Posts Tagged ‘Bovaro di Stielike’

CANE CRIMINALE

25 aprile 2011

La logica non dev’essere solo ferrea, ma anche zincata e possibilmente a caldo, altrimenti arruginisce. Confutare queste lapidarie ma allo stesso tempo qualcos’altro parole, sarebbe fuorviante come far finta di rinunciare all’energia nucleare per non dover presenziare ai propri processi. Niente a che vedere col circo, nè acrobata nè mangiatore di fuoco, piuttosto un santo a piedi nudi.

Miley, la mia bovara di Stielike, ha sì commesso dei crimini, ma questi si possono considerare tali solo dal punto di vista delle vittime. Un paio di mesi fa, mentre stavamo potando i luridi meli del socioconcorrente, una vecchietta piangente ci informò che la bovarina aveva appena spezzato il collo a quattro delle sue amatissime galline.

Seppur dubbioso, mi offersi di rifonderle il danno, cosa che infatti è avvenuta. Anche se poi ho scoperto che la vecchietta lasciava razzolare  i di lei volatili sulla strada interpoderale, e la povera Miley aveva solo tentato di sottrarre le galline al pericolo di essere investite dai trattori, mica colpa sua se gli esseri umani le hanno plasmate con un collo così esile, utile solo per sopprimerle con maggiore velocità e minore sofferenza.

La Pasqua ha tanti simboli, c’è la croce, l’agnello e c’è pure il coniglio. La Pasquetta, secondo la ferrea e zincata logica del bovaro di Stielike, razza canina alla quale Miley appartiene, vede questi simboli ridotti di almeno della metà. Non essendo giorno di elezioni e non potendo votare in quanto cane, Miley la crocetta non la poteva proprio mettere. Però, fortunatamente, da una gabbia dei vicini lasciata improvvidamente aperta, proprio oggi è scappato un coniglietto partorito dalla madre appena un mese fa.

Logico che la povera Miley, conoscendo la ricorrenza e vedendoselo passare davanti, non ci abbia pensato su due volte a sbranarselo. Mica poteva andare a torino a far fuori John Elkann

APDÈIT DEL VORHERIGE POST

20 dicembre 2009

Eh insomma, qua è mica tutto a posto. Intanto, di due chitarre che avevo preso, ne è arrivata solo una, anche se in anticipo sulla consegna prevista. La classica a tre quarti per la primogenita è probabilmente rimasta nel camion dell’UPS, l’autista esteuropeo non si sarà accorto che i pacchi erano due e non uno, anche se bello grosso. Poco male, il problema è sicuramente risolvibilissimo, il peggio che può succedere è che non arrivi mai, ma è molto improbabile, facile che basta una telefonata e con un po’ di pazienza neanche quella.

Scartando il paccone della Behringer, mi sono quasi commosso. Bella davvero, meccaniche onestissime e il manico dritto come non dico cosa e a quali tempi, CD e manuali a gogò e pure la leva per svisare. E poi, con quel  bianco pannato mi sono scese le lacrime dal naso, fa pandan secco materassato col mio completino doppiopetto color vaniglia slavata, ci aggiungo la maglietta viola con la scritta CRODINO, le scarpe da tendenza col tacco da otto e sembro più rockstar che con l’acustica.

Ma era ora di pranzo, la giornata era serena e all’amico italocalabrese serviva la pachera il giorno dopo. E quindi ho ritenuto opportuno posticipare il primo bacio alla Behringer, dedicandomi agli ultimi ritocchi di una nuova serra che sto costruendo, tenendo anche conto del fatto che era forse l’ultima occasione per non trovare il terreno troppo gelato e  impacherabile.

Sistemate le incombenze, alle quali ultimamente si è aggiunto anche il mettere a nanna il Bovaro di Stielike, una lavata di mani e son pronto per la Behringer.

Cazzo, non va. Il Pc la riconosce ma in cuffia non si sente niente, per me non funziona la presa della cuffia. Ho comunque installato i driver e i programmi che non sarebbero neanche necessari , l’ho fatto anche sul portatile del primogenito ma il risultato è sempre quello, in cuffia non si sente niente. Poco male, il problema è sicuramente risolvibilissimo, facile che sarà solo una mancata saldatura di fili, ma intanto mi tocca rimandargliela indietro

APDÉIT dell’APDÉIT: neanche fatto in tempo a telefonare alla filiale UPS giusta, e il camionista esteuropeo era sotto casa mia con la chitarra della primogenita, che è già quasi in grado di suonare la Andreas Hofer Lied. Una telefonata in Germania e la questione Behringer è sistemata, la vengono a prendere e me ne danno una nuova. Peccato solo che nevica

TARTAGLIA COME GOIKOETXEA (e come il ramo del caco)

14 dicembre 2009

A dirla un po’ alla grossa, Tartaglia che spacca la faccia a Berlusconi equivale ad  Andoni Goikoetxea che frantuma la caviglia di Maradona, non conta il contesto ma l’effetto. Tutte e due le vittime sono state colpite in quello che era il loro punto forte, quello su cui basavano il successo, e in ambetrè i casi la cosa era certamente prevedibile.

 Se sei il miglior calciatore del mondo è logico che qualcuno cerca di fermarti in ogni modo, con le buone o con le cattive. Se stai al governo, democraticamente eletto  con un ottimo consenso e vai in giro a stringere mani, prima o poi quello del formaggio lo trovi, è matematico. Sono i pericoli del mestiere, anch’io qualche settimana sono caduto dal caco e lo sapevo che prima o poi succedeva.

Maradona aveva vent’anni e si è rimesso alla grande, la mia mano fratturata è ormai quasi del tutto guarita, ma per Berlusconi immagino ci vorrà parecchio tempo prima che possa andare in giro a mostrare la faccia. E non son mica sicuro che il berlusconismo resisterà ad una troppo prolungata assenza dell’immagine del leader (fra tre mesi, chi si ricorderà di chi ha vinto X-Factor?). E se va in mona il berlusconismo, l’antiberlusconismo lo segue a ruota.

In televisione parlano d’altro, cercano il mandante e stigmatizzano il clima d’odio.  E a me vien quasi da ridere pensando che il destino di questa gente è nelle mani dei chirurghi plastici

SOLO PER CHI HA VISTO MATRIX

12 dicembre 2009

Fratelli e sorelle, siamo stati gabbati di brutto, come il santo vestito d’amianto dopo la festa. In Matrix, nella scena dove Mr. Andersson (per me con due esse è più bello), doveva scegliere tra la pillola rossa e quella blu, ci hanno fatto credere che la scelta ci fosse davvero. In realtà, Mr. Andersson doveva prendere per forza la rossa, perchè in caso contrario il film finiva lì, dopo un quarto d’ora lui si dimenticava tutto e buonanotte al secchio. Sarebbe stato un capolavoro, ma commercialmente non avrebbe mai funzionato e non ci avrebbero rifilato tutto il resto del film e pure i seguiti.

Pazienza, ormai è andata così e tanto non era neanche di questo che volevo scrivere. Per chi ha la pazienza di sovraintendere ad una suddivisione sintattica non confondibile in nessun modo con un bieco e puro esercizio di dislessia, è ora passata che si inizi.

Fratelli e sorelle, ho preso un altro rudere, ma l’ho fatto a fin di bene. Uno spaccazocche autocostruito dal Sior Zelger il quale, per raggiunti limiti di età ha ritenuto opportuno disfarsene, non potevo certo farmelo scappare, sopratutto tenendo conto che l’occasione mi è capitata proprio a fagiuolo. Con un migliaio di zocche di pomaro da spaccare,  ben accetta eredità del nuovo bar, sarei stato un idiota a non prenderlo a poco più del prezzo da ferrovecchio. È un ottimo attrezzo, facilmente applicabile ad un trattore, ma anche ad una qualsiasi altra fonte di energia cinetica alimentata a motore e sicuramente ha effetti più devastanti di uno qualsiasi suo omologo andante ad elettrico (perdonatemi la scarsa eleganza nell’espressione del concetto).

A dirla tutta, quasi quasi avrei ceduto anche alle lusinghe del sopracitato Sior Zelger, quando mi proponeva di prendere anche il trattore rottamato a cui applicare lo spaccazocche.  Ma la Iso mi avrebbe ucciso, facendo pure rima baciata

SVIZZERI, MINARETI E CAMPANILI (ma anche armi)

30 novembre 2009

E insomma, stavolta gli svizzeri  ha fatto incazzare tutto il mondo tranne i leghisti che,  prendendo bisi per fave come al solito, hanno festeggiato una vittoria del cristianesimo. Razzisti, nemici della libertà religiosa, fomentatori di odio ed altro, così sono stati definiti i cittadini elvetici, che hanno sancito il divieto di costruire minareti vicino alle moschee. E l’hanno fatto attraverso un referendum, sconfessando tra l’altro le indicazioni dei partiti, roba che in un altro contesto sarebbe stata visto come un trionfo della democrazia diretta.

Un referendum è una domanda secca alla quale si risponde con un si o un no, oppure non si va a votare e ci si rimette al giudizio degli altri. Qui non si chiedeva di limitare la libertà religiosa di nessuno, si chiedeva solamente di vietare la costruzione di nuovi minareti e, nonostante non sia un amante dei divieti, probabilmente avrei votato si. Anche perchè questo divieto non potrebbe altro che estendersi anche ai campanili, a meno di non mandare a puttane tutta la legislazione sulla libertà di religione.

È un peccato che si debba vietare quello che non andrebbe fatto per puro buonsenso. Ditemi voi che senso ha costruire minareti (ma anche campanili) nel 2009 in Svizzera. Il minareto, come il campanile, non è un luogo di culto, nessuno ci va dentro a pregare, ed infatti quasi tutte le  nuove chiese che si costruiscono non hanno il campanile. Minareti e campanili servivano nel secolo scorso a segnare i momenti della giornata, ma allora l’orologio lo avevano in pochissimi e il telefonino manco esisteva.

Adesso è tutta un’altra cosa, e sarebbe ora passata di far smettere di suonare le campane a vanvera, uno si abbona e gli mandano un sms quando è ora di andare a messa e quell’altro si mette la suoneria col muezzin quando è ora di pregare. Al posto di minareti e campanili, che si piantino alberi, ma mi raccomando non olmi, che poi bisogna abbatterli perchè prendono le cimici.

Se proprio volete dargli addosso agli svizzeri, fatelo almeno perchè hanno bocciato un altro referendum, quello che chiedeva di vietare l’esportazione di armi. Ma lì nessuno ha detto niente, chissà perchè

TUTTI ARTISTI COL CULO DEGLI ALTRI

12 ottobre 2009

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Nelle uggiose giornate di un inverno che tanto incipiente non sembra, ma che sicuramente verrà e spero che non abbia occhi di Pavia, mi riprometto di approfondire le letture di Stielike, foss’anche solo per guardare le figure  tra le cui righe carpirne  il pensiero riguardo all’arte. Logica, sintassi e collegamenti ipertestuali a volte fanno a pugni tra di loro. Per cui,  se la frase precendente vi fosse risultata ostica o incomprensibile, passate tranquillamente oltre e fate finta di non averla letta.

Una rigorosa osservanza dell’ortodossia stielikiana porterebbe dritto come un fuso di pece a considerare l’arte al pari della non-arte, ma il suo matematicismo insito, anche se mai completamente espresso da alcuni dei suoi più emeriti discepoli, rende comunque necessario stabilire uno spartiacque tra ciò che è arte e ciò che non lo è, tra chi è artista e chi no. A scanso di equivoci, come nella meccanica quantistica anche qui è necessario buttarla giù alla grossa, trascurando eventuali eccezioni che, per la loro limitatezza, non inficiano più di tanto l’assioma portante di ciascuna delle enunciazioni.

In una democrazia compiuta, l’artista mai e poi mai dovrebbe essere finanziato con fondi pubblici. Quando succede, o non è un artista o non c’è democrazia

APDEIT di un paio di giorni dopo; Triste data quella odierna, per quanto riguarda la libertà di espressione. A causa di un infame complotto ordito da Wood e Xeena mi vedo costretto a cedere al vile ricatto di quest’ultima, e a sostituire la foto originaria di questo post con una ad ella sicuramente più gradita e consona. Cliccateci pure sopra

 

KUSCHELTIER E KUSCHELMENSCH

1 ottobre 2009

miley 090

È d’uopo come minimo [nel post precedente ho messo che lo era alla grande, ma pare che nessuno abbia apprezzato (stronzi che non siete altro) ] un aggiornamento su Miley, la cucciola di Bovaro di Stielike che ormai è entrata a pieno titolo come componente della famiglia Ferrari-Pichler.

Devo ammettere, suo malgrado, che Miley sta ampiamente rendendosi degna del suo ruolo di capostipite di questa nuova razza canina, sia a livello somatico che comportamentale. Ancora non riesce a dominare alcuni suoi istinti, ma il raggiungimento dell’equilibrio  isologico stielikiano non pare più essere un’utopia. Giorni fa abbiamo organizzato un incontro degno di Maria de Filippi tra Miley e Shayla, sorelle separate  della stessa cucciolata e relativi esseri umani affidatari. Officiante della cerimonia Tingo, il porcocane di Xeena che si è prodotto nella sua specialità, il correre a vanvera senza costrutto alcuno. Miley in quest’ occasione ha mostrato una discreta padronanza delle tecnica stielikista delle sfiancare l’avversario fino a renderselo complice, se non addirittura amico.

 I suoi tratti somatici,  ed in particolare le orecchie, sono certamente un indizio per stabilirne l’autoctonia,. Scorrendo nelle sue vene sangue di Bovaro Bernese e di Pastore Tedesco, Miley ha un orecchio sù ed uno giù, alternati a secondo dell’umore, del tempo atmosferico e di un’altra variabile che ancora non sono riuscito ad individuare. Una perfetta sintesi tra il “taca la bala ” di Herrera e il “Occ, pazènzia e bùs d’e cul” di Arrigo Sacchi.

Ma è nel comportanento, ed in particolare quello che attiene al momento di andare a dormire, che la ferrea logica  stielikiana viene a manifestari. Miley, quando sente la frase “gheamol Haia” (ancora non sa l’italiano), va a ripararsi nel suo angolino portandosi dietro una bambolina di pezza. Logico al massimo, i cuccioli umani vanno a dormire con un Kuscheltier (un orsetto o un qualsiasi altro animale di pelùsc), lei da animale qual è,  va a a nanna con un Kuschelmensch, la bambolina appunto

QUASI TUTTO BENE

2 settembre 2009

pala

Sarebbe quasi ora di cambiare la testata del blog, parecchio del mio tempo lo sto passando sulle piante di fico a raccoglierne i boccioli e quella faccia da deficiente non avrei alcuna difficoltà a replicarla. Per adesso soprassiedo, ma se lo doveste considerare necessario, non mi sottrarrò. Per il resto, va quasi tutto per il verso giusto.

Miley, la cucciola di Bovaro di Stielike, cresce ed impara a stare al mondo in modo più che soddisfacente. Gira tranquilla senza catene o collari o guinzagli, solo ancora deve capire la differenza fra la domenica e gli altri giorni.  A parte il sedano, la produzione agricola tien botta alla grande, c’è solo un fisiologico calo dei pomodori cuore di bue, ma fra un paio di settimane ci saranno anche quelli nuovi piantati al posto delle zucchine nella serra crisalide.

Proprio volendo cercare l’ago nell’uovo e il pelo nel pagliaio, una cosa che è andata storta ci sarebbe. Mi è saltato un concerto che dovevo tenere lunedì, si chiamava “la notte degli Oscar” ed eravamo io (accompagnato da Frenchi il flamencaro) e Felix Lalù, al secolo Oscar de Bertoldi.

 Una serata tutt’altro che rumorosa, ma a due ore dal concerto si viene a sapere che il permesso non è più concesso, ma io ci vado lo stesso. Avevo anche una mezza intenzione di suonare comunque, ma continuavano ad arrivare vigili urbani a controllare che il temuto evento non avesse luogo, e quindi ho preferito attuare un’obbedienza incivile, restandomene a bere una birra dietro l’altra. E consolandomi pensando di essere vittima del solito complotto clericalfascistagiudaicomassonicointerista e pure antielvetico, che mai non guasta.

Peccato, ma d’altronde il locale dove avrei dovuto esibirmi era già stato oggetto di vari tentativi di messa in silenzio da parte dei vicini abitanti stanziali, e non me la sento certo di condannarli, i concerti si protraevano a volte addirittura fino alle 22.30. Inammissibile per Bolzano-Bozen