Posts Tagged ‘cadde risorse e giacque’

MA TAGGATE AL TRAM…

30 novembre 2010

Eh, insomma aveva proprio ragione Stielike quando, nel mai troppo inopitamente obnubilato 1979, con voce roca ma resa virile dalla consapevolezza di dover sostituire un gondoliere infartuato, affermò che “a forza de contarme la verità te me gai fato desmentegar tute le bale che te me gai contà“.

Da  Uichilìcs, o come si chiama, uno si aspettava di sapere che fine han fatto Ettore Majorana, Martin Bormann e il Dr. Mengele, o almeno la verità sui casi Calvi, Sindona, Cogne e Avetrana. O proprio priorio, almeno sapere chi teleguidò il pallone calciato da Van Basten nella porta fino allora egregiamente difesa dall’erede di Jascin agli europei dell ‘ottantotto.

 E invece no, le solite solfe su Berlusconi, Putin e Gheddafi. Sempre parlare dei soliti noti, Uichilics, per adesso, come dicono su feisbùc, taggate al tram. Aspettiamo almeno qualcosa sulle banche

OGNI TANTO VA BENE ANCHE POSTARE UN VIDEO

28 luglio 2010

QUESTA È STORIA, MA C’È DELL’ALTRO

9 gennaio 2010

Una volta, gli italiani (o meglio, i latini in viola) avevano l’Europa e il Medio Oriente. Fossero stati in grado di sbarcare in Oceania avrebbero vinto, considerando che nel terzo continente a scelta (l’Africa) erano già parecchio forti. Nella Storia, questo è l’unico momento nel quale si sia rischiato la fine della partita, secondo solo a quello in cui i Russi rossi  in Asia e Africa ce l’avrebbero anche potuta fare, mancavano solo Congo, Cina, Giappone e Africa del sud. Poi è arrivato Gorbaciov.

I verdi Islamici, I blu Anglosassoni, i neri Neri e i gialli Cinonipponici non hanno finora avuto grosse occasioni per chiudere i conti, questa è la Storia.

La storiella è quella dei patrioti sudtirolesi che da cinquant’anni e passa si battono per il ritorno della provincia di Bolzano all’Austria, e che in questi giorni hanno scoperto che di questa idea gli austriaci non ne sono affatto convinti, è favorevole solo uno su tre. Brutta botta ragazzi, ma noi ve l’avevamo detto.

Annettersi una provincia italiana, mica vuol dire solo ritrovare  una comune identità con dei fratelli finora oppressi dall’invasore del 1918. Mica vuol dire solo più medagli ai giochi olimpici invernali. Vuol anche e sopratutto dire che ci si sta portando in casa gente con un debito di 30.000 euri a testa. E non son neanche tutti di madrelingua tedesca, ci sono anche quelli che non ne sanno una parola. Che vi pensate, che gli austriaci sian stupidi?

Cari patrioti sudtirolesi,  ve l’avevamo detto, l’unico Stato che si può permettere il Sudtirolo è la Svizzera. Lasciate perdere l’Austria e venite dietro a noi del Partito per Tutti

PRESCRIZIONE BREVE

15 novembre 2009

manette

Agli italiani piace la galera, come una volta piacevano la gogna, la forca e la ghigliottina. A chiederla come pena, magari aiutato dai media che si buttano a pesce sull’emegenza di turno, un bel po’ di gente riesci sempre a tirartela dietro. Certo c’è differenza, c’è la galera progressista e di sinistra invocata e ottenuta per gli evasori, i molestanti e gli stolcheri e c’è la galera reazionaria di destra contro i clandestini e i fumatori di canne.

E poi c’è quella bipartisan, succede di raro ma capita e per poco non ci cascavo dentro. Adesso sui media non le trovi più, ma qualche tempo fa non passava giorno che non ci fosse notizia dell’ubriaco al volante che aveva provocato un incidente. E la politica non tardò molto ad accontentare il popolo bue, furono varate leggi più restrittive. Per fortuna, col mio 0,7 per mille mentre andavo a 45 all’ora, me la sono cavata con due settimane di ritiro patente-corso di riabilitazione alla guida-ripetute visite di controllo con analisi del sangue-condanna penale a cinque giorni di arresto tramutati in ammenda. Era ancora la vecchia legge, ma non è di questo che volevo parlare, volevo fare un post sulla prescrizione breve.

In linea di principio sarebbe sacrosanta, lo stato per giudicarti non può avere un tempo infinito, sei anni devono bastare e strabastare anche in caso di accanimento e dovrebbe valere per qualsiasi reato, dalla strage al vilipendio delle istituzioni, senza eccezioni di alcun tipo. La rivoluzione francese (o chi per lei) ha stabilito che nessuna legge può essere retroattiva, e quindi i processi in corso si farebbero con le vecchie regole, non vedo il verme eppure c’è.

Il verme è la legge che stravolge il principio, il verme è la giustizia che non ha risorse e che perde il suo tempo in stronzate, ma il verme è anche la gente che chiede manette a vanvera

LA QUARTA MATRONA DI COUTO

17 ottobre 2009

spalla 006

Tutti il cianciar di culi e cachi del post precedente deve aver portato con se quella che Fernando Couto indicava, nelle sue opere precedenti al periodo parmense, come la Quarta Matrona raffazzonatrice, in due parole la sfiga.  Di culi se n’é discusso abbondantemente e non solo su questo blog, i cachi meritano invece una piú approfondita analisi della loro ragion d’essere.

Per quelli che come me medesmo li vendono direttamente al fruitore finale (dove l’ho giá sentita questa?), é giocoforza effettuarne la raccolta a scalare.  Infatti, dopo aver venduto in mattinata quelli della prima buttata (espressione infelice ma non ho trovato di meglio), mi sono messo di buzzo buono alle prese con la terza, che fino a qualche tempo fa era la piú corposa ma che da un paio d’anni ha ceduto lo scettro alla successiva, probabilente anche in omaggio all’evoluzione senologica della Iso.

Tutto procedeva per il meglio, quando la Quarta Matrona ci ha messo lo zampino. Mentre con lo sloter (una gerla a tracolla) quasi pieno risalgo un gradino della scala, il ramo sulla quale era appoggiata all’improvviso si spezza ed io  testé cado per terra, senza neanche il tempo di imprecare contro alcunché, alcunchí o alcuncosa.

Il succo é quello della foto, spalla lussata e mano gonfia  come se dentro ci stesse tutta la protervia degli anticachisti, non guardate la data é proprio roba di oggi. Per fortuna la sfiga non ha infierito piú di tanto e lo sloter pieno di cachi ha attutito la caduta evitando danni peggiori. Certo, fossero stati pomodori non mi sarei fatto niente, ma la Quarta Matrona di Couto ha voluto che questi ultimi non crescessero sugli alberi

ERA GIÀ TUTTO PREVISTO

2 agosto 2009

Patate e pomodori 017

Era già tutto previsto, ma comunque mi è dispiaciuto sradicarvi di brutto e lasciarvi assecchire per poi ammucchiarvi in attesa che le intemperie autunnali vi decompongano. Care le mie piante di zucchine della serra crisalide, vi devo confessare che siete state tra le migliori che abbia mai avuto, avete prodotto con rigogliosa regolarità degli ottimi frutti e  bellissimi fiori di notevole dimensione, ma ora basta.

Era già tutto previsto, adesso la mosca bianca sta deponendo milioni di uova  da cui sarebbero scaturiti milioni di insetti la cui melata avrebbe annerito le vostre foglie, rendendovi pressocchè inattuabile la sistesi clorofilliana. Il mal bianco ha cominciato la sua lenta ma inesorabile opera di opacizzazione  che vi avrebbe comunque tolto l’ossigeno. Certo, avrei potuto intervenire chimicamente per allungarvi la vita, ma sarebbe stato uno strazio anche per voi, e poi non c’è solo questo.

Anche non volendo non sottrarsi ad impegni precedendemente non presi, l’interessenza dell’illogicità della quindicesima enunciazione del decalogo di Stielike porta comunque al mantenimento dell’intenzione primaria, indipendentemente dall’avverarsi o meno delle previsioni. Se poi buona parte di esse si esattiscono, tanto meglio. E per fortuna è andata così. 

Di zucchine ormai ce ne sono a josa, ci sono quelle del nuovo bar (sono 250 in piena produzione, e altrettante  ne sono state piantate la settimana scorsa) e poi ci sono quelle che iniziano a produrre adesso. Era già tutto previsto, ci sono le piante di pomodoro alla grandezza più che giusta per essere messe a dimora che reclamano il vostro posto. Grazie di tutto, avete fatto di una schifezza un tripudio, adesso tocca ad altri e speriamo che siano vostri degni successori

GIUSTA O SBAGLIATA, L’IMPORTANTE È FARLA

6 Mag 2009

canottiera-arancione

A fare le cose giuste a volta si sbaglia, è normale. E, come postula Stielike nella sua “Interessenza dell’illogicità“,  pubblicata postuma prima ancora ch’egli nascesse,  ogni tanto conviene farne una sbagliata,  magari ti sbagli proprio quella volta lì ed allora diventa giusta, è solo questione d’osmosi.

Detto questo, la cosa giusta sarebbe aggiornarvi sul cortile, dove ormai gli pseudocubetti fanno generosa mostra di sè, e addirittura si potrebbe ipotizzarne la trasformazione in piazza, con tanto di targa col nome del personaggio ad esso dedicata (a me piacerebbe Piazza Luther Blissett, ma in presenza di un’idea migliore sarei disposto anche a cambiare idea).  Per chi avesse la pazienza di vedersi le foto, notate l’evoluzione della mini-rotonda del fico.

Giusto sarebbe anche tener fede alle promesse, in questo post vi avevo mostrato come può essere brutta una serra quando è allo stato di preparazione, di quanto poco poetica sia un’ immagine dove  i protagonisti sono piastroni cementosi, teli pacciamanti e teli protettivi. E invece adesso il tripudio di fiori previsto si è quasi realizzato,  e per almeno una terzina di settimane non potrà altro che migliorare. Ed è arrivata pure la canottiera arancione, anche se sotto le mentite (e, a mio parere riduttive) forme di una polo.

La cosa sbagliata che volevo fare la faccio nel prossimo post, se intanto volete portarvi avanti col lavoro, preparate una vostra foto di come siete adesso dove vi piacete tanto

DIECI ANNI E DIECI GIORNI

12 gennaio 2009

Dieci anni dalla morte di Fabrizio de André, e la grande messa collettiva in suffragio sta per terminare, sono stati giorni in cui del grande Faber si sono occupati un po’  tutti. Radio, blog, televisioni, opinionisti e coccodrillari vari si son dati convegno al muro del pianto per il vuoto incolmabile, non tenendo in alcun modo presente la massima di Stielike (poi ripresa con successo anche da Giulio Andreotti) secondo la quale “di gente insostituibile son pieni i cimiteri” .  Il culmine della chermess lo si è probabilmente raggiunto nella serata in cui l’ormai insopportabile Fabio Fazio ha sviolinato tutta la piaggeria di cui è capace verso chiunque avesse avuto in qualche modo a che fare con De André, fosse pure il suo rammendatore di calzini.

Fazio non lo sopporto proprio, è l’emblema di una generazione che non riesce ad andare più in là del servilismo culturale a quelle precedenti, ed il suo sciòv di ieri lo ha ampiamente dimostrato. Ad essere sincero non l’ho visto neanche tutto, ma ho battezzato l’intervista a Renzo Piano come un monumento alla noia e le penose esibizioni di Lucio Dalla, di Battiato e dello Zombi Finardi mi han fatto quasi ridere. Terribile poi il rito collettivo di “Amore che vieni, amore che vai” suonata in tutte le radio, mancavano solo il conto alla rovescia, la neve finta e i tappi di sciampagn. Da mettere in galera chi ha pagato il viaggio di Jovanotti a Spoon River, da salvare Piovani, Antonella Ruggiero, e forse anche qualcuno che adesso non ricordo.

D’altronde, meglio non prendersela tanto, questa è l’Italia. Un paese dove i grandi numeri sono in mano ai vecchi e mica solo nella musica. De André era sicuramente uno che stava dalla parte degli ultimi, ma sentirselo continuamente ripetere dai soliti inamovibili soloni della canzone italiana non è  proprio il massimo. E giusto per dirne un’altra, ottima la presenza di Dori Ghezzi ma almeno una citazione per Enrica Rignon (fino al 1974 la signora de André) ci poteva anche stare, o vogliamo fare le cose alla Berlusconi?

Dieci anni per de André, dieci giorni per Valentina Giovagnini, che di diventare grande non ha avuto il tempo e la possibilità. Un incidente stradale all’inizio di quest’anno le ha chiuso le sliding doors che portano al successo, e lei lo meritava al pari di Fabrizio e di tanti altri

IL SUPPLIZIO DI XEENA

24 novembre 2008

Qui non servono parole…

GRILLO, MA CHE COMBINI?

12 novembre 2008

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da Repubblica.it   Cassazione, non ci sono le firme. Saltano i referendum di Grillo

È un po’ che non vi parlo di Claudio, il mio amico/concorrente/socio col quale ho coltivato il bar quest’anno, e già che lo faccio ne approfitto per benedirlo. È stato per merito suo che non sono andato al V-Day2 di Beppe Grillo il 25 Aprile, dove avrei senz’altro firmato i referendum che proponeva, quelli per l’abolizione dei finanziamenti alla stampa e dell’ordine dei giornalisti, e quello contro la legge Gasparri dulla TV. Vista la fine che han fatto quelle firme, un bel pomeriggio a potare i meli di Claudio è stato assai più  proficuo.

Dopo aver letto che le firme non bastano perchè alcune centinaia di migliaia di esse non risultano regolari, e pensare che magari in mezzo a quelle potrebbe esserci anche la mia, ad aver detto di no a Claudio mi sentirei veramente una merda.  E facile che non sono neanche l’unico, chissà quanta gente quel giorno aveva programmi più interessanti.

Certo che forse, prima di raccogliere scarrettate di firme per un referendum, almeno un’occhiata alla legge che lo regola il Grillo poteva anche dargliela, giusto per non far firmare la gente a vanvera. Insomma, il succo è che i referendum di Grillo non si fanno, e magari il primo ad esserne contento è proprio lui, meno rogne e può anche fare la vittima del sistema

CHI MI AMA MI SEGUA

24 settembre 2008
Vodpod videos no longer available.

Fratelli e sorelle, l’ora segnata dal destino sta per compiersi, ed era anche ora passata. Non ne posso più di questo miserevole Sudtirolo, dove ad ogni tornata elettorale sembra che si stia davanti ad una svolta epocale che può cambiare il futuro dell’ombelico del mondo, e poi tutto rimane come prima. Io a questi la soluzione definitiva e materassabile della questione sudtirolese gliel’ho fornita su un piatto d’argento nel post precedente e loro, con somma ingratitudine, ignavia e supponenza non mi cagano neanche di striscio.

Ma andatevene affanculo tutti quanti, altoatesini e sudtirolesi, chiamatevi come vi pare ma io vi mollo. Cribbio, mi son rotto i coglioni di gettare perle ai porci e me ne vado a cercare gloria dove veramente c’è bisogno di me

TRANQUILLI TUTTI, NON CAMBIA NIENTE

8 settembre 2008

E insomma fra un po’ ci siamo, a fine ottobre da noi ci sono le elezioni che contano davvero, quelle per il consiglio provinciale dell´Alto Adige-Südtirol. Contano per modo di dire, perchè dal dopoguerra in poi le ha sempre vinte la Südtiroler Volkspartei con l´abbondante maggioranza assoluta dei voti e dei seggi ma, come quasi tutte le elezioni di questo mondo le si sta cercando di spacciare per svolta epocale, questa potrebbe essere la volta buona che la SVP perde la maggioranza assoluta.

A parte che questa premonizione la sento girare ormai da una trentina d´anni e non si è mai avverata, anche se si realizzasse non cambierebbe nulla. Per il nostro statuto d´autonomia per forza in giunta ci devono andare anche due esponenti del gruppo linguistico italiano, la SVP per principio non ne può candidare e quindi è giocoforza allearsi con qualcuno. In teoria è come se la maggioranza assoluta non l´avesse mai avuta e comunque ha sempre deciso tutto lei lo stesso. Mi rendo conto che dev´essere complicatissimo capire questi meccanismi e cerco di limitarmi al succo.

Il succo è che fra i partiti che pescano nell´elettorato di lingua italiana è indetta la gara a chi entrerà in giunta con la SVP. Fosse rimasto Prodi al governo nazionale il PD partirebbe favoritissimo per un posto in giunta, ma adesso chi glielo fa fare alla SVP di allearsi con chi adesso a Roma conta meno di niente? E allora è tutto un fiorire di campagne acquisti, di liste ad personam. Insomma tutti in corsa per un posto in giunta da zerbino della SVP, con la Lega che scardina la sua impostazione da movimento popolare per assicurarsi candidature ex eccellenti e Di Pietro l´innovatore che non trova di meglio che candidare un assessore provinciale centrista in carica da dieci anni come minimo.

Per quanto riguarda i maggiori partiti italiani, il PD e il PDL, la loro situazione non è buona. Nonostante stiano ambedue dichiarando che la vera sfida è fra di loro, per la SVP  blockfrei ( fuori dagli schieramenti) sono gli ultimi due rospi da baciare.

Apparentemente sembrerebbe un gran casino, ma tranquilli tutti che dalle nostre parti non cambierà nulla

CARO DIARIO…

8 agosto 2008

Caro diario, oggi non ho molto da raccontarti, al mattino insieme al primogenito ho raccolto questo

Al pomeriggio invece questo, con la Iso gessata che ha composto i mazzi di fiori coadiuvata dalla Xeena e da Elmar (che mi ha aiutato anche coi fagiolini), e poi sono andato al bar a prendere rapanelli e carote.

Adesso mi faccio un giro tra i blog, mi mangio due spaghi col pomodoro fresco e me ne vado a nanna, sono quasi le due e domani c’è mercato. Alle olimpiadi, a Di Pietro, agli statali che non si ammalano più, al Sudtirolo e alle sue rane crocifisse ci penserò domani

PER AMICIZIA NON SI TROMBA, MA NON È MICA GIUSTO

13 luglio 2008

Non c´è niente da fare, ormai l´andazzo è quello, la trombata pare sia assodato sia incompatibile con l´amicizia, è così e basta. L´amicizia tra uomo e donna può sopravvivere solo in assoluta mancanza di contatto fisico, anche il minimo sfregamento di tetta la può rovinare, questa  è l´opinione dominante ma io ci vado contro (a parole, ovviamente).

Io sono uno che nell´amicizia ci crede, eccome se ci crede. Per un amico/a a volte devi anche essere disposto a rischiare o a fare qualcosa che non vorresti. e chiaramente vuoi che la cosa sia reciproca. altrimenti che amicizia sarebbe?

Poniamo un caso limite: se un amico, uno che considero tale tipo Cabassa, mi confessasse di avere tendenze gay ma di non esserne sicuro, e mi chiedesse il favore di fargli provare come funziona, con quale coraggio potrei rifiutargli il favore? manderei un amico in pasto ad un mercenario o mi sacrificherei per lui?

E se ad un´amica che, per motivi suoi che non andrei neanche ad indagare, mi chiedesse una copula, con quale spirito mi sentirei di negargliela? dovrei per forza sgranocchiarle in faccia la tipica frase ipocrita “mi piacerebbe tanto ma ho paura di rovinare un´amicizia“? Tutti questi preconcetti trovo siano il trionfo dell´ipocrisia e della standardizzazione dei comportamenti. Va da sè che la cosa dev´essere reciproca e una tantum, come qualsiasi altro favore tra amici.

E poi spiegatemi perchè due persone che hanno trombato per anni insieme, quando si lasciano possono rimanere amiche, e altre due che amiche lo sono sempre state devono smettere di esserlo dopo la prima volta

DATE UN NOME A QUESTO POSTO

26 giugno 2008

Finchè c´è da usare il tempo per uno scopo preciso, meglio non stare a contare le ore, si spera che verranno ripagate dai risultati. In questi giorni io e Claudio stiamo finendo di approntare il mezzo ettaro incolto che abbiamo affittato per coltivarci la verdura umile (patate, cipolle, carote e pomodori da salsa), che però anche quella è fondamentale sia buona. Per adesso è essenzialmente un lavoro di preparazione, anche se i primi rapanelli li stiamo già raccogliendo, ma comunque si fa notte spesso e volentieri, sempre meglio che prendersi la grandinata che si è fermata un kilometro più a nord.

A proposito, questo posto non ha un nome, io e Claudio ci diamo appuntamento genericamente “in campagna”, vorreste suggerirci come chiamarlo? metiamo anche in palio un premio, dai.

Il brutto è quando il tempo viene buttato via per niente, come mi è successo oggi che ho dovuto andare alla visita per riottenere la patente. Dopo due ritiri della stessa per essere stato beccato con lo 0,78 (in città a 45 all´ora, senza incidenti nè altre infrazioni), la patente mi era stata concessa per un anno e scadeva ieri. Per cui, all´orario stabilito, mi sono presentato con le necessarie analisi del sangue, l´attestato di partecipazione al corso di riabilitazione alla guida (una palla, quattro sabati pomeriggio d´agosto a scimmiottare gli alcolisti anonimi), bollettini e marche da bollo varie.

Dopo un´ora di attesa, arriva il mio turno e mi danno, bontà loro, la patente per altri due anni. Il tutto accompagnato da una breve visitina oculistica e si tengono pure le analisi, mi ricordo solo che ho i leucociti un po’ alti. Dopo un´altra mezz´ora mi consegnano il documento e me ne posso andare, salutando la numerosa compagnia dei miei colleghi reietti (tutta gente a posto, nessun criminale evidente, anche un paio di ragazze discretamente materassabili).

Quello che mi ha colpito è stato me stesso, io di solito ho una gran facilità nello stabilire rapporti umani, eppure non ho quasi aperto bocca, anche perchè l´andazzo girava decisamente sul depresso. E anche di fronte alle tre membre della commissione ho mostrato solo una fredda cortesia che non mi appartiene, come se mi non mi trovassi di fronte a delle persone in carne e ossa.

E a ben pensare, il lavoro che hanno fatto loro potrebbe essere tranquillamente sostituito da un piccolo pc dotato di scanner. Altro che piantar pomodori.

Dimenticavo, adesso che mandano via Donadoni, c´è proprio bisogno di riscaldare la minestra di Lippi con la sua solenne cazzata di ritenersi “un allenatore di cervelli“? Facciamo un po’ di nomi alternativi, io inizio con Osvaldo Bagnoli, Emiliano Mondonico, Nausicaa e Cabassa