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IL DOPO BERLUSCONI È ADESSO

13 dicembre 2009

Berlusconi non tornerà più lui, questo è il succo di quello che è successo oggi, senza star lì a perder tempo a commentare il gesto. Se si guardano le foto, non si ha l’impressione dell’uomo ferito, sembra molto di più un giocattolo rotto, e a livello di carisma il confronto fra le due cose appare davvero improponibile. I volti delle persone intorno a lui, finanche quello dell’aggressore, hanno espressioni umane recepibili a livello emozionale, il volto di Berlusconi è invece (probabilmente a causa dei lifting) quasi inespressivo.

Magari ce la faranno anche a rimetterlo a posto, ma sarà comunque un pessimo investimento sotto l’aspetto del puro rapporto costi-benefici. Colpito in faccia (alla quale deve il suo successo) da uno che magari non è neanche comunista,  a Milano con un modellino del Duomo di Milano nel giorno in cui il Milan ha preso due pezzi in casa dal Palermo. La gente lo ha visto debole e, come le galline, non glielo  perdonerà.

Berlusconi ci arriverà da solo a capire che è ora di togliersi dai piedi, farà approvare delle leggi che lo mettano al riparo da presenti e future rotture di coglioni giudiziarie, magari finirà anche la legislatura a livello onorifico e ci riconsegnerà l’Italia in mano alla riedizione della Democrazia Cristiana dei bei tempi andati. In sostanza, quello che voleva.

E alla fin fine, se ci sarà qualcuno che potrà lamentarsi del posto che la Storia gli consegna, non si chiamerà di certo Silvio Berlusconi. A Craxi e a Mussolini è andata molto peggio, tanto per restare in Italia

SALVIAMO IL CROCEFISSO, CHE A VOLTE SERVE

3 novembre 2009

cancellino

“Come non può piovere per sempre, qualche volta ho ragione tutti gli altri“, così esordiva Stielike in una delle più brevi encicliche, che in qusto caso si riduce alla prima frase e neanche tutta intera. La citazione è propedeutica al mio accodarmi all’ondata di riprovazione generata dalla decisione della Corte Europea riguardo alla illegittima presenza del crocifisso nelle aule scolastiche.

È abbastanza imbarazzante ammettere che la Gelmini, il Vaticano, i vertici delle istituzioni e persino Bersani hanno ragione, il crocifisso va salvato, magari non per i motivi che dicono loro, ma va salvato. Tutto il mio percorso formativo ha tratto giovamento dalla sua presenza in aula, in particolar modo in Quarta ITI Meccanici, quando in un solo anno ce ne cambiarono otto, e l’ultimo finì l’anno scolastico con le gambe amputate.

Quell’anno organizzammo il torneo di tiro al crocifisso. La distanza era ragguardevole, dal primo banco al fondo della classe,  e come proiettile si usava il cancellino (più o meno un paio d’etti, corpo in legno, non come quello della foto). Un punto per il legno, due per un arto superiore, tre per gli inferiori, cinque per la testa e e lo strike da dieci se si riusciva a farlo cadere. Ero in testa quando ci fecero smettere