
Ho appena scritto un commento dalla Wood in un suo post sul cibo molecolare, di cui fino a poco fa ignoravo l’esistenza, e questa è una pecca che mi duole in modo preponderandemente molto maggiore sotto l’aspetto cognitivo, ed in modo speculare, postrischiasveglio poco minore sopra la realtà effettiva dei fatti. Ma queste sono solo divagazioni.
Ma mentre scrivevo il commento, piano piano di me s’andava impossessando la convinzione di stare scrivendo qualcosa di indelebile nello scibile, qualcosa di molto simile alla folgorazione di Stielike sulla via di Neuchâtel. Alla fine il risultato è questo:
“il telefono è cellulare, il cibo molecolare. A questo punto è logico attendersi che lo stadio successivo (quello atomico) sia anch’esso soddisfazione di uno dei bisogni primari dell’essere umano, maschile o femminile che sia. Comunicare e spravvivere sembrano a posto, manca solo il riprodursi“
Peccato per l’errore d’ortografia in sopravvivere, altrimenti potrebbe anche non essere mio. Potrebbe significare la definitiva introduzione del comunicare come bisogno primario, e anche la prospettiva che il sesso diventi atomico non credo spaventi più nessuno, in fondo meglio atomico che virtuale.
Ma non è di questo che volevo parlarvi, volevo comunicarvi che io e Claudio abbiamo un nuovo bar (nella foto, una delle due metà), ci abbiamo seminato 850 Kili di patate di varie razze dai nomi improbabili (alla fine del post trovate un sondaggio, indicate quale sarà la migliore nel rapporto resa/bontà). E poi cipolle, cime di rapa, carote, cipolle e rapanelli. E poi faremo anche il resto, zucche, zucchini, fagioli e magari anche meloni a angurie. Da fare ci sarà sempre, e questo è già abbastanza









