coltello senza che si spappolino in melma. Fantasmi delle Suore Marcelline, avete i giorni contati

CHI MI AMA MI SEGUA

24 settembre 2008
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Fratelli e sorelle, l’ora segnata dal destino sta per compiersi, ed era anche ora passata. Non ne posso più di questo miserevole Sudtirolo, dove ad ogni tornata elettorale sembra che si stia davanti ad una svolta epocale che può cambiare il futuro dell’ombelico del mondo, e poi tutto rimane come prima. Io a questi la soluzione definitiva e materassabile della questione sudtirolese gliel’ho fornita su un piatto d’argento nel post precedente e loro, con somma ingratitudine, ignavia e supponenza non mi cagano neanche di striscio.

Ma andatevene affanculo tutti quanti, altoatesini e sudtirolesi, chiamatevi come vi pare ma io vi mollo. Cribbio, mi son rotto i coglioni di gettare perle ai porci e me ne vado a cercare gloria dove veramente c’è bisogno di me

ARTE CONTEMPORANEA PER TUTTI

9 settembre 2008

Non sono molte al mondo in questo periodo le città come Bolzano, dove l´arte contemporanea permea l´atmosfera e fa respirare ai suoi abitanti l´aria di una capitale europea della cultura ventunesimolsecoliana. Sembra strano ma è proprio così, tra la biennale d´arte contemporanea Manifesta 7, l´apertura del nuovo Museo d´Arte contemporanea e la rassegna Transart, a Bolzano se uno vuole in un paio di giorni con l´arte contemporanea si mette in credito per il resto della vita e non ci pensa più. Neanche male come prospettiva.

Ma come spesso succede, a chi ha i pane mancano i denti. E così, a parte Transart che il suo pubblico se l´è conquistato negli anni, a Manifesta fanno salti di gioia dopo il cinquantesimo visitatore pagante e il Museion arranca negli sforamenti di budget, e se non fosse per la cuerell sulla rana crocifissa quasi nessuno si sarebbe accorto della sua esistenza. Crisi economica o apatia? ambedue, mesi fa un tipo mi ha proposto di partecipare a Manifesta allestendo un banchetto ortofrutticolo al suo interno e gli ho risposto che “vabbè, ne riparliamo, ma se non ghè schei mi no vegno“.

Per me non deve essere la gente che va dall´arte, dev´essere l´arte che va tra la gente, e così ho pensato di dare il mio miserrimo contributo a Bolzano capitale europea dell´arte contemporanea, e di farlo in sordina e a sorpresa, senza l´articolo sul giornale che tanto non lo legge nessuno.

Al mercato di oggi, a chiunque comprasse un kilo di prugne ho regalato un rotolo di carta igienica, un gesto artistico che traeva la sua valenza dalla vacuità di ogni assioma per cui anche il suo contrario assume una plausibile giustificazione ( se siamo quel che mangiamo, siamo anche quello che caghiamo). E così, con l´impavida Xeena al mio fianco, abbiamo affrontato la folla sfidando il pubblico ludibrio consci che la nostra missione richiedeva il rischio di non essere pienamente compresi.

Ma è andata benissimo, la nostra performans ha avuto il successo che meritava,  ridevano tutti ed è stato uno dei migliori mercati. La Xeena ha preso in mano la situazione in modo eccellente, supportandomi anche quando per un probabile calo di zuccheri cerebrali mi sono messo a spiegare che le mele Cox Orange, dal gusto piacevolmente acidulo, ebbero la loro definitiva consacrazione in seguito ad una diatriba tra Stielike e Stockhausen sull´inevitabilità surrettizia del tackle scivolato.

Unica nota stonata, un mio collega/concorrente mi ha fatto notare che stavo facendo qualcosa d´illegale, in quanto al Mercato del Contadino si possono vendere solo ortaggi di produzione propria. Con le prugne e la carta igienica davanti, indovinate un po’ dove l´ho mandato e a fare cosa

IL PD CE L’ HA MOLLO?

27 luglio 2008

Che flesc ieri mattina, fratelli e sorelle. Come ogni sabato, ero al mercato contadino di Laives e stavo dando il meglio di me stesso vendendo pomodori, cetriolini, rapanelli e quant´altro. E come sovrappiù, mi concedevo anche dissertazioni varie sullo scibile umano, ricette inventate sul momento, critiche alle pettinature e consigli d´abbigliamento alle mie clienti. Insomma tutto filava liscio come doveva andare se fosse andato bene.

Ad un certo punto il flesc, all´orecchio m’ arrivano note inconsuete per quel posto, dove solitamente verso le undici riecheggia la marcia nuziale della chiesa dove si celebrano i matrimoni. Altra musica, era “Bandiera Rossa“, roba da non crederci e infatti ho dovuto mollare tutto e andare a vedere se per caso non fossero arrivati i cosacchi. Niente di tutto questo, era solo un gazebo informativo della neonata alleanza elettorale tra Partito Socialista, Rifondazione Comunista e Sinistra Democratica (i Comunisti Italiani vanno per conto loro, giusto per dare alla gente la scelta tra due diverse versioni della falce e martello). Sotto il tendone quattro persone e un amplificatore, nessuno che se li cagasse neppure di striscio ma comunque bravi come digei del popolo, hanno messo anche “La locomotiva” di Guccini e (mi sembra) “Contessa” di Pietrangeli, mica paglia da soma.

In serata, sono andato alla festa del PD, era quasi un dovere di blogger. Devo ammettere che, nonostante cercassi continuamente appigli per parlarne male, non ci riesco. Di solito, in quel posto (i prati del Talvera, che già conoscete come futura ubicazione della Festa della Ciavada Foresta) ci fanno feste non dico oceaniche ma quasi, con la gente scatenata che balla sotto il palco e gruppi che bene o male il piede te lo fanno muovere. Qui invece poca gente, pacata e serena, assisteva al concerto di un gruppo latinoamericano a volume moderato che, giusto essere pacati e sereni anche loro, suonavano senza basso e batteria veri, al massimo qualche basetta. Per la birra nessuna fila, pacatamente e serenamente te la servivano, quasi ci mettevano di più per la minerale.

Anche a gnocca quelli del PD non sono messi malaccio, si vede che perdere fa bene sotto quest´aspetto. Ma quel che più mi ha colpito è stata l´assenza dei maggiorenti del partito che sparecchiano i tavoli, alle feste dell´Unità dei bei tempi erano un classico. Giusto per dirlo, a quelli dell´anno scorso è andata di lusso, una è diventata deputata, l´altro è segretario del PD in pol posiscion per diventare assessore provinciale. Migliorati ambedue nel luc, la matrona deputata sfoggiava una polo al ginocchio massima misura, con le maniche che le arrivavano a metà strada tra gomito e polso e il segretario, abbandonati gli imperdonabili pinocchietti dell´anno scorso, aveva optato per un sobrio paio di braghette stile boiscaut.

Per gli sparecchiatori di quest’ anno non vedo niente di tutto questo, tra l´altro si notavano anche meno, quasi nessuno mangiava. Alla fine siamo stati gli ultimi ad andare via, una festa senza eccessi, educata e responsabile, altro che le kermesse casiniste della Lega dove tutti urlano e sbraitano. Generalizzando alla grossa si potrebbe proprio dire che il PD è il contrario della Lega.

Oddio, ma allora ce l´ha mollo?

CHE NE DITE, MI METTO A FARE COVER?

7 luglio 2008

È una storia che mi gronda in testa da parecchio, mi piacerebbe mettermi a cantare cover, anche solo giusto per vedere come viene. In vita mia avrò cantato in pubblico al massimo un paio di pezzi di altri, e non è che sia stato un gran che, anzi già che ci sono ve le racconto.

C´è stata una volta che, per una raccolta di fondi per qualche associazione di cui non prenderei la tessera neanche da morto, mi sono trovato in un contest dove una canzone la sceglievi tu e l´altra te la davano loro. Mi hanno affibbiato ” Mio fratello è figlio unico” di Rino Gaetano, l´ho cantata normalmente beccandomi applausi e complimenti per la scelta del pezzo. Vabbè, il secondo pezzo era “E io tra di voi” di Aznavour, che alla fine ha raccolto solo qualche timido battimani, ed era lo stesso pezzo col quale Battiato, un lustro dopo, ha fatto un successone. Fanculo.

L´altra volta è stata quando è morto Augusto Daolio, il cantante dei Nomadi. Anche lì, raccolta di fondi e l´importante è l´incasso. mi chiedono che pezzo voglio fare. Per me fa lo stesso, non sono mai stato un fan dei Nomadi, per me è roba da fricchettoni andati a male di testa, gli dico “fate voi” e mi propinano la “canzone per un´amica”, quella dove lei muore in un incidente stradale. Che palle di canzone, ma d´altronde le altre non è che siano meglio. Faccio il mio onesto dovere, l´importante è l´incasso.

Poi muoiono De Andrè e Battisti quasi in contemporanea e mi chiedono di partecipare ad un´altra storia del genere. Gli rispondo che no, basta, io coi morti non voglio avere più niente a che fare, al limite partecipo alla beneficenza pagando il biglietto, ma basta col far rivoltare i cadaveri nella tomba, sebbene a fin di bene. Al limite, bello sarebbe un concerto dove ognuno si porta il suo morto, chi canta una canzone di Piero Ciampi, chi una di De Andrè, chi una di Rino Gaetano. Per l´occasione farei un salto a Zocca a uccidere Vasco Rossi.

Torno allo spirito del post e vi confesso le cover che mi piacerebbe fare, se avete suggerimenti in merito ve ne sarò grato per sempre, intanto queste sono le cover che mi sentirei addosso meglio, con un cotrabbasso una batteria , un piano e io alla chitarra:

PERFECT DAY, di Lou Reed.  BRUTTA, di Alessandro Canino. GLI OCCHI DI TUA MADRE, di Sandro Giacobbe. Un pezzo qualsiasi di Barry White e poi, su tutte, MA QUALE IDEA, di Pino D´Angiò. Per farvi un´idea della voce vi posto il pezzo che sento più mio tra tutti quelli che ho scritto, specialmente per quanto riguarda il testo

FIDATEVI SULLA PAROLA, FINCHÈ NON SI ROMPE IL CELLULARE

29 Mag 2008

Finchè una cosa non si rompre, io non la cambio“. Questa massima di Stielike, contenuta nel celebre “Non so che pesci pigliare, sono vegetariano” ma risalente al mai abbastanza sottovalutato 1976, mi trova concorde, consenziente e praticante, a volte anche oltre il confine del lecito e del dovuto.

Il mio cellulare non fa le foto e della gravità di questo solo oggi mi rendo conto. Oggi avrei potuto mostrarvi la foto dell´abbondante mezzo ettaro incolto che io e Claudio (ma oggi ha dato una mano anche il primogenito) abbiamo preso per produrci la verdura umile (patate, cipolle, rape, mais), che però anche quella dev´essere buona, per mangiare bene la prima cosa da curare è la scelta degli ingredienti. Per adesso sembra solo una distesa di terra arida, ma vedrete che roba.

Avrei fatto anche una foto della serra che in marzo era piena di rapanelli e dove adesso i fagiolini sono già alti tre metri, e ben presto i cetriolini ci arriveranno ( ma la primogenita sono già tre giorni che li mangia). Oggi era anche la giornata buona, la Iso ha tolto tutta l´erba residua. Vi avrei mostrato il simpatico musetto di Luisza, il riccio che appena si fa sera viene a mangiarsi i croccantini destinati ai gatti randagi.

Ma putroppo il mio cellulare non fa le foto, e la macchina fotografica è rimasta dalla Regina, amica della Iso e compagna di Macao, quel gran genio del mio amico meccanico che oggi doveva passare a dare un´occhiata ai fusibili della Fiat Palio Weekend (non che non lo sappia fare da solo, ma lui ci mette di meno).

Pazienza, Macao passerà domani, e alla fine un giorno in più o in meno non cambia niente, metterò le foto e anche i restanti video del concerto. Intanto posto l´ultima foto disponibile, una della Iso con Roland (che un po’ mi ricorda il protagonista di 1984 ), mentre andavano alla festa per i cinquant´anni di Friedl, un ex della Iso

 

LA ROGNA TATUATA

5 Mag 2008

Giornatone queste, è chiaro fino a tardi e ne approfitto per portarmi avanti col lavoro, in questa stagione qualcosa da fare c´è sempre, e il più delle volte è roba che sarebbe meglio fosse stata fatta ieri. Niente di grave, è normale che sia così, ma adesso piove che Dio la manda e sono le due di notte, quindi ho la coscienza a posto.

Oggi si parlava di tatuaggi e d´improvviso mi sono sentito un conservatore retrogrado, anche perchè mi è tornato in mente il momento in cui ho negato al mio primogenito il mio consenso per tatuarsi, gli ho detto semplicemente che, essendo il tatuaggio una cosa definitiva, è giusto che uno lo possa fare non appena compie l´eta per diventare legalmente maggiorenne. D´altronde, gli manca poco più di un anno, se è stato statuato senza grossi danni finora non vedo perchè non possa aspettare.

Per carità, niente contro i tatuaggi e che ce li ha, anzi ce ne sono in giro proprio di belli, ma io non ne ho mai voluti fare,  forse proprio a causa della loro indelibità. A me piace il provvisorio, e m´illudo che la maggior parte delle cose che faccio lo siano, anche perchè tutto quello che è definitivo generalmente porta solo rogne e responsabilità anche se ampiamente ripagate, almeno sotto l´aspetto morale.

Insomma, questi tatuaggi. Una volta, quand´ero bambino, c´erano quelli che dopo due giorni andavano via con l´acqua e il sapone, chissà se ci sono ancora, questi si che li farei. Definitivi o lavabili che siano, ci sono comunque dei tatuaggi che mi piacerebbe vedere  al posto dei soliti standard che girano.

Ad esempio, bello sarebbe vedere due gambe femminili in piena estate con la riga della calze tatuata, o in alternativa la fascia delle autoreggenti in stile Brambilla. Oppure, e questo lo farei, le stimmate a mo’ di Padre Pio sui palmi delle mani. Oppure (e qui tacciatemi pure di cattivo gusto, ma penso che si debba poter scherzare su tutto), anche un bel carcinoma sul collo o una finta caccola sotto il naso, o magari anche dei buchi sotto il gomito in stile tossicodipendente d´antan

p.s. a proposito di rogne, pare che al momento (sono le 13.30 di lunedì), non funzioni l´inserimento dei commenti, prima o poi si metterà a posto da solo, no problem)

COLPA DELLE DONNE

16 aprile 2008

Alla fin fine, se è andata in questo modo è colpa delle donne. Il lait motiv di queste elezioni era il necessario aumento della presenza femminile in parlamento, e hanno vinto quelli che ne hanno eletto meno. Il PDL ne ha un miserrimo il 7,8% al Senato, anche se parzialmente compensato dalla presenza di Diana de Feo, moglie di Emilio Fede. Ma anche quelle del PD non scherzavano in quanto ad essere per buona parte mogli, figlie e vedove di qualche maggiorente presvoltaveltroniana. Che vi devo dire, io la coscienza l´ho a posto, nella mia circoscrzione il Partito per il Bene Comune come capolista aveva una certa Monia.

Poi sembra cascato il mondo perchè la sinistra Arcobaleno non è rappresentata in Parlamento. Animo ragazzi, che il rimborso elettorale ve lo danno lo stesso, mica come ai socialisti che per una miseria non sono riusciti ad ottenerlo. E allora tranquilli, che i concerti terribili a base di folkabbestioni fisarmonicati non ce li toglie nessuno, al massimo per un po’ si defileranno quelli che vedevano la falce e martello come un buon sbocco per una carriera politica di nicchia. E tutto il movimento ritroverà una sua genuinità, si spera anche con un tocco di modernità, adesso ci sono i trapani e i decespugliatori