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RICEVO DAL METALLARO

14 settembre 2010

Libera chiesa in libero stato recitava Cavour, o a Cesare quel che è di Cesare a Dio quel che è di Dio se si preferisce il citare i vangeli sinottici.
Quando uno dei due attori interferisce con il campo di azione dell’altro la libertà di di questo ne risente, per fare due esempi esplicativi citerei il caso cinese e quello italiano.
In Cina, contrariamente a quello che si tende a far credere, la Chiesa cattolica non è perseguitata in quanto tale, esiste la Chiesa cattolica “ufficiale” con i suoi preti, vescovi cardinali e compagnia cantante autorizzati dal regime e da questo tenuti sotto controllo, i perseguitati sono quelli della cosiddetta chiesa “dissidente”, dissidente perché libera.
L’esempio italiano invece vede la presenza di una Chiesa cattolica che che oltre ad ottenere un finanziamento pubblico, con modalità quantomeno discutibili, con le sue molteplici attività ed interessi “secolari” (proprietà immobiliari, istituti di credito, associazioni laiche) invade anche i territori che dovrebbero essere di competenza di “Cesare”.
Quando si dice che lo Stato o “Cesare” finanzia il teatro (o qualsiasi altra attività) con il denaro del Cittadino poi va a finire che ci mette ai posti di vertice le sue persone, ne influenza le attività e lo controlla.
Il paradosso italiano si evidenzia quando; come è successo a Bolzano, la mia città, dove un teatro, il Cristallo, che prende i suoi (i nostri) contributi poi trovandosi in un edificio, ex battistero della parrocchia Regina Pacis, di proprietà della Curia si scopre che la conferenza; programmata da tempo; di Piero Odifreddi, e dico Odifreddi mica Buenaventura Durruti, non si può tenere……
Il Tibet sarà anche un territorio oppresso da un vicino arrogante, prepotente ed illiberale, ma anche l’Italia è un po’ in questa situazione nei confronti della pur piccola monarchia assoluta dello stato teocratico d’oltre Tevere, solo che la sventurata regione Himalaiana ha almeno il Dalai Lama (noi al massimo Pannella) e la Cina è un paese che da dei segni di modernizzazione.
Quando al bar da picchio pago la consumazione in monetine, il gestore buontempone mi rifila la ritrita battuta “ma sei andato a rubare in chiesa” io rispondo “rubare un cazzo mi sono preso il rimborso dell’ 8°/00”

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CHE REFERENDUM DI MERDA SON QUESTI?

17 giugno 2009

merda

Fratelli e sorelle, sto malissimo. C’è il referendum e son giorni che mi arrovello sul che fare, se andare o non andare, votare si o votare no e si o no a tutti e tre oppure no? Roba da perderci la testa e magari anche un po’ di virilità, se vogliamo dare il giusto credito ad uno dei principali postulati che Ruud Krol espresse in lingua partenopea, quello che recita “‘o cazz nun vuole pensieri“.

Ma alla fine una soluzione si trova sempre, basta scomporre il problema. Ad esempio, la scheda riguardante il Senato che me la danno a fare, dal momento che nella mia regione (il Trentino Alto Adige) si vota coi collegi uninominali dove chi prende un voto in più becca non il 55%, bensì il 100% (uno su uno)? che diritto ho io di decidere come devono votare gli altri? scarabocchione

Resta quello della Camera. e sinceramente a me che il premio di maggioranza sia attribuito alla lista o alla coalizione di liste che ottiene più voti frega pochissimo, in un sistema proporzionale il premio di maggioranza è una ciofeca in se stesso, così come lo sono gli sbarramenti, perchè mai quattro persone e un’unghia hanno diritto ad essere rappresentate e tre persone e mezzo no? scarabocchione

Resta anche quello delle candidature multiple, e qui votare si o no non porta ad alcun risultato pratico, alla fine gli eletti saranno sempre e comunque stabiliti dai partiti, voti di preferenza non ce ne sono. Mi sfugge solo il senso della posizione di Di Pietro, che prima ha raccolto le firme e poi va a votare no, sarà un gesto alla Voltaire o la consapevolezza che lui comunque al 4% ci arriva?

IL NUOVO BAR E UN PO’ DI FILOSOFIA

22 aprile 2009

nuovo-bar-patate

Ho appena scritto un commento dalla Wood in  un suo post sul cibo molecolare, di cui fino a poco fa ignoravo l’esistenza, e questa è una pecca che mi duole in modo preponderandemente molto maggiore sotto l’aspetto cognitivo,  ed in modo speculare, postrischiasveglio poco minore sopra la realtà effettiva dei fatti. Ma queste sono solo divagazioni.

Ma mentre scrivevo il commento, piano piano di me s’andava impossessando la convinzione di stare scrivendo qualcosa di indelebile nello scibile, qualcosa di molto simile alla folgorazione di Stielike sulla via di Neuchâtel. Alla fine il risultato è questo:

il telefono è cellulare, il cibo molecolare. A questo punto è logico attendersi che lo stadio successivo (quello atomico) sia anch’esso soddisfazione di uno dei bisogni primari dell’essere umano, maschile o femminile che sia. Comunicare e spravvivere sembrano a posto, manca solo il riprodursi

Peccato per l’errore d’ortografia in sopravvivere, altrimenti potrebbe  anche non essere mio. Potrebbe significare la definitiva introduzione del comunicare come bisogno primario, e anche la prospettiva che il sesso diventi atomico non credo spaventi più nessuno, in fondo meglio atomico che virtuale.

Ma non è di questo che volevo parlarvi, volevo comunicarvi che io e Claudio abbiamo un nuovo bar (nella foto, una delle due metà), ci abbiamo seminato 850 Kili di patate di varie razze dai nomi improbabili (alla fine del post trovate un sondaggio, indicate quale sarà la migliore nel rapporto resa/bontà). E poi cipolle, cime di rapa, carote, cipolle e rapanelli. E poi faremo anche il resto, zucche, zucchini, fagioli e magari anche meloni a angurie. Da fare ci sarà sempre, e questo è già abbastanza

VADO IN FERIE

5 aprile 2009

bullone

Fra poco me ne vado a fare una sacrosanta settimana al mare. So per molti di voi Sharm el Sheik è un posto di merda e francamente non saprei neanche come darvi torto, ma vado lì, e non è neanche la prima volta. Da quando l’agricoltura è diventata il mio unico hobby redditizio (di lavoro faccio il cantautore demenzialprogressista, anche se la mia qualifica professionale è quella di perito industriale meccanico), in pratica sono sempre andato lì, stavolta mi becco addirittura lo stesso posto dell’anno scorso, e qui magari ho un po’ il dubbio di aver esagerato.

Fra poco significa più o meno sette ore meno il tempo che ci metto a scrivere questo post, a trovare un’immagine, a linkare qualcosa e a metterci le tag.  Poi mi danno un passaggio fino alla stazione [anche se si potrebbe tranquillamente anche prendere l’autobus, siamo in tre e abbiamo una valigia e mezzo (di più non serve, odio quelli che per fare una settimana si portano dietro due armadi di roba)], mi caricano sul pullman e poi sull’aereo. Mi portano entro il recinto dell’albergo dal quale mai uscirò, se non strettamente necessario, fino al termine della vacanza. Poi mi faranno fare il giro inverso. Emozionalmente un disastro, l’unica sorpresa saranno i libri che comprerò all’aeroporto.

Ma d’altronde, in estate in ferie non ci posso andare,  provi a  mancare due giorni ed è un attimo ritrovarsi con  zucchini da un metro, cetriolini ingialliti e pomodori stramaturi, tutta roba commestibilissima ma praticamente invendibile, e quindi restano a disposizione solo il metà autunno e la primavera incipiente. Sarebbe stato meglio una sattimana prima, ma per il momento la mia carica di segretario del Partito per Tutti purtroppo ancora non mi permette di influire sostanzialmente sulla data della Pasqua e delle a lei relative vancanze scolastiche della primogenita.

In teoria questo periodo sarebbe sbagliatissimo, nelle serre tutto è in crescita e nel cortile si stanno posando gli pseudocubetti che finalmente faranno da cornice alla sgommate della Iso con la Fiat Palio Weekend. Ma se il primogenito (che rimane per propria scelta e lo capisco) innaffia e apre le serre come da istruzioni ricevute, e il mio amico muratore  italocalabrese Daniele non spacca i tubi delle utenze, tutto dovrebbe filare liscio.

Se non dovessimo comunicare prima, buona Passione, buon Venerdì Santo e buona Pasqua a tutti

FERMATE LA CATENA – STÖÐVA REKKI

21 febbraio 2008

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Insomma ce l´abbiamo fatta, abbiamo conquistato l´Islanda, praticamente ogni blog della terra dei ghiacci si ritrova con dei commenti in italiano o, peggio ancora, con commenti in un islandese da translate. Abbiamo anche uno straccio di copertura ideologica, ieri 21 Febbraio era la Giornata internazionale della lingua madre, roba dell´Unesco, mica paglia deumidificata. Roba che se entravamo nel progetto “Adotta una lingua“, non dico il Nobel, ma almeno un viaggetto premio alla casa natale di Björk non ce lo negava nessuno.

Alla fine tutto questo non è neanche stato un Meme, volendo proprio esagerare (cosa che mi riesce discretamente), lo si può tranquillamente definire un´opera d´arte collettiva, un gesto di anarchia condivisa o, come lo definirebbe Stielike, ” un sommesso ticchettìo nell´uovo di un altro”.

Con questo post voglio ringraziare tutti quelli che hanno partecipato a questa lucida follia, con menzione particolare per Bakunin, il nostro Werner Von Braun che ha scovato il traduttore online. E ovviamente i nostri amici islandesi, che hanno preso la cosa con ironia e buongusto, con pochissime eccezioni.

Solo adesso non tiriamogliela troppo per le lunghe a questi poveri islandesi, il gioco è bello finchè dura poco, non m´illudo che serva a qualcosa ma lancio un appello per alleggerire la pressione. È stato uno show, e come in tutti gli show il momento più difficile è l´uscire di scena. Facciamolo alla grande, takk báðir kveðja

p.s. – comunque si può sempre indirre un premio per il blog islandese che ha preso meglio la cosa, un TILNEFNING TIL ÍSLENSKU VERÐLAUNANNA. Voi che ne dite? nel caso io voto Hildigunnur e Bumbulina

ALLA CONQUISTA D´ISLANDA

18 febbraio 2008

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È arrivato il solenne momento di porre un argine al progressivo degrado delle catene che girano in blogosfera. Fino a poco tempo fa, prima di fare le tue nomineiscion ti si spronava almeno a scrivere qualcosa di tuo, ma in questi ultimi tempi è tutto un fiorire di premi che ci si assegna reciprocamente anche non volendolo.

Quella che in questo post propongo si potrebbe tranquillamente definire “socialmente utile“, si tratta di superare le obsolete, nonchè vessatorie, barriere culturali e linguistiche tra bloggers. Cerchiamo di essere onesti, quanti di noi frequentano blog in lingua islandese? e qui scatta la catena, il Meme. Ecco le istruzioni per i nominati:

Dovreste andare nella Top Posts di WP in lingua islandese, scegliere il post o il viso (curioso che i bloggers islandesi mettano quasi tutti la propria faccia nell´avatar) che più vi aggrada e postategli un commento. Va bene qualsiasi cosa, tranne il “ciao, volevo farti i complimenti per il blog, ti va uno scambio link?”.  Saluti, frasi poetiche, quello che volete ma rigorosamente in italiano o dialetto delle vostre parti o delle parti di qualcun altro.

Ripetete la procedura per tre volte e pubblicate, ovviamente linkandoli, i blog islandesi che avete scelto. Passate poi alle nomineiscion indicando i prossimi 5 blogger da mandare allo sbaraglio nella terra dei ghiacci.  Se tutto va come deve andare, in Islanda il Bruno Vespa locale farà uno special sull´improvviso interesse dei blogger italiani verso la loro bellissima terra. Intanto do il buon esempio, i miei tre blog islandesi sono:

HILDIGUNNUR, le avevo scritto l´altro ieri e mi ha anche risposto, dandomi di fatto l´idea per questa catena

SMUGA , per i titoli brevi che mette ai suoi post

JHANNA, perche ha scritto un post dal titolo quasi uguale a quello di SMUGA

E per far partire la catena mando in missione suicida:

la guerriera XEENA, lo stratega ALEYAKKE, CHIT che mi ha appena ringraziato per non averlo mai coinvolto in cose di questo genere, MELANIA per rafforzare la plurisecolare amicizia sardoislandese, I MAGHI SCALZI (che sono in due, tanto per imbrogliare anche con me stesso) e ARTEMISIA per vedere se questo meme lo salva. Oltre e sopratutto, sia chiaro, a tutti quelli che vorranno spontaneamente contribuire alla conquista d´Islanda, ve lo chiedo per favore, non fatemi fare una figura di merda l´unica volta che invento un meme

APDEIT: la cosa sta andando bene e anche gli islandesi si divertono e stanno al gioco, se qualcuno vuole delle frasi in islandese le trova qui, se qualcuno trova di meglio per favore lo segnali

ORECCHIE D´ASINO FOR ITALY

26 ottobre 2007

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A me quasi dispiace che il governo abbia fatto marcia indietro per quanto riguarda la legge antiblog Levi-Prodi. Era una cosa talmente fuori dal mondo da apparire quasi simpatica. Ma ve lo immaginate che razza di stress correre dietro a tutti quelli che hanno un blog, o magari più di uno, e andare a chiedergli della registrazione, del bollo, e di tutte le altre idiozie che la stesura originale del testo prevedeva? e a tutti quelli che, come noi che scriviamo su WordPress, si appoggiano a server esteri cosa faceva? una rogatoria ad personam?

Ma non è neanche solo quello, pensate un po’ di vedere la legge approvata e pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale, e visualizzate mentalmente il sorrisetto sadico col quale la commissaria europea all´informazione (la lussemburghese Vivian Reding), avrebbe testè spedito Levi, Prodi e compagnia bella dietro la lavagna, con un paio di doverose e meritate orecchie d´asino  ben piantate sulla crapa. Di Pietro, Gentiloni, Mussi e Pecoraro avrebbero tentato di giustificarsi asserendo di non aver letto la legge prima di approvarla. Risultato: orecchie d´asino doppie, siete ministri per fare cosa?

Ma alla fine ci hanno ripensato, i pusillanimi. Il Levi spiega qui che sono “esclusi dall’obbligo di iscriversi al Roc i soggetti che accedono o operano su internet per i prodotti o i siti personali o ad uso collettivo che non costituiscano organizzazione imprenditoriale del lavoro“.

Insomma, per ora stiamo tranquilli. Tutti tranne Beppe Grillo, forse

BLAUKRAUT BLEIBT BLAUKRAUT UND BRAUTKLEID BLEIBT BRAUTKLEID

1 ottobre 2007

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Qualunque cosa succeda, un cavolo cappuccio rosso  (Blaukraut) e un abito da sposa (Brautkleid) rimarranno sempre cose distinte, in qualunque modo vengano chiamati è questione di sostanza e non di nome. Allo stesso modo il partito democratico si poteva tranquillamente chiamare margheresse e nessuno lo avrebbe mai scambiato per una salsa da bollito parigina, e il MEME, quello in cui sono stato nominato dalla procace Guressa, altro non è che una defatigante catena di S. Antonio, dove il mio compitino consiste nell´elencare otto particolari inediti di me stesso, anche mentendo.

1. Non so fare le bolle con il ciuingam, e non provo neanche tantissima ammirazione per chi ci riesce

3. Non sono in grado di rollarmi una sigaretta da solo, ma prima o poi ci riuscirò, farebbe un casino bene alla mia immagine pubblica girare con il tabacco e le cartine.

4. Sto imparando a stappare le bottiglie con l´accendino, non voglio esagerare dicendo di fare passi da gigante, ma almeno adesso la bottiglia viene stappata prima che finisca il gas.

5. So dire “perestroika” ruttando.

6. Dico sempre di essere di Bolzano ma in realtà abito a Laives, comune del quale prima o poi diventerò sindaco, a meno che non ci sia un altro posto disposto ad accollarsi l´incombenza (al massimo 15.000 abitanti, il ballottaggio non lo sopporto, brutta parola tra l´altro).

8. Sono nato lo stesso giorno di Nastassja Kinsky

Passo la catena a  Xeena la Joe

E QUESTA CHE ROBA È?

28 settembre 2007

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Sbucciateli (la polpa interna è bianca) e tagliateli a fettine molto sottili, o a julienne, o grattugiateli, fate quel che vi pare ma non lasciateli interi.

Corpargeteli di sale, mescolateli, e lasciateli riposare coperti per almeno dieci minuti. Nel frattempo portatevi pure avanti col lavoro, accendete un marlborone e bevetevi una birretta propedeutica.

Trascorso il tempo necessario (non mettetevi fretta, non serve), eliminate l´acqua che si è inesorabilmente depositata sul fondo del piatto, conditeli con dell´olio d´oliva di quello buono e del pepe nero. Anche qui sarebbe meglio aspettare qualche minuto, anzi se avete in programma un amplesso nelle prossime cinque-sei ore, meglio sarebbe anticiparlo, a meno che non si tratti di un solitario.

Tutto questo per chi non soffre di tosse secca. Chi ne è afflitto, ne appiattisca le estremità affinchè stiano ( anzi stia, ne basta uno) in piedi. Senza sbucciarlo, ricavi con un coltello o altro arnese un incavo nella parte superiore, a mo’ di cratere vulcanico.

Al mattino riempia il cratere di grappa (quella che volete, purchè non aromatizzata), durante il giorno faccia la sua vita di sempre e alla sera si scoli il liquido ottenuto. Dopo la seconda volta, al massimo la terza,  la tosse secca sarà solo un ricordo.

Ah, giusto per saperlo, sono rapanelli neri

p.s. occhio a non esagerare con le birre, altrimenti come dice aghost, si viene colti da BIER-MANIA

LA RIVOLUZIONE PARTE DALL´ISOLA

27 settembre 2007

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Uno pensa che guardare l´Isola dei Famosi sia solo una perdita di tempo, e invece alla fine scopre che, come diceva De Andrè, a volte “dal letame nascono fiori”. Anche se, pensandoci bene, da queste parti l´abitudine di seminare zucche sul letame si è un po’ persa e chissà perchè, erano così belle quelle montagnole di foglione verdi piene di  fiori gialli.

Ho visto solo l´ultima parte, quella delle nomineiscion, d´altronde è come quando vai a vedere un concerto, l´importante sono gli ultimi due pezzi e il bis, visti quelli hai visto tutto. E infatti ad un certo punto è arrivata la perla, una biondona un po’ abbondanta ha fatto notare che, sia dai famosi che dagli sconosciuti, sono stati nominati i più anziani, il gap generazionale si sta autosdoganando, dall´isola è partita la rivoluzione dei trentenni.

Era ora, magari ci avessimo pensato noi (quelli nati negli anni ’60) a far fuori quelli della generazione precedente, adesso non ci ritroveremmo con società, cultura e politica in mano ai fratelli maggiori.

Quelli che dicevano di aver fatto il ’68 e magari neanche era vero, quelli che giravano con Lotta continua sotto il braccio e ci facevano bere del vinaccio schifoso e ascoltare Claudio Lolli, quelli adesso dirigono le aziende pubbliche, governano l´informazione, se proprio gli è andata da schifo sono baby pensionati impegnati nel sociale a scopo di lucro.

Trentenni vendicateci, se ce la fate. Se siete precari non è colpa nostra

MELE DIMENTICATE

26 settembre 2007

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Grillo, Miss Italia, il bello e dannato presunto assassino di Garlasco e Oliviero Toscani con la sua foto scioc contro l´anoressia. Sulla blogosfera questi sono gli argomenti del giorno, li stessi che vedi in tv, che forse il gran pastone dell´informazione stia tentando di inglobare i bloggaroli? (piaciuta questa?)

C´è anche dell´altro nel mondo, ci sono le mele dimenticate, ad esempio. Che non sono, come il nome potrebbe far intendere, frutti lasciati distrattamente sui treni o negli aeroporti, ma vecchie varietà di mele desuete e pressochè introvabili, espulse dal mercato contemporaneo e soppiantate dalle nuove varietà di origine australiana o americana. “Mele dimenticate” mi sembrava solo la miglior trasposizione possibile di alte Apfelsorten in italiano.

In previsione della odierna mattinata piovosa, ieri ho raccolto delle Spitz Lederer, che poi sarebbero quelle della foto. Appena raccolte sono immangiabili, ma dopo un paio di settimane hanno un sapore molto intenso, se proprio uno ci vuole trovare un difetto, la scorza è un po’ duretta e rugosa rispetto allo standard odierno. Ma proprio per questo le Lederer si conservano tranquillamente per mesi senza l´ausilio di celle frigorifere, quando avvizziscono il loro sapore migliora e non necessitano di trattamenti antiparassitari ( la rugginosità è una caratteristica e non un difetto, e il baco della mela non riesce a penetrare nella loro scorzaccia).

Vedendo queste mele sul mio stand, in molti si meravigliano non solo  che io ne abbia ancora, ma che ne abbia talmente tante da poterle vendere, e si immaginano un vecchio albero davanti a casa, sopravvissuto alla pulizia etnica dei pomari.

La realtà è meno romantica, una decina di anni fa comprai un centinaio di piantine di mele rimaste invendute ( erano delle Golden Delicious), andai in giro a cercare dei rametti di mele dimenticate ( non solo Lederer, ma anche Champagner, Kalvill, etc.)  e li innestai sulle Golden. Ci ho provato, ed è andata bene

SVEGLIA, È ORA DI ANDARE A DORMIRE

24 settembre 2007

Eccomi qua, appena sveglio dopo aver dormito davanti alla tv accesa. Meglio sarebbe che non scrivessi niente, chissà quante fandonie e scemenze mi si sono insinuate nel cranio, mentre assopito, indifeso e incapace di reagire venivo bombardato dalle parole (a meno che le immagini non trapassino le palpebre) emesse dal tubazzo catodico vecchio stile ma ancora perfettamente funzionante.

Quindi, la probabilità che io stia per scrivere un´idiozia, in questo momento è esponenzialmente più alta del solito, che già di suo non è cosa da poco. Apro il sito di Repubblica e trovo una interessante notizia, la battaglia contro gli OGM (i prodotti alimentari geneticamente modificati) sta entrando nel vivo con una petizione firmata da quasi tutti (Acli, Coldiretti, ambientalisti, consumatori, Verdi, donatori di sangue e magari anche Testimoni di Geova). Niente di male in tutto questo, anzi la presenza di Mario Capanna sarebbe anche una garanzia, anche se in Italia quando sono tutti d´accordo qualcosa da sospettare c´è sempre. 

 Mi ricordo però, che tanti anni fa si svolse un referendum per l´abolizione dell´uso dei pesticidi, e a contribuire al suo fallimento per mancanza di quorum fu proprio la Coldiretti, evidentemente è passata molta acqua sotto i ponti, ma forse neanche tanta, perchè in fondo il sistema non viene toccato più di tanto (in Italia ci sono grossi produttori di pesticidi, che dalla petizione non vengono neppure sfiorati).

Di certo non mi ci metto io a difendere gli OGM, che tra l´altro, aldilà di molte leggende mediatiche,  trovano applicazione solo su mais e soia, e vengono prodotti dalla stessa multinazionale, la Monsanto, che produce il diserbante a cui questo mais deve resistere, un conflitto d´interesse neanche da ridere.

Ma forse un obiettivo più concreto contro cui i consumatori dovrebbero scagliarsi è la legge italiana sulla quantità di fitofarmaci ammessa sui prodotti ortofrutticoli che, se da un lato pone limiti giustamente severi alla presenza di ogni singolo principio attivo, dall´altro ne ammette la molteplicità, in pratica un cocktail di tanti antiparassitari presenti in bassa quantità viene tranquillamente ammesso senza problemi.

Se poi parliamo dei controlli non la finiamo più, meglio smettere. La prossima volta metto la sveglia per andare a dormire

PERCHÈ LE DONNE NON BESTEMMIANO?

18 settembre 2007

 

Sarei quasi tentato di lasciare vuoto questo post, basterebbe il titolo. Infatti lo lascio vuoto, anche se mi sarebbe piaciuto raccontarvi di come a volte gente che conosco  usa la bestemmia come una sorta di punteggiatura verbale (virgole, punti esclamativi, punti e virgole, due punti, ogni segno ortografico trova la sua bestemmia corrispondente e questa può variare da persona a persona, anche se il dioccan al posto della virgola è un classico).

Ma quello che mi preme sapere è perchè la bestemmia (che non mi scandalizza, sia chiaro, è che dopo la quinta in un minuto annoia) sia  una abitudine quasi solo maschile, quasi mai si sentono donne che bestemmiano

Eppure, in fondo, per come è andato il mondo fino adesso, ad avercela con Dio dovrebbero essere sopratutto loro. O forse no?

MI FA SCHIFO PAOLO CONTE

13 settembre 2007

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C´è gente di cui non puoi parlar male, se lo fai ti prendi minimo  del cretino e dopo un po´ che te lo dicono cominci anche a credere che sia vero. D´altronde si sa che una balla ripetuta tante volte diventa una verità, lo dimostra il fatto che la Madonna viene chiamata anche “la vergine Maria”.

Paolo Conte, per esempio. Al massimo puoi dire che Paolo Conte non ti piace, ma non sognarti mai di dire che per te  lui è talmente sopravvalutato da far diventare intoccabili anche i suoi cloni ( Capossela, il cantante degli Avion Travel e altri). Anche gente che non lo ha mai sentito, di Paolo Conte parla sempre bene, si va sul sicuro, l´opinione dominante è che Paolo Conte sia un genio.

Insomma, a me Paolo Conte fa schifo, ma quel che mi da più fastidio è che non lo fa direttamente, ma attraverso interposta persona

PERCHÈ AL V-DAY NON C´ERO?

10 settembre 2007

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Alla fine non so ancora bene perchè al V-day non ci sono andato. È vero che avevo da piantare quasi un migliaio di piantine tra broccoli, radicchi, cavolfiori, lattughe ed envivie, ma tanto lo avrei fatto dopo le 18.00, come infatti è avvenuto. È vero che andando al V-day non avrei fatto in tempo a finire il lavoro, ma tanto non l´ho finito lo stesso, anzi è proprio il mio lavoro in se stesso che non è mai finito, se stai a guardare quello che dovresti fare non finiresti mai.

E non è stato neanche il casino di dover trovar parcheggio, a quell´ora potevo tranquillamente prendere un autobus (ho la fermata a dieci metri da casa e sarei sceso a dieci metri dal V-day).

E non è stato neanche il fatto che la petizione da firmare non mi convinceva per nulla. Per dirne una secca, con questo ragionamento uno come Nelson Mandela in Italia non potrebbe neanche candidarsi, e se va avanti di questo passo giustizialista anch´io, con la mia fedina penale macchiata da due 0,78 all´etilometro, avrò i miei bei problemi. Ma ci sarei tranquillamente potuto andare senza firmare.

E a trattenermi dal V-day non è stata neanche la certezza che ci sarebbero stati dei politici a caccia di voti, se stai attento a questo non potresti neanche più uscire di casa.

Forse, anzi probabilmente, anzi quasi certamente è stato il ricordo di quattro parole scambiate con Beppe Grillo una quindicina di anni fa ad Ascoli, quando al Festival della satira lui era ospite e io un anonimo concorrente (che però alla fine vinse il premio della critica, un minimo di autostima, Oscar).

Gli chiesi se, con una pistola puntata alla tempia, avrebbe preferito ciaparlo o ciucciarlo, a quei tempi mi divertivo a catalogare la gente in quel modo (solo i maschi, ovvio). E lui mi rispose: ciucciarlo. Brutta risposta, significa: ” pur di non sentire dolore, o di non subire danni, collaboro con chi compie un sopruso