SVIZZERI, MINARETI E CAMPANILI (ma anche armi)

E insomma, stavolta gli svizzeri  ha fatto incazzare tutto il mondo tranne i leghisti che,  prendendo bisi per fave come al solito, hanno festeggiato una vittoria del cristianesimo. Razzisti, nemici della libertà religiosa, fomentatori di odio ed altro, così sono stati definiti i cittadini elvetici, che hanno sancito il divieto di costruire minareti vicino alle moschee. E l’hanno fatto attraverso un referendum, sconfessando tra l’altro le indicazioni dei partiti, roba che in un altro contesto sarebbe stata visto come un trionfo della democrazia diretta.

Un referendum è una domanda secca alla quale si risponde con un si o un no, oppure non si va a votare e ci si rimette al giudizio degli altri. Qui non si chiedeva di limitare la libertà religiosa di nessuno, si chiedeva solamente di vietare la costruzione di nuovi minareti e, nonostante non sia un amante dei divieti, probabilmente avrei votato si. Anche perchè questo divieto non potrebbe altro che estendersi anche ai campanili, a meno di non mandare a puttane tutta la legislazione sulla libertà di religione.

È un peccato che si debba vietare quello che non andrebbe fatto per puro buonsenso. Ditemi voi che senso ha costruire minareti (ma anche campanili) nel 2009 in Svizzera. Il minareto, come il campanile, non è un luogo di culto, nessuno ci va dentro a pregare, ed infatti quasi tutte le  nuove chiese che si costruiscono non hanno il campanile. Minareti e campanili servivano nel secolo scorso a segnare i momenti della giornata, ma allora l’orologio lo avevano in pochissimi e il telefonino manco esisteva.

Adesso è tutta un’altra cosa, e sarebbe ora passata di far smettere di suonare le campane a vanvera, uno si abbona e gli mandano un sms quando è ora di andare a messa e quell’altro si mette la suoneria col muezzin quando è ora di pregare. Al posto di minareti e campanili, che si piantino alberi, ma mi raccomando non olmi, che poi bisogna abbatterli perchè prendono le cimici.

Se proprio volete dargli addosso agli svizzeri, fatelo almeno perchè hanno bocciato un altro referendum, quello che chiedeva di vietare l’esportazione di armi. Ma lì nessuno ha detto niente, chissà perchè

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37 Risposte to “SVIZZERI, MINARETI E CAMPANILI (ma anche armi)”

  1. Mazinga Z Says:

    und diese Filo-Svizzeri….. wollen die nicht zur Schweiz?!
    https://oscarferrari.wordpress.com/il-partito-per-tutti

    Selig denen ohne Geiste… sie werden nie aussterben.. 😉

  2. enrico r. Says:

    Oscar, che dice Mazinga?
    Credo abbiano fatto bene comunque a non fare il referendum sull’esportazione delle armi. Le armi ormai sono fuori moda. Oggi il business è su medicine e vaccini

  3. Ministro della Vendetta Says:

    Cosa dice Mazinga, lo può spiegare solo lui. Anzi, credo che il PPT, dopo questa prova di democrazia diretta, aumenti la sua propensione schvizzera.
    L’intervento del Segretario Ferrari mi trova d’accordo al 99% (se avesse usato, nella prima riga, il verbo avere al plurale, mi troverebbe d’accordo al 100%: faccio notare che questa mia distanza dalla linea politico-grammaticale del Segretario è un indicatore del dibattito costruttivo interno al PPT).

  4. Ministro della Vendetta Says:

    Sarebbero da interpretare, invece, i timori sottintesi nel comunicato stampa che allego.

    • Ministro della Vendetta Says:

      comunicato stampa di “Iniziativa per più democrazia”
      Bolzano 30 novembre 2009

      Il risultato referendario in Svizzera contro la costruzione di minareti conferma ora le voci critiche contro la democrazia diretta?

      Il risultato referendario in Svizzera che vieta la costruzione di ulteriori minareti viene ora utilizzato in forma strumentale per mettere in dubbio il valore e il significato della democrazia diretta. Nello stesso tempo però suscita o conferma anche dubbi nei cittadini e nelle cittadine sensibili ai temi sociali. Questo, nonostante il divieto non si riferisca ai luoghi di preghiera e quindi non limiti l’esercizio della libertà di religione.

      A questo proposito l'”Iniziativa per più democrazia” intende esprimere la sua posizione.

      Il valore e il significato della democrazia diretta sta nel fatto che stati d’animo, umori, giudizi, valutazioni e percezione dei problemi nella società possono esprimersi in un chiaro quadro giuridico e che debbono quindi essere presi sul serio.

      La democrazia diretta funziona come un sistema di controllo e di allarme nella società, un sistema che rende esplicito il fatto che c’è qualcosa che non va, che sono necessari miglioramenti, che ci sono processi in corso nei confronti dei quali le persone provano difficoltà.

      I rappresentanti politici vivono normalmente in circostanze che impediscono loro di percepire le reali necessità dei cittadini. La democrazia diretta li confronta con essi.

      Il risultato referendario in Svizzera è un segnale. Di certo ognuno sa che il problema non è risolto con il fatto che non possono più essere costruiti minareti. Il problema non è rappresentato dai minareti, si tratta piuttosto del problema della convivenza tra culture diverse.

      Ora in Svizzera si aprirà un ampio dibattito sul tema. E questo è importante e positivo. Altrimenti tutto ciò non sarebbe successo.

      Lo stesso vale per il primo referendum propositivo provinciale in Alto Adige: è emerso un segnale, e cioè che lo stile politico dominante e le modalità secondo le quali vengono prese le decisioni politiche vengono percepiti come un problema. Il compito e l’arte politica consistono nell’affrontare il tema nel modo giusto.

      Se si pensa di rendere più difficile o perfino di mettere da parte la democrazia diretta a causa di simili risultati, allora si dovrebbe chiedere anche di giustificare e fondare in modo molto più forte la democrazia parlamentare. Questa non impedisce per esempio che possano prendere il potere persone orientate alla megalomania e ai crimini di guerra. Inoltre non si dovrebbe fare come se nella democrazia rappresentativa le minoranze venissero trattate in modo privilegiato.

      Stephan Lausch, Coordinatore Iniziativa per più democrazia

  5. reditugo Says:

    Vuoi dire che è come se avessero chiesto di esprimersi sull’opportunità di installare nuove cabine telefoniche?

  6. Ulrico Stielike Says:

    Quanta ragione in queste righe, carissimo Oscar. Normare il diritto al silenzio di cui dovremmo essere circondati come dallo spirito della liberta’ e’, perdonami il pasticcio linguistico, sacrosanto. Tacendo le voci a muezzin e campane, togliendo dalle mani i piattini e il loro tintinnare ansiogeno agli arancioni , si diffonderebbe un silenzio assoluto, lasciando a noi la possibilita’ di ascoltare le voci soffocate delle nostre coscienze e, forse, la voce della luna.

  7. Intenso73 Says:

    Sante parole (ma proprio Holy), un post da bucmarcare.

  8. duhangst Says:

    Perchè le armi portano soldi..

  9. Il Metallaro Says:

    Mettere in dubbio il valore della democrazia diretta per l’ esito di una consultazione referendaria sarebbe come proporre, come fece G.W.Busch, di abbattere le foreste per arginare il problema degli incendi boschivi.
    Il frequente utilizzo che si ha nella confederazione del referendum invece dovrebbe dare ai politici un continuo segnale del “polso” dell’ elettorato rendendone più pronte le risposte.
    Sicuramente quando anche il PPT entrerà a far parte dei partiti dell’ arco parlamentare confederale farà sentire anche a livello degli altri cantoni la sua voce anarcoqualunquistademenzialprogressista sempre terapeutica nel caso di sindromi da accerchiamento.

  10. Giga Says:

    Due considerazioni:
    1) democrazia diretta non significa che si possa o debba decidere rispondendo a qualsiasi quesito proposto. Si possono sempre tipizzare (e così di fatto avviene in Svizzera) in maniera tassativa le materie ed i limiti entro i quali si utilizza lo strumento della democrazia diretta. Per intenderci, ci sarebbe un filtro in entrata alla presentazione di un quesito come: “è legale uccidere?”. Non vale quindi l´argomento in base al quale una forma partecipativa diretta possa di per se essere pericolosa. Dipende dal quadro entro cui si può muovere il potere legislativo dei cittadini.
    2) il limite sostanziale alla democrazia in diretta in Italia sarebbe ed è il sistema informativo. Fino a quando i giornali e le televisioni sono controllati, lo sono anche i cittadini. Disinformati a piacimento i cittadini utilizzerebbero lo strumento giusto per prendere scelte sbagliate.

    • Ministro della Vendetta Says:

      Scelte sbagliate? Cioè quelle contrarie alle tue?
      Tipizzare le materie? Cioè sì a quelle, diciamo, buone per la sinistra?
      Mah!

      Segretario, fosse che fosse che un giorno noi …., pochi scherzi, neh? Se famo la democrazia diretta, la famo e poi nun se lagnamo, nun piagnamo, se passano scelte non care alla solita intellighenzia, ok?

      • Oscar Ferrari Says:

        MIni’, amo fatto pure le primarie e ce siamo tenuti er risultato,’a democrazzia diretta a famo cor quizzetto per far star fora gli gnoranti

      • Giga Says:

        “Scelte sbagliate” non sono quelle contrarie alle mie, ma quelle che vanno proprio contro gli interessi di chi, vittima di disinfomazione, le vota. Non ritieni possibile il fatto che uno, sulla base delle informazioni ricevute, possa votare l´esatto contrario di cio che in realtà vorrebbe?
        “Tipizzare le materie” è un termine neutro (ne DX ne Sx). La nostra Costituzione, come quelle di altri paesi, elencano (suddividono; tipizzano appunto) ad esempio le competenze periferiche e quelle centrali. Laddove ci sono forme di democrazia pertecipativa avviene lo stesso principio: si stabiliscono a priori i limiti e le materie nelle quali essa si può esercitare.

      • Ministro della Vendetta Says:

        Beh, il Segretario mi ha appena ricordato che, nelle primarie del PPT, “tipizzammo” la votazione, quindi …. però poi, prossimamente e nel caso, a risultato ottenuto, Segretario, no che se non va come volevamo “sce piagnamo addddosssso” o cerchiamo di invalidarle, neh?!?!?!

        “Non ritieni possibile il fatto che uno, sulla base delle informazioni ricevute, possa votare l´esatto contrario di cio che in realtà vorrebbe?”
        Certo, è possibile, e ne sono talmente convinto che sono sicuro che sia accaduto anche a te.
        Quindi, Giga, occhio a parlare di scelte giuste e di volontà “contrarie”. Ed a proposito di volontà, ricordo che già qualcuno, in passato, parlò di “Volontà Generale”: non è che ora si debba andare a rispolverare il vecchio Rousseau, o tutti quelli che da lui presero spunto per spiegarla alla luce delle conseguenze scaturite dalle varie elezioni suffragali, però ci stanno tomi e tomi sulla questione.
        Concludendo, se gli schvizzeri non vogliono i minareti, niente minareti in Schvizzera, cribbio!!!!

      • Giga Says:

        Ministro, è affascinante come riesci a mal interpretare quello che scrivo. Non ha niente a che vedere con la volontà generale e non è da leggere come critica alla democrazia diretta, anzi. A me poi dei minareti svizzeri non me ne frega nulla. Intendevo semplicemente dire che più un popolo è informato, più è libero di autodeterminarsi nelle scelte che, in quanto informate, saranno giuste, qualunque essa siano. Detto altrimenti una scelta disinformata non è giusta per chi la fa o nella migliore delle ipotesi è giusta per puro caso. Sarebbe illusorio pensare che lo strumento della democrazia diretta sia di per se sinonimo di democrazia compiuta.

      • Ministro della Vendetta Says:

        Giga, mi affascini anche tu, nel senso che io non capisco te ma la cosa è reciproca.
        Con questa tiritera della informazione che porta a scelte giuste non ne usciamo: come fai a dire che non fossero informati? Seconde me tu parli di disinformazione per il risultato che ne è uscito.
        Quindi smettiamola di parlare di giusta informazione: oggi gli strumenti per averla ci sono, se uno vuole se la prende, altrimenti va, vota quello che a te non piace, ma non per questo tu, e nessuno altro,
        avete il diritto di giudicare un risultato referendario e di prospettare scenari che piacciono a te.
        Disinformazione: ma che vuol dire? Se mi dici le tue scelte politiche ed elettorali, scommettiamo che ti dimostro che sei disinformato pure tu?

      • Giga Says:

        “come fai a dire che non fossero informati?” Ti sembra che abbia scritto da qualche parte che gli svizzeri non fossero informati o che abbia preso una qualsiasi posizione sul risultato referendario svizzero? Il cosa voglia dire disinformazione è un tema molto ampio. Si va dai giornali locali che non pubblicano le malefatte delle aziende inserzioniste, alle guerre, accettate -o addirittura desiderate- sulla base di argomenti e paure inesistenti create ad hoc. Se andiamo sul piano nazionale gli esempi sono quotidiani. Le mie scelte politiche non sono rilevanti ai fini della discussione e non serve che mi dimostri che io stesso sono disinformato: lo so già.

      • Piovasco Says:

        Secondo me non è che uno deve andare a cercarsi l’informazione come se setacciasse pepite nel Klondike. In un paese moderno l’informazione deve essere onesta, completa e portata di tutte le categorie sociali. Non è certo una novità che la stragrande maggioranza della popolazione si informa solo per mezzo della televisione, e questo non si può disconoscere né tantomeno minimizzare dicendo “beh, ci sono strumenti alternativi, andateveli a cercare”.

      • Ministro della Vendetta Says:

        Arridaje con sta mala-informazione, causa di tutti i mali. Ok, basta, mi arrendo.

    • Oscar Ferrari Says:

      C’è referendum e referendum. Questo in Svizzera era propositivo e direttamente applicabile. È stato posto un quesito chiaro e, nonostante la “disinformazione” operata dai partiti e dai media, il risultato è stato diverso. In Italia il referendum può essere solo abrogativo, non ti piace una legge e col tuo voto la cancelli, ma viene a crearsi un vuoto legislativo che il Parlamento provvederà a colmare interpretando l’esito del voto. Un esempio chiarissimo è quello del finanziamento pubblico ai partiti

    • Ministro della Vendetta Says:

      Ma allora, se siamo tutti disinformati, il problema non esiste. Bene, finalmente siamo d’accordo! Quindi quello della giusta informazione per poter votare è un falso problema, dato che non è possibile! Quindi accettiamo le cose come stanno, e non commentiamo i risultati partendo da presupposti inesitenti, o auspicando soluzioni impossibili.

    • Giga Says:

      Esattamente il contrario: se siamo tutti disinformati il problema esiste e quindi non siamo proprio d`accordo. Quello della giusta informazione per poter votare consapevolmente è un vero problema.
      Il motivo per il quale dovremmo accettare le cose come stanno, mi sfugge.
      Infine non sono stati commentati i risultati.

      • Ministro della Vendetta Says:

        “Il motivo per il quale dovremmo accettare le cose come stanno, mi sfugge.” Perchè se stai lì a cercare di risolvere ilproblema dell’informazione per le grandi masse, io vado a farmi un giro e ti ritroverò qui fra 10 anni a dire la stessa cosa. Accettare le cose come stanno vuol dire partire da un dato di fatto, senza star lì a menarsela sulle cause di questo fatto, perchè di difficile, se non impossibile, risoluzione. Chi vuol essere informato si informa, chi accetta le sbagliate informazioni vuol dire che si sente meglio così. E’ una questione di cultura ed intelligenza nel ricettore, non è un problema del modo di fare informazione.
        Cmq, come detto, mi arrendo. Mai fatto parte dell'”intellighenzia istruita che istruisce” per problemi di livelli culturali: come posso elevarmi oggi e cercare di sostenere teoria diverse da quelle di moda? Quindi ok, il problema è la cattiva informazione che provoca scelte sbagliate! Come non mai non ci sono arrivato prima?

    • Giga Says:

      No, non credo sia la disinformazione la causa di tutti i mali. Sono più propenso a credere che la causa di tutti i mali sia l´assuefazione. L´atteggiamento di chi accetta o non riconosce più le cose non giuste perché tanto oramai sono sistema. Le raccomandazioni, l´evasione fiscale, le piaggerie sono ad esempio atteggiamenti che nella visione comune non hanno più nessun disvalore sociale. Accettiamo ad esempio una società a classi non perché sia giusta, ma perché è l´unico modello a noi riconoscibile e la tolleriamo nell’intima speranza di far parte in un futuro della classe a noi superiore. Non mal interpretami: non ho detto che tu sia favorevole a queste cose. Non credo sia sempre stato così: oggi Pertini sarebbe considerato eversivo.

  11. Camminando Scalzi Says:

    Grande articolo…ma come sempre i tag di più!

  12. Oscar Ferrari Says:

    CAMMINANDO: non è facilissimo stabilire un nesso tra l’unghia incarnita e i minareti, lo ammetto
    METALLARO: appena entrati a far parte della confederazione elvetica, proporremo la riforma del referendum. Sulla scheda saranno inseriti tre quiz di cultura generale, se li azzecchi tutti il voto è valido, ne sbagli uno il tuo voto viene randomizzato. Se ne sbagli due ti annullano il voto e se li sbagli tutti ti ritirano il certificato elettorale per un po’
    DUHANGST: nessuno ha detto niente perchè le armi le esportano tutti
    INTENSO: bucmarca pure tranquillo, non può che farmi piacere…
    ULRICO: e i Testimoni di Geova che farebbero, manderebbero in giro piccioni viaggiatori?
    REDITUGO: essenzialmente si, era un referendum urbanistico
    MINISTRO: non l’ho fatto apposta, ma l’1% di dissenteria è anche giusto tenercelo. Con Lausch non sono d’accordo sul fatto che il problema non sia risolto. Hanno chiesto di non costruire minareti, è stato fatto un referendum che ha raggiunto il quorum e dove il si ha vinto. Più risolto di così non si può
    ENRICO: giustissima osservazione, ma rendono anche le armi. Se il referendum lo avessero fatto sull’esportazione della biowaschball il risutato sarebbe stato identico. Mazinga in sostanza dice che noi del PPT siamo dei poveri di spirito
    MAZINGA: mi sa che non hai letto benissimo il post…

  13. reditugo Says:

    A questo punto perchè non approfondire la questione con un altro referendum? Forse la maggioranza degli svizzeri è pure favorevole a demolire quelli esistenti?!
    E in caso affermativo dopo due settimane ballottaggio: pala meccanica o esplosivo?

  14. francesca Says:

    abbasso gli svizzeri per la faccenda delle armi!!!🙂

    • Ministro della Vendetta Says:

      Almeno gli schvizzeri fanno il cioccolato buono e hanno depenalizzato l’uso delle droghe leggere (mi pare). Pensa ai bresciani che non fanno nemmeno il cioccolato ma sono specializzati in mine antiuomo a forma di giocattolo!

  15. mangrovie Says:

    Certo che esportare armi en attendant che i musulmani giustamente incazzati decidano sul da farsi non mi pare proprio una furbata…

  16. nadiaflavio Says:

    Mmmmm, non mi sono mai piaciuti gli Svizzeri, preferisco quelli di Novi!

  17. wood Says:

    Bello il coltellino svizzeroo FUXIA!! spettacolosooo lo voglioooo
    Oscar cme mi stai? anzi come mi state? e la tua zampetta gonfia?? mal che vada a Natale la ISO lo cucina al posto dello zapone con la purea e le lenticchie! ( almeno in piemonte si usa cosi’)

    ciau sono un po’ una “monella” dedico meno tempo al virtuale ma Vi penso …ps non hai cambiato indirizzo di casa vero??

  18. Oscar Ferrari Says:

    WOOD: la mano è quasi del tutto guarita e l’indirizzo è rimasto uguale. Meno virtuale è anche giusto, basta che non mi diventi virtuosa…
    FLAVIO: per quello, noi abbiamo i nanetti Loacker e ci bastano…
    MANGROVIE: alla fin fine, i musulmani l’hanno presa sportivamente, chi si è incazzata davvero è stata la Chiesa
    FRANCESCA: credo che l’Italia esporti molte più armi della Svizzera, da noi un referendum così non si potrebbe neanche fare
    REDITUGO: se hanno avuto la concessione edilizia non gliela puoi annullare per referendum…

  19. alianorah Says:

    In questo modo, se costruiscono minareti in italia, ci si può sparare contro con fucili svizzeri.

  20. Chit Says:

    Stiamo a vedere ora cosa diranno con quello sulle droghe leggere…

  21. Duilio Says:

    Leggere il seguente Link (Oriana Fallaci, Corsera, 2006)

    http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2006/09_Settembre/15/falultimopezzo.shtml

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