Posts Tagged ‘decrescita felice’

TRE ANNI BUTTATI

16 dicembre 2011

Sarà stato il 51 o 52 di Luglio, e faceva molto caldo, quando al Partito per Tutti le venne una grande idea. Stomegà dall’assoluta mancanza di perizia e volontà con la quale la cosiddetta questione altoatesina/sudtirolese veniva affrontata, il PpT decise che era ora di prendere le corna per il toro e di formularne l’unica soluzione possibile e materassabile. L’annesssione del Sudtirolo/Alto Adige alla Svizzera.

Ricevemmo attestati di stima conditi da sorrisi di derisione, e ancora adesso altro non ci arriva. Nssuna forza politica appoggiò la nostra proposta, e di quello adesso devono render conto alla popolazione.

Ci avessero ascoltato, come sarebbero adesso le cose?

OLIO DI LINO COTTO

1 gennaio 2011

Pipuntoessepunto (a metterlo alla fine son buoni tutti):  domenica 2 Gennaio dovrei essere su Rai uno in versione agricola a Linea Verde

Fortunatamente, il demolire l’infausta metafora del palo cotto non rientra tra i miei compiti istituzionali nè per quest’anno, nè per quelli a venire e neanche per buona parte di quelli trascorsi. Ad accollarsi il gravoso compito ci pensò Stielike il quale, dopo attente osservazioni ed appostamenti mirati, ebbe a constatare l’irrivelabilità pressochè assoluta di deambulazione e della capacità di subire orgasmi dei pali, e di conseguenza la loro scarsa cuocibilità.

Venne corroborata questa sua ipotesi quando, ripercorrendo a ritroso il viaggio di Goethe,  sentì esclamare che “non tutti i pali vengono per cuocere“, anche se mai rivelò in quali circostanze ciò avvenne. Ho perso di brutto il risiko di capodanno, finendo distrutte le mie armate da quelle della Iso, ma per tutto il resto, resto a posto. Le serre sono pronte per la semina, svuotate dai cadaveri delle piante di pomodori, fagiolini cetriolini e quant’altro. Effettuata la potatura con conseguente macinazione della ramaglia residua.

L’ultimo giorno dell’anno l’ho dedicato alle finezze, tra le quali non posso non annoverare l’impregnamento a base di olio di lino cotto delle scale a pioli di cui abitualmente mi servo per effettuare la raccolta nei mesi ad essa favorevoli. A causa della sua erronea collocazione tra i solventi e non fra gli impregnanti, trovare l’olio di lino cotto non è stato semplicissimo. Ma la goduria nel vedere la faccia della cassiera (un po’ ossuta ma con una quarta abbondante) nel vedere che non tutti compravano fuochi d’artificio, è stata già qualcosa. Come quella di non avere mandato nè ricevuto alcun SMS di auguri.

Avessi dei buoni propositi, ve lo direi. Ma per adesso ho in programma solo di dare una cospicua mano a Claudio il socioconcorrente nella potatura dei pomari. Di costruire una nuova serra alla cui montatura del telo vorrei che stavolta partecipasse, oltre al comitato centrale del Partito per Tutti e di grillini a titolo personale, anche qualcuno un po’ di destra. A quelli del PD meglio non chiedere, è un lavoro che va svolto velocemente, basta una tirata di vento e tutto si complica.

Poi ci son pere e drupacee varie da piantare e da imbiancare casa e giroscale, legna da segare e piantine da seminare. Ci sarà anche il tempo per una settimana di ferie e forse anche per un mini tour con chitarra e voce nell ‘Italia centrale

NON TUTTI I MEMORIAL PORTANO SFIGA

13 dicembre 2010

Lungi da me il luddismo, ma a me un po’ dispiace che i nuovi televisori li fanno piatti. Suonava poetico sintonizzare il tubo catodico sul canale austriaco. Il plasma lo associo troppo alle trasfusioni e alla respirazione difficoltosa. Ma niente muore per sempre, è tornato il vinile, tornerà anche il non digitale.

Ignorate pure il presente paragrafo, ma per me quando in un posto che si chiama Camera, sei costretto a chiedere la fiducia a uno che si chiama Bocchino, tanto lontano non vai. Meglio il classico bagno tanto caro alla sinistra preveltroniana. Dell’altra, ancora nulla si sa.

Insomma, mi fanno il Memorial, ma non è tutto loro quello che luccica. Sto imparando a suonare meglio la chitarra. Dopo cinque lustri abbondanti passati a galleggiare tra il terzo e il quarto mese di impraticatura col sopracitato strumento, nelle ultime due settimane sono quasi arrivato al terzo anno. E tutto ciò è senz’altro positivo, un Memorial preso col giusto piglio non deve per forza portar sfiga

BELLA SERATA

20 novembre 2010

Non bastano due cose andate storte per trasformare una bella serata in un brutto ricordo, e anche se bastassero si potrebbe sempre dimenticarle. Lo scrisse Stielike nel compianto 1986, in occasione del lancio non pubblicitario di un paio di scarpe coi tacchetti che avvitavano in senso antiorario. Ma tanto per togliersi il moccolo dallo stomaco, è cosa buona e giusta metterle nero su bianco prima che accada il contario.

Ho messo su due spaghi e quindi cerco di fare di virtù necessità, cercando di essere il più coinciso possibile, anche se a me le mutilazioni genitali non sono mai piaciute. Le due cose sono una che per sbaglio ho tracannato una mezza lattina di the alla pesca credendo che fosse birra, e l’altra che nessuno mi ha detto che con la chitarra non me la cavo poi male. Niente di gravissimo, a parte la prima.

Non era affatto scritto nei sassi che la serata dovesse riuscire bene, pioveva che Dio la mandava, il giorno era insolito per il locale e per entrare bisognava cacciare fuori il deca. E anche questo Bob Log III, su iutùb non vale neanche un decimo di come è in versione laiv. Io e l’esimio Felix Lalù che poi in realtà si chiama Oscar anche lui) avevamo il compito di aprire il concerto. Ce la siamo giocata sul buttarla lì come l’Oscar giovane e quello stagionato, e qui lascio a voi il disquisire su chi sia l’uno o l’altro, sperando ovviamente che non siate la banda di stronzi che purtroppo mi aspetto.

Pezzi miei, pezzi suoi e pezzi mischiati, alla fine ce la siamo cavata più che onestamente, ma quando è arrivato il Bob, decisamente era un’altra cosa. Questo è veramente un fenomeno, se vi capita andatevelo a vedere, l’importante è che prima di lui suoni qualcuno che già vi faccia un discreto brain storming

 pipuntoessepunto. qualcosa non  va, non riesco a mettere i linc. O aspettate o copiaincollate

 

NON VOLEVO PARLARE SOLO DI CACHI

7 novembre 2010

A volte non scrivo non perchè non sappia cosa scrivere ma perchè non so di cosa scrivere. Ma poi mi passa e soprassiedo alla fittizia necessità di non mischiare gli argomenti, alla fin fine non è che frega tanto se non occupo tutto lo spazio del post con l’autoincensamento che mi vien di stomaco dal mio ruolo di indiscusso re del caco bolzanino, anzi sudtirolese. Ci occupo solo qualche riga.

Credo proprio che in tutta la millenaria storia della città di Bolzano, nessuno sia mai riuscito a vendere (al pubblico, non all’ingrosso) un quintale e mezzo di cachi in quattro ore. Se poi restringiamo il bacino di attinenza a coloro che vendono cachi di propria produzione, mi sa che il primato si all’allarga all’intera Europa, tolto il Regno delle due Sicilie. Non ho foto da mostrarvi ma, credetemi sulla parola, venerdì scorso in Piazza Municipio ho fatto fuori tredici cassette di quelle da semina e 4 di quelle da esposizione.  

A parte i schei, il bello di tutto questo è la soddisfazione che si prova quando la gente apprezza quello che fai, e anche quella che provo avendo quasi terminato la raccolta senza essermi rotto la mano come l’anno scorso. Mentre ascolto di schiena Nevruz che massacra Perfect Day di Lou Reed, faccio delle foto ad un caco che avevo riservato alla Iso. Mi rendo conto che la qualità di un caco si misura anche dal suo lasciarsi tagliare a metà senza squagliarsi e allora va da sè che alla fine me lo mangio. 

In effetti è buonissimo, si sente la maturazione lenta e naturale a contatto delle mele aromatiche di varietà ormai sparite dalla circolazione. E’ che non volevo parlare solo di cachi, volevo fare anche una disanima sul fatto che non è proprio vero che sul web si trova tutto. Cercate ad esempio un miscelatore GEWA

SE INVECE DI RISOLVERE IL PROBLEMA SMETTEVO DI FUMARE, ERA ANCHE MEGLIO

25 luglio 2010

La toponomastica muove l’economia, qui in Sudtirolo. E sarebbe ora che il resto del mondo capisse e si adeguasse, in fondo si tratta di una cosa ad impatto ambientale quasi zero. Si vendono più giornali e di conseguenza aumentano tariffe ed inserzionisti, cartelli da fare e rifare, da mettere-togliere-sostituire-ripristinare, consulenze di esperti e biglietti del volo Bolzano-Roma che vanno via come il pane. Quasi ad essere uno che del problema se ne frega, rischi di fare la figura di quello che tifa per la decrescita felice.

Io non è che me frego, è che ho trovato la soluzione un quarto di secolo fa e da allora mi occupo di cose più importanti, come ad esempio l’introduzione della melanzana Nubia nel gotha dei prodotti essenziali per un corretto sviluppo della cucina tipica sudtirolese.

Qualcuno da qualche parte ha la registrazione, altrimenti faccio un appello a chi c’era, o altrimenti ancora credetemi sulla parola. Era a metà degli anni ottanta, quando ad una festa di Radio Tandem chiesi la parola e rifilai al pubblico una filippica dove il punto qualificante era l’introduzione in Sudtirolo della toponomastica monolingue portoghese. La sintesi tra la lingua di Goethe e quella di Dante affidata a Fernando Couto,  Bolzano-Bozen diventava Bulsao (quel segno che andrebbe sulla a non lo so fare), e via via vieppiù portoghesizzando gli altri toponimi, anche se di Laives, il comune dove abito, cambiava solo la pronuncia. Ripetei l’ecslpuà in occasione della mia candidatura alle elezioni provinciali di qualche anno dopo, e anche di questo ci sono le prove scritte, carta canta  e di anni ne avevo meno di quaranta.

Pensandoci bene, se invece di risolvere il problema smettevo di fumare, era anche meglio