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SE INVECE DI RISOLVERE IL PROBLEMA SMETTEVO DI FUMARE, ERA ANCHE MEGLIO

25 luglio 2010

La toponomastica muove l’economia, qui in Sudtirolo. E sarebbe ora che il resto del mondo capisse e si adeguasse, in fondo si tratta di una cosa ad impatto ambientale quasi zero. Si vendono più giornali e di conseguenza aumentano tariffe ed inserzionisti, cartelli da fare e rifare, da mettere-togliere-sostituire-ripristinare, consulenze di esperti e biglietti del volo Bolzano-Roma che vanno via come il pane. Quasi ad essere uno che del problema se ne frega, rischi di fare la figura di quello che tifa per la decrescita felice.

Io non è che me frego, è che ho trovato la soluzione un quarto di secolo fa e da allora mi occupo di cose più importanti, come ad esempio l’introduzione della melanzana Nubia nel gotha dei prodotti essenziali per un corretto sviluppo della cucina tipica sudtirolese.

Qualcuno da qualche parte ha la registrazione, altrimenti faccio un appello a chi c’era, o altrimenti ancora credetemi sulla parola. Era a metà degli anni ottanta, quando ad una festa di Radio Tandem chiesi la parola e rifilai al pubblico una filippica dove il punto qualificante era l’introduzione in Sudtirolo della toponomastica monolingue portoghese. La sintesi tra la lingua di Goethe e quella di Dante affidata a Fernando Couto,  Bolzano-Bozen diventava Bulsao (quel segno che andrebbe sulla a non lo so fare), e via via vieppiù portoghesizzando gli altri toponimi, anche se di Laives, il comune dove abito, cambiava solo la pronuncia. Ripetei l’ecslpuà in occasione della mia candidatura alle elezioni provinciali di qualche anno dopo, e anche di questo ci sono le prove scritte, carta canta  e di anni ne avevo meno di quaranta.

Pensandoci bene, se invece di risolvere il problema smettevo di fumare, era anche meglio

OGGI (IERI) NON AVREI VOTATO

6 aprile 2008

pesche piatte

Se si fosse votato oggi, io non avrei votato. Ho fatto una sacco di cose, ma non mi è capitato di passare di passare dalle parti del seggio. E anche se mi fosse capitato non avrei avuto con me il certificato elettorale, che non mi metto certo a cercare adesso, magari per averlo a portata di mano domani, che tanto quando passo davanti al seggio o mi dimentico oppure ho troppa fretta per fermarmi. Mi avrei astenuto, insomma.

Se ci penso, oggi (che poi per molti di voi è ieri, ma forse anche per me, dal momento che manca poco alla mezzanotte [siccome sono già tra parenteso ne apro un´altra {e anche un´altra, solo per segnalare che dovrebbero stare in ordine inverso} per parlar male di quelli che appena scocca l´ora delle streghe ti correggono dicendoti che domani è già oggi]), ho fatto un sacco di cose, e tutte queste erano più importanti che votare. Tutto quello che ho fatto oggi influenzerà la mia miserevole esistenza e magari anche quella degli altri, più di aver adempiuto al mio diritto-dovere di cittadino.

Ho fatto un po’ d´ordine in giro, selezionando tutta la roba da portare al centro di riciclaggio nella varie categorie, ho dato in´innaffiata generale, in attesa di poter gustare le succulente Wienerschnitzel della Iso. Dopodichè, insieme a Claudio sono andato da un altro nostro amico a prendere della piante di cachi e finalmente sono riuscito a farmi dare anche due alberelli di pesche piatte (sono buonissime, solo per la forma vale la pena d´assaggiarle). Una bella chiacchierata mista tra dialetto del Burgraviato e Laivesott (quest´ultima neanche è da considerare come lingua, è un modo di esprimersi dove a seconda dell´estro momentaneo si usano termini italiani o tedeschi, oppure inventati al momento innestando una lingua sull´altra).

Poi un giro al Luna Park con la primogenita, che per mia fortuna predilige le attrazioni più emotivamente stimolanti (i calcinculo, le atronavi dondolanti che girano vorticosamente e le montagne russe, che però in questo caso erano taroccate da un simulatore), evitando di annoiarmi con case degli spiriti e altre robette con emozioni preconfezionate.

Al ritorno ho anche piantato i cachi e le pesche piatte (se mi trovate voi l´immagine la metto), e chi aveva ancora voglia di andare a porre una crocetta sulla scheda elettorale? io no di certo, e se domenica prossima mi capita un´altra giornata così, che faccio?

 

IL JAZZ MI PIACE SOLO QUANDO LO SUONANO MALE

7 dicembre 2007

vater.jpg

Il Jazz è magico, riesce a suscitare in ogni persona sentimenti e sensazioni diverse. Nel mio caso, noia e nostalgia di casa  (anche a meno di un chilometro di distanza), il rimpianto del fuoco di una stufa a legna con la porta di vetro, e il bisogno di stringere in mano un martelletto di gomma col quale percuotermi aritmicamente lo scroto. 

Questo per quanto riguarda il jazz suonato bene, quello che ho visto stasera è stato invece un gran bel concerto, almeno  emozionalmente parlando. Questi (non voglio far nomi) sembrava che stessero tenendo non un concerto, ma un saggio di ripetenti del primo anno di una scuola musicale di qualche circolo damistico, fantastici davvero.

La cantante, una giovinottona dalle tipiche forme scaturite da un´infanzia iperproteica, si esibiva in gorgheggi ed acuti calanti con la sensualità di un pezzo di gorgonzola dimenticato nel frigo, e presentava i pezzi strumentali con un perfetto slang angloveneto carico di un erotismo ecumenico che mi mandava fuori di testa. Il tutto senza un minimo di autoironia, era un piacere sapere in anticipo dove avrebbe stonato.

Il batterista, già piacevolmente arrancante di suo, mi forniva un senso di sollievo quando, dopo una rullata troppo abbondante, riusciva a riprendere gli altri dopo solo mezzo giro. I due sax, maschio e femmina, stridevano così rassicuratamente scolastici da fornirmi un senso di sicurezza che raramente mi capita di provare. Completavano il gruppo un pianista, un bassista e un chitarrista, ma questi erano quasi troppo bravi per parlarne,  erano solo mezzo gradino sopra gli altri e questo a volte già basta per essere meno interessanti.

Il pubblico, zitto, muto e plaudente a comando, era evidentemente composto, tranne me e pochi altri, da parenti ed amici. Tra un pezzo e l´altro, le uniche parole che si sono sentite in sala sono state ” Max, una birra“.

Le ho dette io, ma solo due volte.  Con tutti gli etilometri che ci sono in giro, meglio stare calmi

GRILLO, TUTTO QUA?

10 ottobre 2007

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Insomma, c´ha messo il suo tempo ma alla fine ce l´ha fatta, Beppe Grillo ha finalmente reso pubblici i requisiti necessari per ottenere il bollino verde. Nel contempo ha anche sfatato il mito per cui le grandi cose (e anche le grandi persone) sono la conseguenza di parti lunghi, difficili e travagliati. Infatti sui requisiti non v´è molto in più da commentare rispetto al 16 settembre, non ci sono novità straordinarie che giustifichino il tempo che c´ha fatto attendere, onestamente una delusione.

L´unica novità degna di nota è che adesso Grillo pretende di certificare non solo le liste che porteranno il suo simbolo, ma anche i partiti con cui eventualmente potranno allearsi, manca solo il kit con le spillette e gadget vari e poi ci siamo.

Beppe Grillo, dici di aver passato due settimane dall´avvocato per capirci qualcosa delle liste civiche, è un po’ tantino, in un paio d´ore al massimo ti studi la legge elettorale ed è tutto lì. Giusto per dirla alla tua maniera, in un´azienda privata ti avrebbero licenziato in tronco per scarso rendimento. E a dirla tutta, perchè una lista dovrebbe venire a farsi certificare da te che per primo non possiedi i requisiti necessari, e in più sei anche un po’ duro di testa? Come se io mi mettessi a fare l´esaminatore di scuola guida avendo in curriculum il ritiro patente per guida in stato d´ebbrezza (tasso 0,78).

Eppure, le liste ci saranno, eccome se ci saranno. Ma almeno non dire che non vuoi fondare un partito politico. Beppe, tante liste civiche che si presentano con un simbolo unico, sono un partito. Il partito di una persona, con il vaffanculo al posto del “mi consenta”

APDEIT ore 15.20 di giovedì. Questo post non compare ancora, a più di 15 ore dalla sua pubblicazione, nè nei trackback, nè nelle blog reactions del post di Grillo. Malfunzionamento?

È FUORVIANTE DISCUTERNE

10 ottobre 2007

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Ottima questa frase di Bertinotti, presidente della Camera dei deputati, è quasi da Ol of feim. Sono giorni che non leggo e non scrivo, non studio e non faccio sport, ma putroppo, al contrario dell´ex cantante dei CCCP, lavoro. Ma lasciamo stare, è fuorviante discuterne.

Uno si permette di dire che forse non è tutto oro quello che luccica, che al referendum sul uelfer si dice sia possibile votare più volte, e tutti gli danno addosso accusandolo di voler sminuire, inquinare e screditare l´operazione, addirittura si denuncia la presenza di “agitatori televisivi” che, armati di telecamere, vanno in giro a verificare se siano possibili le multiple espressioni di volontà. Che poi questi agitatori altro non facciano che il loro mestiere (quello del giornalista), è un altro paio di maniche, sarebbe fuorviante discuterne.

È da qualche giorno che faccio la cacca più dura del solito. Sarà una semplice questione climatica, saranno le cipolle troppo forti che uso ultimamente, o tutto può essere inquadrato in una semplice questione di bioritmo?

Sarebbe fuorviante discuterne