Posts Tagged ‘Barry White’

ARIDATECE ER COMMISSARIO

2 maggio 2010

Almeno le centinaia di zampe d’asparago che ho piantato stamattina non me l’hanno chiesto il perchè per cui alle elezioni comunali di Bolzano il Partito per Tutti non c’è. Si sono lasciate dolcemente divaricare e posare in file spaiate, per poi farsi ricoprire leggermente di terra in attesa di farsi inumidire dalla tenue pioggerellina primaverile caduta nel pomeriggio postcarbonariano. Meglio di così non potevo trattarle, e anche se avessi bonariamente cercato di spiegar loro che il giorno era festivo esse, data la loro provenienza olandese, non lo avrebbero compreso.

Intanto non è che puoi continuare ad offrire metc bol alla gente come fossero perle ai porci, bravo chi 5 anni fa ha votato per Mr.Alex sindaco e che gli altri si fottano. E poi, il PPT mica è un partito di stupidi, noi lo sappiamo benissimo che queste elezioni saranno un nulla di fatto, qualunque sindaco verrà eletto non disporrà della necessaria maggioranza in consiglio comunale. Si andrà al commissariamento e in novembre ci saranno nuove elezioni. “Senza speranza non v’è certezza“, questo celeberrimo motto di Fernando Couto sintetizzerebbe alla grande ciò fin qui scritto.

Sei mesi di commissariamento per Bolzano sarebbero grasso che cola e grazie alle spese elettorali si alzerebbe anche il pil, anche se gli spesso effetti collaterali non sempre possono distogliere dai probociti sonntinlasci di assai arcaica destinazione. E se 21 liste non riescono ad esprimere un sindaco, logica vorrebbe che il commissario venga pescato nel partito che mancava, e qui il Partito per Tutti non può esimersi dal far bere a Mr. Alex l’amaro calice consistente nel dover gestire Bolzano fino a quando le foglie non saranno cadute dagli alberi.

Più di così proprio non possiamo fare

ANCHE QUESTA È FATTA

24 novembre 2009

Sedici file da 150 metri e una pianta (erano meli, ma chiamarli alberi è troppo) ogni metro. Fanno 2400 piante a cui togliere paletto, legaccio e gancio a mano. Per tagliare i rami secondari ad altezza uomo, una ventina di colpi col forbicione pneumatico ci vogliono tutti, e sono 48 mila tagli. Poi bisogna sdraiare le piante e per la parte alta altrettanti colpi non bastano neanche,  a ocio facciamo centomila sforbiciate e  morta lì. Arrivi all’ultimo e ci scappa la foto.

Dopo aver tolto ed arrotolato due chilometri e mezzo di fil di ferro, rimangono i tronchi degli alberi, i pali di cemento e le ancore lungo le testate e anche qualcuna in mezzo alla fila. Per i tronchi presto fatto, tre tagli di motosega a pezzo e con 7200 ce la si cava, li si carica  e una quindicina di carri si riempie come niente. La quarantina abbondante di ancore non sembravano un grosso problema, non pensavamo che fossero sotto di un metro e con la pachera del mio amico muratore italocalabrese  non vengono su, bisogna usare il muletto del trattore.

I pali di cemento, 31 per fila più altri sparsi in giro, saranno stati almeno 450. È mio personale motivo d’orgoglio essere riuscito ad estrarli tutti con la pachera  senza aver fatto del male a nessuno, ricevendo anche dei complimenti che secondo me erano la reincarnazione degli scongiuri. Sembra fatta, ma ci sono ancora le zocche (le radici e la parte emersa del tronco fino a 30 cm., che quasi sempre presenta il gnoccone dell’innesto).

A cavare una zocca son buoni tutti, il problema è che per farlo bene devi lasciarle il minino di radicette e di terra attaccato, anche per non rompere eccessivamente i coglioni a chi le deve caricarle sul carro, e sopratutto  tenendo conto del fatto che quel qualcuno è più che probabile sia te medesmo.  Estraendole e roteandole, all’ultima zocca mi sono quasi rammaricato che nessuno mi abbia chiesto di accendere un cerino con la benna della pachera, forse ci sarei anche riuscito. Quando l’ultima zocca è sul carro il lavoro è finito.

D’altronde, il contratto verbale parlava chiaro:  al bar,voi piantate le patate e quello che volete nel pezzo di terreno vuoto e in cambio mi liberate quello occupato dai pomari entro fine novembre.. Legna, pali, e tutto quel che trovate in giro sono vostri e vi faccio piantare le patate anche l’anno prossimo. 

Avreste solo dovuto vedere la faccia di Claudio, il  mio socioconcorrente , quando a due giorni dall’inizio lavori mi ha visto con la mano ingessata

OBAMA, CUARTACLASSE E LA LIBERTÀ DI STAMPA

5 ottobre 2009

sala_stampa

Fratello Obama, se hai bisogno di un portavoce te lo faccio io. Sarà anche perchè a me il Dalai Lama sta sui coglioni da tempo, però fai bene a non riceverlo. È che non devi perderti in spiegazioni assurde, tipo quella che non vuoi irritare il governo cinese o che. non credi tanto a questo tipo di incontri. Così te la giri contro, è normale che qualcuno protesti. Devi semplicemente dire ” Eccheccazzo, sono Obama, uno che è partito dal niente e col lavoro e la forza di volontà sono arrivato alla Casa Bianca. Mi arriva questo Dalai Lama, la cui autorità su uno stato che non esiste (sorry, sul mappamondo non c’è), afferma di averla ricevuta tramite reincarnazione, se devo ascoltare tutti quelli così non la finisco più”

Tutto questo era un’introduzione per parlare della libertà di stampa, ma anche questa è un’ introduzione.  Con i giornali finanziati dallo stato, un ordine professionale inabrogabile (aveva fatto finta di provarci Beppe Grillo, ma era solo fumo negli occhi), un sindacato unico che in Italia se lo permettono in pochi tra i quali la Confindustria, non  è che per caso i giornalisti farebbero bene a guardare anche in casa loro? E poi c’erano anche in bella mostra le bandiere del PD, che con le sue assenze ha di fatto fatto passare le scudo fiscale, ottima compagnia davvero.

La doppia introduzione serviva solo per annunciarvi che riprende cuartaclasse su Radio tandem di Bolzano, il programma di chi ha perso il treno da me condotto in compagnia dell’ineffabile Cabassa e dalla dolce Stefanella. Un progranna di vero giornalismo militante che vi dà le notizie che il circuito informativo del regime vi…vi… occulta. Quest’anno andiamo in onda il martedì adalle 21 alle 22.30

SEMINATRICI E CONCERTI

6 marzo 2009

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Non è un granchè il tempo in questi giorni, quello materiale scarseggia e quello atmosferico fa schifo, per cui conviene ripararsi in serra, che tanto da fare non manca mai. Sospesa la potatura, io e il mio socio/concorrente Claudio ci siamo buttati anima e corpo sulla messa in opera della seminatrice pneumatica che abbiamo acquistato a prezzo di ferrovecchio da un ex giardiniere che ora si dedica alla coltivazione di lamponi.

Pian piano riusciamo a capirci qualcosa, anche se più di una volta il lugubre pensiero che il cambio di attività del venditore sia stato almeno in parte causato dalla rottura della seminatrice ci sfiora. Ma noi andiamo avanti, puliamo gli ugelli e sostituiamo i tubi, regoliamo le aspirazioni, apriamo e chiudiamo le mandate (video). Insomma ci stiamo provando e qualche risultato si inizia a vedere.

Intanto stasera suoniamo a Bolzano al Masetti, e facciamo pure una cover di Lu Rid, magari domani ritorna il sole

CESARE BATTISTI, ANCORA LUI?

30 gennaio 2009

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Ma basta, questo Cesare Battisti non porta altro che rogne, adesso magari per colpa sua non fanno neanche la partita amichevole Italia-Brasile. E sarebbe un vero peccato, non si sa mai che potremmo vedere  Pippuzzo Inzaghi conto Kakà, il vero vincitore del Pallone d’oro 2007 contro il suo usurpatore. E poi non sarebbe neanche una cosa risolvibile alla svelta, l’ultima volta che un Cesare Battisti si è messo in mezzo, sono passati sei anni dalla sua esecuzione capitale prima che Italia e Austria si affrontassero di nuovo su un campo di calcio.

E poi parliamoci chiaro, è tutta una questione geografica, il Cesare Battisti antico che in Italia è un eroe irredentista martirizzato, sopra Trento è un comune disertore, così come il Battisti Cesare moderno che in Brasile fa il rifugiato politico, in Italia è un terrorista criminale. E andate in Russia a chiedere che ne pensano del grande statista Gorbaciov premio Nobel per la pace, o a Hiroshima a chiedere un parere su Harry Truman che sganciò l’atomica per il bene dell’umanità.

È solo una questione geografica e, come afferma l’oracolo focomelico spesso presente negli ingiustamente sottovalutati racconti giovanili di Fernando Couto, “a buon intenditor non si guarda in bocca”

2009, NON SOLO ANDREAS HOFER

15 gennaio 2009

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A volte capita di dover far pubblica ammenda. Nel penultimo post sul Sudtirolo ci sono andato giù un po’ troppo duro, scrivendo dell’esagerata importanza data al bicentenario della fucilazione di Andreas Hofer, tacciando implicitamente la cultura sudtirolese di un becero mondobelicismo che non gli appartiene. La celebrazione del mito hoferiano ci sarà e pure in pompa magna, ma il Sudtirolo di certo non dimentica che il 2009 è anche Anno Internazionale dell’Astronomia, proclamato dall’Unesco in occasione del quatttrocentesimo anno dalle prime osservazioni strumentali di Galileo Galilei.

Ma non finisce qui, il Sudtirolo di certo non lascerà che un altro anniversario fondamentale per la storia dell’umanità passi inosservato. Nel 2009 ricorre il quarantesimo anno dallo sbarco sulla Luna da parte di Louis Armstrong

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che, con la celebre frase “questo è un piccolo colpo di pedale per un uomo, ma un grande squillo di tromba per l’umanità“, aprì al genere umano le porte dello spazio infinito.

Ma non è che possa tutto finire qui, nel 2009 ricorre anche il sessantaquattrogesimo degli Accordi di Yalta, che disegnarono la geografia politica nella seconda parte del ‘900. Magari il numero non è dei più tondi, ma prima o poi bisognerà pur uscire dalla logica secondo la quale i numeri  primi soffrono meno la solitudine hofer-yalta

Ma, per concludere, non si puó assolutamente trascendere dal fatto che il 2009 è anche il triste trentennale del 1979, il primo anno dopo due senza i Sex Pistols

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MR.ALEX, MEGLIO DEI SONIC YOUTH

13 ottobre 2008

Darsi delle regole per poi potervi contravvenire è cosa buona e giusta e, se corrobotata dalla giusta interpretazione della fittizia invisibilità del bosone di Stielike, potrebbe addirittura aiutarci a svelare i meccanismi che regolano l’universo intero o almeno la parte a cui abbiamo libero accesso.

Assistere ad un intero concerto è inutile e quasi dannoso, quando ti sei visto gli ultimi tre pezzi e i bis è più che abbastanza per farti un’idea di quello che ti sei perso, e spesso il post-concerto va a finire che si rivela il meglio della serata.

Ma sembrava valesse la pena, i Sonic Youth a Bolzano nel capannone della Pichler Stahlbau, una fabbrica di ponti e grosse costruzioni metalliche, roba da doverci andare per forza e anche da prendersi il biglietto in anticipo, una roba che avrò fatto pochissime volte in vita mia.

Bel posto e bella gente equamente divisa tra generazioni, e anche bel concerto. Nulla da dire, i Sonic Youth hanno fornito un’ora e un quarto di ottima energia musicale, il prezzo del biglietto lo valevano alla grande, in poche parole un cartellino timbrato più che onestamente. Il pubblico era un po’ meno energetico, ma d’altronde, quando per avere una birra devi farti venti minuti di fila è normale che la musica ti coinvolga molto meno. In molti si lamentavano dell’acustica, ma in storie del genere lo sanno anche i sassi che per sentire bene bisogna piazzarsi vicino al mixer.

Finisce il concerto e inizia la serata, i più se ne vanno e sul palco arriva  digei Mr.Alex con l’incarico di rendere meno traumatica la fine dell’evento. Al bar sparisce la coda e la birra te la danno al volo, si gira e si chiacchiera (a proposito, un salutone al Gambero Rotto e alla tipa che era con lui), la gente è presa bene e qualcuno addirittura inizia a ballare.

Mr.Alex è uno che sa il fatto suo, dà un’occhiata alla gente e subito capisce quel che deve fare, inizia a snocciolare Clesc, Tolching Ids e Chiur come se piovesse neve degli anni ’80 e subito i ballanti si moiltiplicano e addirittura si assiste a qualche timido tentativo di pogata. Insomma Mr.Alex, che non a caso il Partito per Tutti aveva candidato a sindaco di Bolzano alle ultime comunali, è padrone della situazione e si concede anche qualche accondiscendenza all’esultare del popolo in visibilio.

Ad un certo punto mi scorge tra il pubblico e, dando adeguate istruzioni al personale della sicurezza, mi invita a salire sul palco accanto a lui, “stammi qua un attimo che vado a prendere due birre”. Ok, non c’è problema e, anche se lo so che va anche a pisciare, mi piazzo alla consòl facendo il digei in pleibec vestito come Dylan Dog. Bella esperienza, scorro virtualmente i cursori stando bene attento a non toccare nulla e per fortuna Alex torna con le birre, in tempo per cambiare pezzo e darmi una mano a fare una più che dignitosa uscita di scena.

Alla fine Mr.Alex devono farlo smettere quelli dell’organizzazione, fosse per la gente sarebbe andato avanti minimo un’altra ora, magari finendo con Gud seiv de quin, sciudastei o sciudagòIròs. Seratona, proprio per cercare il pelo nell’uovo un pezzo di Berri Uàit ci poteva anche stare, giusto per riappacificare