LA POSTKARTE

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La Postkarte (che poi sarebbe una normalissima cartolina illustrata, un oggetto ormai sono in disuso che fra poco neanche stamperanno più) è stata il mio incubo (esagero, sia chiaro) per un paio d´anni come minimo. Per me era necessario reperire almeno una Postkarte diversa al giorno. Le trovavo nei bar, quelle che pubblicizzavano eventi tipo mostre e concerti erano le migliori, ma all´occorrenza andavano bene anche quelle coi paesaggi, con i disegnini, l´importante era che fosse una Postkarte, mi ricordo che una volta anche Cabassa me ne portò un paio, o forse non era lui.

Immagino che se siete arrivati a leggere fin qui, vi starete chiedendo che ci facevo con tutte queste Postkarten, e mi sembra anche giusto dirvelo.

Nell´educazione dei miei due figli è stata di mia esclusiva competenza il sottoporli al rituale racconto della storiella prima di addormentarsi. Il problema è che la storia doveva essere diversa ogni sera, e questo me la sono cercato la prima volta che, invece di raccontare una storia standardizzata, me ne sono inventata una io. Da quel momento, la “storia strana” diventò un appuntamento irrinunciabile. Ma mentre per il figlio maggiore, che adesso ha quasi 16 anni, bastava la mia parola per far finta di credermi, per la sua sorellina di otto anni più giovane era necessaria anche una prova tangibile della veridicità della storia, la Postkarte appunto.

Insomma non bastava che le raccontassi che al mattino, mentre lei era all´asilo, avevo visto una strana piantina nell´orto, che solo annaffiandola era cresciuta a dismisura diventando, in pochi minuti, un albero che al posto delle foglie aveva delle banconote e dai cui rami, invece di mele, pendevano dei telefonini che ad un certo punto invece di trillare piangevano perchè erano cascati giù dal loro pianeta (il Geldtelefonbaumplanet, queste storie le raccontavo metà in italiano e metà in tedesco).

Non bastava neanche che le raccontassi che questi telefonini piangenti mi facessero talmente pena da chiamare il mio amico Compare Giacometto, che dopo aver mangiato una scatola di fagioli li rispediva sul loro pianeta con la forza propulsiva di una superextramegaultragiga Fortzele (scorreggia).

Tutto questo non bastava, dovevo anche produrre la prova inconfutabile che tutto ciò che avevo raccontato era vero. Dovevo consegnarle la Postkarte che i protagonisti delle storia mi avevano spedito per ringraziare me e Compare Giacometto.

Ogni giorno una storia diversa, ogni giorno una Postkarte diversa. E sono quasi sicuro che non mi abbia mai creduto

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8 Risposte to “LA POSTKARTE”

  1. Lalla Says:

    I figli godono nel vederci in difficolta e imparano a sgusciarsi da situazioni scomode proprio nell’osservare i nostri comportamenti,io dico che sono piuttosto perfidi e cattivelli….ringrazio la Iso per la catena di S.Antonio sono tentata di buttarla nel cesso…ma non lo faro’ e per i bambini no!!!

  2. iso Says:

    Lalla, perdonami ma é per i bambini no? Comunque ti spiegeró il tuo calvario domani, ciao! A che ora bisogna essere davanti alla scuola? Ormai sono tanti anni ma da un’anno all’altro non mi ricordo mai, boh, sará la vecchiaia 🙂

  3. Lalla Says:

    Carissima ore 8.35 poi tutti insieme a messa,ore 10.40 ritirata.Ciao

  4. Lalla Says:

    Comunque ho anch’io un blog e non ho uno straccio di commento sarebbe un onore averne uno da parte vostra!!!Ma non mi voglio far pubblicita sul blog di Oscar…buon pomeriggio cari.

  5. Oscar Ferrari Says:

    Lalla, se hai un blog la cosa più semplice per potersi far leggere sarebbe copiare il tuo indirizzo e incollarlo nello spazio dove si scrivono i commenti (web site). Come per magia il tuo nick risulterà scritto in blu e chiunque potrà raggiungerti semplicemente cliccandoci sopra.

  6. Lalla Says:

    http://blog.libero.it/sweetyears/
    Dimmi che ci sono riuscita.

  7. Aleyakke Says:

    qui il cinismo dell’uomo rotto a tutte le esperienze postali fa breccia di fronte a occhioni e sbadigli illusori seguiti da un: “allora?” che suonava dolce ma inequivocabilmente perentorio.

    di postkarte ne ho anch’io una scatola da scarpe piena, amici e autolesionismo da francobollo ogni volta che mi allontanavo quel tanto che il nome del posto potesse suonare straniero… ora che ne faccio? le nipotine hanno (anni 2,5 e 1,5) già pronunciano la parola iPod (aiutoooooooooooooooo!)
    Alex

  8. roselia Says:

    “grande” la piccola eh?! 😉

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