Posts Tagged ‘dadi da brodo’

ARRIVANO GLI ALPINI, CHE PALLE…

10 marzo 2012

Io il cappello da alpino da qualche parte lo devo ancora avere, la penna con la nappina viola da aiutiere anche, è in una serra appesa ai sostegni di fil di ferro. L’avevo messa lì provvisoriamente una decina di anni fa.

Giustappunto mi sovviene il ricordo di quando s’è fatto ordine in qualche magazzino,  e la Iso aveva già infilato il sacro copricapo nel sacco della monnezza, quando inopinatamente fu colta da un  quanto mai improvvido senso di rispetto della mia volontà e mi chiese se fossi d’accordo. Le dissi di no e sbagliai.

Applicando scrupolosamente il sincretismo colloidale dell’antiemozionalità, così ben descritto da Euzebiusz Smolarek in una sua enciclica postqualcosa della quale poco importa conoscerne l’esatta datazione, non v’era e non v’è alcuna ragione di conservare una reliquia che ti ricorda un anno della tua vita di cui lo Stato s’è appropriato.

E senza darmi nulla in cambio, se non una patente C che ho usato solo una volta, e per giunta ho anche perso il carico.

Adesso fanno il raduno degli alpini a Bolzano. Sarà uno strazio, tre giorni la città chiusa, arriveranno trecentomila alpini, tre per ogni residente in città. Ma dico io, siamo nell’era telematica digitale multimediale e stielikofila, questi megaraduni non si possono fare su feisbùc?

MA TAGGATE AL TRAM…

30 novembre 2010

Eh, insomma aveva proprio ragione Stielike quando, nel mai troppo inopitamente obnubilato 1979, con voce roca ma resa virile dalla consapevolezza di dover sostituire un gondoliere infartuato, affermò che “a forza de contarme la verità te me gai fato desmentegar tute le bale che te me gai contà“.

Da  Uichilìcs, o come si chiama, uno si aspettava di sapere che fine han fatto Ettore Majorana, Martin Bormann e il Dr. Mengele, o almeno la verità sui casi Calvi, Sindona, Cogne e Avetrana. O proprio priorio, almeno sapere chi teleguidò il pallone calciato da Van Basten nella porta fino allora egregiamente difesa dall’erede di Jascin agli europei dell ‘ottantotto.

 E invece no, le solite solfe su Berlusconi, Putin e Gheddafi. Sempre parlare dei soliti noti, Uichilics, per adesso, come dicono su feisbùc, taggate al tram. Aspettiamo almeno qualcosa sulle banche

POST AGRICOLO

30 luglio 2009

Patate 009

Post agricolo doveva essere e post agricolo sarà. Nessuna concessione ai temi della politica, anche perchè con la nuca sto guardando un programma sulla tv austriaca sull’Italia berlusconiana, e non capisco proprio come mai Martin Graf, un politico austriaco, voglia prendersene un pezzettino incoraggiando un referendum per il ritorno del Sudtirolo all’Austria. Forse perchè ultimamente la politica si sta impadronendo anche della gnocca, ponendo i suoi viscidi tentacoli anche sull’ultimo valore condiviso da tutte le razze, le etnie, religioni e ideologie. La gnocca è di tutti, come l’acqua e l’aria dev’essere un diritto e non una merce, come giustamente postulato in una delle più truculente fiabe romanzate di Fernando Couto.

Si cavan patate e si piantano zucchine, questo succede al nuovo bar, che decisamente va molto meglio di quello dell’anno scorso. Per essere una varietà precoce, il raccolto delle prime Primura è stato decisamente ottimo e abbondante, discreta la quantità e la pezzatura e più che discreto anche il gusto, anche se siamo ancora sottoposti alla spada di Sofocle del giudizio universale di Bakunin, se ben si accompagnano ai ragni fritti siamo in una botte di ferro, speriamo non in mezzo all’oceano. Occhio che questo post va per le lunghe.

Dove c’erano le patate, adesso ci sono le zucchine. Non capisco proprio come la quasi tutti i miei colleghi comprino le piantine e non se le facciano da soli, come me. Rinunciano alla parte più creativa del lavoro, logico che da loro non mi posso aspettare che apprezzino l’idea del mercato serale, speriamo in altri. Dopo il cavamento delle patate e la suddivisione dei beni, io e il mio socioconcorrente Claudio ci siamo messi di buzzo buono ed abbiamo messo a dimora 250 piante di zucchine da me preparate con un tempismo ed una sagacia che non pensavo di possedere. Ma non è tutto qui.

Vi ricordate della crisalide di quella serra desolata che poi si è trasformata in un tripudio di garofani e zucchine? è tornata crisalide, al prossimo giro vi racconto tutto

GIUSTA O SBAGLIATA, L’IMPORTANTE È FARLA

6 maggio 2009

canottiera-arancione

A fare le cose giuste a volta si sbaglia, è normale. E, come postula Stielike nella sua “Interessenza dell’illogicità“,  pubblicata postuma prima ancora ch’egli nascesse,  ogni tanto conviene farne una sbagliata,  magari ti sbagli proprio quella volta lì ed allora diventa giusta, è solo questione d’osmosi.

Detto questo, la cosa giusta sarebbe aggiornarvi sul cortile, dove ormai gli pseudocubetti fanno generosa mostra di sè, e addirittura si potrebbe ipotizzarne la trasformazione in piazza, con tanto di targa col nome del personaggio ad esso dedicata (a me piacerebbe Piazza Luther Blissett, ma in presenza di un’idea migliore sarei disposto anche a cambiare idea).  Per chi avesse la pazienza di vedersi le foto, notate l’evoluzione della mini-rotonda del fico.

Giusto sarebbe anche tener fede alle promesse, in questo post vi avevo mostrato come può essere brutta una serra quando è allo stato di preparazione, di quanto poco poetica sia un’ immagine dove  i protagonisti sono piastroni cementosi, teli pacciamanti e teli protettivi. E invece adesso il tripudio di fiori previsto si è quasi realizzato,  e per almeno una terzina di settimane non potrà altro che migliorare. Ed è arrivata pure la canottiera arancione, anche se sotto le mentite (e, a mio parere riduttive) forme di una polo.

La cosa sbagliata che volevo fare la faccio nel prossimo post, se intanto volete portarvi avanti col lavoro, preparate una vostra foto di come siete adesso dove vi piacete tanto

ANDREAS HOFER, ALTRO CHE OBAMA

8 gennaio 2009

andreas_hofer

E insomma adesso ci siamo davvero nel 2009, cerchiamo di comportarci bene perchè questo sarà uno degli anni del secolo. Sarà l’anno di Obama e  di conseguenza il primo della rivoluzione ecosostenibile, a pensarla così è come indovinare al grammo (diciamo ai due grammi  e cinquantuno, la bilancia ha la divisione ai 5 gr.) il peso di un sacchetto di prugne,  però spesso ci riesco e quando non capita nessuno critica più di tanto. Sarà anche l’anno della pace in terra santa. È brutto e cinico dirlo, ma l’attuale situazione e le imminenti elezioni da ambedue le parti favoriranno la vittoria dei rispettivi estremisti e, come teorizzato da Stielike nel  troppo lontano percepito 1981, nessuno sa fare la pace meglio di due guerrafondai

Ma non ci sarà solo questo a rendere storico il 2009, non ho la sfera di cristallo ma posso comunque azzardare che un Testimone di Geova vincerà l’Isola dei Famosi, che l’Inter eliminerà il Mencester Iunaited, che  il 27 Agosto ci sarà la luna piena e che finalmente mi assegneranno il Nobel per la Fisica che da tempo merito per aver scoperto l’origine dell’universo.

Tutto questo in tutto il mondo, tranne che dalle mie parti. Da noi in Sudtirolo il 2009 sarà quasi esclusivamente l’anno del bicentenario della morte di Andreas Hofer che, se siete arrivati a leggere fin qui, vi chiederete senz’altro chi sia.  Tranquilli, niente di particolare, si tratta solo dell’eroe popolare sudtirolese che, nel nome dell’appartenenza di questa terra all’Austria, difendeva il feudalesimo clericale dall’assalto delle truppe napoleoniche portatrici degli ideali della rivoluzione francese (è detta un po’ alla grossa ma la sostanza è quella).

Io del Sudtirolo sinceramente mi son rotto anche un po’ i coglioni, il Partito per Tutti ha già indicato la strada maestra da seguire, che consiste nella sua annessione alla Svizzera, Guglielmo Tell al posto di Andreas Hofer. Se questi non la vogliono capire, ma che colpa abbiamo noi?

VIOLENZA SUI BAMBINI

12 dicembre 2008

Ultimamente ho poca voglia di scrivere, ma mi passerà. Ne approfitto per piazzare un video con tanto di testo e magari anche sondaggio. Anche perchè con l’andazzo che tira non è da escludere che iutùb ci metta il bollino rosso

Il mio bimbo ha un carattere speciale, è un po’  asociale

sta sempre zitto e poi neanche a pallone, lui sa giocare

è testardo come un mulo e con i miei amici non vuole parlare

sarà forse perchè lo riempio di botte, prima di andare a dormire

 quando avevo la sua età  io volevo diventare ingegnere

poi si sa come va, il difficile è realizzare

lui mi succhia fuori tutte le risorse ed io lo devo sopportare

di questo mostriciattolo senza collo io sono il genitore

  Io dopo un giorno di duro lavoro, io  voglio solo riposare

e lui invece cerca in tutti i modi di attirare attenzione

rompe i piatti e quando c’è  la partita vuole cambiare canale

non lo sopporto davvero non lo sopporto, non lo sopporto più

 quando non è a scuola sta tutto il giorno davanti al televisore

se voglio  avere un rapporto con lui, per forza lo devo massacrare

e quell’ idiota che fa, il telefono azzurro mi va a chiamare

i carabinieri in casa, i vicini che ridono, la foto sul giornale

 VIOLENZA SUI BAMBINI, QUESTI PICCOLI MOSTRI CI RENDONO  LA VITA IMPOSSIBILE

VIOLENZA SUI BAMBINI, STRANGOLIAMOLI DI NOTTE NEI LORO PANNOLINI

 quanti piccoli esserini, che ci invadono i giardini

mi han stancato quei bambini, con i loro gridolini

sani, belli, riccioluti crescerebbero paffuti,

 interveniamo noi d’urgenza ,sui bambini con violenza

 quelli  sporchi ciechi e sordi arrostiamoli come tordi          

quelli piccoli, i neonati da noi verranno torturati

quando dormono tranquilli, infilziamoli con gli spilli

nelle culle e nei lettini, soffochiamoli coi cuscini

sostituite la poppata, con un´energica legnata

gonfi di omogeneizzati, seppelliamoli nei prati

VIOLENZA SUI BAMBINI, QUESTI PICCOLI MOSTRI CI RENDONO  LA VITA IMPOSSIBILE

VIOLENZA SUI BAMBINI, STRANGOLIAMOLI DI NOTTE NEI LORO PANNOLINI

 

TIENI DURO, PANCHO VILLARI

24 novembre 2008

panchovillaonhorseback

Quando tutto sembra perduto, è il momento di crederci di più“. Questo era lo slogan di Michaela Biancofiore, la capolista del PDL alle elezioni provinciali di Bolzano, nel manifesto che la ritraeva a mo’ di Scarlett O’Hara in Vom Winde verweht del 1939, anno sufficientemente importante dal punto di vista storico, ma non tale da contemplare alcuna delle numerose encicliche di Stielike.

Anche se lo slogan non ha partorito grandi frutti (il PDL ha perso un seggio su quattro), questo non vuol dire che esso non possa essere opportunamente riciclato, e magari anche per cause più nobili, come per esempio la ribellione al sistema dei partiti.

L’occasione sarebbe quella giusta e la persona anche, si tratta dell’eroe  rivoluzionario antipartitocratico Riccardo Villari, che da giorni sta resistendo alle immani pressioni dei partiti e delle istituzioni affinchè egli si dimetta da presidente della Commissione Vigilanza sulla Rai. Mancano solo il Presidente della Repubblica, il CT della Nazionale e Pippo Baudo e poi di andarsene gliel’han detto tutti, ma lui tira dritto come un treno, mica è un ex democristiano per niente, la parola “dimissioni” è come l’aglio per le streghe.

Raccontare ed interpretare tutta la faccenda Villari sarebbe anche divertente, ma troppo lungo, vado dritto al giudizio, Uòlter ha fatto una figura di merda. Ma peggio ancora sta facendo Sergio Zavoli, il designato successore strabipartisan di Villari, un’ottantaseienne mostro sacro del giornalismo italiano che adesso si trova a fare la figura dello stallone impotente

pipuntoessepunto: e comunque, secondo me l’Isola dei Famosi doveva vincerla il bidello

IL SUPPLIZIO DI XEENA

24 novembre 2008

Qui non servono parole…

IL CACO DI XEENA

18 novembre 2008

caco-xeena

In tempi come questi, dove la sovrainformazione che ci bombarda sopisce l’effetto contrario, a mo’ di mela che che dalla testa di Newton cade sull’albero, l’introspezione al di fuori di noi stessi diventa una necessità categorica, anche se non perfettamente protesa verso la soddisfazione dei puri e semplici interessi primari e di categoria. Non è essenziale entrarne completamente nel merito, anche perchè la cosa si ridurrebbe in modo inopinatamente lieve ad una mera contrapposizione ideologica tra i fautori della stoicità condivisa di Stielike e coloro che fanno riferimento al resto dello scibile umano.

Noi non siamo solo quello che mangiamo, siamo anch quello che abbiamo mangiato da piccoli, alcuni traumi alimentari infantili possono condizionare la nostra esistenza in modo irreversibile, anche un caco può rivelarsi determinante, aprire e chiudere le sliding doors che quotidianamente segnano il destino di ognuno, ma a volte si può tornare indietro senza rompere il vetro.

Xeena è una brava persona, ma non mangia cachi. Se questa gravissima carenza fosse dovuta alla sua atavica avversione per gli alimenti d’origine vegetale ci si potrebbe tranquillamente mettere un pietra sopra (alla Xeena e anche al caco), ma in questo caso l’ortodossia stielikiana può certamente aiutare il soggetto a riportare il rapporto tra sensazioni gustative e cerebrali entro il recinto del libero arbitrio.

Xeena non mangia cachi perchè da piccola, quando frequentava la scuola dalle Suore Marcelline, queste non le permettevano di lasciare il tavolo del refettorio se non aveva terminato di cibarsi di tutto quello che c’era nel piatto, frutta compresa. E allora la piccola, ma già scaltra Xeena, nascondeva i frutti nella tasca del grembiulino. Le andò bene fino a quando si trattava di pere e di mele, ma quando furono maturi i cachi delle Marcelline, la spiaccicamento di uno si essi nella tasca del grembiulino fu inevitabile, e di qui il trauma.

Ora che Xeena è adulta, è ora di liberarsi del trauma, anche perchè è già un mese che vende i miei cachi al mercato magnificandone le doti. Mancano ancora pochi gorni e Xeena mangerà il caco che ho all’uopo predisposto, circondato da mele Champagner, Calvill e Lederer (sembra strano, ma anche la varietà delle mele accanto alle quali influisce sul gusto, mica l’etene è tutto uguale), i cachi si devono poter tagliare col coltello senza che si spappolino in melma. Fantasmi delle Suore Marcelline, avete i giorni contati

RIFRANGIAMOCI

19 agosto 2008

Siate sinceri, quanti di voi saprebbero cantare a memoria “Non si può morire dentro” di Gianni Bella? io e la Guressa ci riusciamo e lo abbiamo dimostrato, aldilà di ogni ragionevole dubbio, alla grigliata fra blogger bolzanini e dintornati di sabato scorso. Roba da far impallidire anche quelli di Nessuno tocchi Caino.

Grigliata fra blogger si fa per dire, tra titolari e incliccabili arrivavamo forse alla metà più uno alla metà dei partecipanti, ma d´altronde neanche al Giubileo dei Giovani erano tutti vergini.

I blogger conclamati erano, oltre alla Gura già citata, la Joe, Xeena e Étranger, con gli incliccabili Cabassa, la Iso, Incredula e Blaine  a dar manforte. Grigliata andata discretamente, faceva un po’ freddino per essere il giorno dopo Ferragosto e nessuno ha osato il bagnetto in piscina, ma comunque siamo stati anche gratificati da una mezza eclissi di luna a stomaco pieno (e non solo di cibo solido).

Bella serata, ma ormai tra i funghi di domenica mattina, i tuffi in piscina del pomeriggio e il furgone stracolmo di roba raccolta oggi, me la sono quasi dimenticata. Mi rifrangio un attimo e aggiorno a domani come i cavalli normanni di Pascoli, che rifrangean la biada con rumor di croste

EISWÜRFELE O EISKUGELE

6 agosto 2008

Tra una pallina di gelato e un cubetto di ghiaccio non è che siano tante differenza oltre alla forma, ma alle volte sono le piccole cose a fare la differenza.

 La Iso ha una mezza gamba ingessata, niente di grave, tutta roba che passa, ancora una settimane e tutto va a posto. È in gamba la femmena, questo bisogna ammetterlo. In due giorni di gesso ha trovato il modo di cucinare due stupendi pranzi (polenta e funghi freschi di bosco con gorgonzola e spaghetti con pesto fatto al momento, ma anch’ io domenica ci ho messo del mio), e anche di preparare i suoi ormai mitici mazzi di fiori senza i quali il mio banco al mercato perderebbe parecchio in personalità. Logico che bisogna anche darle una mano, ma comunque se la cava, ogni tanto s´incazza ma per questo non è tutta colpa del gesso.

Oggi, ad esempio s´è incazzata di brutto perchè non ho assecondato il suo desiderio d’ affogare una pallina di gelato alla vaniglia nel caffè. Ma non l´ho fatto apposta, ho solo scambiato l’ Eiskugele con l´Eiswürfele, insomma ho capito male, capita. Ero stracotto dopo una mattina di mercato, sovrappensiero e con la testa rivolta ad individuare il posto dove cercare il cellulare perso il giorno prima. E in più mi scappava di brutto anche una cagata tenuta a ritegno da quasi mezza giornata.

Le avevo appena portato il caffè e stavo accingendomi a gustare il mio, quando la Iso mi chiede di portarle una Eiskugele da mettere nel caffè.. Ovviamente capisco bisi per fave e realizzo che vuole un cubetto di ghiaccio, roba che sembrerebbe un´assurdità non conoscendo la Iso. Infatti lei, oltre al grana sullo scoglio,  mette sempre dell´acqua nel caffè, roba da trasformare un espresso alla moka in un beverone sassone. In più sono due giorni che gira con la borsa del ghiaccio, e se l´appoggia dappertutto tranne dove in teoria dovrebbe farle male, ce n’è abbastanza per sbagliare vocabolo e intendere Eiswürfele al posto di Eiskugele.

A quel punto, convinto che volesse veramente un cubetto di ghiaccio da affogare nel caffè, le rispondo che mi sembra un cosa assurda, fa prima a metterci direttamente dell´acqua, tanto è uguale. E che comunque questo suo desiderio mi sembrava meno prioritario del mio impellente atto fisiologico, era una questione di un minuto al massimo, e poi avrebbe avuto il suo cubetto di ghiaccio

CERVI E RANE, QUI NON SI PARLA D´ALTRO

24 luglio 2008

Giusto per non parlarvi sempre di verdura e dei cazzi miei in generale, vi aggiorno su quello che sta succedendo dalle mie parti. Innanzitutto pare che il gran momento sia arrivato. Franz Pahl, uno dei duri e puri della Volkspartei, ha iniziato lo sciopero della fame con l´obiettivo di far rimuovere dal nuovo Museo d´arte contemporanea la rana crocifissa che, oltre ad offendere il tradizionale sentimento religioso dei sudtirolesi, sarebbe anche motivo di doglianza per sua santità il Papa che fra poco arriva in ferie da noi, come se non ne avessimo abbastanza dell´Inter

Fatto sta che il buon Franz si è affrettato a precisare che proseguirà lo sciopero della fame “finchè le forze lo sosterranno”, come a dire “faccio un po’ di dieta” o “provo a smettere di fumare”. Eh no Franz, così son buoni tutti a farlo, almeno ad uno straccio di ricovero per accertamenti ci devi arrivare, altrimenti fai una figura barbina come la mia di un paio d´anni fa, quando ho minacciato un quarto d´ora di sciopero della fame per protesta contro l´infelice collocazione dei manifesti elettorali del Partito per Tutti.

Dopo la rana, il cervo. Molti di voi sapranno del cervo che, dopo un´incursione nel centro storico di Bolzano, è finito in un parcheggio sotterraneo e lì è stato abbattuto a pistolettate da chi di dovere. Ne è venuto fuori un casino, organizzazioni ambientaliste infuriate perchè il cervo doveva essere narcotizzato e trasportato con un´apposita ambulanza ad un centro specializzato dove avrebbe potuto essere curato e poi reinserito nel suo habitat naturale. E, una volta riambentatosi, essere pronto per farsi prendere a fucilate da qualche cacciatore, magari proprio da Kaiser Luis Durnwalder, lider maximo del Sudtirolo e cacciatore a tempo perso.

Ci sono state prese di posizione dure anche dal mondo politico, e il nostro autorevole quotidiano Alto Adige (anzi direi autorevolissimo, come altrimenti definire un giornale che nelle pagine culturali pubblica un megaservizio sull´apertura di un nuovo supermercato di uno dei suoi maggiori azionisti?) è pieno di lettere di protesta di cittadini indignati. Che volete che vi dica? qui di cervi ce ne sono a migliaia e ogni anno ne abbattono qualche centinaio, sono quasi come i polli d´allevamento, bestie con la stessa dignità dei cervi ma di cui ognuno si ciba senza preoccuparsi di come vivano e muoiano.

Ma ora il grosso interrogativo è un altro, dov´è finita la carcassa del cervo? nessuno sa dove sia ma io si. Ho due alternative: o l´hanno messo in freezer per festeggiare la fine dello sciopero della fame di Franz Pahl, oppure l´hanno imbalsamato per poi crocifiggerlo al posto della rana. Bakunin, hai qualche ricetta facile e veloce per cucinare il cervo?

pipuntoessepunto: un pensiero per il cervo: caro ungulato, almeno tu prima di finire impallinato, ti sei tolto la soddisfazione di ferire, anche se solo leggermente, qualche umano. Glia altri tuoi simili di solito finiscono in ragù senza neanche un minimo di gloria

TENCHIÙ EVRI MECC, ERIC FORRESTER

5 giugno 2008

La grande magia della letteratura è che un libro può cambiarti la vita, e non è affatto necessario che sia un capolavoro o un´opera di grande spessore culturale, come potrebbe ad esempio essere una fin troppo veementemente auspicata autobiografia non autorizzata del non ancora compianto Stielike. Un qualsiasi libro ti può cambiare, a me ad esempio il fato ha dato in pasto quasi metà della mia vita ad un manuale di yoga, anzi più precisamente ad una sola mezza pagina di esso.

Avevo comprato questo manuale in autogrill ed avevo iniziato a leggerlo in modo volutamente distratto, leggevo solo i titoli e non andavo oltre. D´altronde, erano quasi tutte spiegazioni tecniche con figure annesse per imparare il modo di ingerire acqua salata dalla bocca per poi espellerla dal naso e dall´ano, niente di particolarmente invitante alla lettura.  Ma improvvisamente un trafiletto catturò la mia attenzione, diceva che per rimanere giovani il più a lungo possibile bisognava fare, con regolarità almeno quotidiana, delle abluzioni gelide sui coglioni (così si chiamano, inutile andare sul raffinato), perchè la differenza fra un uomo giovane e uno vecchio sta lì, il giovane li ha attaccati al resto del corpo come un mollusco allo scoglio, al vecchio penzolano come gli impiccati alla forca . 

Non trovai alcuna piega nella spiegazione e da allora quel trafiletto mi ritorna in mente ogni giorno, mentre ne seguo i dettami. Dopo la doccia, punto il getto dell´acqua sui coglioni e lo tengo fermo fino a quando diventano sodi e compatti. Non so se funziona ma ormai mi conviene crederci.

Diversamente analoga è la questione per quanto riguarda i film, qui per cambiarmi la vita non è certo servita una pietra miliare delle cinematografia, è bastata una dichiarazione ad un giornale femminile di un attore di soap opera, John McCook che interpreta Eric Forrester in Beautiful. Esso confessò di farsi la barba con del normale sapone, senza schiume, matite fermasangue, balsami, gel e dopobarba vari.

Saranno una quindicina d´anni che seguo il consiglio del vecchio Eric e devo dire che funziona, per la barba un minuto e venti mi basta e a volte anche meno, non mi taglio e per quanto riguarda il profumo, finchè so naturalmente di buono non vedo perchè cambiare.

Grazie Eric per la dritta, e vedo che te la stai passando mica male con la sorellina di Brooke, altro che quel cretino di tuo figlio Thorn

 

PER COLPA SUA, NIENTE V-DAY

25 aprile 2008

Io ci sarei anche andato, al Vudei tvù di Grillo. A parte il fatto che lo facevano vicino ad una gelateria, l´argomento era più interessante e la roba da firmare più sensata di quellodell´altra volta, che avevo battezzato come una mezza ciofeca. Pazienza, i referendum sicuramente troverò modo di sottoscriverli e ho ampie giustificazioni per il mattino, il pomeriggio e la sera.

Il mattino era già occupato per la raccolta della verdura destinata all´Einsamer Leiferer Bauernmarkt, mica potevo lasciare i laivesotti a secco di rapanelli, festivo o non festivo mi sarei fottuto le mie già scarse possibilità di diventarne il Sindaco. Quindi  il programma postmattutino prevedeva un succulento pranzo con le Wienerschnitzel della Iso e poi un giro in città con la primogenita, vicino al Vudei c´era anche un bel parco giochi e magari avrei potuto unire l´obbligatorio al dilettevole convincendola a fare una partita a minigolf (lo confesso, a me il minigolf piace).

Niente da fare, appena messo su il caffè telefona Claudio, e mi chiede una mano per la potatura abbondantemente ritardataria dei suoi meli ormai in fiore. È buono l´odore dei fiori di melo, stateci in mezzo 4 ore di seguito e poi vediamo, Comunque a Claudio non posso dire di no, siamo praticamente culo e camicia e in un quarto d´ora sono da lui ad andare di forbicione ad aria compressa e chiacchiere sui massimi sistemi, rutti e scoreggie in libertà, si fotta il pomeriggio e anche il Vudei (o Videi?).

Ritorno rintronato all´ovile, raccolgo ancora dei rapanelli (per sicurezza, meglio abbondare), carico il furgone ed in teoria avrei finito. Guardo su internet per vedere se da qualche parte festeggiano il 25 Aprile e niente trovo. Pazienza, in fin dei conti si tratta dell´anniversario della liberazione dai nazisti e a casa mia comandano ancora loro, che festeggierei a fare?

Detto e fatto, mi mandano a prendere delle pizze dai cinesi di S.Giacomo che di solito sono delle schegge, dall´ordinazione al momento in cui ti consegnano i cartoni passano pochi minuti, fai appena in tempo a berti una birra propedeutica. Stavolta ci ho messo un´ora, passata ad aspettare tra gente nervosa, cani che litigavano fra loro e un bimbo con gli occhi mandorlati che scorrazzava allegramente incurante degli sgambetti che si sarebbe ampiamente meritato.

In più, dopo un´attesa di oltre dieci minuti, piacevolmente ingannata dalla lettura della Gazzetta dello Sport di due settimane fa, mi servono la birra in una flute da procecco e sto pure zitto. Arrivano le pizze, ne manca una e ovviamente è la mia, quella con gorgonzola e salame piccante. Pazienza, il prossimo Vudei lo organizzo io, contro i laivesotti, la Iso, Claudio e i pizzaioli cinesi. E anche contro WordPress, dal momento che è la seconda volta che scrivo questo post

EINSAMER BAUERNMARKT

13 aprile 2008

Elezioni o no, il Mercatino del Contadino di Laives, un post se lo merita. Allora, Laives è il mio comune di residenza, che si trova praticamente attaccato a Bolzano, più o meno come Cinisello a Milano. In più, io abito nella frazione di San Giacomo, che ha la particolarità di essere divisa tra S.Giacomo di Laives e S.Giacomo di Bolzano e il confine sta al Bar Campo, dove l´anno scorso Giorg Clunei si bevve una Coca Cola e si mangiò un ghiacciolo alla menta (il perchè erano e rimangono cazzi suoi). Quindi se dico di essere bolzanino, almeno uno straccio di giustificazione geografica ce l´ho.

Laives soffre non poco di una sorta di complesso di inferiorità nei confronti di Bolzano, cosa abbastanza frequente nei comuni satellite, il problema è  che  tende ad autoalimentarselo cercando di imitare le iniziative del capoluogo e molto spesso i risultati non sono all´altezza dell´impegno. Memorabile fu l´imitazione del Christkindlmarkt, il Mercatino di Natale di Bolzano che, nella splendida cornice di Piazza Walther, a Bolzano attirava ed attira milioni di turisti. A Laives pensarono di organizzarne uno anche loro, ma tutto si risolse in un patetico allineamento di sei casupole (tipo quelle da ricovero attrezzi), in un parcheggio lungo la Statale 12. Durò un paio d´anni, ma poi il faraonico progetto venne lasciato perdere per carenza di partecipanti.

A dire il vero, qualche segno di ripresa si è avuto nel settore culturale, dove per merito dell´apposito assessore (che poi altro non sarebbe che il già noto segretario provinciale del PD, lo sparecchiatore impinocchiettato di questo post), negli ultimi anni al Festival di Laives sono transitati autentici big della canzone italiana, quali i Dik Dik, la Formula 3, e il mitico trio Lolli-Kuzminac-Grechi, quest´ultimo noto al grande pubblico per essere il fratello di Francesco de Gregori.

Sabato ho inaugurato, come unico partecipante, il Mercatino del Contadino di Laives che, al contrario di Bolzano dove si svolge in alcune delle più belle piazze della città, a Laives è relegato in un parcheggio dietro al vecchio Municipio ormai fatiscente. A parte l´infelice location, Il Mercatino di Laives è per regolarmento off-limits prima del 10 Aprile, non è dato saperne il motivo. Il grave è che i Laivesotti, fra tutti i sudtirolesi, sono i più ghiotti di rapanelli, che non a caso vengono spesso ribattezzati “Leifererspeck“, lo speck di Laives. Per cui, ormai da anni, il mio arrivo è atteso con impazienza e mai che sia riuscito ad arrivare alle 10 di mattina con ancora rapanelli sul banco.

Ma quest´anno ho calato l´asso, e complice una ottima produzione, io e la Iso ci siamo fatti coadiuvare dalla Xeena ed Elmar per prepararne un numero congruo di mazzetti (quelli che vedete nelle foto sono circa un quarto del totale, oltre 240), con il preciso obiettivo di avanzarne. Obiettivo raggiunto, complice la pioggia insistente, a mezzogiorno erano rimasti 6 mazzetti, ma quattro li ha poi voluti il benzinaio che li aveva visti nel furgone

p.s. mi sa che Laives merita ancora qualche altro post, se non altro per la lingua particolare che ivi viene parlata, il “laivesott”