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PROVARCI BISOGNA

1 gennaio 2013

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Sorelle e fratelli, ho deciso di candidarmi al Senato nel collegio Bolzano-Bassa Atesina, con il simbolo del Partito per Tutti. Il programma è l’annessione del Sudtirolo alla Svizzera, nulla più, nulla meno. Per poterlo fare, ho bisogno di almeno 250 firme.
Come primo atto, chiedo ai membri di questo gruppo di non firmare per altre liste (o di farlo solo per la Camera) o, se già l’han fatto di allertare altre persone

SE INVECE DI RISOLVERE IL PROBLEMA SMETTEVO DI FUMARE, ERA ANCHE MEGLIO

25 luglio 2010

La toponomastica muove l’economia, qui in Sudtirolo. E sarebbe ora che il resto del mondo capisse e si adeguasse, in fondo si tratta di una cosa ad impatto ambientale quasi zero. Si vendono più giornali e di conseguenza aumentano tariffe ed inserzionisti, cartelli da fare e rifare, da mettere-togliere-sostituire-ripristinare, consulenze di esperti e biglietti del volo Bolzano-Roma che vanno via come il pane. Quasi ad essere uno che del problema se ne frega, rischi di fare la figura di quello che tifa per la decrescita felice.

Io non è che me frego, è che ho trovato la soluzione un quarto di secolo fa e da allora mi occupo di cose più importanti, come ad esempio l’introduzione della melanzana Nubia nel gotha dei prodotti essenziali per un corretto sviluppo della cucina tipica sudtirolese.

Qualcuno da qualche parte ha la registrazione, altrimenti faccio un appello a chi c’era, o altrimenti ancora credetemi sulla parola. Era a metà degli anni ottanta, quando ad una festa di Radio Tandem chiesi la parola e rifilai al pubblico una filippica dove il punto qualificante era l’introduzione in Sudtirolo della toponomastica monolingue portoghese. La sintesi tra la lingua di Goethe e quella di Dante affidata a Fernando Couto,  Bolzano-Bozen diventava Bulsao (quel segno che andrebbe sulla a non lo so fare), e via via vieppiù portoghesizzando gli altri toponimi, anche se di Laives, il comune dove abito, cambiava solo la pronuncia. Ripetei l’ecslpuà in occasione della mia candidatura alle elezioni provinciali di qualche anno dopo, e anche di questo ci sono le prove scritte, carta canta  e di anni ne avevo meno di quaranta.

Pensandoci bene, se invece di risolvere il problema smettevo di fumare, era anche meglio

MEGLIO SPALAR NEVE CHE MERDA

23 dicembre 2009

La neve è bella, quella poi che che è caduta in questi giorni è proprio stupenda. Cristallina e farinosa al punto giusto, nè troppo dura nè troppo melmosa, una gran bella neve insomma. A parte ovviamente quella che c’è sui marciapiedi, che quella fa schifo sempre e comunque.

È che quando la devi spalare, anche la cosa più bella del mondo diventa una rottura di coglioni. Provateci voi a passare ore a spalar Gioconde, farfalle, petali di rosa, bottigliette di Chanel Nr.5, bottiglie di Blauburgunder Villa Barthenau o pomodori Cuore di bue maturati sulla pianta. E ve lo dico senza citare quella che per fortuna non si spala.

Ovvio che sia è meglio spalar neve che merda, ma sempre di spalare si tratta. Ma almeno a spalar neve ti viene in mente qualcosa da scrivere nel blog.

Il cortile neopseudocubettato lo spalo tutto, ammucchiando la neve intorno agli alberi, che male non gli fa di sicuro, è bello anche il risultato estetico. Dietro la casa è diverso, è troppo grande per spalarlo tutto, devo per forza creare dei sentieri per  poter espletare le funzioni quotidiane ( non pensate male, a casa ho il WC e ancora non dico messa. Si tratta di andare a prendere legna, buttare i rifiuti umidi nel compostaggio, accedere al recinto del Bovaro di Stielike e al locale caldaia dove, per motivi temperaturali, è custodito il suo cibo.).

È che ogni tanto sbaglio. Preso dalla foga, inizio a spalare e poi mi accorgo che sono andato troppo avanti riguardo ad una corretta intersecazione tra i sentieri. Roba da poco, al massimo un metro e poi me ne accorgo da solo che il sentiero non va da nessuna parte e allora lo interrompo. Uno dei blog che frequento spesso si chiama appunto “Sentieri interrotti“, mi piace perchè spesso i commentatori s’incazzano fra di loro

IL DOPO BERLUSCONI È ADESSO

13 dicembre 2009

Berlusconi non tornerà più lui, questo è il succo di quello che è successo oggi, senza star lì a perder tempo a commentare il gesto. Se si guardano le foto, non si ha l’impressione dell’uomo ferito, sembra molto di più un giocattolo rotto, e a livello di carisma il confronto fra le due cose appare davvero improponibile. I volti delle persone intorno a lui, finanche quello dell’aggressore, hanno espressioni umane recepibili a livello emozionale, il volto di Berlusconi è invece (probabilmente a causa dei lifting) quasi inespressivo.

Magari ce la faranno anche a rimetterlo a posto, ma sarà comunque un pessimo investimento sotto l’aspetto del puro rapporto costi-benefici. Colpito in faccia (alla quale deve il suo successo) da uno che magari non è neanche comunista,  a Milano con un modellino del Duomo di Milano nel giorno in cui il Milan ha preso due pezzi in casa dal Palermo. La gente lo ha visto debole e, come le galline, non glielo  perdonerà.

Berlusconi ci arriverà da solo a capire che è ora di togliersi dai piedi, farà approvare delle leggi che lo mettano al riparo da presenti e future rotture di coglioni giudiziarie, magari finirà anche la legislatura a livello onorifico e ci riconsegnerà l’Italia in mano alla riedizione della Democrazia Cristiana dei bei tempi andati. In sostanza, quello che voleva.

E alla fin fine, se ci sarà qualcuno che potrà lamentarsi del posto che la Storia gli consegna, non si chiamerà di certo Silvio Berlusconi. A Craxi e a Mussolini è andata molto peggio, tanto per restare in Italia

SOLO PER CHI HA VISTO MATRIX

12 dicembre 2009

Fratelli e sorelle, siamo stati gabbati di brutto, come il santo vestito d’amianto dopo la festa. In Matrix, nella scena dove Mr. Andersson (per me con due esse è più bello), doveva scegliere tra la pillola rossa e quella blu, ci hanno fatto credere che la scelta ci fosse davvero. In realtà, Mr. Andersson doveva prendere per forza la rossa, perchè in caso contrario il film finiva lì, dopo un quarto d’ora lui si dimenticava tutto e buonanotte al secchio. Sarebbe stato un capolavoro, ma commercialmente non avrebbe mai funzionato e non ci avrebbero rifilato tutto il resto del film e pure i seguiti.

Pazienza, ormai è andata così e tanto non era neanche di questo che volevo scrivere. Per chi ha la pazienza di sovraintendere ad una suddivisione sintattica non confondibile in nessun modo con un bieco e puro esercizio di dislessia, è ora passata che si inizi.

Fratelli e sorelle, ho preso un altro rudere, ma l’ho fatto a fin di bene. Uno spaccazocche autocostruito dal Sior Zelger il quale, per raggiunti limiti di età ha ritenuto opportuno disfarsene, non potevo certo farmelo scappare, sopratutto tenendo conto che l’occasione mi è capitata proprio a fagiuolo. Con un migliaio di zocche di pomaro da spaccare,  ben accetta eredità del nuovo bar, sarei stato un idiota a non prenderlo a poco più del prezzo da ferrovecchio. È un ottimo attrezzo, facilmente applicabile ad un trattore, ma anche ad una qualsiasi altra fonte di energia cinetica alimentata a motore e sicuramente ha effetti più devastanti di uno qualsiasi suo omologo andante ad elettrico (perdonatemi la scarsa eleganza nell’espressione del concetto).

A dirla tutta, quasi quasi avrei ceduto anche alle lusinghe del sopracitato Sior Zelger, quando mi proponeva di prendere anche il trattore rottamato a cui applicare lo spaccazocche.  Ma la Iso mi avrebbe ucciso, facendo pure rima baciata

LA COERENZA DI BERLUSCONI

14 novembre 2009

Sempre i soliti disfattisti antitaliani, che non perdono occasione per diffamare il miglior presidente del consiglio della storia e che continuano a tramare congiure ed ad ordire il solito complotto bolscevicogiudaicomassonicointerista ai danni del premier legittimato dal voto popolare. Anche stavolta non hanno perso l’occasione per dileggiare il Silvio che meno male che c’è, riprendendolo mentre dormiva durante la celebrazione del ventennale della caduta del muro di Berlino.

In realtà, quello di Berlusconi è stato un grande ed encomiabile  gesto di coerenza e di amicizia verso il popolo e la nazione che tra l’altro ci mantiene a gas. Ha sentito parlare russo e gli è venuto da russare