La toponomastica muove l’economia, qui in Sudtirolo. E sarebbe ora che il resto del mondo capisse e si adeguasse, in fondo si tratta di una cosa ad impatto ambientale quasi zero. Si vendono più giornali e di conseguenza aumentano tariffe ed inserzionisti, cartelli da fare e rifare, da mettere-togliere-sostituire-ripristinare, consulenze di esperti e biglietti del volo Bolzano-Roma che vanno via come il pane. Quasi ad essere uno che del problema se ne frega, rischi di fare la figura di quello che tifa per la decrescita felice.
Io non è che me frego, è che ho trovato la soluzione un quarto di secolo fa e da allora mi occupo di cose più importanti, come ad esempio l’introduzione della melanzana Nubia nel gotha dei prodotti essenziali per un corretto sviluppo della cucina tipica sudtirolese.
Qualcuno da qualche parte ha la registrazione, altrimenti faccio un appello a chi c’era, o altrimenti ancora credetemi sulla parola. Era a metà degli anni ottanta, quando ad una festa di Radio Tandem chiesi la parola e rifilai al pubblico una filippica dove il punto qualificante era l’introduzione in Sudtirolo della toponomastica monolingue portoghese. La sintesi tra la lingua di Goethe e quella di Dante affidata a Fernando Couto, Bolzano-Bozen diventava Bulsao (quel segno che andrebbe sulla a non lo so fare), e via via vieppiù portoghesizzando gli altri toponimi, anche se di Laives, il comune dove abito, cambiava solo la pronuncia. Ripetei l’ecslpuà in occasione della mia candidatura alle elezioni provinciali di qualche anno dopo, e anche di questo ci sono le prove scritte, carta canta e di anni ne avevo meno di quaranta.
Pensandoci bene, se invece di risolvere il problema smettevo di fumare, era anche meglio
Etichette: bioritmo, Bolzano-Roma, cane di Pavlov, complotto bolscevicogiudaicomassonicointerista, curva controiperbolica, decrescita felice, Fabrizio de André, Fernando Couto, gioiellino di modernariato, Goethe, GOICOICHEA, guida in stato di ebbrezza, Hristo Stoichkov, lavori usuranti, melanzana Nubia, Nelson Mandela, perestroika, polmone d´acciaio, radio tandem, simulazione, smettevo di fumare, stoicità condivisa, toponomastica, toponomastica monolingue portoghese, tosse secca, Trainspotting, ubriaco al volante, unghia incarnita
26 luglio 2010 alle 07:25 |
sostituire non vuol dire cambiare, sopratutto quando si parla di melanzane, anche se la forma e’ diversa, la sostanza cambia poco, non mi risultano melanzane con sapor di peperone o pollo o cannella.Sostituire per me e’ sinonimo di “creare inutilmente immondizia” i cartelli in tedesco li buttiamo se passa l’italiano, le tastiere italiane le buttiamo se passa il portoghese.Creiamo immondizia.Anche quando la gente sostituisce un’idea, creiamo immondizia, ma quella e’ biodegradabile e si reintegra nell’ambiente, come il letame, e’ l’ambiente che non si reintegra nella gente,facendo perdere quell’idea dell’essenziale, del minimo consumo, dell’economia di pensiero e d’azione che fa sviluppare senso civico e aiuta la maturazione delle melanzane.Sono per la decrescenza, felice o meno, per l’inviluppo, il minimo movimento costa energia e risorse.Mettiamo il mondo su una sedia a rotelle, usata.
26 luglio 2010 alle 13:04 |
Da capire (e infatti me lo chiedo da un pezzo) come il tuo escpluà sulla toponomastica portoghese possa poi inserirsi nell’altro tuo escpluà internazionalista, seguito anni dopo, ovvero quello dell’annessione alla Svizzera. Cantone austro-italico in Confederazione Elvetica con cartelli portoghesi: beh, non male per delle menti semplici!
26 luglio 2010 alle 13:05 |
EC: più che ai cartelli in portoghese, pensavo ovviamente alla toponomastica in tale lingua!
26 luglio 2010 alle 13:25 |
Oppure in braille, metterebbe d’accordo tutti, sarebbe politicamente corretto e creerebbe nuovi posti di lavoro in Val Gardena.
26 luglio 2010 alle 14:01 |
ahh ecco come si chimano quelle melanzane scolorite che si vedono ultimamente in giro ! ENNOOO caro Oscar le melanzane possono essere solo viola , un altro colore non lo accetto.
Ma poi da dove saltano fuori? da quale strano incrocio, con un pomodoro o un rapanello?
26 luglio 2010 alle 14:41 |
WOOD: sono originarie dello Sri Lanka, a me piacciono proprio per il loro colore, che si intona perfettamente con quello delle dalie
MANGROVIE: l’uso del carattere Braille lo avevamo ipotizzato (io e il prof. Muschio) anni fa in una lettera alla Gazzetta dello Sport. Chiedevamo che i numeri sulle maglie dei calciatori fossero stampati in tale carattere per rimediare alla cecità degli arbitri
PROFESSORE: sarebbe un’innovazione che potrebbe essere utile anche ai nostri nuovi compatrioti, sono sicuro che un paio di cantoni l’adotterebbero volentieri
ZUPPA: ogni paese del mondo ha i suoi cetrioli e le sue melanzane, ma non è detto che sia stato sempre così, diamo ogni tanto una rimescolata e vdiamo che succede
26 luglio 2010 alle 16:54 |
Meglio andare piano a risolvere problemi. Quando non ci sarà più quello della lingua, salterà fuori quello delle cifre. Non so se hai fatto caso… i numeri dei sentieri… arabi…
26 luglio 2010 alle 20:57 |
Manca il giallo dell’estate e allora nessuno si propone come serial killer e questi parlano di toponomastica che non interessa proprio a nessuno. Ma chissenefrega se ci perdiamo nei boschi! È tutta una mossa per un nuovo serial killer dei boschi altro che toponomastica.
Vabbé m’annoio, abbasso le tue melanzane
26 luglio 2010 alle 21:02 |
Melanzana sarebbe diventata melanzao?
26 luglio 2010 alle 22:45 |
FLAVIO: meglio la portoghesizzazione del nome tedesco, la aubergina
XEENA: occhio, che si sono anche i serial killer a cjui non piacciono le melanzane
REDITUGO: infatti sto smettendo di risolvere problemi, preferisco crearli…
30 luglio 2010 alle 12:58 |
Copia e incolla: Bulsão