Posts Tagged ‘cachi’

LA QUARTA MATRONA DI COUTO

17 ottobre 2009

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Tutti il cianciar di culi e cachi del post precedente deve aver portato con se quella che Fernando Couto indicava, nelle sue opere precedenti al periodo parmense, come la Quarta Matrona raffazzonatrice, in due parole la sfiga.  Di culi se n’é discusso abbondantemente e non solo su questo blog, i cachi meritano invece una piú approfondita analisi della loro ragion d’essere.

Per quelli che come me medesmo li vendono direttamente al fruitore finale (dove l’ho giá sentita questa?), é giocoforza effettuarne la raccolta a scalare.  Infatti, dopo aver venduto in mattinata quelli della prima buttata (espressione infelice ma non ho trovato di meglio), mi sono messo di buzzo buono alle prese con la terza, che fino a qualche tempo fa era la piú corposa ma che da un paio d’anni ha ceduto lo scettro alla successiva, probabilente anche in omaggio all’evoluzione senologica della Iso.

Tutto procedeva per il meglio, quando la Quarta Matrona ci ha messo lo zampino. Mentre con lo sloter (una gerla a tracolla) quasi pieno risalgo un gradino della scala, il ramo sulla quale era appoggiata all’improvviso si spezza ed io  testé cado per terra, senza neanche il tempo di imprecare contro alcunché, alcunchí o alcuncosa.

Il succo é quello della foto, spalla lussata e mano gonfia  come se dentro ci stesse tutta la protervia degli anticachisti, non guardate la data é proprio roba di oggi. Per fortuna la sfiga non ha infierito piú di tanto e lo sloter pieno di cachi ha attutito la caduta evitando danni peggiori. Certo, fossero stati pomodori non mi sarei fatto niente, ma la Quarta Matrona di Couto ha voluto che questi ultimi non crescessero sugli alberi

IL SUPPLIZIO DI XEENA

24 novembre 2008

Qui non servono parole…

IL CACO DI XEENA

18 novembre 2008

caco-xeena

In tempi come questi, dove la sovrainformazione che ci bombarda sopisce l’effetto contrario, a mo’ di mela che che dalla testa di Newton cade sull’albero, l’introspezione al di fuori di noi stessi diventa una necessità categorica, anche se non perfettamente protesa verso la soddisfazione dei puri e semplici interessi primari e di categoria. Non è essenziale entrarne completamente nel merito, anche perchè la cosa si ridurrebbe in modo inopinatamente lieve ad una mera contrapposizione ideologica tra i fautori della stoicità condivisa di Stielike e coloro che fanno riferimento al resto dello scibile umano.

Noi non siamo solo quello che mangiamo, siamo anch quello che abbiamo mangiato da piccoli, alcuni traumi alimentari infantili possono condizionare la nostra esistenza in modo irreversibile, anche un caco può rivelarsi determinante, aprire e chiudere le sliding doors che quotidianamente segnano il destino di ognuno, ma a volte si può tornare indietro senza rompere il vetro.

Xeena è una brava persona, ma non mangia cachi. Se questa gravissima carenza fosse dovuta alla sua atavica avversione per gli alimenti d’origine vegetale ci si potrebbe tranquillamente mettere un pietra sopra (alla Xeena e anche al caco), ma in questo caso l’ortodossia stielikiana può certamente aiutare il soggetto a riportare il rapporto tra sensazioni gustative e cerebrali entro il recinto del libero arbitrio.

Xeena non mangia cachi perchè da piccola, quando frequentava la scuola dalle Suore Marcelline, queste non le permettevano di lasciare il tavolo del refettorio se non aveva terminato di cibarsi di tutto quello che c’era nel piatto, frutta compresa. E allora la piccola, ma già scaltra Xeena, nascondeva i frutti nella tasca del grembiulino. Le andò bene fino a quando si trattava di pere e di mele, ma quando furono maturi i cachi delle Marcelline, la spiaccicamento di uno si essi nella tasca del grembiulino fu inevitabile, e di qui il trauma.

Ora che Xeena è adulta, è ora di liberarsi del trauma, anche perchè è già un mese che vende i miei cachi al mercato magnificandone le doti. Mancano ancora pochi gorni e Xeena mangerà il caco che ho all’uopo predisposto, circondato da mele Champagner, Calvill e Lederer (sembra strano, ma anche la varietà delle mele accanto alle quali influisce sul gusto, mica l’etene è tutto uguale), i cachi si devono poter tagliare col coltello senza che si spappolino in melma. Fantasmi delle Suore Marcelline, avete i giorni contati

TINCHING BLOGGHER AUORD

22 dicembre 2007

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Era da qualche giorno che gravava su questo blog la spada di Sofocle della nomineiscion alla catena di Sant´Antonio che sta imperversando attualmente nella blogosfera, e a tagliare il filo ci ha pensato la perfida (si fa per dire)  Brigida Fraioli, una delle mie blogarpie preferite. La quale, conoscendomi, sicuramente non avrà nulla a che ridire se infrango qualche regola, come mia abitudine.

Regola infranta numero uno, ma anche due: bisogna inserire il logo del post originario e un link al sito da cui tutto questo è partito. E di grazia, perchè? la blogosfera non è certo un posto dove imporre copirait, non su queste cose almeno, e poi l´idea stessa del meme (la catena) non è neanche tanto originale, bisogna citare cinque blog che fanno pensare e passare a loro la castagna bruciata. 

Regola infranta numero tre: solo i nominati possono partecipare a questa catenona. La faccia chi vuole, anzi sarebbe proprio interessante sapere cosa ne pensano  gli inlinkabili, coloro il cui nome appare in nero.

Regola infranta numero quattro: perchè proprio cinque? quattro bastano e avanzano, eccoli qua:

IL blog dei Maghi scalzi, non è una persona sola, ma questo nelle regole non era specificato. Vale la pena di andarli a vedere, qualcosa da pensare lo si trova di sicuro

Aleyakke, un genovese autoironico con la passione della fotografia, che esorto prima o poi a proporre una galleria di foto dal titolo “Il mondo visto attraverso le assi dei cantieri” (è in pensione, un po’ bisogna sempre fargliela pagare a questi)

Nadiaflavio, è da poco che li vedo in giro, ma un salto da loro è sempre buono farlo

Aghost, uno che ci va giù duro quando serve, e serve spesso

Vox Nova, un altro che non la manda a dire

…e poi ci sono tutti i blog politici, specialmente quelli di provincia. Qui si che vien da pensare

GENERALE INVERNO, NEANCHE QUESTO GIRO MI FREGHI

24 ottobre 2007

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Di quanto certi detti di cui si da per scontata la validità siano a volte scemenze senza senso, ci si accorge sempre troppo tardi. ” I cachi vanno raccolti dopo il giorno dei Santi, quando tutte le foglie sono cadute dall´albero”, questo dicevano sempre i vecchi saggi, quelli la cui parola era Vangelo.  E fino ad una decina d´anni orsono anch´io ho seguito questa pratica, anche perchè della coltivazione di questo frutto non mi importava granchè, ne possedevo solo un albero.

Mi pare fosse nel 1998, ed aspettando che il fatidico giorno giungesse, una brinata di quelle giuste (roba da -7 °C) ridusse i cachi ancora pendenti dall´albero a sfere bicolori. La parte sopra, grigia e vitrea, contrastava cromaticamente con quella sotto, ancora bella arancione. Roba da buttare via tutto, compreso il lavoro di raccoglierli.

Da allora ho deciso che quanto detto dai vecchi andava non una, ma molteplici volte fatto passare attraverso il filtro del buon senso e dell´inevitabile avanzare delle necessità e dell´evoluzione delle varietà. E iniziai a piantare cachi di diverse varietà, dalle più precoci alle più tardive, e adesso ne posseggo una quindicina d´alberi.

Li raccolgo a scalare, i primi addirittura verso la fine di settembre, li metto in magazzino vicino alle mele che in maturazione sviluppano un gas chiamato etene, e da una settimana li sto vendendo, e anche bene.

Ovvio che non sono come quelli più tardivi, ma sempre meglio di quelli che si vedono in giro incellofanati e invaschettati. Quelli che vedete in foto sono il terzultimo giro, gli ultimi mi riservo di raccoglierli dopo il giorno dei Santi, non si sa mai