Posts Tagged ‘agnosticismo’

IL CANE STA BENE, GRAZIE

3 gennaio 2010

Il cane sta bene, grazie. Miley, la cucciolona  Bovara di Stielike cresce tranquilla e giocosa e ormai siamo quasi sicuri che conserverà il tratto somatico che più la caratterizza come per ora unico esponente di questa razza canina. L’asimmetricità otorineale di cui fa sfoggio infatti, pur non essendo affatto rara e a torto ritenuta un difetto, in questo caso è l’unica materassabile chiave di volta per dare un senso a tutto il cane.

 Non fosse così, si dovrebbe dedurne che Miley sia l’esemplare meno riuscito della cucciolata e sono quasi sicuro che Claudio il socioconcorrente non mi avrebbe mai fatto questo, anche se in verità devo dire che la scelta reciproca tra Miley e la primogenita è avvenuta senza brogli accertati. L’apparente contraddizione della frase precedente serve a spegare il “quasi”.

Miley è un bravo cane. Socievole, deciso ma non aggressivo e ci vuole tanto bene. Per amore della primogenita ha anche imparato a tirare la slitta pur non essendo un Husky (e qui la battuta viene spontanea: non è un Husky, è una schifezza).  Ti guarda con l’espressione di chi non vorrebbe altro che gli spiegassi come farti felice, per quanto nelle sue possibilità. Vai te a dirglielo che sarebbe bello non squittisse a mo’ di scimpanzè la domenica mattina per uscire dal suo recinto di ben 40 metri quadri.

D’altronde, neanche è tutta colpa sua. Io gliel’ho  (ci va l’apostrofo?) spiegato che ogni quattordici pasti arriva la domenica e prima del quindicesimo arrivano a coccolarti tutti quelli che mi hanno chiesto a voce e su questo blog di poterlo fare. Mica colpa mia se si dimenticano

IL PASTORE DI STIELIKE

19 agosto 2009

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Eccheccazzo, quando si deve ti tocca, e devo ammettere che mi ero sbagliando, a me i cani piacciono. È passata solo una settimana e già mi sento di dover ringraziare quell’animale del mio socioconcorrente per avermi rifilato Miley, la cucciola di Bovaro di Alzheimer  (Appenzeller, scusate) che nessuno voleva perchè troppo piccola e troppo petulante. E invece è proprio un capolavoro di cane, l’unico difetto che ha è che per essere proprio di Appenzeller DOC gli manca la coda arricciata all’indietro in senso orario. Ovvierò a questo particolare nominandola capostipite di una nuova razza canina, il Pastore di Stilieke.

Miley è veramente un cane simpatico e non rompe neanche tanto i coglioni, ormai sa quasi già tutto quel che può e non può fare e dove può e non può andare. Logico che ogni tanto sgarra, ma magari imparerà anche a non farsi beccare. Ha pianto un paio d’ore le prime due sere, ma poi adesso ha capito che nel suo recinto è al sicuro e dorme tranquilla, che tanto al mattino qualcuno arriva. È già caduta nel fosso, e la successiva lavata con acqua fredda le ha fatto alzare il livello d’attenzione quando passa da quelle parti, ottimo.

L’unica roba che mi fa imbestialire (niente di difficilissimo, tra uomo e animale mi sento proprio al limite), è la conferma empirica che se vuoi che un cane ti capisca, l’unica è parlargli in tedesco. “kim do her, Sitz, Platz, so isch di Maili brav” lo capisce. Viene, si siede e si gode le coccole. “Vei mo chi, Sentate zò, Stà ferma, Che brava la Maili” è come parlargli arabo. D’altronde, è un Pastore di Stielike, mica un Bastard Son of Dioniso 

pipuntoessepunto: le cose cambiano velocemente, la foto è vecchia di qualche giorno e alla Miley abbiamo tolto il collare

CARPE DIEM E SPERIAMO IN BENE

28 marzo 2009

serra-povera

A parte quella dove, in  un poco meno che congruo ritardo dovuto essenzialmente all’andatura termica stagionale e non  mi dilungo oltre per non appesantire ulteriormente la frase, i rapanelli e le cime di rapa stanno per essere pronti al raccolto, le mie serre sono più o meno tutte ridotte in questo stato.

Esteticamente di una bruttura indicibile, il colpo d’occhio fornito dal telo pacciamante e da quello coprente, unito alla assai poco poetica presenza di sassi e piastre messe lì con l’unico scopo di fare peso, è decisamente poco invitante. Si nota quasi più la presenza del tubo goccia inutilizzato che quella delle giovani e timide piantine messe a dimora. 

Ma non sarà sempre così, le cose cambieranno in meglio, altrimenti non avrebbe alcun senso fare tutto questo. Fra un mese al posto del telo bianco ci saranno i garofani dei poeti in piena fioritura, con i loro vari colori  risultati dal miscuglio tra il bianco e l’eosin.

Il tubo goccia inutilizzato rimarrà arrotolato lì dov’è, ma neanche lo si noterà più, sommerso come sarà dalle foglie bianche e verde scuro delle zucchine e dal tripudio del giallo sgargiante dei loro fiori. Insomma sarà un pascolo per gli occhi.

Vi farò una foto, a patto che convinciate la Iso a regalarmi una canottiera arancione

SON TROPPO GROSSE

23 gennaio 2009

cristinadelbasso

Bene o male, volente o nolente, uno (o una) che sta un minimo attento a quello che succede in giro, delle grandifratellose  tette di Cristina del Basso deve averne come minimo sentito parlare. A meno che non si tratti del personaggio della canzone di Gaber (quello che per esempio Facchetti non lo conosceva e non sapeva neanche chi fosse), quelle tette le hanno viste tutti, qualcuno si sarà immaginato anche di tenerle in mano.

Per me son troppo grosse, magari la quarta che aveva prima poteva essere un po’ poco per una donna della sua stazza, ma così ha esagerato, come quelli che per sicurezza  si comprano le scarpe  un numero più grande pensando ancora di crescere. Il lavoro che le hanno fatto sembra quasi una roba da hard discount della chirurgia estetica, una settima al prezzo di una quinta  come due vasetti di acciughe al prezzo di uno. Magari Alessandra Mussolini esagera quando vorrebbe mandare in galera il chirurgo, casomai dovrebbe essere la neotettona a rivolgersi all’unione consumatori.

Per me son troppo grosse, sai che stress andare in giro con una messa in quel modo? a parte il fatto che tutti ti guarderebbero come fossi loro amico su feisbuc, sarebbe difficile anche aprirle una porta senza chiederle di fare un passo indietro. E poi è anche pericoloso, ti arriva un arnese del genere in faccia e ci rimedi una contusione come ridere. Senza contare che, se non appoggia bene i gomiti, toccano sul materasso e di conseguenza non dondolano

DIECI ANNI E DIECI GIORNI

12 gennaio 2009

Dieci anni dalla morte di Fabrizio de André, e la grande messa collettiva in suffragio sta per terminare, sono stati giorni in cui del grande Faber si sono occupati un po’  tutti. Radio, blog, televisioni, opinionisti e coccodrillari vari si son dati convegno al muro del pianto per il vuoto incolmabile, non tenendo in alcun modo presente la massima di Stielike (poi ripresa con successo anche da Giulio Andreotti) secondo la quale “di gente insostituibile son pieni i cimiteri” .  Il culmine della chermess lo si è probabilmente raggiunto nella serata in cui l’ormai insopportabile Fabio Fazio ha sviolinato tutta la piaggeria di cui è capace verso chiunque avesse avuto in qualche modo a che fare con De André, fosse pure il suo rammendatore di calzini.

Fazio non lo sopporto proprio, è l’emblema di una generazione che non riesce ad andare più in là del servilismo culturale a quelle precedenti, ed il suo sciòv di ieri lo ha ampiamente dimostrato. Ad essere sincero non l’ho visto neanche tutto, ma ho battezzato l’intervista a Renzo Piano come un monumento alla noia e le penose esibizioni di Lucio Dalla, di Battiato e dello Zombi Finardi mi han fatto quasi ridere. Terribile poi il rito collettivo di “Amore che vieni, amore che vai” suonata in tutte le radio, mancavano solo il conto alla rovescia, la neve finta e i tappi di sciampagn. Da mettere in galera chi ha pagato il viaggio di Jovanotti a Spoon River, da salvare Piovani, Antonella Ruggiero, e forse anche qualcuno che adesso non ricordo.

D’altronde, meglio non prendersela tanto, questa è l’Italia. Un paese dove i grandi numeri sono in mano ai vecchi e mica solo nella musica. De André era sicuramente uno che stava dalla parte degli ultimi, ma sentirselo continuamente ripetere dai soliti inamovibili soloni della canzone italiana non è  proprio il massimo. E giusto per dirne un’altra, ottima la presenza di Dori Ghezzi ma almeno una citazione per Enrica Rignon (fino al 1974 la signora de André) ci poteva anche stare, o vogliamo fare le cose alla Berlusconi?

Dieci anni per de André, dieci giorni per Valentina Giovagnini, che di diventare grande non ha avuto il tempo e la possibilità. Un incidente stradale all’inizio di quest’anno le ha chiuso le sliding doors che portano al successo, e lei lo meritava al pari di Fabrizio e di tanti altri

UGHI, ALLEVI, JOHNNY ROTTEN

30 dicembre 2008

A me di Giovanni Allevi non è che finora me sia fregato più di tanto, è che in questi ultimo giorni l’ho visto da Lilli Gruber, ho letto un’intervista dove Uto Ughi (un altro di cui ho fatto tranquillamente a meno senza danni apparenti) lo demoliva, e non mi son fatto mancare neanche la controreplica dove Allevi bolla Ughi come difensore della casta dei vecchi musicisti.

Allevi, ti ho visto dalla Lilli e mi è ballato l’occhio quando ti sei autodefinito “simpaticamente megalomane“. Allevi, lascia che il “simpaticamente” lo decidano gli altri se aggiungerlo o no, altrimenti fai la figura di quello che quando deve indicare il suo peggior difetto se ne esce con un “sono troppo sincero“, e tutti capiscono che è vero il contrario.

Ughi, fatti i cazzi tuoi. Se Allevi davvero non ti piace, lascialo perdere, uno come te  mica deve perder tempo a parlar male degli altri, che ti frega di uno che reputi neanche degno di passare l’esame al conservatorio?  Ci fai quasi la figura del pensionato che guarda attraverso le assi dei cantieri e sbotta che a suoi tempi sì che si lavorava.

Comunque, c‘era da votare e ho votato Allevi, sono in minoranza ma questo è quasi un buon segno. Comunque, per andare sul sicuro,  meglio Johnny Rotten, anche se non si chiamava più così

SE VI PIACE, CHIAMATEMI ANSGARIO

5 ottobre 2008

Sotto un certo aspetto, io ho avuto un’infanzia, un’adolescenza e anche un pezzo dell’età adulta difficile. Nulla di grave, ma il vedere che tutti hanno un onomastico tranne te non viene certo in aiuto della tua autostima. Peggio che peggio,  ti vengono pure a dire che l’onomastico lo puoi festeggiare a Ognissanti, sai che goduria far festa il giorno in cui si portano i crisantemi al cimitero e che da un pò è anche il giorno dopo Alloùin

A togliermi dalle peste ci pensò il destino, solitamente cinico e baro ma a volte anche provvidenziale. Esso si presentò sotto forma di un ricovero ospedaliero nel dicembre del 1988, all’incirca gli stessi giorni in cui Stielike formulò il suo ancora non sufficientemente compreso “paradosso degli scalini variamente coincidenti”.

Niente di grave neanche quella volta lì, si trattava solo di un trauma acustico che mi ero procurato un po’ suonando il basso in un gruppo punk e un po’ lavorando con una sega circolare non ben limata. Comunque cinque giorni di flebo per riacquistare udito ed equilibrio mi ci son volute, ma per fortuna quella rimane per ora la mia ultima esperienza ospedaliera con ricovero annesso.

Ma fu proprio passeggiando senza costrutto alcuno nei lugubri corridoi del reparto otorino, che trovai un senso a ciò che mi stava succedendo. Aspettando che la Iso, incazzata come una jena col suo parrucchiere di fiducia per via di una permanente a la Gimi Hendrics, mi venisse a trovare portandomi pure le sigarette, mi cadde l’occhio su una stampa appesa alla parete che raccontava la storia di San Ansgario, Oscar tra parentesi.

Buono, adesso il Santo ce l’avevo pure io, fine delle frustrazioni e dei complessi d’inferiorità, impegnandomi un attimo e con un po’ di culo (un po’ tanto, almeno abbastanza da poterlo dar via). avrei potuto anche diventare una rockstar. Non è successo, ma è comunque andata bene, e forse anche per merito di quella stampa appesa alla parete.

Oggi, nell’era di Internet, ho scoperto anche che il mio onomastico cade il 3 febbraio, troppo freddo per poterlo far coincidere con la Festa della Ciavada Foresta, una delle innovazioni che il Partito per Tutti attuerà non appena conquistato il potere. Pazienza, la organizzeremo all’onomastico di qualcun altro

ZOCCOLACCIA ISTERICA

8 giugno 2008

Come facilmente si evince dal titolo, si tratta di una canzone d´amore. Pacatamente, serenamente vi confesso che potrebbe essere autobiografica, ma anche no

il testo lo trovate qui

FIORI E CONCERTI. E ANCHE ANNUNCI

8 Mag 2008

Non so se esserne contento oppure no, ma in questi ultimi tempi, quel che succede in Italia o nel mondo mi baipassa beatamente, come fosse l´acqua piacevolmente frescolina della doccia e non la gelida secchiata gettata sullo scroto di un cavallo ruffiano che ha esaurito il suo compito. È che ho troppo da fare,  non quel troppo che ti manda in depressione, ma giusto quel pelo che ti serve per sapere che sei indietro sì, ma che te la caverai come hai fatto sempre. E poi questo è sostanzialmente un post di annunci, e allora bando alle ciance e annuncio.

Annuncio che non si vive di solo pane e neanche di soli rapanelli, c`è dell´altro nella vita, sabato sera suono con la band al Circolo Masetti a Bolzano, chi vuole venire venga, mi sa che è una delle ultime volte che faccio rock. Il rock mi stava bene addosso finchè assomigliavo come una goccia d´acqua a Brad Pitt, ma adesso che mi sto brusuillisszando, penso che sia ora passata di uscire dalla crisalide e diventare una specie di Fred Bongusto, confidenziale uguale, però molto, ma proprio molto più stronzo. Comunque, l´appuntamento è per sabato, tenete conto che alle 23.30 devo smettere.

Non si vive solo di pane e rapanelli, ci sono anche i fiori, e vendere i fiori è gran bello, quasi meglio direi. Anche perchè, se i rapanelli hanno una base d´utenza preferibilmente maschile, i fiori li comprano quasi esclusivamente le donne, e questo è un terribile segno della decadenza del maschio. In questo periodo sbocciano le prime rose, i garofani giapponesi e le bocche di leone, in combinazione fra loro vengono dei mazzi di fiori che sono un capolavoro.

E allora, oggi tutti al lavoro, io e Elmar a raccogliere i fiori come dei manovali e Xeena e la Iso a comporli in mazzi ognuno diverso dall´altro, dando libero sfogo alla propria dimensione artistica. Fiori belli e che durano, ma sono sicuro che domani, su 62 mazzi preparati, quelli comprati dagli uomini saranno al massimo due.

p.s. dal momento che questo è un post di annunci, chi passasse da Bassano per la festa degli Alpini si becchi il libro di VOX NOVA, l´alpino più tosto del web. Vox, sarà dura che possa esserci anch´io, sarà per la prossima, tien duro e auguroni

ELEZIONI RINVIATE? MAGARI…

3 aprile 2008

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Elezioni rinviate? magari fosse vero, basterebbe il fatto che tutti i partiti maggiori sono contrari a quest´ipotesi per sperare che si realizzi. Come minimo altri 15 giorni dell´Italia migliore, quella guidata da governi dimissionari o balneari che non decidendo niente raggiungevano risultati migliori di quelli legittimamente decisi dalle urne ( che poi, tutto questo parlare di urne a me fa correre il cervello verso la cremazione, momento che spero si presenti il più tardi possibile).

Che poi questo Pizza alla fine ha anche ragione, se la legge prevede che uno possa fare ricorso contro la non ammissibilità del suo simbolo è del piffero che si indicano le elezioni senza aspettare la decisione definitiva. Altrimenti uno che prende una multa e vuole fare ricorso dovrebbe intanto essere costretto a pagarla, addirittura salta il principio per cui ognuno è considerato innocente fino a quando non viene decisa definitivamente la sua innocenza. Pizza, il nostro Gandhi, l´estremo baluardo della legalità.

E poi,  che male poi possono fare altri 15 giorni di politici che ti salutano sorridenti per strada, che sono gentilissimi e premurosi, disposti anche ad ascoltare i tuoi piccoli problemi di tutti i giorni promettendo che faranno di tutto per risolverli? altri 15 giorni nei quali sembra che la loro principale preoccupazione sia l´aiutare la gente che non arriva alla fine del mese (qui il Partito per Tutti avrebbe la soluzione: basta fare i mesi più corti).

E poi, se ancora non vi ho convinto, immaginatevi la faccia di uno dei  quasi sicuri eletti, che magari ha già prenotato le ferie alle Maldive per il giorno dopo le elezioni, se queste subissero il rinvio

p.s. stasera vado a fare il presentatore ad un concerto dei Psicopolizia, che ne dite di un completo color vaniglia, scarpe col tacco da protettore e maglietta viola con la scritta Crodino in giallo?

ORA (LEGALE) ET LABORA

31 marzo 2008

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A me questa storia dell´ora legale mica mi dà tanto fastidio, anzi direi che mi piace proprio e non faccio alcuna fatica ad adattarmici. Certo che un´ora in meno di buio per me significa un´ora in più di lavoro, ma adesso è un lavoro diverso, non si tratta più solo di preparazione, adesso qualcosa si raccoglie, c´è più soddisfazione e vedo che piano piano miglioro ogni anno.

L´anno scorso, per esempio, i rapanelli grossi dovevi cercarli e quest´anno invece li puoi tranquillamente raccogliere a caso, dai e dai ho imparato a tarare la macchinetta seminatrice in modo che vengano alla giusta distanza l´uno dall´altro.  A raccoglierli ci metto poco e poi li porto alla Iso, che a lei piace fare i mazzi.

Le cime di rapa, di cui credo d´essere l´unico produttore sudtirolese, l´anno scorso faticavano a produrre la pregiata infiorescenza centrale, erano quasi solo foglie. Quest´anno invece possono tranquillamente competere con i friarielli campani, me l´ha detto uno che se ne intende e che di lavoro interra rifiuti tossici.

E poi il radicchietto da taglio, che mentre l´anno scorso all´inizio dovevo tagliare quello ributtato dall´anno prima, adesso ho già quello novello, molto più tenero e gustoso. Anche per le biete stesso discorso, con in più il fatto che oltre a quelle classiche a costa bianca, ne ho anche un tipo più chiaro, le erbette e le biete colorate, spettacolari con i loro gambi gialli, rossi e arancioni.

E poi rucola, crescione, erba cipollina e insalata, insomma non siamo ancora al top ma promette bene e lavorare così non mi dà fastidio, anzi mi piace quando cala il sole e rimango da solo con il canto degli uccellini ed il ronzio delle api. Quello è il momento in cui vado in serra apreparare le piantine per la stagione, oggi per esempio ho seminato il basilico rosso e picchettato le melanzane. Quest´anno ne farò parecchie di quelle striate e anche di quelle bicolori, blu da una parte e bianche dall´altra.

Solo un pensiero mi ha turbato, mentre fumavo una sigaretta ammirando lo spuntare dei germogli dei kiwi, pensavo che in fondo tutto questo lavoro non mi fa affatto sentire prigioniero, anzi mi dà un senso di libertà. E allora la mia mente è corsa all´”Arbeit macht frei” di triste memoria e mi è salito un brivido, ma poi mi sono tranquillizzato, in fondo le parole hanno un valore ma quello che conta sono i fatti

NON BASTA IL PD, PURE IL MILAN CI SI METTE

4 marzo 2008

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Un po’ mi vergogno ad ammetterlo, ma io per i radicali ho sempre avuto una certa simpatia e in un certo senso li stimo. Ma proprio per questo spesso si spiega la vergona di cui sopra, ma come si fa ad avere delle idee tutt´altro  che da buttar via e poi comportarsi in un modo che persino Mastella eviterebbe di far sapere in giro?

È di oggi la notizia che la Bonino si è messa a pianger mernda perchè i nove eletti concordati con il PD non sono nove ma quattro, gli altri sono a rischio, come mozzarelle scadute da un giorno. Emma, te la sei andata a cercare, fai un accordo con chi prima fa delle primarie tarocche e poi dosa le candidature col Manuale Cencelli, con quelli che hanno inventato la candidatura alla grattaevinci tarocco pure quello (“Loredana Ilardi, lavoratrice del call center presentata dal leader Democratico a Palermo come capolista, è scivolata al nono posto nella circoscrizione occidentale”), e poi ti lamenti che non rispettano i patti? Emma, tienti la sòla e fai finta di niente, ci fai più bella figura.

Ci sarebbe da citare anche il caso dell´operaio della Thyssen e dell´industriale meccanico, uniti nel partito di lotta e di governo (a proposito, non vi sembra che i casi delle stragi di Torino e di Molfetta siano stati trattati molto diversamente dai media, con un maggiore riconoscimento di “nobiltà” alla tragedia di Torino?).

Ci sarebbe da citare il bel gesto di Salvatore Cardinale, che ha rinunciato alla candidatura per dare largo ai giovani (nel caso specifico sua figlia 26enne), ma tutto questo parlare di elezioni mi fa passare la voglia di scrivere, e come se non bastasse, ho appena aggiornato il sito di Repubblica e ho visto che il Milan ha perso 0:2 con l´Arsenal

IL PORNO, L´ULTIMA ARTE RIMASTA VERGINE

27 febbraio 2008

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Il porno, ovvero una delle pochissime forme d´arte dove non imperi il nepotismo, e dove vige la meritocrazia più assoluta. Se poniamo uno sguardo scevro da pregiudizi sull´attuale mondo artistico e in particolare sul cinema, vi notiamo un´inflazione di attori figli di attori, registi figli di registi, parentele che si incrociano in una rete inestricabile e la raccomandazione è vista come il metodo più sicuro per assurgere al successo. Tutto questo per quanto riguarda il cinema, ma nella musica e nella televisione la situazione è analoga, se non peggiore, si salvano a tratti solo la pubblicità e le soap opera.

Nel porno questo non accade, si è mai visto qualche pornostar diventata tale in virtù della sua consanguneità con un´altra, oppure raccomandata da qualche ufficio politico? il porno è esclusivamente meritocratico, e questo è già qualcosa che depone a suo favore.

In un film del cinema “normale“, aldilà di alcune scelte quasi obbligate (nei film americani gli inseguimenti, in quelli italiani il pianto, in quelli russi l´inquadratura fissa da un quarto d´ora eccetera eccetera), l´autore può scegliere tra innumerevoli varianti di trama, argomentazione, effetti speciali e quant´altro. Nel porno no, l´autore ha a sua disposizione solo gli attori, le loro protuberanze e i loro orifizi, e con quello si deve arrangiare con, particolare non secondario, una disponibilità di fondi notevolmente inferiore a quella del cinema “colto”.

Il fenomeno dell´emulazione poi, che quando parte dal cinema colto, può avere conseguenze nefaste (gente che si lancia sui treni, gareggia in auto alla James Dean o prova a saltare in stile Matrix da un grattacielo all´altro), nel porno al massimo può provocare un temporaneo bruciore da sfregamento, e anche qui il porno segna un altro punto a  suo favore. Il porno è anche a suo modo democratico, ognuno può, con ragionevoli probabilità di successo, ripetere quanto visto nel suo universo privato, cosa certamente più ostica e pericolosa con scene di cappa e spada.

In conclusione il porno, oltre ad essere una delle poche forme d´arte meritocratica e sostanzialmente innocua per l´incolumità dei fruenti, sta anche subendo l´attacco di un nemico subdolo e baro, l´erotismo. Nessuno si vergogna di fare dell´erotismo (i miei sono nudi artistici, la scena hard che ho girato era funzionale alla trama…), ma il porno in pochi ammettono di farlo. A loro il mio plauso e la mia più sincera ammirazione

Questo è un articolo che ho scritto per Rotocalco, un quindicinale web col quale collaboro da qualche tempo (anche se ogni tanto salto qualche giro), e che vi invito a visitare. Credo che questo post si presti in modo particolare a commenti entusiastici e a messaggi d´augurio, per cui vi esorto a non risparmiarvi

L´AFRICA, IMPORTANTE MA NON FONDAMENTALE

28 gennaio 2008

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Ogni tanto su questo blog arrivano gli occhioni di Lune, e fa sempre piacere vederli. Anche quando senza volerlo ti fanno ricordare che sta scadendo il termine per postare su Rotocalco, un interessante quindicinale web dove un tema unico viene analizzato da diversi scrittori (c´è scritto così). Normalmente sono sempre l´ultimo a mandare il mio contributo, non di rado sfiorando la sforamento del tempo massimo. L´ultimo tema era l´Africa, e mi sento in dovere di rendervi partecipi di quanto partorito in extremis, anche se poi questa volta proprio l´ultimo non sono stato.

L´Africa, importante ma non fondamentale     

L´Africa è importante, altrochè se lo è, specialmente da quando è stato chiarito senza ombra di dubbio che confina effettivamente col Medio Oriente, ponendo definitivamente la parola fine a diatribe ed equivoci che si protraevano inutilmente da troppo tempo. Chi controlla l´Africa non solo è ben piazzato per il reperimento delle risorse necessarie al proseguimento dei conflitti, ma allo stesso tempo limita anche le altrui ambizioni di dominio sul mondo.

L´Africa è detta anche “il continente nero”, ma allo stato attuale i neri ne controllano solo una piccola parte centrale, lo storico Congo. Madagascar e Africa del Sud sono saldamente occupati dagli anglofoni blu, mentre l´Africa Orientale e l´Egitto rischiano di restare stabilmente in mano verde islamica. L´Africa del Nord passa di mano in mano con troppa volubilità per poterne attribuire il possesso a qualcuno, anche se i viola latini hanno su di essa un´inflenza storica che indubbiamente li favorisce.

I rossi russi, che una volta in Africa disponevano di zone sotto la loro influenza, hanno dovuto abbandonare il continente, e questo è stata la miccia che ha innescato il decadimento dell´allora impero sovietico. Assenti anche i gialli asiatici, che però hanno dalla loro la forza dei numeri e non tarderanno molto a farsi presenti, almeno nelle immediate vicinanze.

Nonostante i conflitti che avvengono in Africa siano tra i più sanguinosi che la storia ricordi, stranamente essi non provocano grandi attenzioni nel resto del mondo, capita anche di imbattersi in guerre dimenticate o addirittura sconosciute, e il motivo di tutta questa indifferenza può tranquillamente risiedere nel fatto che nessuno ha l´Africa come suo obiettivo fondamentale, e che mantenerla con l´attuale status quo faccia comodo un po’ a tutti.

Ovviamente, quanto scritto finora, ha un suo senso solo se l´umanità stesse giocando una gigantesca partita di Risiko a livello planetario, una versione globale degli Scacchi di Marostica, e sicuramente così non è. Anche se ci assomiglia

SIAMO TUTTI DA CONDANNARE

24 gennaio 2008

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Amici di questo blog, siamo messi male. Il presidente del Senato ha detto che siamo gente da condannare, e qui spero che non mi lascerete solo a mo’ di un Mastella qualunque, perchè se da un lato mi assumo la piena responsabilità di quanto accaduto, dall´altro anche voi, seguendo l´ormai appetibilmente consolidato principio della consequenzialità corresponsabile ( detto anche della corresponsabilità consequenzale) postulato da Stielike nel mai abbastanza rimpianto 1980, siete certamente, in maniera qualcosa ma anche no, da chiamare in correo.

 Da Repubblica.it  –  Il presidente del Senato, Franco Marini, prima di dare la parola a Prodi, critica “alcuni quotidiani” che hanno pubblicato le foto di tutti quei senatori che, al loro primo incarico, rischiano di finire la legislatura senza poter percepire il vitalizio. “Questo è un modo di fare da condannare – dichiara – a loro va la mia solidarietà”. Tutti i parlamentari hanno applaudito a lungo la critica di Marini


CARO MARINI, DA CONDANNARE PERCHÈ?
LE FOTO DEI SENATORI SONO PUBBLICHE, E QUINDI UTILIZZABILI, E LA LIBERTÀ DI OPINIONE E DI SATIRA
(nel caso di questo post) IN ITALIA ESISTE ANCORA. Che poi tutti abbiano applaudito non sorprende, non era accaduto lo stesso con Mastella che faceva la vittima. giorni fa?


A tutti i commentatori del post precedente chiedo scusa per averli coinvolti in una cosa che la seconda carica dello stato considera “da condannare”, e quindi chiedo scusa a: Xeena, Flavio, Melania, Vince, Ceko, Fabioletterario, prontpernar, Ozzy, Bakunin, Roselia, Chit, Newyorker, Artemisia, Duhangst, Francesca, Dona, Negrosky, La Joe, Iso, Wood, Signor Ponza e Provinciali 2008

p.s. ieri, 24 Gennaio, era il mio compleanno. Oggi, 25 Gennaio, è quello di Cabassa