Posts Tagged ‘Loredana Bertè’

ARRIVANO GLI ALPINI, CHE PALLE…

10 marzo 2012

Io il cappello da alpino da qualche parte lo devo ancora avere, la penna con la nappina viola da aiutiere anche, è in una serra appesa ai sostegni di fil di ferro. L’avevo messa lì provvisoriamente una decina di anni fa.

Giustappunto mi sovviene il ricordo di quando s’è fatto ordine in qualche magazzino,  e la Iso aveva già infilato il sacro copricapo nel sacco della monnezza, quando inopinatamente fu colta da un  quanto mai improvvido senso di rispetto della mia volontà e mi chiese se fossi d’accordo. Le dissi di no e sbagliai.

Applicando scrupolosamente il sincretismo colloidale dell’antiemozionalità, così ben descritto da Euzebiusz Smolarek in una sua enciclica postqualcosa della quale poco importa conoscerne l’esatta datazione, non v’era e non v’è alcuna ragione di conservare una reliquia che ti ricorda un anno della tua vita di cui lo Stato s’è appropriato.

E senza darmi nulla in cambio, se non una patente C che ho usato solo una volta, e per giunta ho anche perso il carico.

Adesso fanno il raduno degli alpini a Bolzano. Sarà uno strazio, tre giorni la città chiusa, arriveranno trecentomila alpini, tre per ogni residente in città. Ma dico io, siamo nell’era telematica digitale multimediale e stielikofila, questi megaraduni non si possono fare su feisbùc?

VADO UN PO’ DI POESIA

21 marzo 2011

Stormi di rettili primordiali predatori s’avventano sugli avventori ancora ignari al Bar della Stazione

Cadaveri di bimbi paraplegici ammucchiati, con gli arti inferiori orribilmente massacrati a bastonate

L’olezzo acre di membra putrefatte si sparge nella brughiera, eppure sembra non sia ancora sera

Sorelle defraudate dalle altrui virtù, a volte vere, a volte solo millantate

I giovani del posto raccolgono i ricci di mare, altrimenti i preziosi turisti si potrebbero ferire

Sul ciglio della strada nasce un fungo, un parroco irsuto lo scorge e inscena da solo un tango

Qualcuno su facebook gonfia il torace e trova anche quello che mette il mi piace

Magari ero anche partito bene ma poi…

adesso continuate voi

RICEVO DAL METALLARO

14 settembre 2010

Libera chiesa in libero stato recitava Cavour, o a Cesare quel che è di Cesare a Dio quel che è di Dio se si preferisce il citare i vangeli sinottici.
Quando uno dei due attori interferisce con il campo di azione dell’altro la libertà di di questo ne risente, per fare due esempi esplicativi citerei il caso cinese e quello italiano.
In Cina, contrariamente a quello che si tende a far credere, la Chiesa cattolica non è perseguitata in quanto tale, esiste la Chiesa cattolica “ufficiale” con i suoi preti, vescovi cardinali e compagnia cantante autorizzati dal regime e da questo tenuti sotto controllo, i perseguitati sono quelli della cosiddetta chiesa “dissidente”, dissidente perché libera.
L’esempio italiano invece vede la presenza di una Chiesa cattolica che che oltre ad ottenere un finanziamento pubblico, con modalità quantomeno discutibili, con le sue molteplici attività ed interessi “secolari” (proprietà immobiliari, istituti di credito, associazioni laiche) invade anche i territori che dovrebbero essere di competenza di “Cesare”.
Quando si dice che lo Stato o “Cesare” finanzia il teatro (o qualsiasi altra attività) con il denaro del Cittadino poi va a finire che ci mette ai posti di vertice le sue persone, ne influenza le attività e lo controlla.
Il paradosso italiano si evidenzia quando; come è successo a Bolzano, la mia città, dove un teatro, il Cristallo, che prende i suoi (i nostri) contributi poi trovandosi in un edificio, ex battistero della parrocchia Regina Pacis, di proprietà della Curia si scopre che la conferenza; programmata da tempo; di Piero Odifreddi, e dico Odifreddi mica Buenaventura Durruti, non si può tenere……
Il Tibet sarà anche un territorio oppresso da un vicino arrogante, prepotente ed illiberale, ma anche l’Italia è un po’ in questa situazione nei confronti della pur piccola monarchia assoluta dello stato teocratico d’oltre Tevere, solo che la sventurata regione Himalaiana ha almeno il Dalai Lama (noi al massimo Pannella) e la Cina è un paese che da dei segni di modernizzazione.
Quando al bar da picchio pago la consumazione in monetine, il gestore buontempone mi rifila la ritrita battuta “ma sei andato a rubare in chiesa” io rispondo “rubare un cazzo mi sono preso il rimborso dell’ 8°/00”

PEGGIO DEL CONSUMATORE C’E’ SOLO L’ ELETTORE

9 agosto 2010

Consumatore è una gran brutta parola, se uno mi telefona e dice che sta svolgendo un’indagine statistica sui consumatori, gli metto giù la cornetta di brutto. E se, come suggerì Stielike  nella quarta parte della Trilogia dell’ inutile affaticamento, faccio mente locale e provo ad immaginarmelo davanti, mi salta fuori una specie di Homer Simpson con in più i pinocchietti e i calzini nei sandali.

Eppure, tutta l’economia si basa sui bisogni e sulle aspettative si basa su questa somma di individui in cui le intelligenze invece di sommarsi, pare si sottraggano. Il consumatore è protetto da decine di associazioni (ho appena letto sul blog di Chit che la Federconsumatori ha protestato perchè non fanno i tolc sciò in estate), è informato e ha tanti diritti.  Ciò nonostante, continua e comportarsi da cretino e, tanto per dirne una, compra i pomodori dove tutti i frutti sul ramo sono maturi contemporaneamente.

Non ho voglia di tirarla lunga, dico solo che per me, peggio del consumatore c’è solo l’elettore

NON È PANZA, È PROTEZIONE ADDOMINALE

18 gennaio 2010

Peraltro niente di eclatante, ultimamente. Ma poi, peraltro cosa?.  Io nel dubbio l’ho messo, ma si può mettere un punto normale dopo un punto esclamativo? ed è lecito che questa frase continui iniziando con una minuscola? Son dubbi da poco, facilmente risolvibili e quindi assai poco interessanti. Molto meglio sarebbe riuscire stabilire contemporaneamente velocità, posizione e massa del bosone di Stielike, sempre che esso non sia egli.

Sabato sono andato ad un concerto di un gruppo di combat-folk politicamente correttissimo, socialmente impegnato, libertario e terzomondista. Neanche malaccio, a dirla tutta. Pezzi propri, testi più che onesti e anche una discreta tecnica, per quanto di essa non ne sia io ferratissimo. Li ho ascoltati fino alla fine, me ne sono andato solo quando sembrava che il pubblico non chiedesse il bis. Mi son detto “prima che cambino idea, meglio cambiare aria, magari questi ti piazzano il “Bella Ciao” che, da quando l’hai sentita cantare a Santoro, ti fa venire l’arioma col fischio”.

Meglio spaccar legna. Lo spaccazocche del Sior Zelger  funziona alla grande e quella che vedete non è panza, ma una protezione addominale. Per come è concepito, le zocche che a volte saltano di colpo, dovrebbero essere espulse di lato, ma non si sa mai che trovi quella anarchica ti va secca sugli zebedei. La Iso lo aveva battezzato come ennesimo rudere, ma ogni giorno che passa ne vien vieppiù affascinata e non è detto che prima o poi non lo vorrà provare.

Peraltro, qui a Bolzano ballano sul Taitènic. In attesa delle prossime elezioni comunali, discutono di alleanze, di candidature e di primi e doppi turni. Non lo sanno che un fantasma s’aggira per Bolzano, pronto a bivaccare pacatamente e serenamente  nella sordida e grigia sala del Consiglio Comunale . Il suo nome lo sapete

POST AGRICOLO

30 luglio 2009

Patate 009

Post agricolo doveva essere e post agricolo sarà. Nessuna concessione ai temi della politica, anche perchè con la nuca sto guardando un programma sulla tv austriaca sull’Italia berlusconiana, e non capisco proprio come mai Martin Graf, un politico austriaco, voglia prendersene un pezzettino incoraggiando un referendum per il ritorno del Sudtirolo all’Austria. Forse perchè ultimamente la politica si sta impadronendo anche della gnocca, ponendo i suoi viscidi tentacoli anche sull’ultimo valore condiviso da tutte le razze, le etnie, religioni e ideologie. La gnocca è di tutti, come l’acqua e l’aria dev’essere un diritto e non una merce, come giustamente postulato in una delle più truculente fiabe romanzate di Fernando Couto.

Si cavan patate e si piantano zucchine, questo succede al nuovo bar, che decisamente va molto meglio di quello dell’anno scorso. Per essere una varietà precoce, il raccolto delle prime Primura è stato decisamente ottimo e abbondante, discreta la quantità e la pezzatura e più che discreto anche il gusto, anche se siamo ancora sottoposti alla spada di Sofocle del giudizio universale di Bakunin, se ben si accompagnano ai ragni fritti siamo in una botte di ferro, speriamo non in mezzo all’oceano. Occhio che questo post va per le lunghe.

Dove c’erano le patate, adesso ci sono le zucchine. Non capisco proprio come la quasi tutti i miei colleghi comprino le piantine e non se le facciano da soli, come me. Rinunciano alla parte più creativa del lavoro, logico che da loro non mi posso aspettare che apprezzino l’idea del mercato serale, speriamo in altri. Dopo il cavamento delle patate e la suddivisione dei beni, io e il mio socioconcorrente Claudio ci siamo messi di buzzo buono ed abbiamo messo a dimora 250 piante di zucchine da me preparate con un tempismo ed una sagacia che non pensavo di possedere. Ma non è tutto qui.

Vi ricordate della crisalide di quella serra desolata che poi si è trasformata in un tripudio di garofani e zucchine? è tornata crisalide, al prossimo giro vi racconto tutto

GRILLO, CHE PALLA

1 dicembre 2008

biowashball

Se Beppe Grillo ha detto che funziona, bisogna fidarsi per forza, d’ora in poi a non averci la Biowashball ci si dovrà sentire dei deficienti buttasoldi al soldo delle multinazionali dei detersivi. Questa pallina di plastica contenente delle sferette di ceramica permette di lavare senza detersivi per tre anni, basta metterla un’ora al mese al sole e si autorigenera. In più, se la si mette nel frigo, anche gli alimenti si conservano meglio, costa meno di 40 euro, davvero impossibile farne a meno.

Ho letto in giro parecchi commenti e molti sono estremamente soddisfatti della Biowashball, anche se ovviamente è pieno il mondo di traditori invidiosi che cercano di confutarne scientificamente l’efficacia basandosi sulle obsolete leggi della fisica e della chimica, gente che addirittura arriva ad insinuare che non solo la pallina lava come l’acqua, ma che addirittura almeno la metà di quanto dichiara la ditta venditrice è falso. Tutta gente che non si rende conto che quel che sgorga dalla gola di Aristotele Grillo non va nè discusso nè confutato, è vero tutcurt. E anch’io devo fare pubblica ammenda per aver dubitato del fatto che la pallina emetta potenti raggi infrarossi senza bisogno di pile come il mio telecomando.

Pallina o non pallina, dubitare di Grillo è peccato e questo prima o poi riuscirò a ficcarmelo in testa. Per la questione delle firme non valide per i suoi referendum, il Sommo non ha ritenuto di dover dare spiegazioni su come siano andate le cose, forse per non turbare la fede di chi ha perso tempo e soldi per andare a raccoglierle, in fondo la bestemmia contro Grillo è come la carie, prevenire è meglio che curare.

Ma purtroppo, come affermato da Stielike nell’improvvidamente poco citato 1981, “non è tutto loro quello che luccica”, e quindi per il  Sommo Grillo si annunciano venti di censura e fantasmi dell’esilio. Ma Grillo non è Pertini e neanche Socrate, lui ha preso in tempo le dovute contromisure. Ha preso casa in un altro Paese e da lì, come Radio Londra continuerà ad illuminarci. Dalla Svizzera, magari anche vicino alla ditta che vende le Biowashball

MC CAIN LO BATTEVO ANCH’IO (MA FORSE NO)

6 novembre 2008

APDEIT FUORI TOPIC  Bolzanini e dintornanti, se nel frattempo non dovessi scrivere un altro post, vi dico qui che suono sabato questo al Masetti, orario di aperitivo 19.30 circa. Formazione ridotta, pianoforte-chitarra-voce, più o meno una mezzoretta. Ci vediamo 

 mc-cain

Ha vinto Obama e sono tutti sono contenti, e in fondo anche Mc Cain non l’ha affatto presa male, che abbia letto il mio post precedente, dove affermavo che per i presidenti USA col nome che inizia per Mc la probabilità di morire assassinati è del ciento per cento?

I più contenti erano ovviamente quelli del PD italiano, che per l’occasione hanno anche fatto festa, una bella festa pacata e serena (pure troppo, a giudicare da queste foto). Ma anche Berlusconi ha promesso di dargli dei consigli quando potrà abbracciarlo, speriamo che Obama faccia il signore e non dica ad alta voce (tra i due c’è quasi mezzo metro) che lui problemi di calvizie non ne ha ancora.

Non per sminuire la vittoria di Obama, ma contro Mc Cain avrebbe vinto anche Hillary Clinton, anzi avrebbero vinto in tanti e forse anch’io. Alla fine il fattore razziale si è rivoltato contro i repubblicani, e così sarebbe stato anche col fattore sesso se la candidata fosse stata Hillary. Dopo otto anni di Bush, meno si assomigliava (anche e sopratutto visivamente) al candidato repubblicano e meglio era.

Contro il maschio bianco Mc Cain ha vinto il nero Obama e avrebbe vinto anche Hillary la donna. Sarebbe andato bene anche un cinese, e magari ce l’avrei fatta anch’io, in fondo non era il Mc Cain delle patate precotte

UNO SU VENTI È ANDATO LÀ…(erano due milioni e mezzo)

26 ottobre 2008

Due milioni e mezzo di persone non si possono ignorare. Secondo le stime del PD, che non ho intenzione di confutare, questo era il numero dei partecipanti alla manifestazione di ieri a Roma. Qui Berlusconi non può far finta di niente, tolti i neonati e i moribondi dai 60 milioni di italiani, significa che più o meno uno su venti è andato là.

Uno su venti può essere tanto ma anche poco, a volte in una partita di calcio quando un giocatore viene espulso capita anche che la sua squadra giochi meglio, è solo se in un pullmann quello che manca è l’autista che la cosa diventa più grave. E anche in una metropoli come Milano, se su due milioni di abitanti si assentano in centomila la cosa passa abbastanza inosservata, e qualcuno spera che la cosa si ripeta per la finale di Cempions Lig. Sui piccoli e grandi numeri, uno su venti non è un granchè.

Come spesso mi accade, il Südtirol/Alto Adige viene in mio soccorso per capire a fondo la grandiosità della portata dell’evento veltroniano. Qui da noi, tolti i neonati e i moribondi, siamo circa 350.000 anime e quindi almeno in 17.500 devono essere scesi nella capitale a manifestare, questo dice la matematica.

Tenendo conto del fatto che al 70% dei sudtirolesi (quelli di lingua tedesca) del PD e di Veltroni non ne può fregare meno, e che la popolazione di lingua italiana è concentrata nella zona di Bolzano, la manifestazione di ieri deve aver provocato un esodo epocale. Quasi una persona su cinque dev’essere risultata mancante all’appello, e questo non può davvero essere passato inosservato. Non ho ancora letto il giornale, ma se non trovassi un titolone su Bolzano vuota mi stupirei davvero.

Io non mi sono accorto di nulla, ma chissà quanto pane hanno avanzato le latterie…

RIFRANGIAMOCI

19 agosto 2008

Siate sinceri, quanti di voi saprebbero cantare a memoria “Non si può morire dentro” di Gianni Bella? io e la Guressa ci riusciamo e lo abbiamo dimostrato, aldilà di ogni ragionevole dubbio, alla grigliata fra blogger bolzanini e dintornati di sabato scorso. Roba da far impallidire anche quelli di Nessuno tocchi Caino.

Grigliata fra blogger si fa per dire, tra titolari e incliccabili arrivavamo forse alla metà più uno alla metà dei partecipanti, ma d´altronde neanche al Giubileo dei Giovani erano tutti vergini.

I blogger conclamati erano, oltre alla Gura già citata, la Joe, Xeena e Étranger, con gli incliccabili Cabassa, la Iso, Incredula e Blaine  a dar manforte. Grigliata andata discretamente, faceva un po’ freddino per essere il giorno dopo Ferragosto e nessuno ha osato il bagnetto in piscina, ma comunque siamo stati anche gratificati da una mezza eclissi di luna a stomaco pieno (e non solo di cibo solido).

Bella serata, ma ormai tra i funghi di domenica mattina, i tuffi in piscina del pomeriggio e il furgone stracolmo di roba raccolta oggi, me la sono quasi dimenticata. Mi rifrangio un attimo e aggiorno a domani come i cavalli normanni di Pascoli, che rifrangean la biada con rumor di croste

PER AMICIZIA NON SI TROMBA, MA NON È MICA GIUSTO

13 luglio 2008

Non c´è niente da fare, ormai l´andazzo è quello, la trombata pare sia assodato sia incompatibile con l´amicizia, è così e basta. L´amicizia tra uomo e donna può sopravvivere solo in assoluta mancanza di contatto fisico, anche il minimo sfregamento di tetta la può rovinare, questa  è l´opinione dominante ma io ci vado contro (a parole, ovviamente).

Io sono uno che nell´amicizia ci crede, eccome se ci crede. Per un amico/a a volte devi anche essere disposto a rischiare o a fare qualcosa che non vorresti. e chiaramente vuoi che la cosa sia reciproca. altrimenti che amicizia sarebbe?

Poniamo un caso limite: se un amico, uno che considero tale tipo Cabassa, mi confessasse di avere tendenze gay ma di non esserne sicuro, e mi chiedesse il favore di fargli provare come funziona, con quale coraggio potrei rifiutargli il favore? manderei un amico in pasto ad un mercenario o mi sacrificherei per lui?

E se ad un´amica che, per motivi suoi che non andrei neanche ad indagare, mi chiedesse una copula, con quale spirito mi sentirei di negargliela? dovrei per forza sgranocchiarle in faccia la tipica frase ipocrita “mi piacerebbe tanto ma ho paura di rovinare un´amicizia“? Tutti questi preconcetti trovo siano il trionfo dell´ipocrisia e della standardizzazione dei comportamenti. Va da sè che la cosa dev´essere reciproca e una tantum, come qualsiasi altro favore tra amici.

E poi spiegatemi perchè due persone che hanno trombato per anni insieme, quando si lasciano possono rimanere amiche, e altre due che amiche lo sono sempre state devono smettere di esserlo dopo la prima volta

SO ISST SÜDTIROL

2 luglio 2008

A me piace parecchio essere nato e vivere in Sudtirolo, quello che non sopporto è che si dia un´enfasi esagerata a tutto quello che è rigorosamente Meid in Sauttirol, sia che siano persone, che cose, che cibi. I Sudtirolesi sono persone brave e laboriose, ma hanno il difetto di considerarsi l´ombelico del mondo e questo li fa assomigliare più agli abitanti dell´Isola di Pasqua che agli Olandesi, per me i migliori del mondo.

Sembra che l´essere sudtirolese ti dia quel po’ di più rispetto ad uno normale, e non è vero niente, è solo una questione di marketing ben fatto, e non a caso il sudtirolese che guadagna di più è quello che si occupa di promuovere il prodotto Südtirol. E pensare che c´è qualcuno che lo accusa di sfavorire l´uso della lingua italiana nella promozione, chi fa questo capisce meno di niente , il Sudtirolo meno italiano è più piace agli italiani, che sono i turisti migliori e quelli che spendono di più.

Prendete per esempio lo speck, il prodotto sudtirolese tipico che più tipico non si può. È tutto fatto coi maiali olandesi o ungheresi, o di dove costano meno, lo speck vero te lo puoi mangiare solo se conosci di persona qualcuno che ha i maiali, e anche lì occhio a che gli da da mangiare, come in tutto il resto del mondo. Le mele poi, almeno metà delle mele col marchio Südtirol vengono dal Brasile o dalla Cina, basta che il titolare abbia la residenza qui. Tu vai a mangiare in una tipica malga di montagna convinto che facciano tutto loro e ti appioppano i piatti tipici sudtirolesi confezionati da operai pachistani nella zona industriale di Bolzano, però almeno li scongelano bene.

E poi le persone, alla fine non credo siano molti quelli come me, che se vanno a ritroso nell´albero genealogico trovano al massimo una bisnonna nata fuori dai confini sudtirolesi, eppure per una strana coincludenza di sliding doors sono di madrelingua e cultura italiana, ma anche sudtirolese. Tutta questa pappardella per un meme? ebbene si.

Spaghetti mit Knödel mi invita ad una catena dove i vari blogger sudtirolesi (che palle!) devono confessare i cinque piatti che non devono mancare almeno una volta al mese. SMK, che vuoi che ti dica? mangio quello che mangia tutto il mondo, se vuoi ti faccio un elenco dei cibi tipici sudtirolesi che mi piacciono o meno.

I Leberknödel (canederli di fegato) secondo me fanno pietà ai sassi, ho  provato a mangiarli un paio di volte ma per me sono da abolire, la Sauersuppe è un buttare via le trippe che si potrebbero fare alla parmigiana, il Blutwurst (che poi altro non sarebbe che il sanguinaccio) mi fa vomitare. Alla fine la cucina è essenzialmente questione di ingredienti, quelli tipici sudtirolesi non si trovano nei market, il Beerlauch (aglio orsino), i Rübenkeim (germogli di rapa fatti al buio) e, per non smentirmi, i rapanelli di tutti i colori (bianchi, rossi e neri), che in altri posti non fanno.

Alla fine mi rendo conto che non ho neanche fatto il meme, ma faccio sempre così, anche coi blog non sudtirolesi

 

HA TUTTE LE CARTE IN REGOLA PER DIVENTARE SANTO

29 giugno 2008

Scusate il titolo, è una volontaria storpiatura del titolo di una bellissima canzone di Piero Ciampi. E scusate anche gli antefatti, ma qui bisogna per forza parlarne.

Franz Pahl, il presidente del Consiglio regionale del Trentino Alto Adige (sembra tanto, ma in realtà è una carica solo onorifica, da noi la Regione non conta nulla, decidono tutto le province) ha promesso che, se entro il 23 Luglio, data dell´arrivo a Bressanone di Sua Santità il Papa  in vacanza estiva, la rana crodifissa esposta al  Museo di Bolzano non verrà tolta, inizierà lo sciopero della fame. Ed ecco il primo antefatto:

Circa un mese fa è stato inugurato in pompa magna a Bolzano il Nuovo Museo d´Arte contemporanea, un´opera architettonicamente bellissima, almeno così è stata unanimemente definita. A me pare il solito scatolone di vetro e cemento anzi, come dice Giuy , se lo dipingessero di blu con un dollarone in facciata potrebbe sembrare la copia del Deposito di Zio Paperone. Ma subito è scoppiata la polemica per via di una rana crocifissa esposta nel museo stesso, opera di Martin Kippenberger già morto e sepolto da tempo. Chi la voleva togliere, chi la voleva lasciare, tutti a parlare di questo. Con Obmann, Hauptmann e Bischof (capo della SVP, presidente della Provincia e Vescovo) schierati per la rimozione, il fatto che la rana sia ancora lì puzza un po’ di lancio pubblicitario. Alla fine, quelli del Museo sono usciti con un´idea geniale, hanno coperto la rana con dei fogli di giornale recanti gli articoli ad essa dedicati, chi la vuole vedere faccia due passi avanti e morta lì. Geniale davvero, vien solo da chiedersi cosa si aspetti uno che paga il biglietto d´ingresso per un Museo d´Arte Contemporanea, solo opere assolutamente politically correct?

Comunque la polemica sembrava finita, ma adesso Franz Pahl ( uno dei duri della SVP, paladino dei valori cristiani e della separazione etnica) la riaccende minacciando lo sciopero della fame. Ma come al solito, fa le cose a metà, quando con un piccolo supplemento d´impegno potrebbe benissimo aspirare ad un posto nella storia. Franz ascoltami che ti dico io come fare, ok?

Innanzitutto la data, lo sciopero della fame impara da Pannella e inizialo subito, non aspettare il 23 luglio, anzi già che ci sei fai anche quello della sete bevendo le tue stese urine, funziona alla grande sia a livello fisico che mediatico. Quando il Papa arriverà dovresti essere già quasi moribondo e scordati che nel frattempo tolgano la ranazza, nella SVP c´è una marea di gente che aspira al tuo posto. Se riesci a schiattare dopo qualche giorno di presenza del Papa ci saranno ondate di gente al tuo funerale con i cartelli monolingui “sofort heilig gesprochen“, e Ratzi commosso ti riserverà un onore pari se non superiore a quello concesso al suo polacco predecessore.

Franz, con sole due piccole modifiche al tuo progetto hai l´occasione per entrare nella storia, in un solo colpo diventeresti santo e martire di riferimento e supremo eroe popolare sudtirolese,  ma ti rendi conto che faresti addirittura le scarpe ad Andreas Hofer?

LA BERTÈ, IL PD, SANREMO E LA FIAT 500

29 febbraio 2008

loredana.jpg

Sfuggire a Sanremo non è impossibile, è inutile (parafrasando una celebre massima di un parente postumo acquisito di Sofia Loren). Poco o tanto ti si insinua nel cranio e finisce che ne parli per forza, tipo la storia dell´esclusione di Loredana Bertè che, leggo adesso , si è esibita in manette. Ecco, giusto per dire la mia,  per me l´ha fatto apposta e ha fatto anche bene. Difficile credere che un volpone come Alberto Radius abbia fatto la taroccata convinto di farla franca e credo anche che senza il colpaccio del plagio (che poi plagio non è, si tratta solo di un pezzo non inedito), Loredana Bertè sarebbe passata inosservata, più o meno come una candidatura nel PD di un reduce da più di due legislature.

Io ci ho provato a sfuggire a Sanremo, sono andato a vedermi Andrea Parodi, un cantautore omonimo dello scomparso leader dei Tazenda anche se le premesse non erano delle migliori, avevo letto di una sua collaborazione con Claudio Lolli e già questo era foriero una serata non proprio all´insegna dell´allegria. Insomma prendo la Fiat Palio Weekend, passo a prendere Cabassa e andiamo al  Masetti a subire il supplizio.

Il tipo è tremendo, non basta che faccia pezzi del primo De Gregori e che presenti canzoni sue di quelle che trent´anni fa ti avrebbero evitato una copula più che meritata per sopravvenuta indisponibilità della potenziale partner. Non basta, questo assomiglia come due gocce d´acqua (il disslesimento è voluto) a Lello Arena, solo un po’ meno strabico, anche se dopo la terza birra è proprio lui. Serataccia, a volte capita e ce ne andiamo, torno a casa, accendo la Tv e mi trovo la tettona Tatangela che canta con Michael Bolton, il testimone di nozze ideale per un matrimonio gay, politicamente correttissima come situazione.

Alla fine la cosa che mi rimane di più è che vicino a me era parcheggiata una Fiat 500 di quelle nuove. Dico io, ma se volevano proprio fare una bella cosa, perchè non l´hanno fatta con le porte che si aprono controvento come quella originale?


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